docufilm alfredo cecchetti

L’UOMO DELLA PROPAGANDA - LA STORIA DI ALFREDO CECCHETTI, L’OPERATORE DELL’ISTITUTO LUCE CHE INIZIÒ RIPRENDENDO IL DUCE IN PIAZZA VENEZIA E FINÌ A FARE IL FILMMAKER PER I COMUNISTI ALBANESI DI HOXHA – UN DOCUFILM SULLA SUA VITA SARÀ PRESENTATO ALLA MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA – IL REGISTA, ROLAND SEJKO: “LA SUA STORIA È L'OCCASIONE PER RIFLETTERE SULLE RESPONSABILITÀ DI CHI, IERI COME OGGI, FA LE...” - VIDEO

L'occhio della dittatura - Clip dal docufilm di Roland Sejko su Alfredo Cecchetti

 

Simonetta Fiori per “la Repubblica”

le riprese di alfredo cecchetti 7

 

Il nome non dice granché, oltre che tradire una radice laziale. Tra gli operatori dell'Istituto Luce, Alfredo Cecchetti non era il più quotato. Per le riprese sul balcone di Palazzo Venezia, gli veniva preferito un collega abile nel filmare di spalle Mussolini - al duce non piaceva essere ripreso da dietro - mentre Alfredo sistemava il cavalletto in piazza, attento alle oscillazioni della folla plaudente. Sapeva bene come si filma una dittatura. 

 

I maestri del Luce gliel'avevano spiegato con dovizia di dettagli. Gli obiettivi dovevano essere puntati, più che sul domatore seducente, su quella strabordante vitalità che affiorava dai volti adoranti e dal battimani ritmato. La folla, da destra, la riprendeva la cinepresa sotto la statua equestre del Vittoriano, il controcampo partiva dall'ultimo piano di Palazzo Bonaparte. Quanto a Mussolini, bisognava evidenziarne la mascella, orientando l'obiettivo sotto il mento. 

pietro de silva alfredo cecchetti 2

 

«Il duce inquadrato dal basso è la soggettiva della folla», si diceva tra sé Alfredo, ripassando una delle regole fondamentali della cinematografia di propaganda. Ma perché occuparsi di Alfredo, che non era neppure tra i più bravi? Se fosse rimasto "la cinepresa del duce", sarebbe stato uno dei tanti artefici della mitografia littoria. Ma un curioso destino lo trasformò nell'occhio dei totalitarismi del Novecento, capace con la stessa lente di filmare le adunate del fascismo e quelle delle dittature comuniste dell'Est. 

 

le riprese di alfredo cecchetti 6

Mandato a riprendere l'occupazione fascista a Durazzo, nell'aprile del 1939, in Albania avrebbe trascorso i successivi cinque anni, fino alla vittoria del partigianato rosso. Sotto il regime di Enver Hoxha, da operatore di Mussolini divenne senza soluzione di continuità il filmmaker del nuovo comandante comunista. E da dipendente dell'Istituto Luce fu costretto a reinventarsi come reporter del Minculpop albanese. Il mondo si rovesciava, ma le tecniche di ripresa erano perfettamente coincidenti. 

 

le riprese di alfredo cecchetti 3

L'uomo e la folla. Certo non aveva mai letto Gustave Le Bon, il pragmatico Cecchetti. Ma pochi come lui conoscevano l'ipnosi collettiva in cui cadono le masse raccolte in una piazza. E pare di vederlo mentre sorride mite davanti al regista stalinista mandato da Mosca per insegnargli la retorica della persuasione. Se oggi sappiamo qualcosa dell'uomo che riuscì a filmare il secolo delle dittature è grazie al docufilm di Roland Sejko, prodotto da Cinecittà-Luce, che sarà presentato alla mostra del cinema di Venezia nella sezione Orizzonti Extra. 

pietro de silva alfredo cecchetti 1

 

Non è la prima volta che Sejko si misura con il tema della memoria storica. Da capo della redazione editoriale del Luce, conosce ogni segreto dell'archivio a cui attinge con sapienza anche per quest' ultimo La macchina delle immagini di Alfredo C. , modulato tra realtà e immaginazione. Nel nome di Cecchetti - interpretato da un bravissimo Pietro De Silva - si è imbattuto per caso, consultando i documenti dell'archivio albanese. 

 

E ne ha voluto ricostruire la storia che è anche la storia del suo paese, l'Albania, e dei 27 mila italiani tra soldati, tecnici, ingegneri, medici, operai e contadini, trattenuti nella penisola balcanica dopo la fine della guerra proprio in virtù delle loro competenze professionali e manuali. Tutti ostaggi del comunismo. «È una storia quasi dimenticata », racconta Sejko che s' è messo sulle tracce di queste famiglie. 

 

roland sejko

«Nel marzo del 1945 il governo italiano accettò che dovesse rimanere in Albania il personale italiano giudicato necessario per l'economia locale. L'accordo venne firmato dal sottosegretario della guerra Mario Palermo. L'operatore Alfredo Cecchetti era uno di questi italiani. Raccontare la sua storia mi dava l'occasione per riproporre l'intera vicenda in tutta la sua drammaticità. E per riflettere sulle tecniche della propaganda, sull'incombenza delle vicende storiche sui destini personali. E sulle responsabilità di chi produce le immagini, ieri come oggi». 

 

All'indomani di una ripresa "finta" di una seduta oceanica - questa volta Mussolini aveva parlato di sera tardi, a luci basse, e la folla fu ricostruita negli studi con i colleghi di Cinecittà, l'usciere con la moglie, le dattilografe, i montatori, gli impiegati della diffusione, i loro famigliari con il vestito della festa - Alfredo fu spedito in Albania per riprendere le prime immagini dell'occupazione militare italiana. La voce narrante ci avverte che l'operatore fece ripetere la scena ai soldati un paio di volte, anche i filmati restituiscono un'incertezza, ma forse è solo un'invenzione del regista per dirci che nessuno più di Cecchetti è capace di dare alle cose apparenza di realtà.

le riprese di alfredo cecchetti 5

 

Anche davanti agli accadimenti storici più emozionati, sa di dover mantenere freddezza. Per concentrarsi sul giro della manovella, ha una sua tecnica stravagante. Sul rumore di fondo della cinepresa - il suono che più lo rassicura - canticchia sottovoce "la vispa Teresa". Quel giorno di aprile del 1939, sulla banchina di Durazzo affollata di divise, anche la gentil farfalletta rabbrividì per un presagio funesto. Come un ammonimento di conseguenze terribili, impreviste. 

 

le riprese di alfredo cecchetti 4

Per quattro anni, da responsabile della sezione albanese dell'Istituto Luce, Alfredo avrebbe filmato le nuove cattedrali littorie, i vialoni imperiali in forma di fascio, l'edificazione di ponti e strade con le scritte Dux e Rex. E poi tamburi, bandiere e parate. Ma con la vittoria del comunismo sopraggiunsero altri tamburi, altre bandiere ed altre parate. Il documentario accenna alla brutalità della guerra, sorvolando sulla repressione esercitata dagli italiani contro i cittadini albanesi. 

le riprese di alfredo cecchetti 2

 

Un riflesso di quelle rappresaglie è nei volti avviliti del partigianato vittorioso che nel novembre del 1944 sfila nelle strade a passo lento, affaticato, «perfino i muli sembrano stanchi» è il commento del cineoperatore. Tra loro ci sono anche i soldati italiani che dopo l'8 settembre del 1943 s' erano rifiutati di arrendersi ai nazisti. 

 

Ma il filo della storia è affidato alla magnifica Parvo Debrie, modello L, numero di serie 9168, la macchina di Alfredo che aveva ripreso i bagni di folla del Mussolini trebbiatore o del Mussolini nuotatore e che ora cominciava a incamerare immagini di segno opposto ma in fondo eguali, con le piazze eccitate che inneggiano al nuovo comandante Hoxha, a Stalin, a Tito, a Karl Marx, alla dittatura del proletariato, ai tribunali del popolo. Anche Alfredo aveva subito un processo, sospettato di collusione con il fascismo. 

 

le riprese di alfredo cecchetti 1

Ma il commissario valutò più opportuno promuoverlo sul campo "compagno operatore". Intanto molti altri connazionali erano stati trattenuti in Albania perché utili al regime. Alcuni finirono in galera con l'accusa di sabotaggio. Agli arresti e alle fucilazioni sono dedicate le ultime sequenze, inclusa l'esecuzione dell'ingegnere italiano di cui il figlio cerca ancora cerca le spoglie. Nella storia vera e fantastica narrata da Sejko, il cineoperatore Alfredo C. ripassa in moviola tutta la sua vita. 

 

E a tratti la memoria sembra un incubo disegnato da Escher, con i nastri della pellicola che invadono lo schermo al modo di tentacoli soffocanti. Come a dirci che dalla memoria bisogna anche difendersi, a patto però di non voltarle mai le spalle.

le riprese di alfredo cecchetti 8

Ultimi Dagoreport

DAGOREPORT! UNA BIENNALE FUORI DI TETTA! – FLASH, IMPRESSIONI E IMMAGINI DALLA BIENNALE CHE NON RUSSA DEL SICULO-MUSULMANO BUTTAFUOCO. NEL PADIGLIONE AUSTRIACO C’È UNA POVERA PERFORMER NUDA A TESTA IN GIÙ DENTRO UNA CAMPANA: MANCO A TERRAZZA SENTIMENTO O ALLA GINTONERIA DI LACERENZA SI È VISTA UNA COSA SIMILE - IL PADIGLIONE RUSSO È STATO TRASFORMATO IN UN FRACASSONE DJ SET PIENO DI FIORI. QUELLO AMERICANO SEMBRA UN INTERNO PER RICCHI ARABI CON DELLE SCULTURE DORATE DA SCEICCO (IN PIENO STILE TRUMP) - LA MOSTRA "IN MINOR KEYS" DEGLI ASSISTENTI DELLA FU KOYO KOUOH È UN SUK ’NDO COJO COJO. E’ UNA VIVACE LAMENTELA ANTICOLONIALISTA CHE INVITA GLI EUROPEI A CONFESSARE I LORO CRIMINI (MA QUALI?)

andrea orcel luigi lovaglio castagna giancarlo giorgetti matteo salvini francesco gaetano caltagirone leonardo del vecchio milleri marcello sala

DAGOREPORT - CON IL RIBALTONE SENESE, CON LOVAGLIO DI NUOVO AL COMANDO DI MPS, IL FUTURO DELLA FINANZA ITALICA È TUTTO DA SCRIVERE - NATURALMENTE ALL’ITALIANA, TRA TACITI ACCORDI SOTTOBANCO E OSCURE OPERAZIONI. SE NON CI FOSSE STATO IL VOTO A FAVORE DEL BANCO BPM, GUIDATO DA CASTAGNA, NON SAREBBE RICICCIATO IL "BAFFO LUCANO" IN MPS. E SE NON CI FOSSE STATO L’APPOGGIO DEL CREDIT AGRICOLE, PRIMO AZIONISTA DI BPM, CASTAGNA NON SAREBBE STATO RICONFERMATO ALLA GUIDA DELL’EX POPOLARE DI MILANO, CARA ALLA LEGA DI SALVINI E GIORGETTI - PERCHÉ CASTAGNA  UNA MANO A LOVAGLIO E AGRICOLE DÀ DUE MANI A CASTAGNA? LA RISPOSTA FORSE SI PUÒ RINTRACCIARE SBIRCIANDO LA MESSAGGISTICA TELEFONICA DELL’EX DIRETTORE GENERALE DEL TESORO, MARCELLO SALA, CON MINISTRI E SOTTOSEGRETARI – IL SUCCESSO DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO POTREBBE ANCHE RIVELARSI UNA VITTORIA DI PIRRO: COME FARÀ A RESTITUIRE 11 MILIARDI DI EURO A UNICREDIT, BNP PARIBAS E CRÉDIT AGRICOLE PER  L’ACQUISIZIONE DELLE QUOTE DEI FRATELLI LUCA E PAOLA? SE POI AGLI ALTRI EREDI VIEN VOGLIA DI VENDERE IL LORO 12,5% DI DELFIN? A QUEL PUNTO, NON RESTEREBBE CHE LA CESSIONE DELLE PARTECIPAZIONI FINANZIARE NEL MONTE DEI PASCHI (17,5%), IN GENERALI (10,15%) E IN UNICREDIT (2,7%) - VROOM! IL RISIKO BANCARIO SI E' RIMESSO IN MOTO...

xi jinping donald trump iran stretto di hormuz

FLASH – DONALD TRUMP STREPITA E MINACCIA DI “RADERE AL SUOLO” L’IRAN, MA HA IL PISTOLINO SCARICO: TRA DIECI GIORNI VOLERÀ A PECHINO PER UN INCONTRO CON IL PRESIDENTE CINESE, XI JINPING. QUANDO L’AUTOCRATE COMUNISTA, GRANDE SPONSOR DEL REGIME DI TEHERAN, METTERÀ SUL PIATTO DELLA TRATTATIVA LA PACE IN IRAN, CHE FARÀ IL TYCOON? CONTINUERÀ A FARE IL MATTO O FARÀ PIPPA? IL DRAGONE HA IL COLTELLO DALLA PARTE DEL MANICO, MENTRE IL DEMENTE DELLA CASA BIANCA CONTINUA A CIURLARE: SE TORNA A CASA SENZA NIENTE IN MANO, SAREBBE UNA SCONFITTA PESANTISSIMA, SOPRATTUTTO IN VISTA DELLE ELEZIONI DI MIDTERM DI NOVEMBRE (CHE GIÀ SI PREANNUNCIANO UNA DEBACLE)

la russa majorino schlein sala calabresi milano lupi

DAGOREPORT – SDENG! È PARTITA LA CAMPAGNA ELETTORALE PER IL SINDACO DI MILANO, IN CALENDARIO NELLA PRIMAVERA DEL 2027 (INSIEME A TORINO E ROMA, DOVE LA VITTORIA DEL CENTROSINISTRA E' DATA PER CERTA) - AFFONDATO IL CANDIDATO DELLE MELONI, CARLO FIDANZA, IL DEUS DELLA LOMBARDIA, IGNAZIO LA RUSSA, HA LANCIATO IL CIELLINO MAURIZIO LUPI, CHE PERÒ NON TROVA ANCORA L’APPOGGIO DI FORZA ITALIA BY MARINA - IL CANDIDATO PIÙ INDICATO DEL CENTROSINISTRA È L’EX DIRETTORE DI “REPUBBLICA”, MARIO CALABRESI, CHE DEVE VEDERSELA CON L’IRRIDUCIBILE TAFAZZISMO DI SCHLEIN, SALA, MAJORINO, ETC. - UN SONDAGGIO RISERVATO, FATTO PRIMA DI PASQUA, DÀ IL FIGLIO DEL COMMISSARIO CALABRESI IN LEGGERISSIMO VANTAGGIO SU LUPI: 52/48…

claudia conte piantedosi pasquale striano del deo

FLASH – FATTO LO SCOOP, GABBATA LA STORIA. PROMEMORIA PER I LETTORI: CHE FINE HANNO FATTO LE VICENDE CHE SEMBRAVANO DOVER TERREMOTARE IL PAESE, DAL CASO DEI DOSSIERAGGI ILLEGALI DI EQUALIZE ALLE RIVELAZIONI SU DEL DEO E LA SQUADRA FIORE, FINO AI DOCUMENTI NEI CASSETTI DEL FINANZIERE PASQUALE STRIANO E ALLA MAI CHIARITA RELAZIONE TRA LA PREZZEMOLONA CIOCIARA CLAUDIA CONTE E IL MINISTRO DELL’INTERNO, MATTEO PIANTEDOSI? DA BOMBE PRONTE A FAR SALTARE IN ARIA MOLTE POLTRONE, SONO DIVENTATE MICCETTE BAGNATE DI CUI SI È PERSA TRACCIA SU TUTTI I GIORNALONI…

francesco de dominicis vittorio de pedys

FLASH - NULLA ACCADE A CASO: FRANCESCO DE DOMINICIS, GIA' RESPONSABILE DELLA COMUNICAZIONE DELLA FABI, VA A GUIDARE LE RELAZIONI ESTERNE DI SIMEST, CHE SOVRINTENDE ALL'INTERNAZIONALIZZAZIONE DELLE IMPRESE ITALIANE - A VOLERLO E' STATO IL PRESIDENTE DI SIMEST, VITTORIO DE PEDYS, VICINO A FRATELLI D'ITALIA - DE DOMINICIS FU SOSPETTATO DI ESSERE LA "TALPA" DEL GAROFANI-GATE, CIOE' DI AVER SPIFFERATO A "LA VERITA'" DI BELPIETRO LE DICHIARAZIONI DI FRANCESCO GAROFANI, CONSIGLIERE DI MATTARELLA, CHE A UNA CENA PRIVATA PARLAVA DEL FUTURO DEL PD INVOCANDO UNO “SCOSSONE” (CHE “LA VERITÀ” TRASFORMO' IN UN FANTOMATICO PIANO DEL QUIRINALE CONTRO MELONI)