torino dei giusti la abuela don bosco

LA TORINO DEI GIUSTI - IERI HO VISTO UN BELLISSIMO HORROR SPAGNOLO, “LA ABUELA” DI PACO PLAZA. BENISSIMO SCRITTO, DIRETTO E INTERPRETATO, HA DALLA SUA LA PRESENZA STREPITOSA DELLA VECCHIA MODELLA VERA VALDEZ, CHE NON SI ESIME DEL MOSTRARSI VECCHISSIMA E NUDA. FAVOLOSA - IL SECONDO FILM CHE HO VISTO, E, VI GIURO È UNA TOTALE RISCOPERTA DA FARE VEDERE SUBITO A PAPA FRANCESCO, È IL “DON BOSCO” RESTAURATO DIRETTO NEL 1935 DA GOFFREDO ALESSANDRINI CON GIAMPAOLO ROSMINO - VIDEO

 

Marco Giusti per Dagospia

 

torino film festival 2021

Notizie dal Torino Film Festival, arrivato ormai alla sua 39sima edizione, che io seguivo fin dai suoi inizi, quando ancora, nel 1982, si chiamava Festival Internazionale Cinema Giovani e i direttori erano Gianni Rondolino e il regista Ansano Giannarelli e la forza del festival era quella di riuscire a riunire le forze critiche e organizzative migliori della città, Alberto Barbera, Steve Della Casa, Roberto Turigliatto, Sergio Toffetti, allora tutti amici e neanche trentenni. 

 

Ma anche di attrarre forze critiche esterne, come Marco Muller, che per Torino produsse la più grande rassegna di film cinesi mai vista allora in Occidente, chiamata “Ombre elettriche”. Inutile dire che da quell’esperienza sono nati i migliori direttori di festival che abbiamo avuto in Italia, come appunto Barbera e Muller, mentre Della Casa, Turigliatto e Giulia D’Agnolo sono stati direttori importanti del Festival di Torino. 

stefano francia

 

Da due anni è direttore Stefano Francia, già attivissimo ai tempi di Barbera, che cerca di continuare, pandemia permettendo la tradizione torinese. Confesso che, dopo tanti anni, la grande multisala del Massimo, che un tempo mi sembrava così nuova, andrebbe rimessa a posto, e vedere assieme Sala Cabiria, Sala Soldati e Sala Rondolino fa un certo effetto. 

 

la abuela 3

Ieri ho visto due film al Massimo. Un bellissimo horror spagnolo per la sezione Le stanze di Rol, “La abuela” di Paco Plaza, regista del celebre “Rec”, sceneggiato da Carlos Vermut, autore di “Magical Girl”, costruito proprio con due attori, e un vecchio appartamento a Madrid. 

 

I due attori, anzi le due attrici sono la bellissima giovane Amudena Amor, qui al suo primo lungometraggio nel ruolo della nipote e aspirante modella Susana, e la clamorosa Vera Valdez, 84 anni, celebre modella brasiliana scoperta da Elsa Schiaparelli e poi musa di Coco Chanel, come la nonna Pilar. Le due donne sono vissute sempre insieme, sono anche nate nello stesso giorno. 

 

la abuela 1

Quando Pilar, che vive da sola a Madrid, cade da sola in casa e si fa male, viene chiamata in aiuta la nipote Susana, che cerca di far successo a Parigi nel mondo della moda. Visto che la nonna non riesce più né a parlare, né a esprimersi, Susana deve occuparsi di lei. Pensa anche di poterla affidare a una badante e tornare alla sua vita. Non sarà facile, visto che tornando a casa, la nonna si rivela una presenza non così tranquilla. 

la abuela 6

 

E la situazione si trasformerà, poco a poco, in un incubo. Benissimo scritto, diretto e interpretato, è il tipico esempio di piccolo horror intelligente che gli spagnoli sanno fare benissimo. Ma ha dalla sua la presenza strepitosa della vecchia modella Vera Valdez, che con pochissimo riesce a affascinarci e a farci terrore e non si esime del mostrarsi vecchissima e nuda. Favolosa.

 

don bosco goffredo alessandrini 5

Il secondo film che ho visto, e, vi giuro è una totale riscoperta da fare vedere subito a Papa Francesco, è il “Don Bosco” restaurato diretto nel 1935 da Goffredo Alessandrini con Giampaolo Rosmino, ma soprattutto prodotto da Riccardo Gualino, genio dell’imprenditoria di questo paese e personaggio fondamentale per la creazione di tutta la nostra industria cinematografica, visto che dalla sua società, la Lux Film, nasceranno come produttori esecutivi e poi produttori in proprio sia Carlo Ponti che Dino De Laurentiis che, nel bene e nel male, faranno il nostro cinema del dopoguerra. 

 

don bosco goffredo alessandrini 4

Finito al confino per ordine di Benito Mussolini, depredato di ogni bene, soprattutto della sua incredibile collezione d’arte, nel 1932 il piemontese Gualino viene liberato, torna e fonda la Lux, con tutto quello che in termine di massoneria significava il titolo, società di distribuzione francese che lanciava in Europa i film americani della RKO. 

 

Due anni dopo decide di produrre il suo primo film italiano targato Lux, appunto “Don Bosco”, un biopic, si direbbe oggi, sulla vita di Giovanni Bosco, “robusto figlio del Monferrato” che si inventò gli oratori salesiani per il recupero e la formazione professionali dei ragazzi più poveri finiti in riformatorio o con forti problemi di relazione sociale. Nel Piemonte sabaudo del pieno ’800, Don Bosco lotta per offrire a tutti un lavoro più che solo una fede e porta il suo laboratorio in tutto il mondo, come vediamo anche nel film. 

 

don bosco goffredo alessandrini 3

Gualino impone al regista Alessandrini la scelta di non attori piemontesi, che parlino anche in dialetto, scelti nelle vere zone che erano state teatro della vita di Don Bosco. Cerca anche di non farne proprio un documentario, ha l’idea di spettacolarizzare un po’ la storia, ma si scontra un po’ coi salesiani che vedono il prete come un santo quasi intoccabile. 

 

don bosco goffredo alessandrini

Del resto è stato fatto beato da Papa Pio XI proprio nel 1933, momento che si vede anche nel film. Ovviamente il Duce non può dire niente rispetto alla doppia morsa che stringe Gualino, la massoneria da una parte, Salesiani e Pontefice da un’altra. Inoltre è ovvio che Gualino, grande manager e imprenditore piemontese, veda Don Bosco quasi come un altro se stesso che inizia proprio dal lavoro e dal sogno la sua esistenza professionale. 

don bosco goffredo alessandrini 6

 

Così il film inizia il suo viaggio capillare in tutte le parrocchie per una distribuzione profonda non solo in territorio nazionale, ma in tutto il mondo. E oggi ci appare decisamente moderno, quasi pre-neorealista, del resto è scritto da Sergio Amidei e Aldo vergano, assolutamente non agiografico.  

don bosco goffredo alessandrini 1la abuela 7la abuela 8don bosco goffredo alessandrini 8la abuela 4la abuela 2don bosco goffredo alessandrini 2la abuela 5

Ultimi Dagoreport

francesco lollobrigida vino

DAGOREPORT - UNO DEI MISTERI PIÙ INDECIFRABILI DELLE CRONACHE POLITICHE DEGLI ULTIMI GIORNI HA UN NOME, UN COGNOME E UN "RAFFORZINO" IN TESTA: FRANCESCO LOLLOBRIGIDA. L’EX COGNATO D’ITALIA, È TORNATO IN PISTA AL TAVOLO DELLE NOMINE, E MOLTI OSSERVATORI POLITICI SONO RIMASTI SGOMENTI. È PROPRIO “LOLLO”, CHE ERA STATO RELEGATO A MACCHIETTA DI SE STESSO DALLE SORELLE MELONI? QUELLO DELLA “SOSTITUZIONE ETNICA”, DI “GESÙ CHE MOLTIPLICA IL VINO” E CHE FA FERMARE IL FRECCIAROSSA A CIAMPINO? GAFFE A PARTE, LO “STALLONE DI SUBIACO” HA UNA COSA CHE ARIANNA, DONZELLI E RAMPELLI SI SOGNANO: I VOTI – I RAPPORTI CON LA COLDIRETTI E GLI ANNI DI “GAVETTA” TRA VIA DELLA SCROFA E MONTECITORIO

steve bannon giuseppe conte matteo salvini davide casaleggio, gennaro vecchione jeffrey epstein - pietro dettori

DAGOREPORT - FANNO BENISSIMO QUEI SINISTRELLI DI BONELLI E FRATOIANNI A CHIEDERE CONTO A SALVINI DEI SUOI RAPPORTI CON STEVE BANNON. MA PERCHÉ NON FANNO LA STESSA DOMANDA AL LORO ALLEATO, GIUSEPPE CONTE? NEL 2018, IN PIENA EUFORIA GIALLO-VERDE, BANNON CALÒ SU ROMA PER INCONTRARE DAVIDE CASALEGGIO, A CUI SEMBRA ABBIA PROVATO A VENDERE UN SOFTWARE DI PROFILAZIONE – ERANO GLI ANNI FOLLI IN CUI TRUMP CHIAMAVA CONTE “GIUSEPPI”, E A ROMA ARRIVAVA IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA AMERICANO, PER INCONTRARE IL CAPO DEI SERVIZI, GENNARO VECCHIONE – I LEGAMI CON LA LINK UNIVERSITY, IL RUOLO DI PIETRO DETTORI, EX GURU DELLA COMUNICAZIONE GRILLINA ORA RICICLATOSI MELONIANO - TUTTI I MISTERI E LE INQUIETANTI COINCIDENZE CHE NEL 2018 PORTARONO IL SOVRANISMO DELLA LEGA E IL POPULISMO M5S A PALAZZO CHIGI, GOVERNO CONTE-SALVINI...

andrea pucci bocelli giorgia meloni carlo conti sanremo laura pausini

DAGOREPORT – BENVENUTI AL FESTIVAL DI ATREJU! “CI SIAMO PRESI FINALMENTE SANREMO”, GHIGNANO SODDISFATTI I CAPOCCIONI MELONIANI IN RAI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI OCCUPAZIONE FAMELICA DI POSTI DI POTERE, MANCAVA SOLO ESPUGNARE DEL TUTTO QUEL BARACCONE CANTERINO DIVENTATO UN DISTURBO MENTALE DI MASSA – IL CASO PUCCI? L’ENNESIMA ARMA DI DISTRAZIONE DI MASSA: IL COMICO “MARTIRE” SERVE PER COPRIRE LE DERILANTI DISAVVENTURE DEL FRATELLINO D’ITALIA, PATACCA PETRECCA - FINITO L’EFFETTO AMADEUS, CONTI SI RITROVA A SCODELLARE SUL PALCO DELL’ARISTON UN CAST DEBOLE, PIENO ZEPPO DI RELITTI E DI SCONOSCIUTI. BASTERÀ A RISOLLEVARE LO SHARE, MESSO A RISCHIO DA GERRY SCOTTI E DALLE PARTITE DI CHAMPIONS? – AI POVERI TELE-MORENTI SARÀ RIFILATO (DI NUOVO) ANCHE IL “VINCERÒ” DI BOCELLI…

john elkann theodore kyriakou repubblica

DAGOREPORT - COME MAI LA TRATTATIVA TRA JOHN ELKANN E IL MAGNATE GRECO THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI, SI È ARENATA? IL MOTIVO DELL’IMPASSE, CHE HA SPINTO I GIORNALISTI DI “REPUBBLICA” A DUE GIORNI DI SCIOPERO, GIRA PROSAICAMENTE INTORNO AL VALORE DELL'OPERAZIONE, STIMATA INTORNO A 140 MILIONI DI EURO - DOPO OLTRE 6 MESI IN CUI UN PLOTONE DI AVVOCATI E CONTABILI HA ROVESCIATO COME UN CALZINO CONTI, CONTRATTI E PENDENZE LEGALI DEL GRUPPO, IL GRECO ANTENNATO AVREBBE FATTO UN'OFFERTA DI 90 MILIONI - UNA “MISERIA” CHE SAREBBE STATA RIFIUTATA DA ELKANN CHE HA AVREBBE STIMATO SOLO IL POLO RADIOFONICO TRA GLI 86 E I 100 MILIONI, CON RADIO DEEJAY DA SOLA VALUTATA OLTRE I 40 MILIONI - RIUSCIRANNO ELKANN E KYRIAKOU A NEGOZIARE UN ACCORDO? AH, SAPERLO…

binaghi mezzaroma giampaolo rossi pier silvio berlusconi meloni alcaraz tennis sinner

DAGOREPORT - RAI ALLA DERIVA! DOPO L'OLIMPICA PATACCA-PETRECCA, ARRIVA UN’ALTRA MAZZATA PER TELE-MELONI: GIAMPAOLO ROSSI E CAMERATI RIESCONO NELL’IMPRESA DI PERDERE LE FUTURE PALLETTATE TRA SINNER E ALCARAZ: I DIRITTI IN CHIARO PER LE ATP FINALS DAL 2026, INFATTI, LI HA ACQUISTATI MEDIASET - DOPO LA MOSSA DI ATP MEDIA (IN CUI LA FITP HA UNA MINIMA PARTECIPAZIONE) DI CEDERE AL BISCIONE DI PIER SILVIO LA PARTE IN CHIARO DELL’EVENTO, BINAGHI SI PREPARA A TOGLIERE DI MEZZO LE MANINE DI “SPORT E SALUTE”, E QUINDI IL GOVERNO MELONI, DALLA GESTIONE DEL TORNEO CHE VALE OLTRE MEZZO MILIARDO DI EURO? L'ESECUTIVO AVEVA POSTO AL PRESIDENTE DELLA FITP COME CONDIZIONE PER OTTENERE I 100 MILIONI DI CONTRIBUTI PUBBLICI DI CONDIVIDERE CON “SPORT E SALUTE” LA GESTIONE DELLE ATP FINALS - LA SEDE DI TORINO CONFERMATA SOLO FINO AL 2026. POI... - VIDEO

giorgia meloni monica maggioni giampaolo rossi sigfrido ranucci bruno vespa report

DAGOREPORT - PER LEVARSELO DAI PIEDI QUEL ROMPICOJONI DI SIGFRIDO RANUCCI, L’ARMATA BRANCA-MELONI DEVE PORTARE UN PO’ DI PAZIENZA - E’ VERO CHE PORTANDO SUL GROPPONE 64 PRIMAVERE, IL CONDUTTORE DI “REPORT” PER RAGGIUNGERE L'ETÀ PENSIONABILE, FISSATA A 67 ANNI E 1 MESE PER I DIPENDENTI RAI, HA ANCORA DAVANTI TRE ANNI DI "REPORT" PER SCODELLARE INCHIESTE INVESTIGATIVE SULLE MAGAGNE INFINITE DEL POTERE, DA UNA PARTE - DALL’ALTRA, RANUCCI HA ACCUMULATO UNA TALE QUANTITÀ DI GIORNI DI FERIE NON GODUTE CHE TELE-MELONI NON PERDERÀ LA GOLOSA OCCASIONE DI INVITARLO AL PENSIONAMENTO NELLA PRIMAVERA DEL 2027, PROPRIO ALLA VIGILIA DELL’ELEZIONI POLITICHE – DI SICURO, TELE-MELONI NON OFFRIRA' UN PROVVIDENZIALE CONTRATTO DI COLLABORAZIONE ESTERNA CHE TRASFORMA IL GIORNALISTA MAGICAMENTE IN UN “ARTISTA”, COM'È SUCCESSO ALL’81ENNE BRUNO VESPA E A MONICA MAGGIONI...