marco giallini il principe di roma

LA ROMA DEI GIUSTI - AL DI LÀ DI MARCO GIALLINI CHE FA IL SORDI IMMAGINARIO, “IL PRINCIPE DI ROMA” (DIRETTO DA EDOARDO FALCONE) INCREDIBILMENTE FUNZIONA CON L'IDEA DI TRASPORTARE NEL MONDO DELLA ROMA PAPALINA, CON UN PERSONAGGIO DI ROMANO ODIOSO ALLA SORDI, LA STORIA INGLESISSIMA DEL “RACCONTO DI NATALE” DI CHARLES DICKENS. IL PUBBLICO RIDEVA. E GIALLINI L’HO TROVATO PIÙ CONTENUTO DEL SOLITO… - VIDEO

Marco Giusti per Dagospia

 

MARCO GIALLINI IL PRINCIPE DI ROMA

Festa del Cinema di Roma.Seconda giornata. Li mortacci!… Ricordate l’Alberto Sordi di “Il malato immaginario”, “L’avaro”, “Il marchese del Grillo”? Quello di “Io so io, voi nun siete un cazzo?”. Ricordate i film storici sulla Roma papalina di Gigi Magni con Nino Manfredi, da “Nell’anno del Signore” a “In nome del Papa re”?

 

Magari non erano grandi film, ma funzionavano perfettamente e il pubblico, non solo quello romano gradiva. Anche stamane, in sala, durante “Il Principe di Roma” diretto da Edoardo Falcone, scritto assieme a Paolo Costella e Marco Martani, a vedere Marco Giallini che fa Bartolomeo Proietti, popolano romano del 1829 che sogna di diventare nobile, di farsi chiamare Principe invece di Sor Meo, a ogni suo “Li mortacci!” o “Ma va a morì ammazzato” il pubblico rideva. Proprio meccanicamente.

 

Eppure, devo dire, che al di là di Giallini che fa il Sordi immaginario, ma l’ho trovato più contenuto del solito, l’idea degli sceneggiatori di trasportare nel mondo della Roma papalina con un personaggio di romano odioso alla Sordi la storia inglesissima del “Racconto di Natale” di Charles Dickens incredibilmente funziona.

 

IL PRINCIPE DI ROMA 7

E possiamo pure non gradire le risate che si sprecano su “li mortacci”, ma Falcone coglie nel personaggio del taccagno e disumano Scrooge che si confronta con gli spiriti dei Natali passati, in questo caso sono personaggi romani morti storici morti ammazzati, come la Beatrice Cenci di Denise Tantucci e il Giordano Bruno di Filippo Timi il papa Borgia di Giuseppe Battiston, la possibilità di farne un romano post-sordiano che solo grazie al confronto da horror con il proprio passato potrà cambiare.

 

E, come con i personaggi di Molière rimodellati per Sordi o di Gigi Magni scritti per Nino Manfredi, ha bisogno di un piccolo mondo romano di bravi attori e bravi caratteristi che lo sostengono. Le cameriere che parlano troppo, come Giulia Bevilacqua, bravissima, il tuttofare sfrontato, Antonio Bannò, l’uomo dei conti Duilio, Massimo De Lorenzo, il dottore papalino di Emanuele Salce, perfetto, il vecchio amico incazzato Andrea Sartoretti, il nobile spiantato di Sergio Rubini, senza pensare al Giordano Bruno di Filippo Timi che molto ci ricorda il Flavio Bucci Fra’ Bastiano del “Marchese del Grillo”. Giuro che non credevo che si riuscisse a recuperare dopo tanti anni quel tipo di commedia con una serie di attori e caratteristi tutti in parte. E lo dico non avendo mai particolarmente amato quel tipo di cinema.

IL PRINCIPE DI ROMA

 

Ma ho visto che anche il pubblico in sala gradiva e quindi l’operazione Dickens+Gigi Magni+Sordi, per quanto assurda sulla carta, alla fine era riuscita. A parte “li mortacci” e le occhiatacce del protagonista. Ma fa molto ridere quando cerca di ottenere una risposta dal suo amministratore, condannato a morte per aver ucciso l'amante della moglie, proprio mentre gli stanno mettendo la testa dentro la ghigliottina. Lo vedrete in sala dal 17 novembre.

 

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