sesso antica roma

SESSO, LE PAROLE PER SCRIVERLO – DA RIFUGIO PER SCRITTORI SENZA TALENTO, IL RACCONTO EROTICO SI RIVELA UN METODO TRA I PIÙ INTELLETTUALMENTE STIMOLANTI PER RACCONTARE ED ESPLORARE LO SPIRITO DEL TEMPO. SE VOGLIAMO CAPIRE COME VA E COME STA IL MONDO, ALMENO IN OCCIDENTE, DOBBIAMO PARLARE DI SESSO E INIBIZIONI, E FARE IN MODO CHE LE DONNE NE PARLINO PIÙ DEGLI UOMINIPERCHÉ A LETTO NON SI APPARTIENE A NESSUNA CATEGORIA; NON SI RAPPRESENTA DAVVERO NÉ UN GENERE NÉ UNA CLASSE: SOLO SE STESSI…

satiro greco

Nicola H. Cosentino per “la Lettura – Corriere della Sera”

 

La più bella scena di sesso della storia della letteratura? Pare sia questa, dall’Eneide: «La consueta fiamma gli s’apprese,/ E per l’ossa gli corse e le midolle,/ E per le vene al core». D’altronde descrive la reazione di Vulcano a un bacio di Venere: non poteva che restare insuperata. 

 

Nel 1959, in un articolo dal titolo Sex in the Modern Novel pubblicato sul numero di gennaio dell’«Atlantic», il critico letterario statunitense Douglas Bush la indicò come vetta della scrittura «sensuale», per dimostrare che non è necessario ricorrere a troppi particolari se si vuole descrivere (bene) un amplesso. 

 

madame bovary flaubert

«Stendhal, Balzac e Flaubert, Dostoevskij, Turgenev e Tolstoj. Che io ricordi, nessuno di loro è noto per avere mostrato e detto tutto» scrisse Bush. «Nonostante i portentosi esempi di Joyce e D. H. Lawrence, si può sostenere che [...] l’accumularsi di dettagli fisici costituisca, di norma, un fallimento».

 

Il messaggio di Douglas Bush — rivolto ai romanzieri emergenti dell’epoca — era sia stilistico che sociologico, e rivelava la preoccupazione che, a un secolo dalla pubblicazione del suo articolo, leggendo i bestseller degli anni Cinquanta si potesse pensare ai cittadini americani come a gente «impegnata esclusivamente in relazioni amorose ed extraconiugali, con deviazioni occasionali nel mondo degli affari, della politica, della guerra, e così via»; ma anche che il sesso stesse diventando «l’unica area in cui l’individualità è capace di affermarsi», nonché una scappatoia per tentare di riassumere in maniera scioccante e provocatoria «l’intero spettro dell’esperienza umana».

 

sesso nell'antichita' 9

Ecco, circa sessant’anni dopo Sex in the Modern Novel è naturale ribaltare la prospettiva di Bush per domandarsi cosa penserebbe un critico letterario degli anni Cinquanta di alcuni romanzi pubblicati oggi, dai quali emerge chiaramente che: a) le relazioni amorose non sono affatto, come si credeva, separate dal «mondo degli affari, della politica, della guerra, e così via»; b) quel «mostrare tutto», da presunto rifugio per scrittori pigri e privi di talento, si è rivelato un metodo tra i più intellettualmente stimolanti per raccontare, ed esplorare, lo spirito del tempo.

 

Prendiamo Servirsi di Lillian Fishman, pubblicato in Italia da e/o nella traduzione di Silvia Montis. Qui, Eve conosce online Olivia e Nathan, e intraprende con loro una relazione sessuale i cui dettagli la sorprendono a ogni incontro. 

 

sesso nell'antichita' 1

Primo, perché nella sua vita c’è già una partner stabile e praticamente perfetta, Romi, che non aveva mai sentito l’esigenza di tradire. Secondo, perché non era mai stata attratta da un uomo, mentre alla sola vista di Nathan prova «sollievo ed eccitazione, lo sconfinato, melodioso piacere» di trovarsi «sola con la vastità della sua attenzione». 

 

Terzo, perché il godimento che trae dal sottomettersi a lui — ricco, carismatico, un po’ cinico — si scontra con le idee, i desideri e i sentimenti della giovane donna queer e femminista in cui si è sempre orgogliosamente riconosciuta. «Finora non ho fatto altro che rinchiudermi in una trappola ideologica» penserà, a un certo punto, «proprio come quella che avrei affrontato cinquant’anni fa, solo al contrario».

 

Lillian Fishman

Servirsi è l’esempio più recente di come, oggi, raccontare il sesso significhi soprattutto pensare attraverso il sesso e interpretare i comportamenti collettivi a partire da quelli privati. Nel descrivere un personaggio inconsciamente stanco della propria routine di donna libera ed emancipata, Fishman ci suggerisce che le provocazioni un tempo funzionali a sentirsi bene con sé

 

Prendiamo per esempio «Servirsi» di Lillian Fishman: è l’esempio più recente di come, oggi, raccontare il sesso significhi soprattutto pensare attraverso il sesso e interpretare i comportamenti collettivi a partire da quelli privati. Né sembra un caso se molti romanzi che problematizzano il desiderio — nel modo nuovo delle Fishman, delle Naoise Dolan, delle Sally Rooney — siano scritti da donne. Come non è un caso che la fantasia più diffusa sia la sottomissione. 

 

Lillian Fishman

Così accade anche in «Fame blu» di Viola Di Grado stessi e a spezzare la monotonia dell’esistenza, oggi sono parte integrante di quella monotonia, ma anche l’unico piccone capace di scalfirla nuovamente (e all’infinito) dall’interno. «Sono cresciuta parlando di sesso come di qualcosa che le donne dovrebbero vivere come pare e piace a loro, di libertà sessuale come culmine dell’esperienza, al di là di ogni morale o mentalità provinciale» dice Eve a Olivia e Nathan, durante uno dei loro incontri. 

 

Naoise Dolan

«Quindi dovrei credere che non posso danneggiare me stessa, che le cose non possono farmi male se le scelgo io, se le vedo per quello che sono. Ma questa non è forse la più profonda sottomissione al potere, al dominio maschile?». Nathan ribatte per primo, d’impulso — «Non ti piace quando stiamo insieme? Non scegli di tornare qui di continuo?» —, ma è la risposta di Olivia a fare la differenza: «Non ti sembra stupendo tutto questo? Non ti sembra profondamente buono?».

 

Amare è una cosa buona, e dare piacere a un altro — non importa come — un gesto tra i più generosi. Se suona come una novità è perché i criteri con cui stabiliamo se qualcuno è «buono» o «non buono» corrispondono a valori e convenzioni borghesi, secondo i quali l’immateriale è sempre più importante del corpo, o di ciò che il corpo chiede ed è capace di offrire. 

Sally Rooney

 

Eppure, nonostante il suo piazzamento nella gerarchia conformista delle cose serie, commentare o descrivere il sesso genera ancora molto turbamento. Persino Nathan, che in Servirsi è il capofila della rivoluzione, si ritrae dai dibattiti sul tema, dimostrando di pensarla (in parte) come Douglas Bush: «Non sono cose di cui possiamo parlare apertamente» dice. «Non si può togliere il telo che copre il dipinto. Così si rischia di rovinare tutto».

 

È una prospettiva interessante. La reticenza verbale, ma mai fisica, dell’unico uomo sulla scena fa pensare che a non voler parlare orizzontalmente di sesso, e a ritenere le indagini in proposito rischiose e spoetizzanti, sia chi, dal sesso, ha tratto sempre e solo beneficio. 

 

Viola Di Grado

È un caso se molti libri che oggi problematizzano il desiderio — nel modo nuovo in cui lo fanno le Fishman, le Naoise Dolan, le Sally Rooney — siano, appunto, scritti da donne? Probabilmente no. Come non è un caso che, in questi romanzi, la fantasia sessuale più diffusa sia quella della sottomissione. L’inafferrabile Nathan (dominatore scherzoso e sorridente, a sottolineare la distanza dell’idea di Fishman dai cliché in stile Christian Grey) è una metafora della difficoltà di stringere un legame, ovvero del conflitto più eccitante, attuale e romanzesco dell’esperienza umana tutta.

 

Valentina Della Seta

Accade la stessa cosa in Fame blu di Viola Di Grado (La nave di Teseo). La protagonista — trasferitasi da Roma a Shanghai per elaborare la morte del fratello — s’innamora di una ragazza del luogo, Xu, che ricambia in modo ambiguo, scostante e manipolatorio. Anche qui, come in Fishman, tutto si apre con la scoperta di una nuova pulsione: «Non avevo mai fatto sesso con una donna e non ero sicura che potesse essere utile alla mia felicità, ma speravo tanto di sì», pensa la protagonista di Fame blu. Eve in Servirsi dice: «La maggior parte degli uomini quasi non esisteva per me [...]. Eppure, in presenza di un uomo che irradiava potere, avvertivo un’assenza di gravità».

 

Ad accomunare questi romanzi — avvicinandoli ad altri, di poco precedenti, che sfiorano temi analoghi: si pensi a Il mio anno di riposo e oblio di Ottessa Moshfegh, a Chiaroscuro di Raven Leilani e al nostro Le ore piene di Valentina Della Seta — è anche il rapporto tra le donne protagoniste, i loro desideri e le città in cui vivono, tutte metropoli. Cosa c’è nell’aria di New York, Roma e Shanghai che spinge a dipendere emotivamente e sessualmente da persone diversissime da sé? 

 

Francesco Pacifico

La risposta, forse, è offerta dal libro di Viola Di Grado, in cui il rapporto tra spazio e sessualità viene affrontato apertamente, e con bravura: la metropoli, proprio come la sottomissione a un partner dominante, è un dispositivo di spersonalizzazione, di abbandono del sé alla volontà di qualcun altro — in questo caso, un qualcuno collettivo. 

 

Spiega Xu: «Le telecamere a Shanghai sono miliardi, quindi è facile cominciare a comportarti come una diva. Se sai di essere sempre guardata sei come ti vorrebbero gli altri». Ed è proprio quello che, in forma ridotta, privata, la protagonista pretende da lei: «Essere vista. Ascoltata»; cambiare identità — o sforzarsi di ritrovare la propria — grazie agli occhi di chi finge di ignorarci.

 

le ore piene valentina della seta 1

Nel suo ultimo libro, la raccolta di racconti Solo storie di sesso (Nottetempo), Francesco Pacifico esplora il tema dell’apertura all’alterità in un capitolo, «Esercizi per respirare», presentato come una «pratica per chi si trova in una relazione di coppia da molto tempo». Scrive Pacifico: «Conta i tuoi respiri, da uno a dieci e poi da capo, mentre immagini l? tu? partner sedut? in un bar a parlare con una persona che l? piace. [...] sta vivendo un momento di leggerezza, di spontaneità, di piacere, di invisibile lussuria. [...] Cosa ti sta sottraendo?». 

 

E ancora: «La ragione per cui non hai cercato di realizzare alcuni desideri è stata la paura di non riuscire a tornare all’ovile?». Entrambe le domande sono semplici ma spaventose, e replicano in forma schietta e pseudo-didattica quello che Nathan e Xu provano a suggerire alle loro partner, nei romanzi di Fishman e Di Grado: è vero, siamo rappresentati più da ciò che scegliamo di fare che da quello che desideriamo, quindi più dai limiti che ci poniamo che da quelli che infrangeremmo, ma siamo proprio sicuri di star difendendo e ritenendo importanti, capaci di generare valore, i limiti giusti?

valentina della seta 3

 

Pacifico facilita il lavoro a chi ha il compito di estrarre i temi dalle storie, e dice: se vogliamo capire come va e come sta il mondo, almeno in Occidente, dobbiamo parlare di sesso e inibizioni, e fare in modo che le donne ne parlino più degli uomini. Nella finta postfazione a Solo storie di sesso, il personaggio della studiosa Gioia Di Donato descrive l’eccitazione (erotica e intellettuale) provata mentre il marito, a cena fuori, le spiega che secondo lui bisognerebbe «smetterla di ossessionarci con la reciprocità», e che la vera rivoluzione sarebbe se, invece di dire «la coppia-deve-superare-i limiti-borghesi-della-fedeltà... noi dicessimo che è solo la donna che deve superare il dovere della fedeltà». 

 

Nel senso che l’equilibrio non può creare rottura, mentre un nuovo squilibrio — l’infedeltà della sola donna — sì. Ripensando all’enunciazione di questa teoria, combinata a un’efficace sessione di petting sotto il tavolo del ristorante, Di Donato dice: «Anche se stavo per venire era un momento che aveva dignità politico-filosofica in sé».

 

eve babitz (2)

Ecco, il fulmine scagliato sessant’anni fa atterrerà da queste parti: le storie di sesso hanno una dignità politico-filosofica enorme, tanto che è impossibile non accorgersi di come molte tra le migliori riflessioni di oggi, almeno nella fiction, partano dal ribaltamento degli schemi sessuali, compresi quelli relativi alla propria libertà ed emancipazione. Perché a letto non si appartiene a nessuna categoria; non si rappresenta davvero né un genere né una classe: solo se stessi. 

 

eve babitz eve's hollywood (1)

Il sesso è l’unica sfera della vita in cui contribuiamo a qualcosa di universale rivendicando come tutti un desiderio individualista. In Ema, il bel film di Pablo Larraín uscito nel 2019, la protagonista omonima riesce a costruire una famiglia allargata e felice seducendo separatamente entrambi i componenti della coppia che ha adottato, dopo varie vicissitudini, il figlio che lei aveva abbandonato. Una storia lunga e travagliata. Ma alla fine la pace interiore, che sembrava irraggiungibile, passa dal corpo; la ritrovata serenità, dalla passione; l’equilibrio, dallo squilibrio.

 

Lillian Fishman, citando la scrittrice Eve Babitz, chiama le esperienze come queste di Ema, Gioia Di Donato e la sua Eve «capolavori che ottieni col sesso». Aggiungendo che «le nostre storie d’amore» sono «l’unica occasione che avremo di vedere il paradiso». Ha senso. Il paradiso non è forse un luogo in cui si è incolpevoli, disinteressati al possesso, finalmente pieni di risposte? Peraltro, ci si arriva da nudi.

babitz duchamp partita a scacchi

Ultimi Dagoreport

dagospia 25 anni

DAGOSPIA, 25 ANNI A FIL DI RETE - “UNA MATTINA DEL 22 MAGGIO 2000, ALL’ALBA DEL NUOVO SECOLO, SI È AFFACCIATO SUI COMPUTER QUESTO SITO SANTO E DANNATO - FINALMENTE LIBERO DA PADRONI E PADRINI, TRA MASSACRO E PROFANO, SENZA OGNI CONFORMISMO, HAI POTUTO RAGGIUNGERE IL NIRVANA DIGITALE CON LA TITOLAZIONE, BEFFARDA, IRRIDENTE A VOLTE SFACCIATA AL LIMITE DELLA TRASH. ADDIO AL “POLITICHESE”, ALLA RETORICA DEL PALAZZO VOLUTAMENTE INCOMPRENSIBILE MA ANCORA DI MODA NEGLI EX GIORNALONI - “ET VOILÀ”, OSSERVAVA IL VENERATO MAESTRO, EDMONDO BERSELLI: “IL SITO SI TRASFORMA IN UN NETWORK DOVE NEL GIOCO DURO FINISCONO MANAGER, BANCHIERI, DIRETTORI DI GIORNALI. SBOCCIANO I POTERI MARCI. D’INCANTO TUTTI I PROTAGONISTI DELLA NOSTRA SOCIETÀ CONTEMPORANEA ESISTONO IN QUANTO FIGURINE DI DAGOSPIA. UN GIOCO DI PRESTIGIO…”

nando pagnoncelli elly schlein giorgia meloni

DAGOREPORT - SE GIORGIA MELONI  HA UN GRADIMENTO COSÌ STABILE, DOPO TRE ANNI DI GOVERNO, NONOSTANTE L'INFLAZIONE E LE MOLTE PROMESSE NON MANTENUTE, È TUTTO MERITO DELLO SCARSISSIMO APPEAL DI ELLY SCHLEIN - IL SONDAGGIONE DI PAGNONCELLI CERTIFICA: MENTRE FRATELLI D'ITALIA TIENE, IL PD, PRINCIPALE PARTITO DI OPPOSIZIONE, CALA AL 21,3% - CON I SUOI BALLI SUL CARRO DEL GAYPRIDE E GLI SCIOPERI A TRAINO DELLA CGIL PER LA PALESTINA, LA MIRACOLATA CON TRE PASSAPORTI E UNA FIDANZATA FA SCAPPARE L'ELETTORATO MODERATO (IL 28,4% DI ITALIANI CHE VOTA FRATELLI D'ITALIA NON È FATTO SOLO DI NOSTALGICI DELLA FIAMMA COME LA RUSSA) - IN UN MONDO DOMINATO DALLA COMUNICAZIONE, "IO SO' GIORGIA", CHE CITA IL MERCANTE IN FIERA E INDOSSA MAGLIONI SIMPATICI PER NATALE, SEMBRA UNA "DER POPOLO", MENTRE ELLY RISULTA INDIGESTA COME UNA PEPERONATA - A PROPOSITO DI POPOLO: IL 41,8% DI CITTADINI CHE NON VA A VOTARE, COME SI COMPORTEREBBE CON UN LEADER DIVERSO ALL'OPPOSIZIONE?

giorgia meloni ignazio la russa

DAGOREPORT - LA RISSA CONTINUA DI LA RUSSA - L’ORGOGLIOSA  CELEBRAZIONE DELL’ANNIVERSARIO DELLA FONDAZIONE DEL MOVIMENTO SOCIALE, NUME TUTELARE DEI DELLE RADICI POST-FASCISTE DEI FRATELLINI D'ITALIA, DI SICURO NON AVRÀ FATTO UN GRANCHÉ PIACERE A SUA ALTEZZA, LA REGINA GIORGIA, CHE SI SBATTE COME UN MOULINEX IN EUROPA PER ENTRARE UN SANTO GIORNO NELLE GRAZIE DEMOCRISTIANE DI MERZ E URSULA VON DER LEYEN - DA MESI 'GNAZIO INTIGNA A FAR DISPETTI ALLE SORELLE MELONI CHE NON VOGLIONO METTERSI IN TESTA CHE A MILANO NON COMANDANO I FRATELLI D'ITALIA BENSI' I FRATELLI ROMANO E IGNAZIO LA RUSSA – DALLA SCALATA A MEDIOBANCA ALLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA, DAL CASO GAROFANI-QUIRINALE ALLO SVUOTA-CARCERI NATALIZIO, FINO A PROPORSI COME INTERMEDIARIO TRA I GIORNALISTI DI ‘’REPUBBLICA’’ E ‘’STAMPA’’ E IL MAGNATE GRECO IN NOME DELLA LIBERTÀ D’INFORMAZIONE – L’ULTIMO DISPETTUCCIO DI ‘GNAZIO-STRAZIO ALLA LADY MACBETH DEL COLLE OPPIO… - VIDEO

brunello cucinelli giorgia meloni giuseppe tornatore

A PROPOSITO DI…. TORNATORE – CRISI DEL CINEMA? MA QUALE CRISI! E DA REGISTA TAUMATURGO, NOBILITATO DA UN PREMIO OSCAR, CIAK!, È PASSATO A PETTINARE IL CASHMERE DELLE PECORE DEL SARTO-CESAREO CUCINELLI - MICA UN CAROSELLO DA QUATTRO SOLDI IL SUO “BRUNELLO IL VISIONARIO GARBATO”. NO, MEGA PRODUZIONE CON UN BUDGET DI 10 MILIONI, DISTRIBUITO NELLE SALE DA RAI CINEMA, ALLIETATO DAL MINISTERO DELLA CULTURA CON TAX CREDIT DI 4 MILIONCINI (ALLA FINE PAGA SEMPRE PURE PANTALONE) E DA UN PARTY A CINECITTA' BENEDETTO DALLA PRESENZA DI GIORGIA MELONI E MARIO DRAGHI - ET VOILÀ, ECCO A VOI SUI GRANDI SCHERMI IL “QUO VADIS” DELLA PUBBLICITÀ (OCCULTA) SPACCIATO PER FILM D’AUTORE - DAL CINEPANETTONE AL CINESPOTTONE, NASCE UN NUOVO GENERE, E LA CRISI DELLA SETTIMA ARTE NON C’È PIÙ. PER PEPPUCCIO TORNATORE, VECCHIO O NUOVO, È SEMPRE CINEMA PARADISO…

theodore kyriakou la repubblica mario orfeo gedi

FLASH! – PROCEDE A PASSO SPEDITO L’OPERA DEI DUE EMISSARI DEL GRUPPO ANTENNA SPEDITI IN ITALIA A SPULCIARE I BILANCI DEI GIORNALI E RADIO DEL GRUPPO GEDI (IL CLOSING È PREVISTO PER FINE GENNAIO 2026) - INTANTO, CON UN PO’ DI RITARDO, IL MAGNATE GRECO KYRIAKOU HA COMMISSIONATO A UN ISTITUTO DEMOSCOPICO DI CONDURRE UN’INDAGINE SUL BUSINESS DELLA PUBBLICITÀ TRICOLORE E SULLO SPAZIO POLITICO LASCIATO ANCORA PRIVO DI COPERTURA DAI MEDIA ITALIANI – SONO ALTE LE PREVISIONI CHE DANNO, COME SEGNO DI CONTINUITÀ EDITORIALE, MARIO ORFEO SALDO SUL POSTO DI COMANDO DI ‘’REPUBBLICA’’. DEL RESTO, ALTRA VIA NON C’È PER CONTENERE IL MONTANTE ‘’NERVOSISMO’’ DEI GIORNALISTI…