zerocalcare - strappare lungo i bordi

RIPARTIRE DA ZERO(CALCARE) - PSICO-ANALISI DELLA SERIE NETFLIX "STRAPPARE LUNGO I BORDI": "CI RICORDA CHE ALCUNI CE LA FANNO AD ANDARE AVANTI, AD ADATTARSI ALLA VITA CHE NON È COME LA VOLEVAMO O COME ABBIAMO CERCATO DI COSTRUIRLA E ALTRI NO. PERCHÉ ALLA FINE BISOGNA IMPARARE CHE SIAMO FILI D'ERBA, NON I PADRONI DEL DESTINO E CHE IL BRUTTO DELLA MORTE È CHE METTE FINE ALLA POSSIBILITÀ DI RISPONDERE SÌ ALLA DOMANDA PIÙ BELLA DELLA VITA: ''ANNAMO A PIJÀ UN GELATO?"

Alberto Infelise per “Specchio - La Stampa

 

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Esiste nella vita di quasi tutti un momento nel quale bisogna affrontare la realtà e fare i conti con le promesse che non si sono realizzate, le speranze che sono andate deluse, le attese che sono rimaste lì ad aspettare. Quel momento non è sempre facile da affrontare, specie se si vuole farlo con sincerità.

 

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E qui bisogna per forza avvisare chi non ha ancora visto Strappare lungo i bordi, la serie che Zerocalcare ha realizzato per Netflix: le righe che seguono rischiano di svelare la trama e se non avete ancora visto la serie lasciate perdere, tenete questo pezzo e leggetelo dopo averla vista. I personaggi sono quattro.

 

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Sara è al fianco di Zero, il protagonista della serie, fin dalle scuole elementari, così come Secco. Secco è l'amico al quale si vuole bene sempre, anche se fa quasi sempre incazzare con la sua monomania, con il suo essere inopportuno, con la sua incapacità di venire incontro alle piccole e grandi esigenze degli altri.

 

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Sara è l'amica che sta sempre vicina, anche se alla giusta distanza, distilla perle di saggezza zen e ti aiuta a crescere e a cavartela quando da solo saresti troppo stupido per farcela. E poi c'è Alice, che è tutto un altro mondo.

 

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Alice è tutto quello che poteva essere e non è stato, Alice è la cosa più bella che non riesci ad amare perché sei cintura nera di come si schiva la vita, Alice riempie il cuore e poi lo svuota e lo lascia lì a sanguinare, Alice è la risposta alla domanda «una promessa che non si realizza è una bugia o qualcosa di molto peggio?», Alice è la persona che pensiamo di conoscere e capire e invece era tutta da un'altra parte.

 

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Alice è la ragazza che ci ricorda nel modo più terribile che alcuni ce la fanno ad andare avanti, ad adattarsi alla vita che non è come la volevamo o come abbiamo cercato di costruirla, a vivere scegliendo i compromessi più adatti, accontentandosi di felicità di seconda scelta, oppure a infelicità tutto sommato sopportabili vivibili. Alcuni ce la fanno. E altri no.

 

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Ecco, Alice no. I bordi lungo i quali strappare sono quelli della vita come ci si aspetta che sarà, sono quelli che quando siamo giovani ci disegnano attorno, confidando che saremo così bravi (o privi di fantasia) da rispettare quel solco e costruirci esattamente come eravamo previsti.

 

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E invece non è così, il foglio sul quale è disegnato il nostro destino è tutto ciancicato, mezzo mangiato, le strade che avremmo dovuto correttamente prendere sono separate da strappi repentini e drammatici, da errori, delusioni, pigrizie, casi della vita che ci fanno diventare una cosa diversa, scelte giuste e sbagliate, momenti di buio, di perdita nel nulla a guardare il soffitto mentre gli altri vanno avanti, di continue sconfitte e qualche vittoria. Il fatto è che Zerocalcare ha scritto, disegnato e realizzato una storia così intima e profonda da essere universale e dolorosa.

 

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Come succede alle grandi storie, raccontando fin nel dettaglio più minuscolo i propri sentimenti più profondi, le paure, le angosce, si finisce a parlare al cuore di tutti. Certo, di tutti quelli che hanno voglia di ascoltare. La vita vera, fortunatamente, riesce a fare molto ridere anche nei momenti peggiori e così anche in questa serie la voce della coscienza - un grande Valerio Mastandrea nei panni dell'armadillo - è tanto spietata da mettere di fronte a un dolore indicibile (nonostante la montagna di parole inutili messe lì per far finta che al centro di tutto non ci sia una perdita irrimediabile) quanto amorevole nel concedere una tregua quando proprio ci vuole.

 

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Perché alla fine bisogna imparare che siamo fili d'erba, non i padroni del destino e che il brutto della morte è che mette fine alla possibilità di rispondere sì alla domanda più bella della vita: annamo a pijà un gelato?

 

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