elettra lamborghini myss keta 2020sanremo

SANREMO È L'ULTIMO RITO ITALIANO - VENEZIANI: ''ABBIAMO PERSO I MITI, GLI EROI, I MODELLI ANTICHI. E ALLORA FUNGONO DA SUPPLENTI ALBANO E ROMINA, I RICCHI E POVERI, RITA PAVONE E MASSIMO RANIERI. È LA TRADIZIONE DI UN PAESE CHE HA PERSO LA TRADIZIONE, È LA PROCESSIONE DI UN PAESE CHE HA PERSO LA DEVOZIONE, È LA RELIQUIA DEL SANTO DI UN PAESE CHE NON HA PIÙ SANTI. UN PEZZO DI STOFFA, UN PEZZO DI LINGUA E DI UGOLA, E IL PALCOSCENICO DELL'ARISTON SI FA TABERNACOLO E POI EDICOLA VOTIVA''

 

 

 

Marcello Veneziani per ''La Verità''

 

marcello veneziani foto di bacco

Non ho visto neanche una serata del Festival di Sanremo, non la vedo da anni, non ho intenzione di vederla, e so per certo che non mi perdo nulla, o se preferite, mi perdo il Nulla, in abito da sera. Però mi devo pur chiedere, al di là delle solite polemiche esantematiche, che come il morbillo e la varicella accompagnano e guarniscono da sempre Sanremo e servono a dare curiosità e finta animazione all' evento, perché una fiera dei tromboni come quella ha una platea così larga e duratura.

 

Vero è che la metà degli spettatori vede Sanremo per disprezzarlo, e dunque l' indice d' ascolto è ben altra cosa dall' indice di gradimento; ma per chi si occupa di populismo e si considera critico verso le oligarchie, un fenomeno pop, trash e pulp come il Festival non può essere ignorato. In Italia un fenomeno dicesi popolare quando i suoi numeri sono pari ai voti della Dc: ovvero quando sono a cavallo dei dieci milioni.

 

arisa marco masini

La Dc resta il paradigma del nostro «popolare»; e anche quella la votavano disprezzandola. Il Festival quei numeri ce li ha. Ma non è merito del modesto presentatore, del modesto direttore generale con le sue stupide menate sul festival inclusivo e nemmeno dei pur bravi Fiorello, incursori o portatrici di Messaggio. Ma Sanremo è una formula tautologica. Si va a vedere Sanremo perché la domenica si fa la passeggiata al corso e in piazza, si telefona alla mamma, insomma rientra nei riti domestici, civici e tribali.

 

francesco gabbani 1

Lo vedono tutti, dunque non posso non vederlo pure io, sennò di che parlo al bar, a cena, al telefonino. E con quel Sanremo parallelo che è sui social, c' è la possibilità di rendere interattivo anche il festival: ciascuno fa il controcanto e il controsghignazzo in tempo reale.

 

Che Sanremo sia l' autobiografia della nazione lo sostenevo decenni fa, ai tempi del Regno sa-Baudo; ora sarei tentato di dire che è piuttosto l' autopsia della nazione, questo cadavere che ci ostiniamo a chiamare Italia. Ma non è questo il fatto peculiare, c' è qualcosa di più, forse di più profondo, forse di più superficiale. Se proviamo l' arduo esercizio dello psicofestival, cioè di capire le molle che spingono gli italiani a «guardare Sanremo» non basterà nemmeno dire che è la coazione a ripetere, il bisogno di far parte di un racconto collettivo, lo specchio fatuo del fatuo presente, e via dicendo.

achille lauro 8

Ma c' è qualcosa in più: Sanremo è il surrogato estremo di un' identità collettiva, di un' antichità e di una tradizione.

 

alketa vejsiu

Non andiamo più a messa, non abbiamo più vive tradizioni domestiche, civiche, patriottiche, religiose. E allora cerchiamo in Sanremo la rassicurazione delle cose durevoli. Tempeste finanziarie e malattie globali, incertezze sul futuro e collassi politici, tutto nella nostra vita muta vorticosamente: ma Sanremo è là che ci aspetta, vecchia mamma sdentata e tremante, con le sue flosce ma rassicuranti mammelle. Nell' epoca dell' oblio generale, della perdita del passato e della memoria storica, Sanremo è la rappresentazione canora del nostro passato, l' eco sonora della nostra memoria storica.

 

Non c' è programma dedicato al feticismo di Sanremo che non riporti alla memoria Nilla Pizzi e Mia Martini, Lucio Dalla e Gigliola Cinquetti, Modugno e Celentano. (Chissà perché è stato rimosso Claudio Villa che fu incoronato come reuccio della Canzone). Una specie di rosario.

roberto benigni

 

Abbiamo perso i miti, gli eroi, i modelli antichi. E allora fungono da supplenti Albano e Romina, I Ricchi e Poveri, Rita Pavone e Massimo Ranieri. E se accanto a loro figurano o sfigurano anche i giovani cantanti, vuol dire che comunque, sul piano biologico e anagrafico, c' è continuità, l' Italia prosegue. È quello che vogliamo da Sanremo che è l' unica festa patronale di questo gran paesone, trasmessa in diretta e per cinque giorni. In cui il santo patrono non è il presentatore, l' animatore, il vincitore, ma è lui medesimo, San Remo.

 

Se un festival ha settant' anni vuol dire che lo vedevano già i nostri nonni nella preistoria televisiva, nei bar e nelle tv condominiali. Lo videro i nostri genitori, nel passaggio dalla tv monocanale alla tv plurale e monomaniacale. Lo abbiamo visto noi, prima bambini, poi riluttanti da ragazzi, poi da adulti, da anziani. E lo sbirciano i nostri figli, i nostri nipoti. È la nostra continuità, la nostra piccola antichità.

amadeus georgina rodriguez

 

Scambiamo l' antico con l' antiquato, il classico col vintage, la storia con l' amarcord televisivo. Ignoranti di storia e archeologia, ripieghiamo sulla vecchiaia dei veterocantanti. Sanremo è la sagra del modernariato. Ripercorriamo la nostra storia in formato televisivo e canterino.

 

Vediamo il tempo di Mino Reitano e Nicola Di Bari come il nostro Risorgimento domestico, rivediamo il nostro Virgilio in Mike Bongiorno; Dante è una specie di Jimmy Fontana che canta la Divina Commedia del mondo, Leonardo è Sergio Endrigo, Foscolo coi suoi Sepolcri è Gino Paoli con le lenti nere e Leopardi è Luigi Tenco. Tutta la nostra storia, memoria, arte e letteratura si riduce in formato Festival. Una via di mezzo tra la festa della mamma e del mammuth.

 

elettra lamborghini 2

Perciò vi dico: Sanremo è la tradizione di un paese che ha perso la tradizione, è la processione di un paese che ha perso la devozione, è la reliquia del santo di un paese che non ha più santi. Un pezzo di stoffa, un pezzo di lingua e di ugola, e il palcoscenico dell' Ariston si fa tabernacolo e poi edicola votiva. E con questo non dico che sia ammirevole né spregevole.

elettra lamborghini 6

Sanremo è quel che resta di San Pietro, l' Altare della Patria e i Musei Vaticani dopo la bomba atomica a lento rilascio che ci ha colpiti da tempo.

marina occhiena angela brambatifranco gatti diletta leotta nel 2076diletta leotta nel 2076 angela brambati marina occhienacristiano malgioglioricchi e poveri sanremo 2020

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