m. m il figlio del secolo luca marinelli

LA VENEZIA DEI GIUSTI - CHE BOMBA QUESTO “M – IL FIGLIO DEL SECOLO”. LA SERIE TOCCA UN FASCISMO REALE E BEN PRESENTE NEL PAESE E IN EUROPA, MA ANCHE IL BERLUSCONISMO, IL TRUMPISMO E LA VOGLIA DI PRESIDENZIALISMO E DI FINIRLA CON ELEZIONI E DEMOCRAZIA - UNA SERIE FORTE, FRACASSONA, DI GRANDE POTENZIALITÀ E VISIBILITÀ INTERNAZIONALE COME QUESTA, CHE FA DI MUSSOLINI E DELLE CAMICIE NERE DEI VILLAIN DA FILM DELLA MARVEL, NON PUÒ CHE ESSERE UN BEL PUGNO NELL’OCCHIO PER SANGIULIANO E BUTTAFUOCO… - VIDEO

Marco Giusti per Dagospia

 

serie M - Il figlio del secolo

Eia Eia Baccalà! Che bomba questo “M – Il figlio del secolo”, pur schifato nella ridicola Sala Casinò, serie in otto puntate diretta da Joe Wright (“L’ora più buia”, “Anna Karenina”), fotografato da Seamus McGarvey (due nomimnation agli Oscar), prodotta da Lorenzo Mieli per Sky-Fremantle, sceneggiata da Davide Serino e Stefano Bises.

 

Tratta dal primo dei tre libri di Antonio Scurati sull’ascesa di Benito Mussolini e del fascismo in Italia, cioè dalla Fondazione dei Fasci di combattimenti a Milano nel 1919 all’omicidio di Giacomo Matteotti nel 1924, ha un cast che vede Luca Marinelli come Mussolini, Barbara Chichiarelli come Margherita Sarfatti, Francesco Russo come Cesarino Rossi, una vera scoperta, ottimo anche per il biopic di Genny Sangiuliano, Benedetta Cimatti come Donna Rachele, Gaetano Bruno come Matteotti.

 

serie M - Il figlio del secolo

Una bomba in tutti i sensi. Perché non è certo una serie, se volete un film, che si fermi solo alla ricostruzione storica del passato, ma tocca un fascismo reale e ben presente nel paese e in Europa (“Siamo ancora tra voi” dice all’inizio un Mussolini mai-morto), tocca il berlusconismo già nel trucco di M, tocca il trumpismo (con la caduta di tono della battuta Make Italia Great Again), tocca la voglia di presidenzialismo e di finirla con elezioni e democrazia.

 

serie M - Il figlio del secolo

Perché la messa in scena di Joe Wright, col continuo sfondare la quarta parete del suo protagonista, che ammicca, provoca, gioca col pubblico, mentre il video si riempie di repertori e effetti teatrali è bombastica, grottesca, pop, rock, piena di techno, le musiche che non ti lasciano mai sono di Tom Rowlands dei Chemical Brothers e amalgamano anche le canzoncine fasciste.

 

E perché ogni episodio, ogni capitolo è pieno di morti ammazzati con eccessi di schizzi di sangue, di torture, di soprusi su gente inerme come in nessun film sul fascismo (“Novecento escluso) mi sembra di aver mai visto. E ci riporta dritti alla brutalità odiosa dei tempi di “Vecchia guardia” di Blasetti, il film sulla nascita del fascismo più odiato dal regime, perché osava parlare di violenza e di temi che era meglio non toccare.

 

luca marinelli interpreta benito mussolini in m. il figlio del secolo 5

Perché Luca Marinelli fa di Mussolini una sorta di Penguin, di Al Capone alla De Niro, di Zingaro alla Jeeg, di Catenacci bracardiano che può anche toccare costantemente la commedia con il suo braccio destro Cesarino Rossi di Francesco Russi, può toccare la maniacalità sessuale berlusconiana con la Margherita Sarfatti di Barbara Chichiarelli (un filo troppo Melato-Vanoni, ma sexy e intelligente al punto giusto, può perfino rovesciare ogni volta genialmente azzardi e rovesci di fortuna a suo favore, ma rimane sempre un mostro senza cuore, senza amici, senza sentimenti che vuole solo arrivare al potere e prendersi tutto.

sesso in m. il figlio del secolo

 

E che non riesci mai a salvare, a volt nemmeno nello sdoppiamento attoriale quando ti guarda in macchina. Non c’è il minimo spazio, insomma, malgrado spesso faccia ridere, per la commedia, che aveva modo di insinuarsi perfino in “Roma città aperta” (la padellata di Fabrizi, do you remember?) e spesso domina i film italiani del Dopoguerra sul fascismo per farteli digerire, da “Il federale” a “La marcia su Roma”.

 

Se c’è commedia è una black comedy legata all’orrore degli eccessi di violenza e di brutalità, alle battute sulla stupidità degli amici camerati, quella del De Bono di Maurizio Lombardi, o alla fisicità dei nemici, dal Re di Vincenzo Nemolato a Nitti, al tradimento continuo di tutto e di tutti. Ma quelle che circolano sono spesso battute più alla Fusco che alla Buttafuoco (“Gli arditi ardiscono non ordiscono”), mentre lascia avvolto in una sorta di rispetto, sarà contento Giordano Bruno Guerri, La figura di D’Annunzio, interpretato ancora una volta e benissimo da Paolo Pierobon, durante l’impresa di Fiume.

luca marinelli interpreta benito mussolini in m. il figlio del secolo 1

 

 Si sa da tempo che, per la nuova narrazione della cultura di destra al potere (come pesa quella scritta sui titoli “Ministero della Cultura”, perbacco), si dovrebbe arrivare solo ai Futuristi qui ridicolizzati (“Marinetti fammi una pugnetta!”) o al massimo al D’Annunzio superdotato (“Ma che si è messo lì, una melanzana?”), e non dovrebbe quindi esserci spazio per una lettura o rilettura del fascismo e, ovviamente, dell’antifascismo, del Dopoguerra e della cultura italiana “di sinistra” del Novecento.

 

m. il figlio del secolo

E allora una serie forte, fracassona, popolare, di grande potenzialità e visibilità internazionale, cattiva come questa che fa di Mussolini e delle Camicie Nere dei villain da film della Marvel, senza darci un buono al quale attaccarci, non può che essere un bel pugno nell’occhio per Sangiuliano e Buttafuoco, coronato, come se non bastasse, dall’eterno ritorno dell’omicidio Matteotti e dalla presenza fantasmatica della vedova, interpretata da Elena Lietti, star delle serie Fremantle più avanzate.

 

luca marinelli interpreta benito mussolini in m. il figlio del secolo 3

Ora. E’ chiaro che non tutto torna nelle otte puntate dell’”M” di Joe Wright, e che la bella frenesia delle prime un po’ si perde in quelle successive, con un M-Marinelli sempre più gonfio e ebbro di potere ma vanno riconosciute al regista e alla produzione una cura, una ricchezza, un’attenzione scenografica, visiva (gli effetti sono strepitosi) che non si trovano di solito nelle nostre serie.

 

E la presenza di un regista internazionale adatto ai grandi racconti storici o alla teatralizzazioni estreme dei classici ha reso quel che vediamo qualcosa di esplosivo, come la bombetta che Mussolini e la Sarfatti continuano a far roteare sul tavolo. Bravi. In onda su Sky dai primi di gennaio 2025.

sesso in m. il figlio del secolo luca marinelli interpreta benito mussolini in m. il figlio del secolo luca marinelli interpreta benito mussolini in m. il figlio del secolo. sesso in m. il figlio del secolo 1luca marinelli interpreta benito mussolini in m. il figlio del secololuca marinelli interpreta benito mussolini in m. il figlio del secolo luca marinelli interpreta benito mussolini in m. il figlio del secolo 2

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni carlo calenda

FLASH! - CARI FRATELLINI D’ITALIA, SMETTETELA DI CORTEGGIARE CARLETTO CALENDA: CON L’ARMATA BRANCA-MELONI, NON ANDRÀ MAI E POI MAI - CALENDA CI HA INVIATO LA SEGUENTE PRECISAZIONE: “CARO DAGO, NON HO NESSUNA INTENZIONE DI CANDIDARMI A FARE IL SINDACO DI ROMA. NON HO MAI AVUTO CONTATTI CON LA DESTRA A QUESTO PROPOSITO E SE ME LO CHIEDESSERO RISPONDEREI “NO GRAZIE”. IL LAVORO IN CUI SONO TOTALMENTE IMPEGNATO È GUIDARE AZIONE ALLE PROSSIME ELEZIONI POLITICHE” – COME SI DICE ALLA GARBATELLA: “ 'A GIO', SE VEDEMO…”

il messaggero francesco gaetano caltagirone giorgia meloni villa galleria borghese crosetto

FLASH! – DOPO LA BATOSTA BANCARIA DI MPS, L’IDILLIACO RAPPORTO TRA I FRATELLI DI MELONI E CALTAGIRONE MINACCIA DI INCRINARSI? - SBIRCIANDO “IL MESSAGGERO” DI OGGI SPICCANO DUE ARTICOLI CHE NON AVRANNO FATTO ALCUN PIACERE ALLA FIAMMA MAGICA – IL PRIMO È ADDIRITTURA UNO SCOOP, ESSENDO L’UNICO GIORNALE A RIVELARE UNA “LITE FURIBONDA A PALAZZO CHIGI” TRA LA DUCETTA E CROSETTO (CHE HA SMENTITO) – IL SECONDO È UNA PAGINATA DEDICATA ALL’AMPLIAMENTO DELLA GALLERIA BORGHESE, CARO A CALTA-RUTELLI-CHICCOTESTA, CHE IL “TIMES” DI LONDRA, IN COMPAGNIA DI FDI (FABIO RAMPELLI), HA DEFINITO “BLASFEMO”…

manfredi lefebvre d'ovidio dovidio aponte, palenzona bisignani porro scaroni cimbri costamagna brachetti peretti, caltagirone nagel jes staley nicole junkerman stella li mara carfagna

ALTA SOCIETÀ, BASSA MAREA - NON AVENDO UN CAZZO DA FARE (O MOLTI AFFARI DA CONCLUDERE), 700 PERSONAGGI ILLUSTRI SONO SALITI A BORDO DELLA "CRYSTAL SYMPHONY" PER LA ZUPPA DI NOZZE DELL’ARMATORE ITALO-MONEGASCO MANFREDI LEFEBVRE D'OVIDIO – 5-GIORNI-5 DI UN’INDICIBILE CROCIERA DA CIVITAVECCHIA A MALTA CHE HA VISTO LA PARTECIPAZIONE DI APONTE, PALENZONA, BISIGNANI, NICOLA PORRO, SCARONI, CIMBRI, COSTAMAGNA, BRACHETTI PERETTI, BERNABÈ, PASSERA, DOMPÉ, MARA CARFAGNA, MARCO CARRAI; CILIEGINA SULLA TORTA: LA GLACIALE STRETTA DI MANO TRA CALTAGIRONE E NAGEL - PIÙ PICCANTE LA PRESENZA A BORDO DI DUE PERSONAGGI CHE HANNO AVUTO A CHE FARE CON JEFFREY EPSTEIN: L'EX CEO DEL COLOSSO BANCARIO BRITANNICO "BARCLAYS", JAMES STALEY, CHE GESTIVA PERSONALMENTE IL PATRIMONIO MULTIMILIONARIO DEL FINANZIERE PORCONE. E LA SPLENDIDA NICOLE JUNKERMAN, NONCHÉ CONTESSA BRACHETTI PERETTI, CHE PER 20 LUNGHI ANNI E' STATA AMICA DEL DEFUNTO DEPRAVATO...

rocco basilico - nicoletta zampillo - leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - FERMI TUTTI! COLPO DI SCENA NELLA TRIBOLATISSIMA “SUCCESSION” DEGLI EREDI DEL VECCHIO – DAGOSPIA PUÒ RIVELARE CHE NICOLETTA ZAMPILLO, VEDOVA DEL VECCHIO, CON UNA LETTERA AL BOARD DI DELFIN, HA DECISO DI DISCONOSCERE LA CESSIONE DEL 12,5% DELLE QUOTE DELLA HOLDING AL FIGLIO ROCCO BASILICO, AVUTO DAL MATRIMONIO COL BANCHIERE PAOLO BASILICO, APPOGGIANDO L’ALTRO FIGLIO LEONARDO, AVUTO DALLE SUCCESSIVE NOZZE COL PATRIARCA DI LUXOTTICA: “L’ATTO È STATO DA ME STIPULATO A SOLI TRE GIORNI DALLA MORTE DEL MIO COMPIANTO MARITO, ERA UN MOMENTO NEL QUALE, ANCORA DEVASTATA DAL DOLORE, NON ERO IN GRADO DI VALUTARE LA PORTATA E LE CONSEGUENZE” – LA MOSSA DELLA ZAMPILLO ARRIVA DOPO CHE ROCCO BASILICO HA FATTO RICORSO ALLA CORTE DEL LUSSEMBURGO PER BLOCCARE L’OPERAZIONE CON CUI LEONARDINO HA OTTENUTO L’OK PER PRENDERSI IL 25% DELLE QUOTE DI DELFIN DAI FRATELLI LUCA E PAOLA – NELLA LETTERA LA ZAMPILLO AGGIUNGE: “CON L’AUSILIO DEI MIEI CONSULENTI HO APPRESO CHE LA VALIDITÀ GIURIDICA DI QUELL’ATTO È FORTEMENTE DUBBIA…”

giuseppe del deo andrea pignataro spionaggio dossier

DAGOREPORT - IL MISTERO PIGNATARO S’INGROSSA - LO ZAR DEL GRUPPO ION, COLOSSO GLOBALE NEL SETTORE DEI SOFTWARE, DEI DATI FINANZIARI E DEL FINTECH, HA DATO L’ENNESIMA PROVA DI MANTENERE FEDE ALLA SUA OSSESSIONE PER LA RISERVATEZZA - RULLO DI TAMBURI, FIATO ALLE TROMBE: IL 30 APRILE SCORSO “IL MILIARDARIO OSCURO” HA LIQUIDATO L’EX SPIONE DI STATO, GIUSEPPE DEL DEO, DALLA CARICA DI PRESIDENTE ESECUTIVO DI CERVED SPA, CON UNA LETTERINA INVIATA AI “CLIENTI” (CHE PUBBLICHIAMO) - CERTO, LA SOCIETÀ NON È QUOTATA IN BORSA, COME DEL RESTO TUTTE LE AZIENDE DELL’INTRICATISSIMA RETE GLOBALE DI PIGNATARO, E QUINDI NON HA NESSUN OBBLIGO DI ‘’TRASPARENZA’’ - MA LE POLEMICHE POLITICHE E MEDIATICHE SEGUITE ALLO SBARCO DI DEL DEO ALLA CERVED, IL CUI CORE-BUSINESS È LA RACCOLTA, ELABORAZIONE E DISTRIBUZIONE DI INFORMAZIONI ECONOMICO-FINANZIARIE, UTILIZZATE DA BANCHE, AZIENDE E ISTITUZIONI, BEH, RIENTRAVA PER LO MENO NELLA SFERA DELL’OPPORTUNITÀ DARNE COMUNICAZIONE…