LA VENEZIA DEI GIUSTI – L’IDEA DI “THE MAN WHO SOLD HIS SKIN”, CON UN PROFUGO SIRIANO CHE VENDE LA SUA PELLE A UN ARTISTA PER POTER SCAPPARE IN EUROPA, A BRUXELLES, DALLA DONNA CHE AMA, MA CHE SI È SPOSATA UN ORRENDO BAFFONE MINISTERIALE ASSADIANO, NASCE DA UNA VERA OPERA DEL FOLLE MA STREPITOSO ARTISTA BELGA WIM DELVOYE - FILM ELEGANTE, BEN COSTRUITO, ORIGINALISSIMO, ANCHE SE IN UN VECCHIO FILM DI MIZOGUCHI ANNI 50 IL PITTORE UTAMARO AVEVA… - VIDEO

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Marco Giusti per Dagospia

 

 

the man who sold his skin the man who sold his skin

Non è un festival per vecchi critici. Mi dispiace. Non sono venuti, e hanno fatto bene, né Michel Ciment, decano dei critici francesi, né Natalia Aspesi, che ci teneva moltissimo, meglio qui che a casa a veder serie Netflix e un paio di link, sconsigliata sembra dal suo medico. Io sabato sera sono evaso dalla Zona Rossa barberiana e sono andato a Venezia per vedere al tranquillissimo Cinema Rossini "The Man Who Sold His Skin" della regista tunisina Kaouther Ben Hania, sua opera seconda, presentato a Orizzonti.

 

monica bellucci the man who sold his skin monica bellucci the man who sold his skin

L'idea del film, con un uomo, un profugo siriano, che vende la sua pelle a un artista per poter scappare in Europa, a Bruxelles, dalla donna che ama, ma che si è sposata un orrendo baffone ministeriale assadiano, nasce da una vera opera del folle ma strepitoso artista belga Wim Delvoye.

kaouther ben hania kaouther ben hania

 

Che è  presentissimo qui sia come attore in un buffo cammeo da assicuratore di opere d'arte ("se muore di cancro va bene, ma in un'esplosione no.." spiega all'uomo-opera) sia come opere, sparse abbondantemente durante il film. Da una parte c'è il discorso sul mondo dell'arte e i suoi orrori, come essere schiavi dei ricchi miliardari pronti a comprarsi un  uomo come opera-schiavo, dall'altra c'è il ragionamento serissimo sulla situazione in Siria, il protagonista Sam Ali è nato a Raqqua.

monica bellucci the man who sold his skin monica bellucci the man who sold his skin

 

In mezzo c'è la sua storia d'amore e la presenza di Wim Dervoye. Film elegante, ben costruito, originalissimo, anche se in un vecchio film di Mizoguchi anni 50 il pittore Utamaro aveva tatuato una donna che era diventata una sorta di maledetta opera d'arte.

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