fronte lucarelli mentana

VACCINI AI GIORNALISTI? SCOPPIA IL PANDEMONIO - SELVAGGIA DA’ FUOCO ALLE POLVERI: “NON CHIEDO IL VACCINO, PERÒ MI DISPIACE CHE I GIORNALISTI SIANO NELLA LISTA DELLE CATEGORIE NON UTILI. IN QUESTO ANNO DI PAURA, SIAMO STATI NON UTILI. NECESSARI”- IL BOTTA E RISPOSTA CON LA GIORNALISTA DI FOCUS MARGHERITA FRONTE - L'ATTACCO DI "LIBERO" E LA REPLICA DELLA LUCARELLI: "E IO CHE VOLEVO SOLO DARE DIGNITA' A UN MESTIERE" - MENTANA: “MI VERGOGNO MENTRE LEGGO CHE...”

 

 

Dal profilo Facebook di Enrico Mentana

enrico mentana

Mi vergogno mentre leggo che c'è chi ha chiesto di inserire i giornalisti tra le categorie con precedenza vaccinale. Ancora gran parte degli anziani deve ricevere la prima dose, il presidente della Repubblica ha atteso il suo turno settanta giorni, e noi dovremmo accodarci alla congrega dei salta file che raccontiamo e denunciamo ogni giorno? Un po' di coerenza, un po' di dignità. O altrimenti chiediamo scusa a Schettino

SELVAGGIA LUCARELLI

 

 

GIORNALISTI CHE ODIANO ALTRI GIORNALISTI

Selvaggia Lucarelli per tpi.it

 

Da qualche giorno mi capitava di leggere tweet di colleghi giornalisti della serie “i vaccini ai giornalisti sono una sciocchezza”, “la priorità alle categorie più utili”, “la priorità a categorie più esposte” e così via. Alcune pronunciate da commentatori qualunque (spesso corredate dai soliti insulti all’amatissima categoria), altre proprio da giornalisti, perfino direttori.

 

Mi è dispiaciuto leggere speciali classifiche dei presunti lavori più utili o dei lavori in cui si è presumibilmente più esposti, in cui va per la maggiore il solito tormentone populista “e allora gli operai?”, “allora i rider?”, “allora le commesse?”.

 

salvatore merlo

Il discorso, tra l’altro, è scivoloso. Esistono commesse di boutique in cui entra un cliente al giorno e giornalisti che lavorano in smartworking o in redazioni con 4 gatti. Esistono cassiere di supermercati con migliaia di clienti al giorno e giornalisti che lavorano sul campo, che devono viaggiare, che vanno in ospedali, partecipano a conferenze stampa, che lavorano a stretto contatto con altre persone e così via.

 

 

Non era certo mia intenzione fare classifiche di utilità ed esposizione al virus, anche perché, appunto, è una faccenda complessa, piena di variabili. Soprattutto, non era mia intenzione sostenere in alcun modo che i giornalisti debbano avere corsie preferenziali o che debbano scavalcare malati o persone fragili.

 

I miei genitori devono ancora essere vaccinati, figuriamoci se me ne frega qualcosa di sgomitare per un vaccino. Semplicemente, vista la scarsa reputazione di cui godono la categoria e in generale tutti i mestieri che hanno a che fare con la parola, volevo ricordare che il giornalista potrà essere pure l’ultimo della fila a vaccinarsi, ma fa un lavoro necessario.

 

 

claudio cerasa foto di bacco

Sì, necessario. Anche e soprattutto in pandemia, quando è complesso documentare, spostarsi, trovare interlocutori, quando è necessario vigilare e raccontare perché i cittadini sappiano cosa sta succedendo.

 

 

I giornalisti hanno raccontato i focolai, le inefficienze, hanno denunciato reati, violazioni e trascuratezze, sono andati negli ospedali e nelle zone rosse, hanno raccontato cosa succedeva nel resto del mondo, hanno fatto domande a scienziati e politici, hanno riportato le storie di chi moriva.

MARGHERITA FRONTE FOCUS

 

Hanno protetto e difeso anche quelle categorie che oggi si vaccinano giustamente per prime, gli anziani, i medici, gli infermieri, chi lavora nel pubblico. Hanno raccontato l’assenza di protezioni per questi lavoratori, i focolai in cui si sono trovati, le ingiustizie subite. Molte indagini sono nate dal lavoro dei giornalisti.

 

Ci sono giornalisti che si sono ammalati, che hanno fatto ammalare le loro famiglie, che hanno lavorato giorno e notte. Eppure, quando si citano le categorie che hanno dato l’anima in quest’ultimo anno, quella dei giornalisti non è mai citata.

 

I giornalisti sono degli stronzi, dei propagatori di fake news, dei servi, dei venduti, giornalai, pennivendoli. In più, si odiano tra di loro. Mi andava di ricordare l’utilità e l’importanza di questo lavoro, tutto qui (se fatto bene, certo, perché mica mi sfugge in quanti lo facciano male).

 

Ho sbagliato. Dovevo ricordarmi cosa si rischia a parlar bene dei giornalisti. Si rischiano due cose: l’odio ormai insanabile degli odiatori dei giornalisti. E l’odio – facciamo il fastidio, quando va bene – dei giornalisti nei confronti dei giornalisti.

 

selvaggia lucarelli vs alessandra mussolini a ballando con le stelle

Dunque scrivo che non voglio il vaccino ma che i giornalisti sono necessari e apriti cielo. Tra i commenti di dissenso, molti dei quali di colleghi, arriva quello di una giornalista che “prima le badanti ecc.. il vaccino non è una medaglia”.

 

La giornalista è una collaboratrice di Focus (pochi articoli pubblicati in anni di collaborazione), dichiara di aver collaborato col Corriere e non c’è ragione di dubitare ma sul web non c’è traccia del suo lavoro per il Corriere. Dunque, più o meno nessuno ha letto i suoi articoli, né conosce la bravura. Dunque, non è esattamente una giornalista sul campo.

 

Però lei decide che “noi giornalisti abbiamo questa tendenza stucchevole a sopravvalutare il nostro lavoro”. Che, detto da una scrivania, magari in smart working, in qualità di saltuaria collaboratrice, è, sì, un po’ stucchevole. Ma naturalmente,nonostante nessuno o quasi di chi commenta abbia mai letto quello che scrive, l’occasione per trasformare la vicenda in Focus/scienziata vs Ballando/sgallettata è troppo ghiotta.

 

salvatore merlo

Improvvisamente si scopre che I GIORNALISTI VERI sono i collaboratori di Focus e sulla fiducia, senza manco aver mai letto nulla di quello che hanno scritto (lo saranno pure, eh, per carità, ma non si capisce perché loro più di chi scrive su La Stampa, per dire). Addirittura vengono promossi a “scienziati”.

 

Gli altri, quelli che scrivono come me su due testate giornalistiche, che lavorano per una radio nazionale e così via, sono giornalisti finti. O comunque, un po’ meno giornalisti. Adesso sappiamo che è così. E quindi io divento quella sprezzante, non lei, quella che dalla sua sedia ci insegna che noi altri ci sopravvalutiamo, sottolineando inoltre che non dobbiamo avere la priorità per il vaccino, come se tra l’altro io l’avessi chiesta.

 

Ma a quel punto, addio. La sgallettata esige il vaccino e tratta male “la scienziata” umile che invece cede il suo posto e ricorda che il giornalismo non deve prendersi troppo sul serio! Ma tu guarda. Io invece il mio lavoro lo prendo molto sul serio. Forse ho questa colpa. E lo ritengo molto serio anche perché c’è chi ci muore, per fare questo lavoro. É stucchevole, immagino, tenerlo bene a mente. É sopravvalutarne l’importanza, chiaro.

SELVAGGIA LUCARELLI BALLANDO

 

E quindi i detrattori dei giornalisti si buttano a pesce, perché che goduria poter insultare, deridere, beffeggiare la giornalista seguita da un milione e mezzo di follower che si prende così sul serio mentre c’è la scienziata che boh, “non ho mai letto nulla di suo ma lei sì che è una giornalista, lo so e basta”.

 

A quel punto arrivano altri giornalisti, i colleghi, che ci mettono il carico. Come perdere l’occasione di dare ragione a chi “ci sopravvalutiamo” (quelli che poi solidarizzano con chi prende 7 euro a pezzo, che voglio, dire, quello vale a ‘sto punto, che non si sopravvaluti). E quindi – da parte di colleghi – insulti, beffeggio, “spocchia”, “mitomane”, superiorità morale esibita (“Date il mio vaccino a chi ha più bisogno!” e anche le brioche, immagino).

 

Bastava leggere la timeline su Twitter, era un corto circuito stupendo: odiatori di giornalisti e giornalisti finalmente compatti nel dire che i giornalisti non servono a una cazzo. Anzi no, che si sopravvalutano.

IL TITOLO DI REPUBBLICA SU ASTRAZENECA

 

In tutto questo, mi è capitato di vedere il like nel tweet “noi giornalisti, com’è stucchevole sopravvalutarsi” di un pezzo grosso di Repubblica, quella Repubblica che oggi titolava “Astazeneca, paura in Europa”. Ecco, se magari si prendesse un po’ più sul serio il proprio lavoro (e le conseguenze di un titolo del genere), non capiterebbe di fare titoli così.

 

GIOVANNA BOTTERI

Ho visto Il Foglio, a firma del vicedirettore Salvatore Merlo, confezionare un “articoletto” immondo, sessista e denigratorio, con una mia foto scollata, riferimenti a Ballando con le stelle e il mio pensiero completamente manipolato (“la paragiornalista chiede per sé il vaccino”), roba da Libero. E infatti gli è andato prontamente dietro Libero, che “La Lucarelli vuole essere inoculata”. La finezza.

 

Se solo l’1% di questo livore gratuito e rozzo, con tentativi di delegittimazione di colleghi, fosse caduto sulla testa di una, non so, Sardoni o Botteri o chiunque vi pare, oggi ci sarebbero state le barricate. Immaginate la Aprile definita da un vicedirettore “la gossippara di Oggi” con sue foto scollacciate o cazzate simili.

 

SELVAGGIA LUCARELLI VOTO ZERO AD ANTONIO RAZZI A BALLANDO CON LE STELLE

Interverrebbe l’Ordine mondiale dei giornalisti. Ho visto così tanta merda buttata sui giornalisti (ben oltre me, proprio sulla categoria) e dai giornalisti sui giornalisti, ieri, che in effetti, a ben pensarci, avete ragione voi. Ha ragione la scienziata di cui avete libri e ritagli di articolo sul comodino: vi sopravvalutate.

 

PS – Per chi non comprendesse il perché un giorno a Il Foglio si sveglino e facciano quell’attacco contro una donna, svilendone la professione, è perché ultimamente sul Fatto ho commentato divertita alcuni loro titoli su “Renzi e il suo capolavoro”. Non potendo rispondere sul merito, perché poi mi avrebbero dato il ruolo di “interlocutore”, hanno aspettato l’occasione propizia per Ballando con le stelle contro la scienza.

 

LIBERO - LA LUCARELLI VUOLE FARSI INOCULARE

Ovviamente a loro della tizia non fregava un bel niente così come dell’argomento, ma entrambi servivano solo a delegittimare il nemico (Il Fatto). Una tecnica ben nota nel panorama maschilista delle redazioni. Mai entrare nel merito, mai considerarla collega e alla pari: una bella foto con le tette in vista e identificarla nel suo ruolo “più frivolo”, ignorando il resto. Insomma, Libero. O il Foglio, fate voi.

 

 

LA POLEMICA LUCARELLI-FRONTE

 

enrico mentana

Francesca Galici per ilgiornale.it

 

Il mondo dei social, soprattutto quello di Twitter, è stato ieri investito da un'accesissima polemica che ha visto protagonista Selvaggia Lucarelli, giornalista del Fatto Quotidiano, e Margherita Fronte, firma di Focus.

 

 

 

Tutto nasce dalla campagna a sostegno dell'ingresso dei giornalisti tra le categorie prioritarie per la ricezione del vaccino, in virtù del loro lavoro di informazione che, si presume, si svolga sul campo. Selvaggia Lucarelli si è detta fermamente favorevole a questa proposta, al contrario di molti altri giornalisti che, invece, ritengono di non avere motivi per godere di una priorità a discapito di altri lavoratori più esposti. Tra questi giornalisti si è schierata anche Margherita Fronte.

 

"Non chiedo il vaccino, però questa cosa che i giornalisti siano nella lista delle categorie non utili a detta degli stessi giornalisti mi dispiace. In questo anno di paura, siamo stati noi a raccontare alla gente cosa succedeva, a denunciare, siamo stati non utili. Necessari", ha scritto Selvaggia Lucarelli.

 

claudio cerasa foto di bacco

La firma de Il Fatto Quotidiano ha calcato la mano parlando di "categorie non utili", ma in molti, soprattutto colleghi, le hanno fatto notare che si tratta, piuttosto, di categorie prioritarie e non prioritarie. Tra questi anche Luca Sofri, direttore de Il Post. Tra chi ha voluto mettere l'accento su questo punto anche Margherita Fronte, che su Focus si occupa di informazione scientifica e che nell'ultimo anno ha trattato con frequenza argomenti inerenti il coronavirus.

 

"È una richiesta inappropriata, tranne che per chi fa cronaca dai reparti di intensiva. Le badanti dovrebbero venire prima di noi. Anche chi guida i mezzi pubblici, i cassieri, i tassisti e tanti altri. Il vaccino non è la medaglietta per il lavoro svolto. Serve ad altro", ha scritto la Fronte, elencando una serie di lavoratori che, per tipologia di attività, hanno più possibilità di entrare a contatto con il virus.

 

luca sofri

Escludendo, infatti, i giornalisti che operano in prima linea nei reparti ospedalieri e in tutti quei luoghi in cui esiste un'elevata possibilità di contagio, gli altri non hanno più possibilità di entrare in contatto con il coronavirus rispetto ad altre categorie di lavoratori. L'obiezione della Fronte, però, non è piaciuta a Selvaggia Lucarelli e da qui è nato un lungo botta e risposta tra le due, che ha visto la giornalista di Focus uscire vincente dal confronto, non fosse altro per il numero di like ricevuti dalle sue risposte rispetto a quelle della giornalista de Il Fatto Quotidiano.

 

"Se lei, giornalista, ha capito 'medaglietta' anziché 'lavoro necessario' hanno ragione ad avere una considerazione così scarsa della nostra categoria", ha replicato stizzita la Lucarelli. Veloce la risposta della Fronte: "Tanti lavori sono necessari quanto il nostro. La nostra abitudine a sopravvalutarci è stucchevole". Sempre più nervosa, la giornalista del Fatto Quotidiano è caduta in una gaffe, insinuando che la sua collega di Focus non abbia mai scritto di coronavirus nell'ultimo anno e che, visto che Focus è un mensile, l'impegno della Fronte sarebbe meno importante del suo.

selvaggia lucarelli

 

 

"Non trovo neppure un suo articolo sul tema e focus è un mensile. Fa bene a non sopravvalutare il suo lavoro", ha scritto Selvaggia Lucarelli, ma di articoli relativi al coronavirus di Margherita Fronte ce ne sono diversi, facilmente rintracciabili con una rapida ricerca su Google. La giornalista di Focus ha provato a replicare ma la collega de Il Fatto, forse per orgoglio, non ha arretrato di un passo: "Ho cercato. Zero. Scriva tutti i giorni su un quotidiano, poi ne riparliamo".

 

La polemica si chiude con la risposta di Margherita Fronte, che le ha fatto guadagnare una standing ovation social: "Capisco di cosa parla. Ho collaborato per 19 anni con il Corriere della Sera". La maggior parte degli interventi sono stati a favore di Margherita Fronte ma, soprattutto, contro quella sensazione di presunta superiorità che emerge dalle parole di Selvaggia Lucarelli, che l'ha portata a ricevere molti commenti indignati, più che per la sua presa di posizione, per le modalità di esposizione.

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