YOUTUBE È BEN PIÙ DI UNA TV O UN “SITO WEB”: È UNA “COMUNITÀ”

1. TE LA DO IO YOUTUBE!
Glauco Benigni per Dagospia

Sulle pagine del Corriere della Sera di oggi , a firma Aldo Grasso , compare un bel (quasi) paginone su Youtube. Un buon lavoro di divulgazione realizzato con un taglio tipico della stampa mainstream.

Un'occasione da non perdere però per contribuire all'informazione su un fenomeno planetario che , al di là, delle strabilianti apparenze da luna park digitale, contiene in sé altri elementi importanti che nell'articolo rimangono in ombra .

Intanto c'è da dire che quel miliardo di cui si parla non è costituito da "utenti attivi" ma più propriamente da "accounter" o membri , cioè singoli individui o istituzioni o società private (o altro) che hanno scelto un giorno di aprire un account, ma che non sempre lo hanno utilizzato in modo attivo.

Una certa percentuale di questi infatti non ha mai caricato alcuna videoclip, altri ne hanno caricata una o due, altri si sono limitati a visionare, mentre solo altri ancora , certamente la maggioranza, si sono cimentati, chi più chi meno e con diversi esiti, nella produzione di filmati o semplicemente nello scambio di filmati o , ancora, nel copia-incolla da fonti diverse spesso con conseguente infrazione alle norme sul copyright .

Il fenomeno fra l'altro manifesta al suo interno e al suo esterno una complessità che non è corretto ridurre al paragone con la TV . Youtube può essere considerato, anche , una enorme Tv senza frontiere, ma non è solo questo . Basterebbe riflettere sul fatto - peraltro accennato da Grasso - che Youtube è diventato un archivio di immagini planetario e trarre una prima conseguenza . Un archivio accessibile "anywhere-anytime" ( da dovunque-in ogni momento) non è una TV .

Grasso scrive poi definendolo talvolta un "sito web", talvolta "un portale". Non è proprio così. Youtube è una vera e propria "comunità" e in questo differisce dalle altre manifestazioni digitali rinvenibili all'interno della Rete. Una delle sue caratteristiche salienti infatti è che sia ogni membro della Comunità, sia i proprietari della Comunità posseggono i diritti di qualsiasi immagine in movimento sia stata caricata e ne perdono il possesso non appena venga rimossa. Questo ha fatto la differenza .

Nel corso di 8 anni ha consentito a ogni membro di poter disporre - potenzialmente - della facoltà di uso e di elaborazione di ogni filmato presente . Questo è il concetto base del "videosharing" , un concetto che in Italia non è stato ancora abbastanza compreso nella sua portata storica . Un ulteriore aspetto che comunque differenzia Youtube da una TV .

Credo che Grasso - come del resto chiunque si occupi di tali materie - resti colpito dal fatto che a seguito di accordi, peraltro molto sofferti, con le Majors del Cinema, da qualche tempo e sempre più in futuro, dentro Youtube circoleranno film sia gratis che a pagamento.

E questo diventa un altro pezzo del vasto mosaico: Youtube non è solo una TV ma si candida ad essere anche una Pay TV, un sistema di Video on Demand e tenderà a sostituire gli apparati di homevideo come ha già in gran parte sostituito i sistemi di riproduzione musicale che esistevano nelle case ( per lo meno nelle case dei digital natives, i quali non vanno più al cinema e non comprano più i Cd audio ) .

Un'altra precisazione va fatta . Non bisogna lasciar credere che quel miliardo di "accounters" (membri) sia costituito solo ed esclusivamente da teenagers dediti al puro intrattenimento che hanno trovato lì il loro Eldorado cultural-esistenziale . Le ricerche ci dicono che del totale, una percentuale tra il 70-75% si occupa della vanità del vivere, ma il rimanente 25-30% è costituito da un arcipelago molto variegato di sigle, anche molto autorevoli, tra cui:

ogni Istituzione che si rispetti (dall'ONU alla Santa Sede passando per quasi tutti i Ministeri del mondo e per la Famiglia Reale inglese), più ogni soggetto commerciale internazionale rilevante, più una quantità notevole di media tradizionali che hanno voluto aprire una finestra anche su Youtube (tra questi non si può non citare Russia Today che raggiunge centinai di milioni di viewers al giorno) e ancora Università e singoli ricercatori e scienziati , filmakers e artisti di grande rilevanza, etc...etc. Al dunque si tratta di 250-300 milioni di membri (questi sì) attivi.

Il fenomeno ha inoltre senza dubbio una rilevanza geopolitica. E' vero che la massa di membri , ovvero la Comunità, è paragonabile ad una sorta di nazione , una nazione senza confini che concede un passaporto digitale a patto che si accettino i termini e le condizioni della Comunità .

Una nazione che riconosce quale sua Legge suprema, quasi costitutiva , il Copyright Act del Terzo Millennio voluto da Clinton e Gore. Una Legge di fatto transanazionale che consente il "fair use" ovvero la libera circolazione di filmati all'interno della comunità a patto che nessuno ne tragga profitti .

Una parte di tale Comunità, in questi ultimi anni, è stata anche la protagonista di grandi eventi sociali (in Tunisia, in Egitto, in Siria e altrove); mentre un'altra parte, quella dedita alla promozione dei diritti civili è da sempre protagonista di importanti attacchi ai Governi più reazionari.

Non possiamo dimenticare che tra l'ex Segretario di Stato, Hilary Clinton e il governo cinese sono volate parole molto grosse a proposito della penetrazione di Youtube in Cina . In questa chiave la Comunità, ancorchè divisa in un mosaico di infinite interpretazioni e "visioni" della realtà, è anche un potente strumento di relazioni internazionali, talvolta anche poco diplomatiche. E così via .... Insomma Youtube è ben più di una TV .

 

2. UN MILIARDO SU YOUTUBE IL SITO CHE VUOLE FARSI TV
Aldo Grasso per il "Corriere della Sera"

La notizia è questa: se YouTube fosse un Paese, il numero dei suoi «abitanti» raggiungerebbe il terzo posto delle nazioni più popolose, dopo Cina e India. YouTube ha infatti superato da poco la fatidica soglia del miliardo di utenti attivi al mese, un risultato davvero ragguardevole. Nel mese di ottobre era toccato a Facebook, a riprova che le comunità virtuali stanno occupando un posto fino a ieri impensabile.

YouTube è la nuova tv mondiale? Con YouTube si avvera l'antico sogno di una tv senza frontiere?
Com'è noto, YouTube è il più famoso tra i siti web che permettono la condivisione di file video fra utenti. L'idea è partita da tre giovani dipendenti di PayPal: Chad Hurley (amministratore delegato), Steve Chen (direttore tecnico) e Jawed Karim (consigliere) hanno fondato questa società nel febbraio del 2005. Il primo video si chiama «Me at zoo» e viene caricato due mesi dopo; passa poco più di un anno e YouTube viene rilevato da Google per 1,65 miliardi di dollari.

Da allora, il portale ha compiuto passi da gigante, il suo sviluppo è impressionante. Nel giugno 2006 l'azienda comunica che quotidianamente vengono visualizzati circa 100 milioni di video, con 65.000 nuovi filmati aggiunti ogni 24 ore. Nel 2012 sono quattro miliardi le ore di video viste ogni mese. Il portale si è evoluto a tal punto da riuscire a monitorare costantemente la tipologia di filmati inseriti, così da cancellare quei video che violano i diritti di copyright o che hanno contenuti porno o illegali.

Se l'uso massivo della fotografia è stato un rituale collettivo attraverso cui siamo entrati nella modernità (secondo Susan Sontag una società diventa moderna quando una delle sue attività principali consiste nel produrre e consumare immagini), l'era di YouTube sancisce la «filmabilità» e la condivisione di qualsiasi cosa. In pochi anni, YouTube si è trasformato nel più grande archivio digitale della storia, in un dispenser di frammenti audiovisivi che a volte vivono di vita propria.

Ma più che strumento di rappresentazione, YouTube diventa un nuovo ambiente in grado di generare profondi mutamenti culturali.

La sua rilevanza culturale è cresciuta in modo esponenziale, di pari passo con la sua presenza nelle abitudini di tutti: nasce assecondando la grande promessa degli «user generated content», i video caricati dagli utenti, cavalcando il desiderio di personalizzare sempre di più i propri consumi mediali, aggirando i vincoli imposti dai produttori «tradizionali» per crearsi una sorta di palinsesto privato alternativo ai vecchi media (compresa la tv).

In realtà, si capisce ben presto che la forza principale del portale non è tanto quella di aggirare la tv ma quella di vampirizzarla, di trasformarsi in una sorta di megafono che rilancia all'ennesima potenza i fatti più curiosi o demenziali successi altrove. Nascono così i primi «meme» e i fenomeni virali, sempre caratterizzati da una portata globale (da Gangnam Style a Susan Boyle).

Anche sul rapporto con la tv si giocano i destini futuri di YouTube: da un lato, i canali tv lo usano per rilanciare i propri contenuti, dall'altro il portale stesso vorrebbe creare dei propri «canali» alternativi a quelli tradizionali, su cui però regna ancora una certa incertezza sul modello da seguire e sulle possibilità di successo.

YouTube, in fondo, è anche il sogno proibito di una tv che per decenni non è riuscita ad attraversare i confini nazionali, restando confinata nei rispettivi recinti: una «tv senza frontiere» che ci mette in contatto con altri mondi, con generi inediti, con star prima sconosciute. Dagli spezzoni di fiction francesi e tedesche, passando per gli sketch del Saturday Night Live e dei late show americani come Jimmy Fallon o Letterman, molto del meglio della tv attuale passa dal sito. Più o meno legalmente (adesso la tutela del copyright si è fatta più rigida).

Il fatto curioso è che poi YouTube ha espresso una propria originale forma di divismo, tutto misurato sui numeri delle visualizzazioni dei video, capace anche di curiosi travasi con il mondo della tv (è il caso della YouTube star Clio Make Up, ora su Real Time).

E non basta ancora. La tv è soltanto uno dei media fagocitati da YouTube in questi anni: si pensi alla radio, per esempio, o alla discografia. Grazie alla sua estrema semplicità e immediatezza, il sito si è rivelato, negli usi forse più che nelle intenzioni, un enorme juke-box: quasi ogni canzone si può trovare in diverse esecuzioni, dal videoclip alle esibizioni televisive. Persino, ed è quasi un controsenso per un portale prevalentemente basato sul video, senza immagini se non una fotografia del cantante. Tanto basta ascoltare (e trovare ciò che si cerca). E la canzone successiva è quella suggerita alla fine della clip.

YouTube si inserisce appieno nei ritmi della nostra vita quotidiana, frammentari e caotici. Non richiede fatica, si accontenta (e si nutre) di momenti residuali. In un tempo in cui lo schermo una volta piccolo diventa ad alta definizione e occupa intere pareti, molti video di YouTube presentano immagini sgranate, colori sfalsati, audio fuori-sincro: il contenuto (talvolta introvabile) vale più della forma. In un'epoca in cui siamo travolti dall'information overload, sottoposti contemporaneamente a mille stimoli, i pochi minuti di una singola clip si scoprono perfetti per una soglia di attenzione sempre più bassa.

 

GLAUCO BENIGNI jpegYOUTUBEYOUTUBE ONE CHANNELYOUTUBE PAY PER VIEWYOUTUBE SU PLAYSTATION 3APP YOUTUBE IPHONE STEVE CHEN CHAD HURLEY CHAD HURLEY STEVE CHEN JAWED KARIM lapresse youtube Chad Hurley Steve ChenOLIMPIADI YOUTUBE YOUTUBE DOLLAROCHAD HURLEY E STEVE CHEN

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