RAI, CHI VINCE E CHI PERDE – IL CDA HA DATO IL VIA LIBERA AL RIASSETTO VOLUTO DA FUORTES: NON C’È STATO NESSUN ASSALTO ALL’AD COME MINACCIATO, MA RESTANO I MALUMORI E LA DELUSIONE TRA CINQUE STELLE E PD – LA MELONI INCASSA TANTE NOMINE DI SECONDA FASCIA, E SALVINI VEDE ACCOLTE MOLTE SUE RICHIESTE: UN PROGRAMMA ESTIVO PER GIORGINO E UN ALTRO SPAZIO PER MONICA SETTA, OLTRE A UN POSSIBILE RITORNO DI ELISA ISOARDI (NON È PASSATA INOSSERVATA LA DOPPIA OSPITATA DELL’ULTIMA SETTIMANA…)

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Federico Capurso per “la Stampa”

 

CARLO FUORTES CARLO FUORTES

L'assalto ai vertici della Rai da parte di Lega e M5S è stato scongiurato, ma per portare a casa il risultato, l'amministratore delegato Carlo Fuortes si è dovuto piegare alle richieste dei partiti.

 

Così ha incassato il via libera del Cda al suo piano di riassetto, con cinque voti a favore e due soli contrari (quelli del rappresentante dei dipendenti Riccardo Laganà e del consigliere in quota grillina Alessandro Di Majo).

 

Come proposto da Fuortes, dunque, Mario Orfeo torna alla direzione del Tg3, Simona Sala passa alla guida del Day Time e Antonio Di Bella agli Approfondimenti, mentre la nuova direzione Sostenibilità, affidata all'ex portavoce di Laura Boldrini, Roberto Natale, è decisa dalla presidente Rai Marinella Soldi e a lei risponderà.

MARIO ORFEO - IL PATRIARCA KIRILL DEL PD (COPYRIGHT PAOLO MIELI) - FOTOMONTAGGIO VERITA E AFFARI MARIO ORFEO - IL PATRIARCA KIRILL DEL PD (COPYRIGHT PAOLO MIELI) - FOTOMONTAGGIO VERITA E AFFARI

 

Sul piano di "traslochi" studiato dall'ad di viale Mazzini resta, tuttavia, il segno di un infortunio evidente nella gestione dei rapporti con il suo consiglio d'amministrazione, mai coinvolto. Laganà e Di Majo non hanno nulla da obiettare sulle professionalità scelte da Fuortes, ma lamentano un «problema di metodo».

 

Persino Francesca Bria, consigliera in quota Pd che ha dato l'ok al piano, «vista la delicatezza del momento», precisa che il suo, in futuro, non sarà un sì incondizionato: «La mancanza di condivisione non sarà più tollerata», avverte.

 

simona sala simona sala

Gli accordi e gli scambi con i partiti che hanno animato questo riassetto offrono, se visti in controluce, un'anticipazione della virata a destra a cui la tv pubblica si prepara, in vista delle Politiche del 2023.

 

Lo suggeriscono le tante nomine di seconda fascia incassate da Giorgia Meloni, ma anche le richieste di Matteo Salvini accolte senza opporre resistenza: un programma estivo in seconda serata per Francesco Giorgino (molto gradito anche ai Cinque stelle), un altro spazio per la pupilla del leader leghista Monica Setta, a settembre, e rimbalzano voci di un imminente ritorno in Rai di Elisa Isoardi (ne sarebbe una prova, dopo che era rimasta a lungo fuori dai radar, la doppia ospitata nell'ultima settimana, prima a Domenica In e poi a Cartabianca).

MONICA "TETTA" MONICA "TETTA"

 

I Cinque stelle, invece, non hanno ottenuto tutto quello che chiedevano. Sala è stata promossa, ma viene vista più vicina a Luigi Di Maio che non a Giuseppe Conte. Per questo, i vertici del M5S chiedevano soprattutto uno spazio per l'ex direttore del Tg1 Giuseppe Carboni.

 

La promessa di accontentarli al prossimo giro però non li ha soddisfatti e anche da qui, si sussurra nei Palazzi romani, è nata la volontà di votare contro il piano di Fuortes. Così, adesso, i pentastellati protestano, tornano a chiedere che «la politica esca dalla Rai» e si preparano ad alzare la tensione su viale Mazzini in vista dei voti cruciali che ci saranno nelle prossime settimane, su piano industriale, editoriale e immobiliare della tv pubblica, e sull'operazione RaiWay.

ELISA ISOARDI A DOMENICA IN ELISA ISOARDI A DOMENICA IN Salvini Isoardi Salvini Isoardi ELISA ISOARDI ELISA ISOARDI ELISA ISOARDI ELISA ISOARDI elisa isoardi elisa isoardi elisa isoardi 3 elisa isoardi 3 salvini isoardi salvini isoardi matteo salvini luigi di maio matteo salvini luigi di maio matteo salvini elisa isoardi matteo salvini elisa isoardi francesco giorgino 2 francesco giorgino 2

antonio di bella antonio di bella

 

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FISCO PER FIASCO – GLI ITALIANI NON SONO OPPRESSI DALLE TASSE, ANZI: LA STRAGRANDE MAGGIORANZA NON PAGA NULLA E VIVE SULLE SPALLE DEGLI ALTRI – SONO SOLO 30 MILIONI QUELLI CHE PAGANO ALMENO 1 EURO DI IRPEF. E TRA QUESTI, IL 43,68% (26,13 MILIONI), SGANCIA SOLTANTO IL 2,31% DELL’IMPOSTA SULLE PERSONE FISICHE. VA IN CULO SEMPRE E SOLO AI LAVORATORI DIPENDENTI, CHE HANNO LA TRATTENUTA ALLA FONTE E NON POSSONO EVITARE DI PAGARE, COME INVECE FANNO AUTONOMI E LIBERI PROFESSIONISTI (LIBERI DI EVADERE)

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