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LA VENEZIA DEI GIUSTI - IL PIÙ CHE DECENTE “HALLOWEEN KILLS”, IN QUANTO SECONDO FILM DELLA NUOVA SAGA, RIPARTE DAL PUNTO DOVE AVEVAMO LASCIATO IL PRIMO “HALLOWEEN” DI DAVID GORDON GREEN - ESSENDO UN FILM “DI MEZZO”, CHE DEVE PORTARCI CIOÈ AL FINALONE, È EVIDENTE CHE TUTTO QUELLO CHE VEDREMO SARANNO SCONTRI, FUGHE, MAZZATE IN TESTA E COLTELLATE, CONDITE DA QUALCHE TROVATA CINEFILA -  JAMIE LEE CURTIS RECITA METÀ FILM ALL’OSPEDALE PRIVA DI SENSI. POI SI SVEGLIA, RICUCITA UN PO’ COSÌ, E SI PREPARA ALLA GUERRA. E’ SEMPRE FAVOLOSA - VIDEO

 

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Marco Giusti per Dagospia

 

Ci risiamo con la saga di “Halloween” e della guerra personale tra l’uomo con la maschera Michael Meyers e la Laurie Strode di Jamie Lee Curtis, che neppure Trump e l’arrivo della pandemia hanno fermato.

 

Vi farà piacere sapere che il sequel del 2018, “Halloween”, diretto da David Gordon Green con Jamie Lee Curtis e Nick Castle, come l’”ombra” originale nelle scene dove si vede che è vecchio, era il primo film di una trilogia che va avanti con questo più che decente “Halloween Kills” mostrato oggi fuori concorso a Venezia in onore della protagonista della saga, Jamie Lee Curtis, e che finirà l’anno prossimo con “Halloween Ends”. 

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Tutti e tre i film della trilogia sono diretti da David Gordon Green, bravissimo regista che iniziò con un piccolo film personale come “George Washington”, sono interpretati da Jamie Lee Curtis e altri sopravvissuti dell’”Halloween” originale di Carpenter, sono supervisionati dallo stesso John Carpenter come produttore esecutivo e ne rispettano la visione di ormai più di quarant’anni fa. Perfino musiche e titoli di testa sono gli stessi di allora.  

 

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“Halloween Kills” riparte quindi, in quanto secondo film della nuova saga, dal punto dove avevamo lasciato il primo “Halloween” di David Gordon Green, cioè nella notte di Halloween del 2018 in quel di Haddonsfield, Illinois, con Laurie Strode, nonna fissata col mostro, gravemente ferita allo stomaco, portata all’ospedale da figlia, la Karen di Judy Greer, e nipote, la Allison di Andy Matichick. Ma, ovviamente, il mostro che le tre donne ritengono morto, non lo è affatto, e farà fuori una ventina di pompieri arrivati sul posto per spegnere l’incendio che lo avrebbe dovuto spedire all’inferno per sempre. 

 

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Nel bar della città si celebra, esattamente come noi spettatori o fan della saga, il vecchio evento con qualche sopravvissuto del film. Alcuni personaggi sono interpretati dagli stessi attori di allora, come la Lindsey di Kyle Richards, altri come Tommy Doyle da new entry come Anthony Michael Hall e Lonnie Elam da Robert Longstreet. Ma del primo film ci sono anche Charles Cyphers e Nancy Stephens. Un po’ tutto il film gioca con elementi della saga del passato, in fondo è un oggetto per superfan che conoscono a memoria tutti gli episodi precedenti e non si possono fare scherzi. 

 

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Essendo un film “di mezzo”, che deve portarci cioè al finalone, è evidente che tutto quello che vedremo saranno scontri, fughe, mazzate in testa e coltellate, condite da qualche trovata cinefila, come l’apparizione di “Minnie e Moskowitz” di John Cassavetes in tv con Seymour Cassell.

 

Va detto che nella nuova saga, timbrata Universal-Miramax-Blumhouse, il nome più forte è quella della ora potente Blumhouse e dei suoi horror innovativi. L’idea è appunto quella, riuscitissima col primo film, di portare la saga al pubblico dei giorni nostri con situazioni e personaggi che possano essere graditi anche dai ragazzini. 

 

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Appaiono così coppie nere, coppie miste, coppie gay, come quella formata da Big John e Little John che abitano nella vecchia casa dei Meyers, un ragazzino vestito da femmina. Tutto previsto. E ci saranno coltellate per tutti, come è ovvio.

 

Il lato più interessante è magari politico. I cittadini, capitanati da Tommy Doyle armato di mazza da baseball Huckleberry, decidono di eliminare da soli il mostro al grido di “Evil dies tonight” come se fosse un linciaggio. Ma combinano solo disastri, scoprendo che il mostro trae forza proprio dalla loro paura. 

 

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C’è un filo di ambiguità, ma credo sia una lettura democratica. Carpenter non ne avrebbe permessa un’altra. Jamie Lee Curtis recita metà film all’ospedale priva di sensi. Poi si sveglia, ricucita un po’ così, e si prepara alla guerra. E’ sempre favolosa. Per il finale si rimanda al terzo film della saga.

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