jetson one

L'ITALIA MEJO DE LA SILICON VALLEY! - DUE IMPRENDITORI SVEDESI HANNO CREATO LO "ONE", UN DRONE MONOPOSTO CHE PUÒ ESSERE PILOTATO SENZA BISOGNO DI BREVETTI O PERMESSI - I DUE HANNO SPOSTATO LA LORO AZIENDA A PIEVE A PRESCIANO, UN PICCOLO BORGO DELLA VAL DI CHIANA: "NON HA IDEA DI QUANTE SIANO LE PERSONE CHE NON VEDONO L'ORA DI TRASFERIRSI IN ITALIA PER LAVORARE A UN PROGETTO SIMILE. POI QUI ABBIAMO A 150 CHILOMETRI DI DISTANZA…" - VIDEO

Jaime D'Alessandro per “la Repubblica”

 

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«Abbiamo spostato tutto in Toscana e stiamo assumendo ingegneri e programmatori. Non ha idea di quante siano le persone che non vedono l'ora di trasferirsi in Italia per lavorare a un progetto simile». Peter Ternström, uno dei due fondatori della Jetson, lo racconta con il sorriso sulle labbra. Svedese, 48 anni, lo abbiamo incontrato quasi per caso a Vivatech, la fiera dedicata alla tecnologia di Parigi.

 

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Si è presentato con lo One, un drone monoposto messo a punto con l'altro socio, Tomasz Patan, che di anni ne ha 36 ed è originario della Polonia. Ai taxi volanti, alla promessa mai mantenuta di rivoluzionare il mondo dei trasporti, loro non ci pensano. Si limitano a realizzare uno scooter aereo a batteria. Quattro rotori, 80 kg il peso, è capace di restare in volo per venti minuti potendo raggiungere una velocità di cento chilometri orari.

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Chiunque lo può pilotare senza bisogno di patentini o permessi. Basta che si voli all'interno di una proprietà privata. Un giocattolo per adulti dal sapore futuribile che sta piacendo: circa 600 gli ordini piovuti da tutto il mondo per un totale di 10 milioni di euro di caparre versate.

 

Prime consegne nel 2023 a un prezzo di 90 mila euro a velivolo. Un mese dopo l'incontro di Parigi, arriviamo a Pieve a Presciano, un piccolo borgo della Val di Chiana, per vedere il primo volo pubblico dello One. La "aviosuperficie" acquistata da Ternström e Patan è un campo erboso dove atterravano e decollavano aerei a elica.

 

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 «Abbiamo costruito la pista di atterraggio e stiamo ristrutturando questa vecchia fabbrica di paracadute», racconta Ternström indicando prima uno spiazzo in cemento dove stanno trasportando il drone e poi l'edificio alle nostre spalle risalente ai primi del Novecento con tanto di ciminiera in mattoni.

 

Si affaccia su una valle merlata da un lato dalle chiese del paesino e dall'altro dagli alberi. «In Svezia le condizioni meteorologiche non sono adatte ai test per buona parte dell'anno», continua il cofondatore di Jetson. «E qui abbiamo a 150 chilometri di distanza le aziende che lavorano nel settore delle automobili e della formula uno alle quali rivolgersi per trovare soluzioni all'avanguardia».

 

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Attorno al drone monoposto sta armeggiando Tomasz Patan, che ha un passato nel campo dei droni per riprese video. L'ha tirato fuori dall'ex fabbrica, dove prevedono di costruirne tre al giorno, trascinandolo sulle piccole ruote posteriori con una sola mano. Senza batterie pesa appena 40 kg. «Il software fa quasi tutto, per questo è semplicissimo da pilotare» spiega mentre si infila il casco.

 

 «Il velivolo si tiene in equilibrio da solo, basta ad esempio spingere un pulsante per decollare o tornare alla base. Ma volendo si può inserire il controllo tutto manuale». Poco dopo lo One si solleva e ronzando rumorosamente per tre minuti prende a svolazzare sul prato dell'aviosuperficie fra cabrate, lievi picchiate e virate.

 

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Applausi finali dei presenti. Fra loro c'è anche Rikard Steiber, che da cliente è diventato direttore operativo. Altro svedese, ma trapiantato nella Silicon Valley, che ha ricoperto ruoli di rilievo in Google e Htc. La società di consulenza tedesca Roland Berger di recente ha sostenuto che nel 2050 avremo nel mondo 160mila eVolt, acronimo di "electric vertical take-off and landing", come lo One. Oggi è un mercato che vale pochi milioni di dollari e che secondo alcuni dovrebbe arrivare a 800 milioni nel 2030. In realtà di stime ce ne sono tante e tutte diverse. Le più ottimiste sono state fatte quanto sembrava che i taxi volanti fossero a por tata.

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«Preferiamo concentrarci su cose molto più semplici dei taxi per i quali non ci sono ancor a normative adeguate», conclude Peter Ternström. «Per questo One è un progetto che sta già funzionando ancor prima di entrare nella fase produttiva». Il tutto qui in Italia.

 

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 Ed è forse il vero elemento centrale di tutta questa storia: un gruppo di imprenditori del nord Europa che ha costruito prima di tutto un progetto per cambiare la qualità della propria vita, trasferendosi nel cuore della Toscana. Un piano B di successo. Durante la pandemia è un pensiero che è venuto a molti. Loro però lo hanno messo in pratica assemblando, in una fabbrica di paracaduti dimenticata, questo strano scooter volante.

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