volodymyr zelensky sean penn

ZELENSKY DA OSCAR – SEAN PENN: “SE IL PRESIDENTE UCRAINO NON SARÀ INVITATO MI AUGURO CI SIA UN BOICOTTAGGIO E UN ABBANDONO DELLA CERIMONIA. SE LASCIAMO L’UCRAINA COMBATTERE DA SOLA, PERDIAMO LA NOSTRA ANIMA” – LA SCUSA PER NON PARLARE DI UCRAINA È CHE LA POLITICA NON DEBBA ENTRARE AL DOLBY THEATRE. GIUSTO: ALLORA PERCHÉ NEGLI ULTIMI ANNI CI HANNO FRACASSATO I CABASISI CON CLIMATE CHANGE E INCLUSIVITÀ? UN PAESE INVASO NON VALE LA STESSA ATTENZIONE?

 

 

Laura Zangarini per www.corriere.it

 

volodymyr zelensky agli oscar meme

Se il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky non sarà invitato o non gli sarà consentito di parlare agli Oscar «mi auguro» ci sia un boicottaggio e un abbandono della cerimonia.

 

Lo ha dichiarato l’attore e regista Sean Penn alla CNN. Il divo premio Oscar, che era a Kiev per un documentario quando la Russia ha lanciato l’offensiva contro l’Ucraina, ha attivato la sua fondazione umanitaria che aiuterà i rifugiati in Polonia.

 

sean penn oscar 2004

«L’Ucraina è la punta di diamante della lotta per i sogni della democrazia. Se la lasciamo a combattere da sola, perdiamo la nostra anima come America», ha affermato Penn. Secondo indiscrezioni, le trattative per un intervento del leader ucraino sarebbero in corso. ABC, la rete che trasmette la cerimonia, si è detta favorevole alla partecipazione del presidente ucraino. Ma non tutti sono convinti temendo una politicizzazione della serata.

 

sean penn in collegamento da varsavia con la cnn

 

Non sarebbe del resto la prima volta che l’attualità politica si affaccia nel corso della «Notte degli Oscar». Nel 1944, mentre la Seconda Guerra Mondiale volgeva al termine, con i nazisti in Europa ormai accerchiati dalle forze alleate, «Casablanca» vinceva la statuetta come miglior film. Una situazione che oggi, nel 2022, nessuno pensava di dover rivivere, seppure in proporzioni diverse, con l’invasione russa. La notte degli Oscar punterà i riflettori su questa tragedia, e da Los Angeles appelli contro la guerra, forse anche duri attacchi al presidente russo Vladimir Putin, rimbalzeranno nelle case di tutto il mondo.

Sean Penn e Zelensky

 

Secondo il «New York Post», Zelensky sarebbe in trattative con l’Academy per fare un’apparizione video durante la trasmissione, ma non è chiaro se dal vivo o in un messaggio registrato.

 

Hollywood d’altronde non è nuova a utilizzare la serata di gala più attesa del cinema mondiale per attirare l’attenzione sui temi più importanti e delicati. Sono tantissimi gli attori, i registi, gli sceneggiatori che, salendo sul palco a ritirare la statuetta, negli anni hanno lanciato appelli, soprattutto contro il razzismo, contro le banche e le multinazionali, per i diritti delle donne, dei gay, delle minoranze.

 

Negli ultimi anni al centro dell’attenzione era finito soprattutto l’ambiente: il riscaldamento globale è un argomento che molte star hanno preso a cuore e contro il quale si battono, e non solo a parole. Un’usanza diventata «tradizione» solo negli ultimi anni, mentre un tempo la cerimonia era più «ingessata» e solo le grandi star si permettevano di rompere il protocollo.

volodymyr zelensky

 

Tra i primi Marlon Brando, che mandò l’attivista per i diritti degli indiani Sacheen Littlefeather a ritirare il suo premio per «Il Padrino». Jane Fonda negli anni ‘70 parlò contro la guerra in Vietnam. Nel 1993, Richard Gere fece un famoso discorso a favore del Tibet e contro la Cina. Tra gli altri, Michel Moore parlò di Iraq ritirando il suo Oscar per« Bowling a Columbine» nel 2003 e Sean Penn si schierò a favore delle nozze gay ritirando l’Oscar per «Milk. La parentesi del Covid ha cambiato molte cose nel mondo, il cinema ha sofferto come e più di tanti altri settori, e quest’anno torna a celebrare i suoi idoli — e a autocelebrarsi — al Dolby Theatre, presso lo Hollywood & Highland Center. Ma la guerra in Ucraina irromperà sul palco più glam del mondo, in un modo o nell’altro.

sean penn in ucraina 8sean penn in ucraina 9Alexander Rodynasky Sean PennSean Penn in Ucrainavolodymyr zelensky sean penn

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…

giancarlo giorgetti - foto lapresse

FLASH! – UN “TESORO” DI RUMORS: I RAPPORTI TRA IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI, E IL SUO PARTITO, LA LEGA, SEMBRANO GIUNTI AL CAPOLINEA – IL “DON ABBONDIO DEL CARROCCIO”, QUALCHE GIORNO FA, PARLANDO DEL CASO VANNACCI, SI SAREBBE SFOGATO IN PARLAMENTO CON UN CAPANNELLO DI COLLEGHI LEGHISTI (TRA CUI ANCHE QUALCHE FRATELLINO D’ITALIA), MOSTRANDO TUTTA LA SUA DISILLUSIONE - LA SINTESI DEL SUO RAGIONAMENTO? “NON MI SENTO PIÙ DELLA LEGA, CONSIDERATEMI UN MINISTRO TECNICO…”

donald trump emmanuel macron charles kushner

DAGOREPORT – NEL SUO DELIRIO PSICHIATRICO, DONALD TRUMP STAREBBE PENSANDO DI NON PARTECIPARE AL G7 DI EVIAN, IN FRANCIA, A GIUGNO - SAREBBE UNA RITORSIONE PER L'''AMMONIMENTO'' DATO DAL DETESTATISSIMO MACRON ALL’AMBASCIATORE USA, CHARLES KUSHNER (CHE DEL TYCOON E' IL CONSUOCERO), CHE SE NE FREGA DI FORNIRE SPIEGAZIONI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, BARROT, SUI COMMENTI FATTI DA WASHINGTON SULLA MORTE DEL MILITANTE DI DESTRA, QUENTIN DERANQUE - PER LO STESSO MOTIVO ANCHE GIORGIA MELONI, DIMENTICANDO CHE L'ITALIA E' NELL'UE E HA MOLTO DA PERDERE, HA IMBASTITO UNA GUERRA DIPLOMATICA CON MACRON - È UNA COINCIDENZA O C’È UNA STRATEGIA COMUNE TRA LA DUCETTA E TRUMP?

2026rinascita rinascita goffredo bettini massimo dalema elly schlein nicola fratoianni andrea orlando roberto gualtieri

DAGOREPORT - SINISTRATI, NATI PER PERDERE: INVECE DI CORRERE A DAR VITA A UNA COALIZIONE DELLE VARIE ANIME DEL CENTROSINISTRA, PROPONENDO UN'ALTERNATIVA A UN ELETTORATO DISGUSTATO DALLA DERIVA AUTORITARIA DELL'ARMATA BRANCA-MELONI ALLE PROSSIME POLITICHE DEL 2027, I SINISTRATI CONTINUANO A FARSI MALE E CIANCIANO DI PRIMARIE – ALL'APERITIVO ORGANIZZATO PER LA NUOVA "RINASCITA" DI GOFFREDONE BETTINI, IMPERA L'EGOLATRIA DI SCHLEIN E CONTE: VOGLIONO BATTAGLIARE COL COLTELLO TRA I DENTI, DI GAZEBO IN GAZEBO, PER CHI SARA' IL CANDIDATO A PALAZZO CHIGI, CONFERMANDO LO STATO DI UN CENTROSINISTRA DIVISO E LITIGIOSO – NON SAREBBE MEGLIO ACCORDARSI PRIMA SU 4-5 PUNTI DI PROGRAMMA E, DOPO IL VOTO, NELLA REMOTA IPOTESI DI UNA VITTORIA, SEDERSI AL TAVOLO E SCEGLIERE IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO? CHE COMUNQUE, VIENE NOMINATO DA SERGIO MATTARELLA…