"MI SONO CANDIDATO MA SPERO DI NON ESSERE ELETTO" - PHILIPPE DAVERIO CANDIDATO ALL’EUROPARLAMENTO CON “+EUROPA”: “CAMBIARE LE MIE ABITUDINI SAREBBE UNA TRAGEDIA. VOGLIO SOLO I VOTI DI CHI VUOLE FARSI RAPPRESENTARE DA ME – SONO EUROPEISTA PER QUESTO NON MI POSSO RICONOSCERE NELL'UE DI JUNCKER. IL VERO PROBLEMA? L'EGEMONIA DEI TEDESCHI CHE SOFFRONO DELLA SINDROME DI INFERIORITÀ DEL BARBARO”

Luca Telese per “la Verità”

 

philippe daverio al tg2 post 1

Caro Philippe sei di nuovo in campo, di nuovo candidato.

«Siii! È bellissimooo! Spero davvero di non essere eletto».

 

Scusa, temo di aver capito male.

«No, hai capito benissimo. Mi sto divertendo molto. Una esperienza straordinaria».

 

E quindi speri di essere eletto, immagino.

«Ma stai scherzando? Sarebbe una tragedia».

 

Che dici?

«Cambiare vita alla mia età, lasciare vecchie abitudini per nuovi doveri. Speriamo di no».

 

Ma allora perché candidarsi?

«Pensaci. Il luogo comune è che ci si candidi e si debba fare la campagna elettorale per essere eletti».

jean claude juncker 5

La logica dice questo.

«Io invece mi candido, per poter fare la campagna elettorale, e spero di non essere eletto. Poi se dovesse accadere, pazienza. Ce ne faremo una ragione».

 

Meno male.

«Ma guarda che noi di + Europa abbiamo comunque poche possibilità perché dobbiamo superare il quorum del 4%. E come sai partiamo dal 3%».

 

Philippe, ma guarda che se fai così non ti vota nessuno!

«Tu dici? Lo contesto due volte. In primo luogo, troverei davvero volgare mentire, proprio io, come fanno i politici di infimo grado».

 

In secondo luogo?

«Sono convinto che non sia giusto cercare i voti di tutti, il consenso indistinto».

 

E tu da chi vuoi essere votato, scusa? Ti vuoi scegliere anche gli elettori?

PHILIPPE DAVERIO

«È il minimo che possa fare. Voglio soltanto i voti di chi vuol farsi rappresentare da una persona come me».

 

E quindi cosa fai? Già sono pochi, e poi gli dici pure che il quorum è a rischio?

«Esatto! Se vogliono me, devono capire che sono proprio loro che possono e devono fare la differenza».

 

Ricapitoliamo?

«Ho una vita felice, un lavoro che, come sai, mi soddisfa. Ma ho deciso un anno fa, con un ragionamento ponderato, serio e animato da uno spirito civile, che dovevo portare il mio contributo a queste elezioni».

 

Quale?

jean claude juncker 4

«La mia campagna elettorale.Che poi significa discutere, raccontare l' Europa che immagino io, illustrare idee».

 

E poi?

«Se questo comporta anche il fatto che un pugno di elettori illuminati decidono di fare la differenza, di far prendere il quorum alla nostra lista e di permetterci di essere eletti, accetterò di rappresentarli. E sarà bellissimo».

PHILIPPE DAVERIO - HO FINALMENTE CAPITO L ITALIA

 

Perché?

«Vorrà dire che entrambi - io e loro - ci saremo riconosciuti in questo progetto e ci saremo voluti».

 

Dimmi una cosa che solo tu potresti portare all' Europarlamento.

(Ride). «Beh, intanto sarei l' unico in grado di parlare e capire il dialetto, a Strasburgo».

 

Ma se sei alsaziano!

«È la mia lingua gutturale che si parla anche in quella parte di Europa».

 

Sarà un dialetto diverso, suppongo.

«Mannó! Qualche inflessione, qualche variante fonetica, quella è la stessa lingua che si parla dall' Olanda a Zurigo. Immagina le varianti e le dispute linguistiche tra un bergamasco e un bresciano, il cui ceppo comune è comunque quello lombardofono».

 

Mica mi vorrai dire che ti interessa essere eletto per parlare in dialetto con i valloni!

«Fai molta attenzione. Tutto il discorso che sto per farti è centrato sulla lingua, sulla cultura, e dunque sull' identità dell' Europa».

 

Pensa che bello. Potrai parlare dell' Europa con Jean-Claude Juncker, in dialetto.

«Juncker è un ubriacone! Ma spieghiamolo meglio perché altrimenti potrebbe sembrare una definizione offensiva».

jean claude juncker 3

È una definizione offensiva!

«No, è una parabola illuminante sulla nostra identità».

 

Lo aveva detto l' estate scorsa: «Mi candiderò». Poi lo ha fatto davvero. Ma come vedete lo fa davvero a modo suo. Philippe Daverio, critico d' arte, ex assessore della Milano formentiniana, torna in campo con un piccolo ma vitale partito - il Partito democratico europeo - che ha presentato i suoi candidati nelle liste di +Europa.

 

Allora, cosa pensi esattamente di Juncker?

«Il peggio possibile».

 

Ma sei un candidato europeista!

«Esattamente per questo. Mica potrai pensare che un europeista come me si possa riconoscere nell' Europa di Juncker».

 

Così è troppo facile.

l eleganza di philippe daverio (2)

«Allora, proverò a illuminare anche te. Questa è la mia campagna elettorale contro la memoria corta».

 

Quale?

«Vi siete dimenticati cosa accadeva negli anni Novanta. Gli interessi reali erano al 30%, la svalutazione galoppava, in piazza c' erano quelli che non riuscivano a pagare le rate dei mutui diventate insostenibili».

 

E allora?

«Adesso va di moda parlare male dell' euro, ma l' euro ci ha salvato».

 

Cosa c' entra in questo Juncker?

«Juncker mi ha fatto girare le palle».

Oddío, sei implacabile.

«Massì. Piccolo cabotaggio, nessun respiro. Prendi un vero padre dell' Europa, prendi lo straordinario Winston Churchill del discorso di Zurigo».

 

Anno 1946?

«Esatto. Potrei recitarvelo a memoria. Già allora Churchill indicava come obiettivo altissimo l' Europa delle regioni, quello in cui mi riconosco. Cosa c' entra la cattedrale burocratica di cui Juncker è diventato il contabile, con tutto questo?».

 

Tu vuoi l' Europa delle regioni al posto di quella degli Stati?

jean claude juncker 2

«Certo, e ti spiego perché. Bisogna capire quanto si è piccoli per poter pensare in grande».

Suona bene, ma è un gioco di parole, lo sai.

«No, è la storia della mia vita. Io non sono né francese e né tedesco, sono alsaziano, e mitteleuropeo».

Lo dici solo perché ti senti figlio di una regione a lungo contesa tra Francia e Germania.

juncker

«Lo dico perché i nostri Stati ottocenteschi si sentono cosi grandi da non riuscire a capire quanto sono diventati piccoli nel tempo globale».

 

Anche la grande Germania?

«Soprattutto la grande Germania. Che è diventata il vero problema dell' Europa al tempo degli Juncker».

 

Sì, ma perché chiamarlo «ubriacone»?

«È una metafora, si spiega da sé. Però voglio dirti che l' Europa delle regioni e dei popoli, l' Europa degli Stati uniti d' Europa è un discorso che parte da molto lontano».

 

Da Altiero Spinelli, e dal manifesto di Ventotene.

«Ma prima, molto prima! È l' Europa di cui parla Victor Hugo, facendo perno intorno alla sua magnifica cattedrale».

Stai evocando Notre-Dame.

«Di più. È l' Europa immaginata da Gustave Courbet, il grande pittore noto per L' origine du monde. È l' Europa che è vissuta per 200 anni come una idea, nella testa di alcuni geniali intellettuali, fino a diventare realtà».

 

churchill

E perché dici che Juncker è nemico di questa idea?

«Perché Juncker è così poco lucido da non capire che lo strapotere tedesco uccide questo progetto.Esattamente come è accaduto nella seconda guerra mondiale».

Attento. Stai usando l' argomentazione dei sovranisti che tanto combatti: egemonia tedesca uguale nazismo.

«Il Terzo Reich è stato solo un momento, una stagione patologica di questa aspirazione imperiale. Che però nasce moooolto prima».

 

Quando?

«Con Bismarck e con Guglielmo. Abbiamo vissuto più di 200 anni conoscendo diverse incarnazioni di questo spirito, in una scala dal crudele al garbato. Ma il nodo è quello. Über alles, comando io».

 

Perché?

«È un particolarissimo tic del mondo germanico. Il complesso di superiorità che emerge come reazione a un complesso di inferiorità».

 

E da cosa deriva questo complesso originario?

«Dalla sindrome di inferiorità del barbaro. Che si civilizza nelle forme. Ma sempre teme di essere riconosciuto per quello che è davvero, ed espulso».

 

MERKEL MACRON SANCHEZ JUNCKER

Ora stai psicanalizzando la Germania o parlando male di Juncker?

«Entrambe le cose. Il pater familias germanico, con il suo ridicolo radicamento, aggrappato alla Heimat, la patria. La stessa idea di Stato hegeliana... Ricordati la meravigliosa massima di De Gaulle».

 

 

Quale?

«"Due Germanie sono troppo poche". Ah ah ah! Un genio».

Ma ancora non mi hai spiegato Juncker.

«Cosa vuoi aggiungere? Il capo di un Paese che è più piccolo di zona Sempione a Milano e molto più piccolo della Magliana...».

Come sei cattivo.

«Il rappresentante di un Paese con nemmeno 100 anni di storia indipendente alle spalle, vuole dettar legge alla Catalogna e alla Grecia? Maddài, è ridicolo. E rompe i coglioni. Fa la voce grossa, dal suo paradiso fiscale! In nome del rigore, poi».

Stai usando di nuovo argomentazioni a metà tra Tsipras e Salvini, ma sei in lista con la Bonino!

«Il problema è proprio questo. Hanno provato a burocratizzare l' idea dell' Europa. Ma se ai greci venisse riconosciuto il diritto d' autore sulla lingua, camperebbero di rendita per un altro millennio».

juncker

 

Ed è colpa di Juncker?

«Ti pare poco la totale incapacità di proporre una linea?».

 

E chi l' ha avuta?

«Adenauer, Delors, Mitterand e Kohl, che ci hanno dato l' euro.

 

E la Merkel?

«È una buona massaia. La rezdora emiliana che apparecchia in tavola per il nonno e i nipoti».

Crudele.

«La vera Merkel era quella delle foto al mare, giovane, nuda, paesana. Non a caso le hanno fatte sparire».

 

Alla fine vuoi essere eletto, confessa.

CHURCHILL ROOSEVELT STALIN

«Siamo un piccolo partito, il Pde, di sinistra, libertario ed europeista. Un insetto. Sarebbe bello fare la mosca, a Strasburgo».

 

La mosca?

winston e rudolph churchill

(Sorriso). «Si, la mosca cocchiera».

winston churchill ando a letto con dorisstalin and churchill 2sir winston churchillwinston churchillstalin and churchill churchill

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

FLASH! – GIORNO DOPO GIORNO, STA SCEMANDO L'ESALTAZIONE DI GIORGIA MELONI PER I SUOI SHERPA, GIOVANNI DONZELLI E ANGELO ROSSI, CHE, IN UN MOMENTO DI TOTALE ASSENZA DI LUCIDITA’, SI SONO INVENTATI “STABILICUM” (RIBATTEZZATA “MUSSOLINUN” DAL COSTITUZIONALISTA MICHELE AINIS) – LA DUCETTA, INFATTI, PIAN PIANO STA COMPRENDENDO CHE ANDRA' A SBATTERE: IL RISCHIO, CHE L'INEFFABILE “GOLPE” CAMUFFATO DA RIFORMA ELETTORALE VENGA BOCCIATO DALLA CORTE COSTITUZIONALE, NON E’ PROBABILE MA PROBABILISSIMO, ANZI CERTO…

carlo conti la moglie sal da vinci e la moglie

DALLA BATTUTA "SESSISTA" DI CARLO CONTI ALLA MOGLIE CHE APRIREBBE LE PORTE ALLA VIOLENZA ALLA “CULTURA DEL POSSESSO” NELLA CANZONE DI SAL DA VINCI, SANREMO SI CONFERMA PER L’ENNESIMA VOLTA IL TERRENO PREFERITO DALLE ERINNI FEMMINISTE PER SPARARE CAZZATE: SI SONO LANCIATE IN UNA BATTAGLIA POLITICO-IDEOLOGICA CHE VEDO "TOSSICITA'" IN TUTTO - METTERE NELLO STESSO CALDERONE IL FEMMINICIDIO CON LA BATTUTA CHE IL PRESENTATORE FA ALLA MOGLIE CREA UN LINK PERICOLOSO E FUORVIANTE: SE TUTTO È VIOLENZA, NIENTE PIÙ LO È DAVVERO - PER NON PARLARE DELLA DEMONIZZAZIONE DEL BRANO DI SAL DA VINCI DA PARTE DELLE ORGANIZZATRICI DEL "LILITH FESTIVAL" DI GENOVA - LA POLEMICA PRETESTUOSA SULLE POCHE ARTISTE DONNE IN GARA...

riccardo muti domenico beatrice venezi

DAGOREPORT – NESSUNO SI SOGNEREBBE MAI DI PENSARE CHE IL GIUDIZIO POSSIBILISTA DI RICCARDO MUTI SU BEATRICE VENEZI ALLA FENICE (“LASCIATELA DIRIGERE E POI LE ORCHESTRE VARIE E I CORI VARI DECIDERANNO”) DIPENDA DAL FATTO CHE LA FENICE HA ASSUNTO SUO FIGLIO, L’AVVOCATO DOMENICO MUTI, INCARICATO DI “CONSULENZA STRATEGICA E PROCACCIAMENTO DI AFFARI” PER LA MODICA CIFRA DI 30 MILA EURO ALL’ANNO – EN PASSANT, SI SCOPRE ANCHE CHE LA FENICE PAGA 39 MILA EURO PER SEI MESI, DAL 15 GENNAIO SCORSO AL 14 LUGLIO PROSSIMO, ALLA BARABINO & PARTNERS, CIOÈ L’AGENZIA CHE SI STA OCCUPANDO DELL’IMMAGINE DI BEATRICE VENEZI, SENZA GRANDE SUCCESSO VISTE LE ULTIME INFELICI USCITE PUBBLICHE DELLA SIGNORA - (AH, COME AVEVA RAGIONE LEO LONGANESI QUANDO PROPONEVA DI METTERE SUL TRICOLORE UNA GRANDE SCRITTA: “TENGO FAMIGLIA”) – VIDEO

vannacci meloni la russa crosetto alleanza nazionale movimento sociale fratelli d italia

DAGOREPORT - PER NON DIMENTICARE LA…MEMORIA - VANNACCI FA MALE A SALVINI MA ANCHE A GIORGIA MELONI. E NON SOLO PER RAGIONI ELETTORALI, CIOE’ PER I VOTI CHE PUO’ PORTARLE VIA, MA SOPRATTUTTO PER QUESTIONI IDEOLOGICHE - IL GENERALE, CHE RIVENDICA DI RAPPRESENTARE “LA VERA DESTRA”, HA BUON GIOCO A SPUTTANARE I CAMALEONTISMI E I PARACULISMI DELLA DUCETTA (BASTA ASCOLTARE GLI INTERVENTI DI QUANDO FDI ERA ALL'OPPOSIZIONE) - DAL COLLE OPPIO A PALAZZO CHIGI, LA DESTRA MELONIANA HA INIZIATO UN SUBDOLO SPOSTAMENTO VERSO IL CENTRO. E COSI' IL GIUSTIZIALISMO PRO-MAGISTRATI E' FINITO IN SOFFITTA; DA FILO-PALESTINESE E ANTI-SIONISTA E' DIVENTATA FILO-ISRAELIANA; DA ANTI-AMERICANA E ANTI-NATO, SI E' RITROVATA A FARE DA SCENDILETTO PRIMA A BIDEN ED OGGI A TRUMP - CERTO, LA VERA MISURA DELL’INTELLIGENZA POLITICA È LA CAPACITÀ DI ADATTARSI AL CAMBIAMENTO, QUANDO E' NECESSARIO. E LA “SALAMANDRA DELLA GARBATELLA” LO SA BENISSIMO. MA DEVE ANCHE TENER PRESENTE CHE CI SONO PRINCIPI E VALORI CHE NON VANNO TRADITI PERCHE' RAPPRESENTANO L'IDENTITA' DI UN PARTITO...

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…