LA VENEZIA DEI GIUSTI – “DEAR COMRADES!” MANTIENE LA FORZA E LA COERENZA REGISTICA DEGLI ULTIMI FILM DI KONCHALOVSKY E COSTRUISCE UN RACCONTO APPASSIONATO DI UN FATTO ORMAI DAVVERO LONTANO CHE NELLA RUSSIA DI PUTIN È STATO SVELATO SOLO NEL 1994. GIRATO IN UN BEL BIANCO E NERO CON SCHERMO IN 4:3 CHE NON VEDEVAMO DA PARECCHIO TEMPO –  VIDEO

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Venezia 77/Dear Comrades! Di Andrej Konchalovsky

Marco Giusti per Dagospia

dear comrades di konchalovsky 2 dear comrades di konchalovsky 2

 

Il cinema del 2000 sembra ossessionato dalla rilettura della storia del secolo che lo ha preceduto e da quello che non è stato raccontato prima per paura o per censura. Eventi secretati, che è meglio non ricordare. E per assicurarsi che niente venga a galla i morti sono sepolti in tombe senza nome e i vivi che hanno visto sono obbligati a firmare un documento che gli impegna al silenzio totale sul massacro.

 

julia vysotskaya e andrej konchalovski julia vysotskaya e andrej konchalovski

Come capita ai testimoni del massacro del 1° giugno del 1962 nella città russa di Novocerkassk, 26 dimostranti uccisi e 87 feriti, come racconta dettagliatamente Andrej Konchalovsky, 82 anni, nel suo rigoroso e documentatissimo “Dear Comrades!”, presentato oggi in concorso a Venezia, interpretato da sua moglie Yuliya Vysotskaya e prodotto, come tutti suoi ultimi film, dall’oligarca russo Aliser Usmanov, uno degli uomini più ricchi del mondo, padrone di giornali, di squadre di calcio (l’Arsenal) e della holding di Gazprom. Grazie a Usmanov il cinema di Konchalovsky può spaziare dalla Firenze di Michelangelo de “Il peccato” al 1962 di “Dear Comrades”.

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La compagna Lyuda, Yuliya Vysotskaya, non vede di buon occhio lo sciopero degli operai della maggiore fabbrica della città che protestano per l’aumento dei prezzi di carne e burro e per l’abbassamento del loro salario. Chiede anche ai capoccioni di intervenire. Membro del partito della zona non può accettare che si scioperi e si protesti contro Mosca.

 

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Kruscev manda così l’esercito, ma manda anche gli uomini del KGB. Quando i dimostranti scenderanno in piazza a sostenere la lotta dei lavoratori della fabbrica, partirà un inutile massacro, del quale verrà accusato l’esercito, anche se i colpi sono in realtà partiti dai cecchini del KGB. Resisi conto subito del disastro, gli uomini del partito e dei servizi decidono di fare sparire i cadaveri, chiudere la città, mettere il coprifuoco, obbligare i testimoni al silenzio, e far partire una repressione durissima.

 

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Niente dell’accaduto deve trapelare fuori da Novocerkassik. Lyuda però vuol sapere che fine ha fatto la sua figlia aadolescente Stenka, uscita di casa con delle treccine legate con nastrini blu e una calza bucata. E inizia il suo calvario alla ricerca della ragazza. Non la trova all’obitorio, non la trova all’ospedale. Anche un ufficiale del KGB la sta cercando e aiuta Lyuda nella ricerca del cadavere.

 

Ammesso che sia morta e non nascosta da qualche parte. Messa alla prova dall’orrore della situazione e dalla gravità delle colpe del KGB e del partito, Lyuda non si tiene più e sogna un ritorno all’era di Stalin.

 

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Pur con qualche lacuna di sceneggiatura, magari qualcosa è stato tolto in montaggio e qualcosa nel cambiamento dell’uomo del KGB non quadra troppo, “Dear Comrades!” mantiene la forza e la coerenza registica degli ultimi film di Konchalovsky e costruisce un racconto appassionato di un fatto ormai davvero lontano che nella Russia di Putin è stato svelato solo nel 1994. Girato in un bel bianco e nero con schermo in 4:3 che non vedevamo da parecchio tempo.

 

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