mughini montanari

LA VERSIONE DI MUGHINI – IERI IL CRITICO TOMASO MONTANARI SUL "FATTO" HA SCRITTO CONTRO SERGIO LUZZATTO UN ARTICOLO DI INAUDITA VIOLENZA E VOLGARITÀ, ACCUSANDOLO DI AVERE PRESO LE PARTI NEL SUO LIBRO SUL CASO GIROLAMINI DEL LADRONE DI LIBRI MARINO MASSIMO DE CARO - A QUESTO PUNTO NON RESISTO PIÙ E CLICCO SU AMAZON AD AVERE IL VOLUME DI LUZZATTO AL PIÙ PRESTO - GIULIANO FERRARA AL VELENO SU MONTANARI E LE SUE ATTITUDINI DA ENERGUMENO TRA I “GIACOBINI”….

Giampiero Mughini per Dagospia

Caro Dago, ogni volta che mi viene uno spunto a volerti scrivere qualcosa subito mi dico “Ma a chi vuoi che interessi?”. Lo so di essere talmente remoto da quello che è il mood corrente e non me ne vanto affatto.

mughini

 

Non scruto nulla di nulla sul web, guardo pochissimo la televisione, non leggo mai i romanzi di gran successo. Avrei voluto scriverti un cenno di solidarietà a Fulvio Collovati, sospeso per quindici giorni da qualsiasi trasmissione televisiva per avere pronunziato una battutaccia sulle donne che non capiscono nulla di calcio. Una battutaccia, ma di cui esistono cento ragioni a sostenere che fosse sacrosanta. Quante volte da quando frequento gli studi televisivi ho avuto accanto delle ragazze che partecipavano (per così dire) a una trasmissione televisiva di argomento calcistico scosciatissime, con lo sguardo ebete e senza pronunciare una sola parola che sia una? Tantissime, e anche se ovviamente nemmeno sotto tortura farei nomi e cognomi. Si chiama discrezione, bellezza.

 

luzzatto cover

Così pure non ho mai visto nella mia vita nemmeno un minuto di trasmissioni al modo de “L’isola dei famosi” e dunque nemmeno un minuto di quella monnezza al modo della recente puntata dove in onore di share si accanivano contro Riccardo Fogli, non so se vittima o se anche complice, e di cui ha scritto splendidamente Mattia Feltri sulla “Stampa” di oggi.

 

Vuoi sapere, caro Dago, qual è l’emozione più profonda di questi ultimissimi miei due giorni? Riguarda un libro. Per giunta un libro che non ho ancora letto. Per giunta un libro che non credo salirà ai vertici delle classifiche di libri venduti. Un libro che mi immagino quanto di più raffinato, ossia il libro che Sergio Luzzatto - uno storico capace ogni volta di libri originali e attraentissimi - ha dedicato al gran ladrone Marino Massimo De Caro, quel tenebroso personaggio che ha parzialmente svuotato una gran biblioteca napoletana dei suoi capolavori. Uno che sta ai domiciliari da anni e che rischia di brutto nel processo a suo carico che sta per cominciare. Insomma “un mostro”. Ebbene Luzzatto ha deciso di raccontare e approfondire il perché e il come del personaggio, le sfumature e le ambiguità della sua traiettoria criminale, uno che è stato un ladro ma qualche volta un mecenate. Insomma l’ennesima dimostrazione che i colori portanti della vita di noi tutti non sono il nero assoluto o il bianco assoluto ma le centinaia di sfumature che intercorrono tra il bianco e il nero.

mughini cover

 

Succede a questo punto che sul “Fatto” di ieri il critico d’arte Tomaso Montanari scriva contro Luzzatto un articolo di inaudita violenza e volgarità, accusandolo nientemeno che di avere preso le parti del ladrone. A questo punto non resisto più e clicco su Amazon ad avere il libro di Luzzatto al più presto. Nel frattempo, stamane, Giuliano Ferrara scrive uno spettacolare articolo a distruzione termonucleare di Montanari e delle sue attitudini da energumeno tra i “giacobini”. A questo punto non resisto più dalla voglia afferrare il libro di Luzzatto e cominciarne la lettura. Mancano poche ore dall’arrivo della copia di Amazon. Sto contando i minuti. Ma di tutto questo, caro Dago, a chi ne importa un fico secco?

 

 

2. L' INDEGNA APOLOGIA DEL LADRO DI LIBRI

Tomaso Montanari per il Fatto Quotidiano

 

biblioteca girolamini

"Montanari, che l' ha allertata sulle abilità menzognere e manipolatorie di De Caro, ha letto il libro?' 'Sì, l' ha detestato. Ha detto che mi sono fatto abbindolare, che mi sono innamorato del personaggio. Non credo sia andata così, anche se non avrò scoperto tutte le sue bugie e sfondato tutte le sue reticenze. Giudicheranno i lettori". Prendo questo dialogo dall' intervista che Sergio Luzzatto - ordinario di Storia moderna all' Università di Torino - ha concesso al Venerdì di Repubblica. È il modo più efficace per saltare i preliminari, e finire subito in mezzo alla palude rappresentata dal libro di cui si parla: Max the Fox. O le relazioni pericolose.

 

C' è un motivo per cui quell' intervista ha tirato in ballo il mio giudizio sul libro: ne sono un personaggio. E ce n' è anche un altro: Luzzatto ritenne di dovermi chiedere il permesso di scriverlo, questo benedetto libro. E visto che egli ha deciso di svelare il mio terzo ruolo, quello di privato censore, mi ritengo autorizzato a spiegare perché, sì, trovo 'detestabile' il libro e sbagliata la decisione di Einaudi (che è anche il mio, di editore) di metterlo in catalogo.

giampiero mughini

Il 29 ottobre del 2015, mi arriva questa email: "Caro Tomaso, parlavo oggi con un libraio antiquario di Torino che a quanto pare conosci anche tu, e scambiavamo idee sulla vicenda Girolamini: da film, sostiene giustamente il libraio. Domanda: tu ci scriverai un libro? Perché se non lo farai tu, mi verrebbe voglia di scriverlo io Un caro saluto, Sergio". Il lettore reclamerà qualche lume sulla "vicenda Girolamini". Nel giugno 2011 riesce a farsi nominare direttore della Biblioteca statale dei Girolamini a Napoli (una delle più importanti d' Italia) Marino Massimo De Caro.

 

Tomaso Montanari

Nessuna laurea, e una scia di indizi che lo fa ritenere un protagonista del commercio illegale dei libri antichi, su scala globale. Una volpe a guardia del pollaio: ma il ministro per i Beni culturali è Giancarlo Galan (ex Publitalia) e De Caro è il braccio destro del bibliofilo Marcello Dell' Utri, già capo di Publitalia. Il 25 marzo del 2012 vengo informato (dal collega e amico Filippomaria Pontani, a sua volta allertato dai bibliotecari Piergianni e Maria Rosaria Berardi) che De Caro sta saccheggiando sistematicamente la Biblioteca. Vado, vedo e decido di denunciarlo sulle pagine di questo giornale, il 30 marzo: è l' innesco di una bomba. Mentre infuria una dura battaglia giornalistica (il Mattino e il Tg1 col ladro; Gian Antonio Stella, dal Corriere, contro) e politica (i berlusconiani fanno quadrato in Parlamento e fuori) interviene Gianni Melillo, allora procuratore aggiunto di Napoli. La biblioteca viene sequestrata, De Caro arrestato. Ne scaturisce la più grande inchiesta sul mercato illegale di beni culturali della storia repubblicana: i riflessi sono internazionali, il titolare di una casa d' aste tedesca finisce in carcere, a Napoli. De Caro è condannato in via definitiva per peculato, mentre è ancora a processo, insieme ad altri complici, per associazione a delinquere, e devastazione e saccheggio. Tra poco si aprirà il processo a Marcello Dell' Utri, nelle cui mani arrivò il fior fiore dei libri su cui studiò Giovan Battista Vico.

TOMASO MONTANARI

 

Quando Luzzatto mi propone di scrivere un libro su tutto questo, immagino subito la serietà e l' acume con cui uno storico della sua cultura e della sua bravura saprà spiegare come è stato possibile che il sistema della tutela e l' intero establishment culturale napoletano si squagliassero di fronte all' imbarazzante, povera figura del direttore-ladro. Molte sono ancora le domande aperte: sulla complicità del mercato internazionale dei libri antichi; sulla vera entità del danno, drammaticamente incurabile; sulla pavidità colpevole di ministri e alti funzionari dei Beni culturali Invece, quando mi arriva la prima stesura del libro, è il 28 maggio del 2018, mi cade la mascella. Il titolo è: Un eroe del nostro tempo, e sotto campeggia la fotografia di De Caro col berretto da carabiniere. Non è un libro "sulla vicenda dei Girolamini": è un libro (un' apologia, una dichiarazione d' amore, un atto di empatia) per il saccheggiatore. Anzi, un libro sul rapporto tra personaggio e autore, ritratti mentre tubano, via Skype (dove De Caro è Max the Fox) e di persona.

 

Un rapporto che valica una soglia impensabile: "'Se dal tuo libro viene fuori un film (e, ti assicuro, non può che venirne fuori un film!, ha aggiunto sorridendo) - dice il ladro al professore -, per la vendita dei diritti facciamo fifty-fifty'. Cosa potevo rispondergli, lì per lì, sui due piedi? Ho sorriso a mia volta, ho accettato la proposta, ci siamo stretti la mano. Il mio primo deal con un reo confesso, ho pensato". Un passaggio opportunamente eliminato dal libro Einaudi: e tuttavia mi chiedo se quel patto sia sempre valido. Se, cioè, il lettore che compra il libro stia inconsapevolmente contribuendo ad arricchire, in prospettiva, il distruttore della Biblioteca dei Girolamini.

 

giampiero mughini

"Parole come verità, o realtà, sono divenute per qualcuno impronunciabili a meno che non siano racchiuse tra virgolette, scritte o mimate", ha scritto Carlo Ginzburg stigmatizzando la deriva relativistica che porta - e queste sono parole di Ernest Gombrich - "alla rinuncia dell' eredità più preziosa di qualsiasi attività umanistica, che è la convinzione di partecipare alla ricerca della verità". Luzzatto a questa eredità ha rinunciato, in scioltezza: egli sceglie di non visitare la Biblioteca, di non parlare nemmeno una volta con i bibliotecari, eroici ma ancora precari. Vuole dimostrare che la storia del presente non sia possibile. Che sia vano cercare la verità storica, persa in un labirinto di specchi che rimandano all' infinito solo l' immagine dell' eroe De Caro e del suo empatico esegeta. Un lavoro tutto da scrivania, proprio come quello dello scrittore: senza la scomodità di archivi e biblioteche (quelle superstiti, intendo).

TOMASO MONTANARI

 

mughini a 'l'aria che tira' 6

Un esempio: De Caro gli dice che è riuscito a farsi regalare dalla Biblioteca Vaticana le prime edizioni delle opere di Galileo appartenute al suo grande antagonista, papa Urbano VIII Barberini. Una notizia clamorosa, che Luzzatto non prova nemmeno a verificare in Vaticano, come qualunque storico farebbe. Non lo fa perché si convince di stare scrivendo un libro di letteratura.

 

Come quelli di Carrère e Cercas: come Truman Capote, certifica l' italianista Gianluigi Simonetti, sulle pagine dedicate appunto ai romanzi dal Sole 24 Ore.

Accostamenti lusinghieri, che non saprei vedere. Vedo, invece, l' ambiguità morale dell' operazione: quella che manda in estasi Giuliano Ferrara, che sul Foglio ha svelato che Luzzatto aveva pensato, prima di decidersi per De Caro, di dedicare un libro a lui stesso. Un' orgia di narcisismo.

 

biblioteca statale oratoriana dei girolamini a napoli 3

La quarta di copertina ricorda per ben tre volte che Luzzatto è uno storico, e un professore di Storia: perché è sulla sua consolidata reputazione di storico (e non sul possibile talento da scrittore) che si fa leva per vendere il libro, di cui pur si nega il carattere storico. Un' operazione cinica: che non sarebbe stata possibile se la straziata Biblioteca dei Girolamini fosse a Milano o a Torino, invece che in una Napoli mai così remota dalla coscienza civile italiana.

 

Come mi han detto, sconsolati, i bibliotecari (unici veri eroi civili di una storia vera), c' è poco da fare: i poteri (mediatici, editoriali, intellettuali) in questo Paese stanno sempre dalla parte giusta. Quella del potere.

mughini a 'l'aria che tira' 4biblioteca statale oratoriana dei girolamini a napoli 2BIBLIOTECA GIROLAMINIBIBLIOTECA GIROLAMINITOMASO MONTANARI 2BIBLIOTECA GIROLAMINI 1

 

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