sordi verdone 7

VERDONE SU "TPI" SGANCIA UN SILURO CONTRO ALBERTONE: “CERTI GRANDI ATTORI CHE TENTANO DI RIFARE COSE CHE FACEVANO 40 ANNI PRIMA DIVENTANO PATETICI. UN ESEMPIO? SORDI” - "MEGLIO IL VERDONE GIOVANE? NON SONO D'ACCORDO, UN ATTORE DELLA MIA ETÀ NON PUÒ FARE LE STESSE COSE CHE FACEVA AGLI INIZI PERCHÉ ALTRIMENTI..." - "A ROMA HO VOTATO GUALTIERI MA SE SI FOSSE CANDIDATA LA MELONI, LE AVREI DATO CREDITO. POI RIVELA CHE UN POLITICO DI SINISTRA GLI CHIESE DI CANDIDARSI SINDACO E SPIEGA PERCHE' NANNI MORETTI SBAGLIA..."

Anticipazione da www.tpi.it

 

carlo verdone alberto sordi troppo forte

Alberto Sordi? “Negli ultimi tempi cercava in qualche maniera di rifare lo stesso passo, le stesse espressioni del passato, però io me lo ricordo quand’era perfetto nei film in bianco e nero. Non c’era bisogno di rifarli, per tirare fuori una risata. Tanto più che non veniva fuori una risata ma la riflessione che quando certe cose le faceva là, nei Vitelloni, avevano un senso, mentre oggi... Sembra quasi che uno non abbia più cartucce”.

 

Lo dice Carlo Verdone in un’intervista a Riccardo Bocca sul settimanale TP-The Post Internazionale, in edicola da venerdì 19 novembre.

alberto sordi carlo verdone troppo forte

 

La riflessione nasce da una domanda su chi contesta a Verdone di non essere oggi all’altezza dei suoi film d’esordio. “Ogni tanto c’è qualcuno che mi dice ‘Eh Carlo, però quanto erano forti i personaggi di una volta, eh però quanto erano belle quelle battute’. Ma io non sono d'accordo con il fatto che fosse meglio Verdone giovane”.

 

“Un attore della mia età non può fare le stesse cose che faceva allora: ne deve fare altre perché altrimenti diventa patetico. Abbiamo tanti esempi di grandi attori del passato che hanno tentato di rifare cose che facevano quarant'anni prima e sono finiti nel patetismo”. Un esempio? “Alberto Sordi”.

carlo verdone alberto sordi troppo forte

 

Carlo Verdone a Tpi: “Se a Roma si fosse candidata Meloni le avrei dato credito”

 

“Se non ci fosse stato Gualtieri e Meloni si fosse candidata per diventare sindaca di Roma, per il temperamento che ha e non volendo fare le brutte figure che hanno fatto altri prima di lei, pur non sposando le sue idee le avrei dato credito”. Lo dice Carlo Verdone in un’intervista a Riccardo Bocca sul settimanale TP-The Post Internazionale, in edicola da venerdì 19 novembre.

 

“Sono convinto che Meloni e Salvini sarebbero entrambi simpatici, se potessi parlarci in privato”, riflette il regista, che alle ultime elezioni amministrative ha votato Gualtieri.

 

armando feroci carlo verdone

Nell'intervista Verdone conferma anche che in passato gli fu chiesto di candidarsi a sindaco di Roma. Da chi? “Ho giurato con tanto di stretta di mano che non l'avrei mai rivelato”. Ma è stato un politico di sinistra? “È così”.

 

“La politica è alla canna del gas”, attacca il regista. “Se devi rivolgerti a me perché un sondaggio mi accredita percentuali enormi di consenso, allora significa che stai facendo il furbacchione”.

 

 

Carlo Verdone a Tpi: “Amazon e Netflix sono i nuovi poteri forti, ma Nanni Moretti sbaglia”

 

giorgia meloni

Amazon e Netflix sono i nuovi poteri forti? “Assolutamente sì. Il problema di oggi è l’iper capitalismo”. Ma sbaglia chi, come Nanni Moretti, critica quei registi, che come me, lavorano con le nuove piattaforme.

 

Anche io, dice Verdone, sono “un nostalgico che ama le sale cinematografiche”. Ma “parlare così male delle nuove realtà” è “un pochino miope”: “Non si può lapidare tutto, dire che tutto è una merda e che era meglio prima”

 

Così Carlo Verdone, regista e attore, in un'anteprima dell'intervista pubblicata sul nuovo numero del settimanale di The Post Internazionale- Tpi, in edicola da venerdì 19 novembre.

alberto sordi carlo verdone in viaggio con papa'sordi verdone 1sordi verdone 7carlo verdone alberto sordisordi verdonebarillari verdone sordiverdone sordiverdone nella barberia di casa di alberto sordiAlberto Sordi la sua casa mostrata da Carlo Verdone verdone franceschini in viaggio con papa sordi e verdone Alberto il grande Aurelia Sordi Carlo e Luca Verdone Photomovie Claudio Porcarelli embedded verdone sordi

Ultimi Dagoreport

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…

giorgia meloni ignazio la russa matteo salvini antonio tajani

DAGOREPORT – LE REGIONALI SONO ANDATE A FINIRE COME NON VOLEVA, SALTELLANDO FUNICULÌ-FUNICULÀ, GIORGIA MELONI: LA "STATISTA DELLA SGARBATELLA", CHE RISCHIA DI NON TORNARE A PALAZZO CHIGI TRA DUE ANNI, ACCELERA SULLA DOPPIETTA PREMIERATO-LEGGE ELETTORALE, MA NON TUTTO FILA LISCIO A PALAZZO CHIGI: SALVINI E TAJANI SPUTERANNO SANGUE PUR DI OPPORSI ALL’INDICAZIONE DEL NOME DEL PREMIER SULLA SCHEDA ELETTORALE, CHE FINIREBBE PER CANNIBALIZZARLI - LA LEGA È CONTRARISSIMA ANCHE AL PREMIO DI MAGGIORANZA ALLA COALIZIONE (CON LA SOGLIA AL 40%, LA LEGA DIVENTEREBBE SACRIFICABILE) – ALTRA ROGNA: IGNAZIO LA RUSSA SCENDE IN CAMPO IN MODALITÀ SCASSA-MELONI: HA RINFOCOLATO LA POLEMICA SU GAROFANI E SE NE FOTTE DEI DIKTAT DELLA DUCETTA (FIDANZA SINDACO DI MILANO? NO, MEJO LUPI; PRANDINI GOVERNATORE DELLA LOMBARDIA? NO, QUELLA È ROBA MIA)

francesco de tommasi marcello viola daniela santanche ignazio leonardo apache la russa davide lacerenza pazzali

DAGOREPORT - CHE FINE HANNO FATTO LE INCHIESTE MILANESI SULLA SANTANCHE', SUL VISPO FIGLIO DI LA RUSSA, SUL BORDELLO DELLA "GINTONERIA" AFFOLLATA DI POLITICI, IMPRENDITORI E MAGISTRATI, OPPURE SULL'OSCURA VENDITA DELLA QUOTA DI MPS DA PARTE DEL GOVERNO A CALTAGIRONE E COMPAGNI? - A TALI ESPLOSIVE INDAGINI, LE CUI SENTENZE DI CONDANNA AVREBBERO AVUTO UN IMMEDIATO E DEVASTANTE RIMBALZO NEI PALAZZI DEL POTERE ROMANO, ORA SI AGGIUNGE IL CASO DEL PM FRANCESCO DE TOMMASI, BOCCIATO DAL CONSIGLIO GIUDIZIARIO MILANESE PER “DIFETTO DEL PREREQUISITO DELL’EQUILIBRIO” NELL’INDAGINE SUL CASO DI ALESSIA PIFFERI – MA GUARDA IL CASO! DE TOMMASI È IL PM DELL’INCHIESTA SUI DOSSIERAGGI DELL’AGENZIA EQUALIZE DI ENRICO PAZZALI, DELICATISSIMA ANCHE PER I RAPPORTI DI PAZZALI CON VERTICI GDF, DIRIGENTI DEL PALAZZO DI GIUSTIZIA MILANESE E 007 DI ROMA - SE IL CSM SPOSASSE IL PARERE NEGATIVO DEL CONSIGLIO GIUDIZIARIO, LA CARRIERA DEL PM SAREBBE FINITA E LE SUE INDAGINI SUGLI SPIONI FINIREBBERO NEL CESTINO - LA PROCURA DI MILANO RETTA DA MARCELLO VIOLA, CON L'ARRIVO DELL'ARMATA BRANCA-MELONI, E' DIVENTATA IL NUOVO ''PORTO DELLE NEBBIE''?