berlinguer. la grande ambizione

LA ROMA DEI GIUSTI - QUESTO SERIO E SERIOSO "BERLINGUER. LA GRANDE AMBIZIONE" DI ANDREA SEGRE NON È PER FORTUNA UN BIOPIC, MA LA MESSA IN SCENA DOCUMENTATISSIMA, PIENA ANCHE DI STUPENDI REPERTORI POCO O PER NULLA VISTI, DEL BERLINGUER TRA IL 1973 E IL 1978, CIOÈ QUELLO DEL COMPROMESSO STORICO - UNA NARRAZIONE CHE NON SBANDA DA TUTTE LE PARTI, COME QUASI TUTTI I BIOPIC, E NON FA (TROPPO) NEANCHE IL SANTINO DI BERLINGUER E DI MORO. UN FILM SERIO, ONESTO E SINCERO… - VIDEO

Marco Giusti per Dagospia

berlinguer. la grande ambizione 5

 

Arieccola la Festa del Cinema di Roma. Diretta al terzo anno da Paola Malanga, mentre come Presidente Salvo Nastasi, come saprete, ha preso improvvisamente il posto di Gianluca Farinelli. Ecco. Già un festival che parte con un film su Berlinguer e con una citazione di Antonio Gramsci sulle piccole e sulle grandi ambizioni (“Di solito si vede la lotta delle piccole ambizioni, legate a singoli fini privati, contro la grande ambizione, che è invece indissolubile dal bene collettivo”), parte bene.

 

berlinguer. la grande ambizione 4

E si fa perdonare la presenza in concorso dei film di Luca Barbareschi e di Elisabetta Sgarbi, che non mi perderò per nulla al mondo. Inoltre Gramsci, come tutti sappiamo, è stato oggetto di studio anche del neo-ministro Alessandro Giuli nel suo “Gramsci è vivo” (anche se, leggo, che nel suo Gramsci “aleggia Giovanni Gentile”).

 

Ora, quando penso a Berlinguer e il cinema non posso non pensare al capolavoro di Giuseppe Bertolucci e Roberto Benigni “Berlinguer ti voglio bene”, con Berlinguer che deve darci il via per la rivoluzione ma non lo fa perché “ci ha da fare… ha famiglia”, o all’invettiva di Benigni “Ti venisse un figlio che assomiglia a Berlinguer” o a Benigni che prende in braccia Berlinguer sul palco.

 

berlinguer. la grande ambizione 2

Tutto questo lato giocoso, popolare, nostalgico non c’è in questo serio e serioso “Berlinguer. La grande ambizione” scritto e diretto da Andrea Segre, che non è per fortuna un biopic, ma la messa in scena, documentatissima, piena anche di stupendi repertori poco o per nulla visti, del Berlinguer tra il 1973 e il 1978, cioè quello del Compromesso storico. Quello che cerca di arrivare al governo con la DC di Aldo Moro alla faccia di Giulio Andreotti e di Fanfani e che viene bloccato dal rapimento e dall’uccisione di Moro.

 

berlinguer. la grande ambizione 3

Isolando il film a un preciso periodo storico e a una precisa situazione politica, italiana e internazionale, Segre e il suo cosceneggiatore, il padovano Marco Pettenello (una carriera che va da “La lingua del santo” a “La chimera”) riescono a costruire una narrazione che non sbanda da tutte le parti come quasi tutti i biopic che vogliono raccontare troppo e non sono inchiavardati a un preciso contesto.

 

 Qui il film si apre nel 1973 con il Cile di Salvator Allende e il golpe di Pinochet, mentre Berlinguer vola prima in Bulgaria e i servizi segreti bulgari cercano di eliminarlo con un finto incidente in autostrada (perché? Perché si sta allontanando troppo dalla Madre Russia), poi a Mosca e infine si chiude con la decisione di un nuovo governo col PCI e con la morte di Moro per mano delle Brigate Rosse.

 

berlinguer. la grande ambizione 6

In mezzo non c’è solo il tentativo di unire le forze operaie a quelle popolari cattoliche, c’è anche l’idea di cambiare radicalmente il paese con un partito che rappresenta un italiano su tre, 11 milioni di elettori, il 25-29%. Cosa che ai Cioni Mario in attesa della rivoluzione poteva non andare giù. Allora. Ma ora, dopo vent’anni di berlusconismo, di Lega al potere e con la Meloni al 29%, diventa come una puntata di “Stranger Things” e ti domandi cosa è capitato a questo paese che aveva una base, cattolica e comunista, sana e popolare.

 

berlinguer. la grande ambizione 1

Segre e Pettenello, fortunatamente, non fanno (troppo) neanche il santino di Berlinguer e di Moro. Fanno un film serio, onesto, senza grandi invenzioni di regia, ma sincero, lontano sia da Veltroni che Bellocchio, con una bellissima fotografia di Benoit Dervaux, il direttore della fotografia dei Dardenne, che alla proiezione per la stampa stamattina è molto piaciuto e è stato sinceramente e a lungo applaudito. Segre ha cercato, nei limiti del cinema politico italiano, di non esagerare con i personaggi troppo truccati alla Bagaglino, e di cercarsi una strada nuova e personale.

berlinguer. la grande ambizione 8

 

Tutto il cast è di grande livello, dal Giulio Andreotti di Piero Pierobon (già Berlusconi, già D’Annunzio) al Luciano Barca di Andrea Pennacchi (favoloso), dal Pietro Ingrao di Francesco Acquaroli al Menichelli di Giorgio Tirabassi, dalla Nilde Jotti di Fabrizia Sacchi all’Aldo Moro di Roberto Citran. Certo ritrovare Elio Germano, in questi giorni in sala anche come Matteo Messina Denaro, nei panni di Enrico Berlinguer fa un po’ effetto. Come voce devo dire che è perfetto, come movimenti pure, ma quella parrucca è troppo pesante.

berlinguer. la grande ambizione 12

 

Quando deve rifare i pezzi di Tribuna Elettorale ammetto che li fa benissimo, anche in famiglia con le figlie e la moglie, la brava Elena Radonicich, e, come il vero Berlinguer, non è mai ironico. Magari il Berlinguer che ci ricordiamo noi non è quello reale, ma proprio quello mediato da Benigni.

 

berlinguer. la grande ambizione 9

Alla fine il film non è che ci dica cose che non si sapevano su Berlinguer, forse l’attentato a Sofia?, ma almeno ci riporta indietro in un tempo, ambiguo e oscuro anche più di oggi tra Cia, servizi deviati, attentati, dove i politici di sinistra leggevano Rosa Luxemburg e nascondevano fra le pagine del suo “L’accumulazione del capitale” un piccolo capitale come un biglietto da 50 mila lire. Devo dire che è l’unica gag del film e mi ha fatto ridere. In sala dal 31 ottobre.

berlinguer. la grande ambizione 7berlinguer. la grande ambizione 11berlinguer. la grande ambizione 13berlinguer. la grande ambizione 10berlinguer. la grande ambizione 14

 

Ultimi Dagoreport

donald trump giorgia meloni

DAGOREPORT - CERCASI DISPERATAMENTE TALE MELONI GIORGIA, DI PROFESSIONE PREMIER, CHE DEFINIVA “UN’OPPORTUNITÀ” LA MANNAIA DEL DAZISTA TRUMP - DOVE È ANDATA A NASCONDERSI L’’’ANELLO DI CONGIUNZIONE’’ TRA AMERICA FIRST E L’EUROPA DEI "PARASSITI? A CHE È SERVITA LA SUA “SPECIAL RELANTIONSHIP” CON LO PSICO-DEMENTE DELLA CASA BIANCA CHE CINGUETTAVA: “MELONI È UN LEADER E UNA PERSONA FANTASTICA”? - CHE FOSSE TAGLIATA FUORI DAI GIOCHI, LA REGINA DI COATTONIA DOVEVA FICCARSELO IN TESTA QUANDO L’ALTRO GIORNO HA CHIAMATO URSULA PER SCONGIURARLA DI NON RISPONDERE CON I CONTRO-DAZI AL TRUMPONE. LA KAISER DI BRUXELLES LE HA RISPOSTO CON PIGLIO TEUTONICO CHE LA DECISIONE FINALE SULLA POLITICA COMMERCIALE DELL’UNIONE APPARTIENE SOLO A LEI. COME A DIRE: ‘A COSETTA NON T’ALLARGA’, QUI COMANDO IO! - ED ORA “IO SONO GIORGIA” SI TROVA A DOVER AFFRONTARE UNA GUERRA COMMERCIALE CHE TOCCA MOLTO DURAMENTE LA SUA BASE ELETTORALE, E NON SOLO QUELLA CHE VIVE DI EXPORT, COME AGRICOLTURA, LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE, I TESSILI. UN BAGNO DI SANGUE E, IN PROSPETTIVA, UNA CATASTROFE POLITICA…

donald trump matteo salvini

FLASH! CHE FINE HA FATTO IL PIÙ TRUMPIANO DEL REAME, OVVERO MATTEO SALVINI? MENTRE I MERCATI CROLLANO PER LA TEMPESTA DEI DAZI SCATENATA DAL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO, CON PIAZZA AFFARI CHE PERDE IL 3,6%, IL LEADER DELLA LEGA HA PERSO LA VOCE, DOPO CHE PER SETTIMANE HA DIFESO A SPADA TRATTA LE FOLLI POLITICHE DEL TYCOON. SOLO DUE GIORNI FA AFFERMAVA CHE “IL VERO NEMICO PER LE AZIENDE ITALIANE NON È TRUMP MA LE FOLLI IMPOSIZIONI DI BRUXELLES”. E ORA? – LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE DEL NORD, CHE HANNO SEMPRE VOTATO LEGA, COSA FARANNO? DOMENICA AL CONGRESSO DEL CARROCCIO, SENZA SFIDANTI, SALVINI SARÀ CONFERMATO SEGRETARIO. MA PER IL TRUMPUTINIANO MATTEO SONO IN ARRIVO CAZZI AMARI...

pier silvio berlusconi marina giorgia meloni sergio mattarella antonio tajani matteo salvini

AZZ! LA DUCETTA CI STA PENSANDO DAVVERO DI PORTARE L’ITALIA A ELEZIONI ANTICIPATE NEL 2026 - PERCHÉ TANTA URGENZA? NON C’ENTRANO SOLO GLI SCAZZI CON IL TRUMPUTINIANO SALVINI, LA CERTEZZA DI AVER RAGGIUNTO, NELLO STESSO TEMPO, L’APICE DEL CONSENSO E IL MASSIMO DISGREGAMENTO DELL'OPPOSIZIONE: MA ANCHE LA CONSAPEVOLEZZA, TRA DAZI E INFLAZIONE, DI UN PROSSIMO FUTURO ECONOMICO ITALIANO MOLTO INCERTO - E PRIMA CHE SOPRAGGIUNGA UN CROLLO DI CONSENSI, MEJO COGLIERE IL MOMENTO PROPIZIO, DA QUI ALLA PRIMAVERA 2026, PER CONSOLIDARE IL GOVERNO (SEMPRE CHE MATTARELLA DECIDA DI SCIOGLIERE LE CAMERE) – ALTRA ROGNA PER GIORGIA E' IL FUTURO DI FORZA ITALIA: I PARLAMENTARI CHE FANNO CAPO A MARINA BERLUSCONI SCALPITANO DA UN PEZZO PER UN GOVERNO PIU' LIBERAL ED EUROPEISTA. MA UN SOSTITUTO DELL'INETTO TAJANI NON SI TROVA (ANNI FA IL CAV. L'AVEVA INDIVIDUATO IN GUIDO CROSETTO) - L'ULTIMO FORTE STIMOLO CHE SPINGE LA PREMIER AD ANDARE AL VOTO NELLA PRIMAVERA 2026 POTREBBE ESSERE ANCHE QUESTO: SAREBBE UN GOVERNO MELONI NEL 2029 A GESTIRE IN PARLAMENTO L'ELEZIONE DEL NUOVO CAPO DELLO STATO (E L'UNDERDOG GIORGIA FRA DUE ANNI FESTEGGERA' QUEL MEZZO SECOLO NECESSARIO PER SALIRE SUL COLLE PIU' ALTO...) 

donald trump giorgia meloni economia recessione

DAGOREPORT – ASPETTANDO L'OPPOSIZIONE DE' NOANTRI (CIAO CORE!), VUOI VEDERE CHE LA PRIMA BOTTA DURISSIMA AL GOVERNO MELONI ARRIVERA' DOMANI, QUANDO L'ECONOMIA ITALIANA SARÀ FATTA A PEZZI DAI DAZI DI TRUMP? - QUALCUNO HA NOTIZIE DEL FAMOSO VIAGGIO DELLA DUCETTA A WASHINGTON PER FAR CAMBIARE IDEA AL TRUMPONE? SAPETE DOVE E' FINITA LA “MERAVIGLIOSA GIORGIA” (COPY TRUMP), "PONTE" TRA USA E UE? SI E' DOVUTA ACCONTENTARE DI ANDARE DA CALENDA! E GLI ELETTORI INIZIANO AD ACCORGERSI DEL BLUFF DA “CAMALEONTE” DELLA PREMIER: FRATELLI D’ITALIA È SCESO AL 26,6%, E IL GRADIMENTO PER LA STATISTA FROM GARBATELLA È CROLLATO AI MINIMI DAL 2022 – IL PNRR A RISCHIO E LA PREOCCUPAZIONE DEL MONDO ECONOMICO-FINANZIARIO ITALIANO...

ing banca popolare di sondrio carlo cimbri steven van rijswijk andrea orcel - carlo messina

DAGOREPORT: OPA SU OPA, ARRIVEREMO A ROMA! - AVVISO AI NAVIGATI! LE ACQUISIZIONI CHE STANNO INVESTENDO IL MERCATO FINANZIARIO HANNO UN NUOVO PLAYER IN CAMPO: IL COLOSSO OLANDESE ING GROUP È A CACCIA DI BANCHE PER CRESCERE IN GERMANIA, ITALIA E SPAGNA - ED ECCO CHE SULLE SCRIVANIE DEI GRANDI STUDI LEGALI COMINCIANO A FARSI LARGO I DOSSIER SULLE EVENTUALI ‘’PREDE’’. E NEL MIRINO OLANDESE SAREBBE FINITA LA POP DI SONDRIO. SÌ, LA BANCA CHE È OGGETTO DEL DESIDERIO DI BPER DI UNIPOL, CHE HA LANCIATO UN MESE FA UN’OPS DA 4 MILIARDI SULL’ISTITUTO VALTELLINESE - GLI OLANDESI, STORICAMENTE NOTI PER LA LORO AGGRESSIVITÀ COMMERCIALE, APPROFITTERANNO DEI POTERI ECONOMICI DE’ NOANTRI, L’UNO CONTRO L’ALTRO ARMATI? DIFATTI, IL 24 APRILE, CON IL RINNOVO DEI VERTICI DI GENERALI, LA BATTAGLIA SI TRASFORMERÀ IN GUERRA TOTALE CON L’OPA SU MEDIOBANCA DI MPS-MILLERI-CALTAGIRONE, COL SUPPORTO ATTIVO DEL GOVERNO - ALTRA INCOGNITA: COME REAGIRÀ, UNA VOLTA CONFERMATO CARLO MESSINA AL VERTICE DI BANCA INTESA, VEDENDO IL SUO ISTITUTO SORPASSATO NELLA CAPITALIZZAZIONE DAI PIANI DI CONQUISTA DI UNICREDIT GUIDATA DAL DIABOLICO ANDREA ORCEL? LA ‘’BANCA DI SISTEMA’’ IDEATA DA BAZOLI CORRERÀ IL RISCHIO DI METTERSI CONTRO I PIANI DI CALTA-MILLERI CHE STANNO TANTO A CUORE A PALAZZO CHIGI? AH, SAPERLO…

andrea orcel giuseppe castagna anima

DAGOREPORT LA CASTAGNA BOLLENTE! LA BOCCIATURA DELL’EBA E DI BCE DELLO “SCONTO DANESE” PER L’ACQUISIZIONE DI ANIMA NON HA SCALFITO LE INTENZIONI DEL NUMERO UNO DI BANCO BPM, GIUSEPPE CASTAGNA, CHE HA DECISO DI "TIRARE DRITTO", MA COME? PAGANDO UN MILIARDO IN PIÙ PER L'OPERAZIONE E DANDO RAGIONE A ORCEL, CHE SI FREGA LE MANI. COSÌ UNICREDIT FA UN PASSO AVANTI CON LA SUA OPS SU BPM, CHE POTREBBE OTTENERE UN BELLO SCONTO – IL BOTTA E RISPOSTA TRA CASTAGNA E ORCEL: “ANIMA TASSELLO FONDAMENTALE DEL PIANO DEL GRUPPO, ANCHE SENZA SCONTO”; “LA BCE DICE CHE IL NOSTRO PREZZO È GIUSTO...”