emanuela orlandi giancarlo capaldo don pietro vergari

C'E' UNA NUOVA PISTA NEL CASO DI EMANUELA ORLANDI - SECONDO L'EX PM GIANCARLO CAPALDO, LA RAGAZZA, SPARITA NEL 1983 A ROMA, POTREBBE ESSERE STATA RAPITA ALL'INTERNO DELLA CHIESA DI SANT'APOLLINARE DOVE LA GIOVANE PARTECIPAVA ALLE LEZIONI DI FLAUTO - CAPALDO GETTA UN'OMBRA SU DON PIETRO VERGARI, EX RETTORE DELLA CHIESA E AMICO DEL BOSS DELLA BANDA DELLA MAGLIANA, RENATINO DE PEDIS (SEPOLTO PROPRIO A SANT'APOLLINARE): "VERGARI POTEVA CREARE UNA SITUAZIONE PER CUI DETERMINARE LA SPARIZIONE DALL'INTERNO?"

1- EMANUELA ORLANDI, NUOVA IPOTESI DELL'EX PM CAPALDO: «SPARITA DENTRO SANT'APPOLLINARE»

Estratto da www.leggo.it

 

GIANCARLO CAPALDO

C'è una nuova pista nel caso Emanuela Orlandi. Ad aprirla, l'ex pm Giancarlo Capaldo, sentito oggi dalla Commissione bicamerale di inchiesta sulle scomparse della 15enne e di Mirella Gregori, l'altra ragazza sparita sempre nel 1983 a Roma.

 

«Sul prelevamento di Emanuela Orlandi, un'ipotesi che si potrebbe non escludere è che sia sparita proprio nel complesso di Sant'Apollinare, una ipotesi quasi mai formulata e che invece andava un po' di più approfondita proprio per la presenza di De Pedis e don Pietro Vergari».

 

Lo ha detto l'ex pm Giancarlo Capaldo, audito dalla Commissione bicamerale di inchiesta sulle scomparse di Mirella Gregori ed Emanuela Orlandi, rilevando, tra l'altro, che l'esatto momento della scomparsa di Emanuela rimane ad oggi del tutto non ricostruito. «Il prelevamento della Orlandi - ha spiegato Capaldo - poteva essere fatto per strada ma sarebbe stato pericoloso, poteva invece essere fatto in Sant'Apollinare con una scusa qualsiasi.

 

PAPA RATZINGER E PIETRO VERGARI

Il momento della scomparsa della Orlandi nessuno c'è l'ha dato, anche le dichiarazioni delle ragazze amiche non sono sicure, come sarebbe stata rapita? Violentemente? O se Renatino De Pedis era amico di don Vergari non poteva creare una situazione per cui determinare la sparizione dall'interno?». [...]

 

«Non c'è stata una trattativa, c'è stata una richiesta di collaborazione formulata da loro a cui io ho risposto positivamente chiedendo a mia volta una collaborazione fattiva, non era un'idea del capo della Gendarmeria, era un'idea della segreteria di Stato che voleva l'eliminazione di Renatino De Pedis dalla tomba. Io ho detto che questo risultato», quello cioè della traslazione delle spoglie di De Pedis dalla basilica di Sant'Apollinare, «non aveva senso se non in una collaborazione complessiva anche perché il Vaticano non aveva risposto alle rogatorie precedenti.

 

renatino de pedis

La richiesta era loro e noi eravamo disposti come procura di Roma se loro fossero stati disposti a collaborare in modo da procedere tutti quanti per capire» quale fosse stato il destino della Orlandi. «Aprire la tomba solo per aprirla e trasferirla - ha aggiunto Capaldo - non era un'operazione giudiziaria da Procura della Repubblica, era solo un piacere che veniva richiesto». [...]

 

«Io riterrei non impossibile anzi estremamente probabile che Accetti abbia conosciuto Emanuela Orlandi perché gravitava su piazza Navona e piazza delle Cinque Lune che era la zona in cui gravitava lo stesso Accetti» e «Accetti fermava tutte le ragazze», ha aggiunto poi Giancarlo Capaldo.

 

Accetti «dal mio punto vi dista probabilmente ha depistato perché io ritengo che con probabilità 'l'Americano' si possa identificare in Accetti», ha detto Capaldo ricordando di averlo incontrato quando «nel marzo 2013 venne da me».

 

GIANCARLO CAPALDO

«Le prime dichiarazioni di Accetti furono che era stato in Francia dove aveva incontrato Emanuela Orlandi in vita - ha raccontato Capaldo - questo incontro sarebbe avvenuto nel febbraio precedente». Accetti disse che il motivo per cui si era deciso a raccontare la vicenda è «sia perché aveva incontrato Emanuela viva sia perché, con il cambio del Papa - era stato eletto Papa Francesco - poteva pensare a un cambio, a un'apertura della curia romana e voleva inserirsi con le sue verità in questa vicenda».

EMANUELA ORLANDI

 

Dopo la decisione presa dall'allora nuovo procuratore di Roma Giuseppe Pignatone di aprire la tomba di Enrico De Pedis vi fu «la pietra tombale» sulla possibile collaborazione con il Vaticano. Capaldo è tornato a raccontare il suo incontro con l'ex capo della Gendermeria vaticana e il suo vice, la richiesta di aprire la tomba di De Pedis e la possibile collaborazione sul caso Orlandi rimasta poi senza seguito.

 

«Dieci-quindici giorni dopo l'incontro con Giani (ex capo della Gendarmeria vaticana ndr) ha preso servizio il nuovo procuratore e uscì sui giornali un articolo che nasceva da quanto alcuni giornalisti mi avevano chiesto sull'apertura della tomba» di De Pedis, ha raccontato Capaldo: «Io spiegai che la procura, al di là di una collaborazione complessiva con il Vaticano, non riteneva prioritario aprire la tomba in coerenza con quella che era stata la mia posizione nell'incontro con Giani». Fu quindi sparata la notizia che «la procura di Roma non apriva la tomba e veniva considerata una specie di scandalo».

 

renatino de pedis orlandi

«Questo articolo determinò da parte di Pignatone (che era divenuto procuratore della Repubblica di Roma ndr) una dichiarazione stampa e un comunicato» per informare della decisione di «aprire la tomba di De Pedis. Questo provvedimento fu adottato da Pignatone senza ascoltare o chiedere parere né a me né a Maisto (Simona, la collega pm che si occupava del caso ndr), senza che sostanzialmente conoscesse il processo».

 

«Io e Maisto rimanemmo molto sorpresi della decisione anche perché eravamo entrambi in attesa di quanto avremmo saputo dal Vaticano», ha continuato Capaldo facendo riferimento all'esito dell'incontro con l'ex capo della Gendarmeria vaticana ma di fatto «dopo questa presa di posizione, per cui fu disposta l'apertura della tomba, vi fu una pietra tombale sulla collaborazione perché il Vaticano aveva ottenuto ciò che voleva ossia l'apertura della tomba» di De Pedis. [...]

 

2- EMANUELA ORLANDI, UN NOME E UNA DATA AL CIMITERO DEL VERANO RIACCENDONO DUBBI E SPERANZE. È SEPOLTA LÌ? TUTTE LE IPOTESI

EMANUELA ORLANDI

Estratto da www.leggo.it

 

Emanuela Orlandi. La sua scomparsa è il caso dei casi e ancora oggi, dopo 41 anni, gli elementi certi sono pochissimi. A distanza di un mese dall'anniversario della sparizione della 15enne, nuovi elementi si aggiungono al puzzle e trovano un riscontro, seppur molto ipotetico, all'interno del cimitero monumentale del Verano, a Roma.

 

EMANUELA ORLANDI

Solo un paio di mesi fa all'interno della struttura è spuntata una traccia: un barattolo di vernice verde, una chiave d'auto e una moneta da 500 lire. Degli oggetti che, secondo alcuni, formano un codice e che sono stati nascosti dietro la statua dell'Angelo del dolore, i cui capelli sono raccolti con una fascetta che ricorda molto quella che Emanuela, più di 40 anni fa, portava ai capelli il giorno della scomparsa.

 

E adesso, nello stesso cimitero, è comparsa un'altra traccia realizzata, forse, con la stessa vernice verde del barattolo. Questa volta la traccia riporta un nome e una data molto importante per le persone scomparse.  […]

EMANUELA ORLANDI

 

A pochi metri dalla statua dell'Angelo con la fascetta è apparso un indizio inquietante. Sulla stele di pietra assegnata alle famiglie Donati e Pace è stato scritto il nome «Zoff», seguito da tre numeri «15-1-91». E sul retro solo la consonante «R». La scritta è scolorita e risalirebbe a circa un anno fa.

 

Il riferimento a «Zoff», secondo l'esperta, potrebbe indicare un custode o «qualcuno che veglia su qualcosa di importante», come una tomba che potrebbe essere stata violata e usata come un nascondiglio segreto. Stesso riferimento potrebbe essere per la consonante «R», che potrebbe riferirsi al nome di un'altra persona.

 

marco accetti

Meno i dubbi sulla data: il 15 gennaio del 1991 il governo italiano ha pubblicato il decreto legge, poi convertito dal Parlamento, sulle nuove misure da utilizzare per i sequestri di persone a scopo di estorsione e per la protezione di coloro che collaborano con la giustizia. C'è, forse, uno «scriba» sconosciuto che vuole lanciare un messaggio? Non ci sono certezze sul caso, ma queste nuove vicende fanno eco alla sparizione di «quella 15enne con la fascetta» che ancora viene aspettata a casa dal fratello Pietro.

MARCO FASSONI ACCETTI Marco Accetti

Ultimi Dagoreport

meloni la russa

IL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA E SECONDA CARICA DELLO STATO, IL POCO PALUDATO PRESIDENTE DEL SENATO IGNAZIO LA RUSSA, LEGGE DAGOSPIA E NON SI TROVA PER NULLA D’ACCORDO SU QUANTO SCRIVIAMO SUL SUO RAPPORTO NON IDILLIACO (EUFEMISMO) CON GIORGIA MELONI (DALLE DIMISSIONI DELLA PITONESSA SANTANCHE’ AL CANDIDATO ALLE PROSSIME COMUNALI DI MILANO, CASINI IN SICILIA COMPRESI) E CI SCRIVE UNA ZUCCHEROSA, A RISCHIO DIABETE, LETTERINA: ‘’CARO D'AGOSTINO, POSSIBILE CHE QUANDO (SPESSO) TI OCCUPI DI ME NON NE AZZECCHI UNA? FANTASCIENZA ALLO STATO PURO UN ANCORCHÉ MINIMO DISSENSO CON GIORGIA MELONI CHE PER ME È E RESTERÀ SEMPRE, UNA SORELLA MINORE SUL PIANO AFFETTIVO E UNA LEADER INIMITABILE SUL PIANO POLITICO - SE VUOI SONO SEMPRE PRONTO A DARTI NOTIZIE CHE RIGUARDANO ME, CORRETTE E DI PRIMA MANO. MA FORSE NON TI INTERESSANO” (CIAO CORE...)

meloni la russa manlio messina cannella dell'utri

DAGOREPORT - IL PROBLEMA PIÙ OSTICO PER LA MELONA AZZOPPATA NON È CONTE NÉ SCHLEIN: SI CHIAMA FRATELLI D'ITALIA, A PARTIRE DA LA RUSSA – IL PRESIDENTE DEL SENATO BRIGA, METTE BOCCA, PRETENDE LA SCELTA DEL SINDACO DI MILANO: LA PROVA SI È AVUTA OGGI CON LA NOMINA DEI SICILIANI GIAMPIERO CANNELLA E MASSIMO DELL’UTRI A SOTTOSEGRETARI - ‘GNAZIO VOLEVA UNA “COMPENSAZIONE” PER IL TRASLOCO DEL "SUO" GIANMARCO MAZZI AL TURISMO, PER NON LASCIARE AL SOLO EMANUELE MERLINO (UOMO DI FAZZOLARI) IL COMPITO DI ''BADANTE'' DEL MINISTRO GIULI-VO – IL CAOS IN SICILIA, TRA INCHIESTE SULLA GIUNTA, I SEGRETI “SCOTTANTI” MINACCIATI E MAI RIVELATI DA MANLIO MESSINA E LA DEBOLEZZA DEL TAJANEO SCHIFANI CHE SENTE IL FIATO SUL COLLO DI GIORGIO MULE' (CARO AI BERLUSCONI), CHE PUNTA A PRENDERE IL SUO POSTO E CHIEDE DI COMMISSARIARE FORZA ITALIA IN SICILIA, DOPO IL PESSIMO RISULTATO AL REFERENDUM...

marina berlusconi antonio tajani fulvio martusciello

DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI "DIOSCURI", BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES. AL SUO POSTO, SI FANNO AVANTI LETIZIA MORATTI E MASSIMILIANO SALINI - E IL "MAGGIORDOMO CIOCIARO" DI CASA MELONI, CHE FA? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI E ALLA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI, LANCIATA CONTRO LA DEBORA BERGAMINI DI MARINA…

giuseppina di foggia giorgia meloni arianna claudio descalzi terna eni

CHE FIGURA DI TERNA PER GIORGIA! – NELL’APRILE 2023 MELONI SI VANTAVA DELLA NOMINA DI GIUSEPPINA DI FOGGIA ALLA GUIDA DI TERNA: “È LA PRIMA DONNA AD DI UNA GRANADE PARTECIPATA PUBBLICA” – CHISSA COME SI SARÀ PENTITA DI QUELLA SCELTA, SPONSORIZZATA DALLA SORELLA ARIANNA, ORA CHE LA MANAGER HA DECISO DI INCASSARE FINO ALL’ULTIMO EURO DELLA SUA BUONUSCITA DA 7,3 MILIONI, ALLA FACCIA DELLA CRISI ENERGETICA, ED È PRONTA A RINUNCIARE ALLA PRESIDENZA DI ENI CHE LE È STATA OFFERTA COME “PARACADUTE”, PUR DI TENERE IL PUNTO – DI FOGGIA PRETENDEVA DI ESSERE CONFERMATA IN TERNA O DI AVERE COMUNQUE UN RUOLO OPERATIVO IN UN ALTRO COLOSSO STATALE: SA BENE CHE LA POLTRONA DA PRESIDENTE DEL CANE A SEI ZAMPE È DI RAPPRESENTANZA, DAL MOMENTO CHE IN CASA ENI TUTTO PASSA PER L’AD CLAUDIO DESCALZI – IL VERBALE DI TERNA CHE INGUAIA PALAZZO CHIGI

borsa italiana dario scannapieco fabrizio testa cdp cassa depositi e prestiti

DAGOREPORT - PERCHE' ALLA BORSA ITALIANA COMANDANO I FRANCESI? – INFURIA LA BATTAGLIA SULLA CONFERMA DI FABRIZIO TESTA ALLA GUIDA DI BORSA ITALIA, IMPOSTA DALLA FRANCESE EURONEXT E CONTESTATA DA CDP (ENTRAMBI AZIONISTI ALL’’8,08%). SECONDO LA CASSA, NON SAREBBE STATO RISPETTATO IL PATTO PARASOCIALE – EPPURE LA CONSOB, NEL SUO “ACCERTAMENTO” SU BORSA ITALIANA DELLO SCORSO NOVEMBRE, ERA STATA CHIARA: HA RILEVATO UNA “RIPETUTA VIOLAZIONE DELLE REGOLE DEL GOVERNO SOCIETARIO”, HA ACCERTATO CHE “TESTA NON HA DATO LA NECESSARIA INFORMATIVA AL CDA DI BORSA ITALIANA SUI PROGETTI O LE MODIFICHE ALLA STRUTTURA COMMISSIONALE”, “MORTIFICANDO IL RUOLO DEL CDA” – L’ASSEMBLEA DEI SOCI DI BORSA ITALIANA È CONVOCATA PER IL 29 APRILE PER RINNOVARE CDA E VERTICI MA LA GUERRA LEGALE POTREBBE ESSERE MOLTO PIU’ LUNGA...

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...