bruno voglino

"PER MESTIERE HO AVUTO FIN TROPPO A CHE FARE CON GENTE DALL'EGO SMISURATO" - BRUNO VOGLINO, LEGGENDARIO AUTORE TELEVISIVO CHE HA FATTO DEBUTTARE IN TELEVISIONE VERDONE, TROISI, CROZZA, LITTIZZETTO E FAZIO (E MOLTI ALTRI) - "FABIO FAZIO È UN FINTO BUONO. HA UNO STILE GARBATO, A VOLTE FORSE OSSEQUIOSO, MA È UN UOMO DURISSIMO. E COMPILA LISTE DI BUONI E CATTIVI - FRECCERO FAREBBE DI TUTTO PUR DI APPARIRE. DA TEMPO VOGLIO FONDARE UN COMITATO NAZIONALE DI LIBERAZIONE DI FRECCERO DA SE STESSO - NEGLI ANNI OTTANTA BERLUSCONI APRÌ UNA SEDE IN VIALE MAZZINI, PROPRIO DI FRONTE AL MIO UFFICIO. IO PENSAVO: DA QUI CON UNA CARABINA POTREI FARLO FUORI, MA..."

Bruno Voglino

Michele Gravino per “Il Venerdì di Repubblica”

 

Prima dei talent show c'erano i talent scout. Prima dei video autopromozionali su YouTube o TikTok c'erano locali notturni, teatrini scalcinati o festival di provincia in cui comici e cantanti si esibivano sperando che tra il pubblico fosse seduta la persona che li avrebbe scoperti e condotti alla fama.

 

bruno voglino fabio fazio

Magari fino alla tv. Anzi, alla Rai-tivvù. Ecco, per parecchi dei personaggi che hanno fatto e continuano a fare la storia della televisione italiana, quella persona è stata Bruno Voglino. Questo signore piemontese, che ha da poco compiuto novant' anni e se li porta benissimo, ha fatto debuttare in televisione Carlo Verdone («in teatro a vederlo eravamo in tre») e la Smorfia di Troisi («un collega mi disse: "Ho visto tre napoletani, la solita roba"; e invece era drammaturgia del miglior lignaggio»), Piero Chiambretti («al primo provino venne in camicia, calze e mutande a pois») e Maurizio Crozza, Luciana Littizzetto e Fabio Fazio («mi chiama mamma»).

 

Bruno Voglino fabio fazio luciana littizzetto

Ha ideato o collaborato a programmi mitologici, dal Non stop degli anni 70 a Quelli che il calcio ad Avanzi, fino agli esperimenti più arditi della Rai 3 diretta da Angelo Guglielmi, come Cinico Tv. Ora, dopo una vita dietro le quinte (ma anche un po' davanti: fu il "preside" del primo Saranno famosi di Maria De Filippi, addirittura su Canale 5, «ma ero solo decorativo») si racconta in L'esondante ben temperato, appena uscito per Castelvecchi.

 

bruno voglino

Un libretto di «ricordi, incazzature, malinconie» in ordine sparso: si passa da un elogio dei gatti alla memoria della guerra e della fame, da un Vittorio De Sica preoccupato per le ambizioni artistiche del figlio Christian alla leggendaria agendina di Gianni Minà («pesa due chili e mezzo»), dal proprio matrimonio, officiato da un funzionario del Comune più squinternato di Mr Bean, al Grande Torino visto allo stadio Filadelfia. «Sono vedovo, vivo da solo, ogni tanto ho bisogno di esondare. Ma senza esagerare con la lunghezza o i piagnistei, e soprattutto senza prendermi sul serio. Per mestiere ho avuto fin troppo a che fare con gente dall'ego smisurato».

bruno voglino

 

Che Rai era quella in cui entrò per concorso nei primi anni 60?

«Con tutti i suoi difetti era un luogo d'eccellenza. C'erano intellettuali veri, attenti alla società, non chiusi in una torre d'avorio. Pieni di slancio pedagogico verso un Paese tutto da ricostruire, anche dal punto di vista culturale. I democristiani colsero al volo l'occasione, la sinistra era come spesso in ritardo».

 

Lei però era di sinistra.

«Sì, ma sa come si diceva: tocca assumere un democristiano, un socialista e uno bravo. Si vede che io ero uno di quelli, anche se non sono mai stato considerato affidabile da nessun partito. Per fortuna».

 

A proposito di ego, chi l'aveva più smisurato, Pippo Baudo o Mike Bongiorno?

«Domanda tremenda! Pippo è sempre stato più intelligente dei suoi programmi. Resta un figlio della tv pedagogica: deve spiegare tutto, anche che il martedì viene dopo il lunedì, nel caso qualcuno del pubblico non lo sappia».

 

bruno voglino giancarlo magalli

E Mike?

«Grande professionista, disciplinatissimo ma, come dire, un po' più limitato. Molto rispettoso delle competenze. Ripeteva sempre: "Se lo dici tu che hai studiato..."».

 

È vero che ha fatto di tutto per portarla alla tv di Berlusconi?

«Ne era innamorato. Mi tempestava di telefonate, mi prometteva mari e monti. Alla fine l'ho incontrato, il Cavaliere. Molto simpatico. Ma ho capito subito che il suo modello di tv avrebbe rincretinito gli italiani. Ho declinato cortesemente: "Guardi, non fa per me"».

 

Bruno Voglino fabio fazio luciana littizzetto

L'avvento del Cavaliere fu un duro colpo per voi della tv pubblica...

«Negli anni Ottanta aprì una sede in viale Mazzini, proprio di fronte al mio ufficio. Io pensavo: da qui con una carabina potrei farlo fuori, ma non ce l'ho e non la saprei usare, mi serve un killer, e dove lo trovo? (ride). Però le prime tv di Berlusconi erano vivaci, spericolate, e costrinsero la Rai a svecchiarsi, a togliersi i paramenti sacri. La nostra Rai 3 fu un frutto di quella stagione».

maurizio riganti e bruno voglino

 

Da lì viene anche Fabio Fazio.

«Il primo provino lo fece come imitatore, a 17 anni, ma si capiva che c'era qualcosa di più. Di lui apprezzo la capacità di stare a suo agio con tutti, dal giovane comico fino al Papa».

 

Forse perché è buono con tutti?

«Macché, è un finto buono. Ha uno stile garbato, certo, a volte forse ossequioso, ma è un uomo durissimo. Sa quel che vuole e lo difende con le unghie e con i denti. E compila liste di buoni e cattivi».

 

bruno voglino

C'è un suo ex collega di cui si parla molto, Carlo Freccero.

«È incredibile: prima il no ai vaccini, ora il negazionismo sulla guerra, farebbe di tutto pur di apparire. Da tempo voglio fondare un Comitato nazionale di liberazione di Freccero da se stesso».

 

Molti talenti di oggi nascono sul web. Lei gli dà un'occhiata?

«Non molto, mi capita di andare a ravanare, ma trovo molta improvvisazione, molta voglia di esibirsi e poca di sperimentare. Qualcosa di interessante c'è: uno come Lundini viene da quel mondo, magari metà delle cose che fa non fanno ridere, ma si vede che dietro c'è una ricerca».

BRUNO VOGLINO 8

 

Il suo maggior rimpianto?

«Che nessuno mi abbia mai nominato presidente del Toro. L'avrei fatto benissimo».

 

Squilla il telefono: «Mi scusi, è mio figlio». Conversazione molto affettuosa, promessa di vedersi presto. Voglino mette giù con un gran sorriso. Pensavo non avesse figli.

«Non ne ho infatti, era Fabio, non le ho detto che mi chiama mamma? Mi ha fatto i complimenti per il libro. Dice che l'ha letto tutto d'un fiato. Due volte».

Bruno Voglino

Ultimi Dagoreport

daniele piervincenzi paolo corsini

DAGO-“REPORT” FLASH! - A UNA SETTIMANA DALL'INIZIO DEL “REPORT” DE-RANUCCIZZATO, PARE CHE DANIELE PIERVINCENZI NON ABBIA ANCORA CAPITO CHE A LUI SPETTERÀ CONDURRE LA PARTE MENO CENTRALE, EX “LAB”, ORA “REPORT PLAY”, CON PREGEVOLI INCHIESTE SU TARTUFI E MICROPLASTICHE – GLI “ADDETTI AI LIVORI” DELLA REDAZIONE RACCONTANO CHE, DURANTE LE PROVE, L’EX RUGBISTA CHIEDE IN CONTINUAZIONE: "COME VADO?". PERCHÉ IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI RAI, PAOLO CORSINI, EX COMPAGNO DI SQUADRA DI PIERVINCENZI NELLA “PRIMAVERA RUGBY”, MOLTO PRESENTE NEGLI STUDI DURANTE LE REGISTRAZIONI, NON COMUNICA A DANIELONE IL SUO RUOLO EFFETTIVO?

elezioni israele isaac herzog netanyahu eisenkot

DAGOREPORT – IN ISRAELE, DOPO LE ELEZIONI, CI SONO SOLO TRE SCENARI PLAUSIBILI: UN GOVERNO DI UNITÀ NAZIONALE, UN ACCORDO DELL’OPPOSIZIONE CON GLI ARABI O NUOVE ELEZIONI – UNA GRANDE COALIZIONE È IL SOGNO DEL PRESIDENTE HERZOG E DEGLI STATI UNITI: PERMETTEREBBE DI RIMUOVERE QUEI MEZZI CRIMINALI ESTREMISTI DI BEN GVIR E SMOTRICH, CHE OSTACOLANO IL PIANO DI TRUMP PER GAZA E ROMPONO IL CAZZO IN CISGIORDANIA. MA EISENKOT ESIGE CHE “BIBI” NON SIA PREMIER, E PER ACCONTENTARLO, HERZOG DOVREBBE CONCEDERE LA GRAZIA AL PREMIER – L’ACCORDO CON LE LISTE ARABE È COMPLICATO: NESSUNO SI VUOLE ACCOLLARE IL RISCHIO DI GOVERNARE CON I MUSULMANI – UN RITORNO ALLE URNE SAREBBE UN REGALO PER “BIBI” – LA POSSIBILE NUOVA ESCALATION IN IRAN E LA PAURA DI EISENKOT DI FINIRE TRITURATO DA QUEL VECCHIO VOLPONE DI NETANYAHU, CHE HA GOVERNATO 19 DEGLI ULTIMI 30 ANNI...

marina pier silvio berlusconi soldi profitti denaro

FLASH – MARINA O “MARETTA”? SEMBRA CHE STIA MONTANDO UN PO' DI TENSIONE TRA I FRATELLI BERLUSCONI - MARINA, CHE IN QUANTO PRESIDENTE DI FININVEST È LA CAPA DI “PIER DUDI”, È PREOCCUPATA DAL FUTURO ECONOMICO DI MEDIASET. E NON SOLO PER L'IMPERO ITALIANO: TEME CHE L’ACQUISIZIONE DI PIER SILVIO DELLA TV TEDESCA PROSIEBENSAT SIA STATA UNA MOSSA  AZZARDATA E CHE POSSA METTERE A RISCHIO LA TENUTA DEI CONTI DEL BISCIONE - (A COLOGNO ANCORA SCOTTA IL RICORDO DEI 900 MILIONI DI EURO BUTTATI NEI DIRITTI TV E IL FLOP DI MEDIASET PREMIUM, CHE STAVANO PER FAR SCHIOPPARE L’AZIENDA...)

cateno de luca vannacci meloni

DAGOREPORT - “VANNACCI E’ IL GENERALE DELLE STRONZATE. OGNI COSA CHE DICE È UNA STRONZATA!”- VIDEO-BOOM! CATENO DE LUCA, NEO-ALLEATO DI GIORGIA MELONI, AVRÀ IL RUOLO DI BASTONARE VANNACCI PER CONTO DELLA DUCETTA: “AL SUO PARTITO DEI CAZZARI, OPPONGO IL PARTITO DEL PRAGMATISMO” - L’ACCORDO TRA LA MELONI E "SCATENO" E’ STATO CHIUSO DA LA RUSSA E DAL SUO FEDELISSIMO GAETANO GALVAGNO, PRESIDENTE DELL’ARS. GLI ESPONENTI SICILIANI DI FDI SONO SCONCERTATI, MA TACCIONO PER PAURA DI NON ESSERE RICANDIDATI: DE LUCA LI HA FATTI A PEZZI - QUANDO DE LUCA SI SCAGLIAVA CONTRO LA RAI: “È DIVENTATA TELE-MELONI, VESPA STABILISCE CHI È MAGGIORANZA E CHI È OPPOSIZIONE. È UN SISTEMA ASSERVITO A UN’OLIGARCHIA” – LA REPLICA DI VANNACCI A DE LUCA: “CONOSCO LE CATENE E LE CATENARIE, ALTRI CATENI NON NE CONOSCO. NON MI OCCUPO DI COSE DI POCO CONTO” - VIDEO 

leonardo maria del vecchio

FLASH! - SIAMO QUASI A NOVEMBRE E TUTTE LE SOCIETÀ, QUOTATE E NON, HANNO COMPILATO E RESO PUBBLICI I LORO BILANCI 2025 – SEBBENE IL CODICE CIVILE PREVEDA CHE SIANO PRESENTATI ENTRO 120/180 GIORNI DALLA CHIUSURA DELL’ESERCIZIO (31 DICEMBRE), LMDV CAPITAL DI LEONARDINO DEL VECCHIO, NON L’HA ANCORA RESO DISPONIBILE, PUR ESSENDO LA SUA HOLDING DI PARTECIPAZIONI (TWIGA, QN, IL GIORNALE, LEONE FILM GROUP, IMPREDO, ACQUA FIUGGI, ETC.) AL CENTRO DEL FAMILY-OFFICE DELL’EREDE LUXOTTICA – COME MAI TALE RITARDO? FORSE TROPPO IMPEGNATO A FARE LE PULCI AL “FATTO QUOTIDIANO”?

papa leone xiv javier milei viaggio argentina arcivescovo paul richard gallagher

DAGOREPORT - DOPO LA RECENTE OPERAZIONE PER L’ASPORTAZIONE DI UN CANCRO AL POLMONE, CHE ARIA TIRA IN VATICANO INTORNO A ROBERT PREVOST? - ALLA VIGILIA DEL SUO  VIAGGIO IN AMERICA LATINA, CHE SOSTEGNO RICEVE DAL SUO MINISTRO DEGLI ESTERI, L'ARCIVESCOVO PAUL RICHARD GALLAGHER? - SENTITE CON QUANTA MALCELATA SODDISFAZIONE, PARLANDO NELLA SEDE DELLA STAMPA ESTERA, IL CARDINALE BRITANNICO SI È ESPRESSO SULLO STATO DI SALUTE DI LEONE XIV: IL CANCRO DEL PAPA RAPPRESENTA UN "CAMBIO DI PARADIGMA" - GALLAGHER HA COSÌ GLOSSATO IL ‘’GAMECHANGER’’: L’ETÀ RELATIVAMENTE GIOVANE E LA BUONA CONDIZIONE FISICA AVEVANO INDOTTO ALCUNI CATTOLICI A CONSIDERARLO UN ’’PAPA SUPERMAN’’. LA MALATTIA HA PERÒ MOSTRATO CHE È ‘’UN POVERO MORTALE, PROPRIO COME TUTTI NOI’’ (AMEN) - EPPURE IL VIAGGIO CHE PAPA LEONE SI ACCINGE A FARE HA UNA TAPPA ESTREMAMENTE DELICATA: L’ARGENTINA DI QUELLA MOTOSEGA DI XAVIER MILEI, DOVE I CATTOLICI ERANO IL 90% NEGLI ANNI ‘60 E SONO OGGI RIDOTTI AL 57%, E PAPA BERGOGLIO VIENE BOLLATO ANCORA DI “COMUNISMO” - RIUSCIRÀ PREVOST A FARE LA PACE TRA ARGENTINI E LA CHIESA CATTOLICA?