amanda di carolina cavalli

LA VENEZIA DEI GIUSTI - E’ UNA BELLA SORPRESA “AMANDA”, OPERA PRIMA DI CAROLINA CAVALLI, RITRATTO DI UNA VENTIQUATTRENNE DEL NORD, INCAPACE DI CRESCERE, DI AVERE CONTATTI, DI VIVERE LA SUA VITA, BENCHÉ PRONTA, DIVERTENTE, DECISA A FAR QUALCOSA PER CAMBIARE IL SUO STATO - GRAZIE ANCHE ALLA PRESENZA DI BENEDETTA PORCAROLI, IL FILM CI RACCONTA PARECCHIE COSE CHE NON SAPEVAMO DI UNA GENERAZIONE CHE MOLTO STA RISCHIANDO IN QUESTI ANNI TERRIBILI DI CHIUSURA E DI NON CRESCITA… - VIDEO

Marco Giusti per Dagospia

 

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Buone notizie da Orizzonti. E’ una bella sorpresa “Amanda”, opera prima scritta e diretta da Carolina Cavalli, attiva anche come sceneggiatrice e regista di recentissime serie tv, “Mi hanno sputato nel milkshake” e “Zero”, prodotto da Elsinore, Wildside e Tender Stories, ritratto di una ventiquattrenne del nord, Amanda, interpretata da una bravissima Benedetta Porcaroli, incapace di crescere, di avere contatti, di vivere la sua vita, benché pronta, divertente, decisa a far qualcosa per cambiare il suo stato.

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Ma non è che il mondo che le gira attorno, la famiglia “ricca e liberale” dominata dalle donne forti di casa, dalla madre alla sorella alla cameriera peruviana, sia tanto più normale di lei. Per non parlare dell’unica ragazza che sceglie come amica, Viola, Galatea Bellugi, figlia di un’amica squinternata della madre, Giovanna Mezzogiorno, da un anno chiusa in camera, incapace di uscire.

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La “malattia” da ricca borghese del duemila di Amanda, il suo desiderio di aprirsi ma di non mostrarsi mai sfigata, disperata, non richiedente affetto, e quella dell’amica Viola, sembrano provenire da lontano, dai luoghi, una bellissima villa con piscina, una villa brutalista nella natura, e dalle loro famiglie, dominate da un matriarcato non particolarmente brillante, la ricchezza della famiglia di Amanda viene da una catena di farmacie, che non mostra segni di particolare curiosità  o interesse per risolvere i problemi delle figlie.

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Ma non è, come nel caso dei film (alto) borghesi di Elisa Fuksas una malattia che sfida la noia dell’esser ricchi figli di papà, tema che dimostra quanto sia egoriferito tanto cinema italiano e il mondo che la crea, quanto un meccanismo, mai drammatico, sempre divertente, per alleggerire un problema reale di tanta gioventù cresciuta e “invecchiata” in questi anni di pandemia.

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Più sottile di quanto ci potesse apparire a un primo sguardo, magari il film non riesce a tessere una trama che vada al di là di una serie di bozzetti più o meno riusciti, ma, grazie anche alla presenza di Benedetta Porcaroli ci racconta parecchie cose che non sapevamo di una generazione che molto sta rischiando in questi anni terribili di chiusura e di non crescita. Poi qualcuno ci spiegherà perché in tutti (due) film prodotti da Malcolm Pagani venga fatto un ringraziamento speciale a Paolo Sorrentino, col nome scritto a caratteri più grandi di quelli del regista…

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