indiani america

"SE HANNO FAME POSSONO MANGIARE L'ERBA…” – I BIANCHI NON RISPETTARONO I PATTI E I CAPI INDIANI DISSOTTERRARONO L'ASCIA DI GUERRA. IN UN LIBRO IL MASSACRO DEL MINNESOTA E LE GUERRE INDIANE - L'UCCISIONE DI 'TORO SEDUTO', NEL 1890, IL MASSACRO DI WOUNDED KNEE DOVE IL SETTIMO CAVALLERIA SI PRESE UNA VIGLIACCA RIVINCITA DOPO LITTLE BIG HORN TRUCIDANDO LA TRIBÙ DI 'GROSSO PIEDE' E LA STORIA DI DUE CIVILTÀ CHE NON ERANO IN GRADO DI CONVIVERE...

Matteo Sacchi per il Giornale

 

tomahawk cover

Quando tutto esplose, nel 1862, nessuno si aspettava davvero una guerra, la questione indiana era considerata archiviata.

 

Col senno di poi è però evidente che fosse quasi impossibile far convivere una società, quella dei pellerossa, che era sostanzialmente all' età della pietra, con una società multietnica in espansione, che stava colonizzando un continente a colpi di ferrovia, macchine e armi da fuoco. Prima ancora di avere ragione o torto i due contendenti non erano nemmeno in grado di capirsi davvero: venivano da epoche diverse. Persino nella concezione della guerra. Per gli indiani era un gioco, seppure crudele e violento, per i bianchi un fatto politico da concludere con il più rapido annientamento possibile del nemico.

indiani

 

Ma niente di questo era chiaro mentre alla Lower Sioux Agency vicino a Fort Ridgely (Minnesota), la mattina del 17 agosto 1862, un elegantemente vestito Piccolo Corvo assisteva, per l' ultima volta, alla funzione religiosa. Alla fine salutò tutti e tornò alla riserva.

 

Sarebbe riapparso il giorno dopo con sciami di guerrieri che avrebbero messo a ferro e fuoco tutte le fattorie della zona. Tradimento indiano? Per molti anni il colto e alfabetizzato Piccolo Corvo aveva cercato di essere amico dei coloni, su questo non c' è dubbio. E forse anche i coloni avevano simpatia per quello che sembrava loro un bizzarro indiano civile, da esibire come esempio di buon selvaggio colonizzato. Peccato che nessuno si fosse preso la briga di controllare di che qualità fossero i rifornimenti di cibo inviati dagli avidi commercianti locali alla riserva. Unica vera condizione per mantenere la pace.

 

Solo una settimana prima, i Sioux avevano ricevuto l' ultimo insulto. I capi si erano recati all' agenzia per cercare di ottenere le provviste governative da molto tempo promesse, ma il commerciante, Andrew J. Myrick, li aveva ascoltati con una smorfia di scherno. «Se hanno fame possono mangiare erba, per quello che m' importa» aveva risposto spietatamente, dopo che per settimane li aveva riforniti solo di carne marcia. I Dakota Santee (Sioux orientali) avevano udito e ricordato. Quando scatenarono il loro attacco Myrick fu ucciso davanti al suo magazzino. Il cadavere fu ritrovato con la bocca imbottita d' erba. Ci andarono comunque di mezzo anche centinaia di coloni, per lo più di origine tedesca, che contro gli indiani, almeno scientemente, non avevano fatto nulla.

alce nero 8

 

Si salvarono solo quelli che raggiunsero Fort Ridgely, dove un violento attacco fu sventato solo grazie a dei vecchi cannoni che venivano tenuti in funzione per hobby da un vecchio artigliere.

 

Era iniziata così la prima delle guerre indiane che portarono allo sterminio dei pellerossa. Le racconta con un piglio narrativo eccezionale Paul I. Wellman in Tomahawk. Trent' anni di guerre nelle pianure ora pubblicato in italiano (dopo decenni di assenza) per i tipi di Odoya (pagg. 252, euro 18).

 

Wellman (1895-1966) è stato un giornalista di vaglia ed un divulgatore di storia molto apprezzato dell' America anni '30 e '40 (questo volume è del 1934). Tanto da diventare poi uno dei più amati consulenti cinematografici, soprattutto di western. Giusto per fare un esempio dai suoi romanzi sono state tratte pellicole come: Le mura di Gerico (1948), L' ultimo Apache (1954) di Robert Aldrich con Burt Lancaster e I comanceros (1961) di Michael Curtiz con John Wayne.

geronimo

 

In Tomahawk il piglio del narratore si vede soprattutto nella prosa scorrevole. Wellman spazia dalla firma del trattato del 1835 che sembrava aver dato forma stabile alla questione indiana sino alle ultime battaglie. L' uccisione di Toro Seduto, nel 1890, che cadde in un feroce parapiglia tra la polizia indiana della riserva e i suoi sostenitori. E il massacro di Wounded Knee dove il Settimo cavalleria si prese una vigliacca rivincita dopo Little Bighorn trucidando la tribù di Grosso Piede, praticamente indifesa.

Il testo è mirabilmente privo di volontà ideologiche.

 

freccia aquila

In largo avanzo con i tempi Wellman, non è mai indulgente con le colpe dei bianchi. Ma è anche alieno dal trasformare gli indiani in quello che non furono, solo delle vittime. Semmai è bravissimo a far risaltare lo iato insanabile tra due civiltà che non erano in grado di convivere e che la storia ha fatto incontrare, quasi infrangendo le barriere di spazio e tempo esistenti tra la preistoria e la modernità.

 

Una vicenda sanguinosa già segnata sin dall' inizio quando Piccolo Corvo, passate le prime effimere vittorie venne costretto alla ritirata dopo il massacro dei suoi guerrieri a Wood Lake, nel 1862.

 

In fuga, affamato e braccato, venne ucciso dai bianchi mentre era rimasto solo con suo figlio sedicenne, nel 1863. Sul momento non lo riconobbero nemmeno, solo un altro indiano a cui sparare a vista. La verità emerse dopo, i bianchi nella foga di vendetta non avevano nemmeno riconosciuto il loro grande nemico.

 

tre capi indiani

Una cecità quasi metaforica. Come scrive Wellman: «Così morì Piccolo Corvo, che al culmine del suo potere fu uno tra i più temuti pellerossa; protagonista di uno dei peggiori massacri della storia, a suo modo fu uno studioso e un gentiluomo. Si era avviato sul sentiero dell' uomo bianco, ma l' aveva lasciato quando i torti che il suo popolo subiva erano stati troppi. Ridotto a raccogliere more per sostentarsi, venne ucciso da cacciatori bianchi e il suo corpo gettato nella discarica puzzolente di una macelleria».

 

 

alce nero 5

 

siouxindiano a cavallomadre sioux e figli 1905indianoINDIANI D AMERICA indiani sul territorio del waggoner ranchaccampamentocheyenne chief

Ultimi Dagoreport

antonio angelucci tommaso cerno alessandro sallusti

FLASH – UCCI UCCI, QUANTI SCAZZI NEL “GIORNALE” DEGLI ANGELUCCI! NON SI PLACA L’IRA DELLA REDAZIONE CONTRO L’EDITORE E I POCHI COLLEGHI CHE VENERDÌ SI SONO ZERBINATI ALL'AZIENDA, LAVORANDO NONOSTANTE LO SCIOPERO CONTRO IL MANCATO RINNOVO DEL CONTRATTO NAZIONALE E PER CHIEDERE ADEGUAMENTI DEGLI STIPENDI (ANCHE I LORO). DOPO LO SCAMBIO DI MAIL INFUOCATE TRA CDR E PROPRIETÀ, C’È UN CLIMA DA GUERRA CIVILE. L’ULTIMO CADEAU DI ALESSANDRO SALLUSTI, IN USCITA COATTA (OGGI È IL SUO ULTIMO GIORNO A CAPO DEL QUOTIDIANO). AL NUOVO DIRETTORE, TOMMASO CERNO, CONVIENE PRESENTARSI CON L'ELMETTO DOMANI MATTINA...

elly schlein giuseppe conte giorgia meloni rocco casalino

DAGOREPORT - QUESTA VOLTA, ROCCO CASALINO HA RAGIONE: ELLY SCHLEIN SULLA QUESTIONE ATREJU “HA SBAGLIATO TUTTO” - LA GRUPPETTARA DEL NAZARENO, CHIEDENDO UN FACCIA A FACCIA CON GIORGIA MELONI, HA DIMOSTRATO DI ESSERE ANCORA UNA VOLTA UN’ABUSIVA DELLA POLITICA. HA SERVITO SUL PIATTO D’ARGENTO ALLA DUCETTA L’OCCASIONE DI FREGARLA, INVITANDO ANCHE GIUSEPPE CONTE PER UN “THREESOME” IN CUI LA PREMIER AVREBBE SPADRONEGGIATO – IN UN CONFRONTO A TRE, CON ELLY E PEPPINIELLO CHE SI SFANCULANO SULLA POLITICA INTERNAZIONALE, DAL RIARMO ALL’UCRAINA, E FANNO A GARA A CHI SPARA LA “PUTINATA” O LA “GAZATA” PIÙ GROSSA, LA DUCETTA AVREBBE VINTO A MANI BASSE – QUEL FURBACCHIONE DI CONTE NON SI TIRA INDIETRO: NONOSTANTE LA DEM SI SIA SFILATA, LUI CONFERMA LA SUA PRESENZA AL DIBATTITO: "MI DISPIACE DEL FORFAIT DI ELLY, PER ME È IMPORTANTE CHE CI SIA UN CONFRONTO E POTEVAMO FARLO ANCHE INSIEME. POTEVAMO INCALZARE LA PREMIER..."

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)