joe biden benjamin netanyahu

L'ULTIMA ZAMPATA DI BIDEN – DIETRO LA TREGUA IN LIBANO C'È IL LAVORO DIPLOMATICO DI “SLEEPY JOE”, IN COPPIA CON MACRON – USA E FRANCIA SARANNO GARANTI E CONTROLLORI DEL CESSATE IL FUOCO. L’ACCORDO PREVEDE IL DIRITTO ALL’AUTODIFESA PER ISRAELE E LIBANO: OGNI VIOLAZIONE SARA’ AFFRONTATA IN SEDE BILATERALE CON L’INTERMEDIAZIONE DI WASHINGTON E PARIGI, BYPASSANDO L’ONU – LO STORICO NEGOZIATORE DELLA CASA BIANCA, DAVID MILLER: “I 60 GIORNI DELLA TREGUA SCADRANNO QUANDO TRUMP SARÀ IN CARICA, UN EVENTUALE FALLIMENTO AVVERREBBE SOTTO LA SUA RESPONSABILITÀ…”

1. PRESSIONI E UNA RAGNATELA DI CONTATTI, ECCO COME BIDEN HA INCASSATO L’ACCORDO SULLA TREGUA IN LIBANO

Estratto dell’articolo di Alberto Simoni per www.lastampa.it

 

emmanuel macron joe biden g20 rio de janeiro foto lapresse

A meno di due mesi dal passaggio di consegne, l’Amministrazione Biden incassa l’accordo di cessate il fuoco fra Israele e Libano con la firma su un piano dettagliato che garantisce un ritiro scaglionato delle truppe israeliane dai vari settori del sud del Libano entro 60 giorni, il ritorno delle forze libanesi (la sicurezza e i militari della Laf) a presidiare il territorio per evitare il riarmo di Hezbollah e il rafforzamento di un meccanismo di controllo delle violazioni dell’intesa presidiato dagli Stati Uniti e con la Francia in un ruolo chiave.

 

[…] Il lavoro per arrivare all’intesa è stato complesso, ma la svolta, secondo la ricostruzione di un alto funzionario dell’Amministrazione Usa, è arrivata verso la metà di ottobre quando i negoziatori Usa hanno intravisto nelle parti in Libano e Israele segnali che l’intesa poteva essere raggiunta. Sono state però le ultime due settimane a vedere un’accelerazione e a consentire al team negoziale di instradare sulla giusta traiettoria il negoziato.

 

JOE BIDEN SI FA IL SEGNO DELLA CROCE DAVANTI A NETANYAHU

Gli uomini di Biden hanno tenuto costantemente aggiornato lo staff della politica estera e di sicurezza di Trump, «era necessario – ha raccontato il funzionario in un briefing con alcuni reporter accreditati alla Casa Bianca – tenerli aggiornati su quel che stava accadendo e sui nostri impegni». A quanto risulta la sintonia fra Amministrazione uscente ed entrante è stata totale.

 

Sin dalla fine di settembre quando Israele ha intensificato le operazioni nel Sud del Libano e colpito Beirut, decapitando la leadership di Hezbollah, Washington ha intrecciato i fili con Parigi. È lungo l’asse Biden-Macron che si è sviluppata la ragnatela di contatti e di pressioni che ha portato all’intesa.

 

hezbollah

I due leader venerdì scorso hanno avuto un colloquio al centro del quale c’è stato proprio il ragionamento su quello che sembrava l’ultimo step per portare Beirut e Gerusalemme all’intesa. Gli israeliani chiedevano garanzie di sicurezza e la possibilità di intervenire in caso di minacce future; il Libano invece sostegno e fondi per consentire alle truppe di prendere il controllo del Sud. Entrambe le condizioni si sono realizzate.

 

L’accordo infatti prevede il diritto all’autodifesa e istituisce un meccanismo di monitoraggio sulle violazioni per cui ogni denuncia viene affrontata rapidamente in sede bilaterale e con l’intermediazione Usa e francese.

 

joe biden emmanuel macron

Meccanismo che fonti americane definiscono di «immediata risposta» e che va ben oltre le lungaggini previste dall’intesa del 2006, quella scaturita in sede Onu dopo la guerra e che ha portato al rafforzamento della missione Unifil. In quel caso ogni denuncia finiva sul tavolo del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a New York e passavano spesso settimane o mesi prima finisse in agenda.

 

Secondo gli americani Unifil non ha avuto il successo sperato. Già da settembre i portavoce dell’Amministrazione sostengono la necessità di andare oltre Unifil lamentando quello che viene definito a microfoni spenti, «un fallimento» della missione.

 

joe biden bibi netanyahu in israele

«Hezbollah non si è mai ritirata e Unifil non è riuscita nel suo incarico di disarmare» le milizie, le parole pronunciate dal funzionario Usa che ha precisato che ora il meccanismo di controllo previsto nel 2006 verrà rinforzato con l’ingresso di Stati Uniti e Francia nella cabina di regia. Unifil assisterà Laf che prenderà il controllo del confine meridionale del Libano.

 

Il Libano avrà risorse dalla comunità internazionale per rafforzare l’esercito e provvedere alla ricostruzione. «E’ l’occasione – notano dal Consiglio per la Sicurezza nazionale – per il Libano di riaffermare la sovranità e di eleggere il presidente». Sono due anni che il Paese è senza la figura apicale, due anni in cui la situazione è precipitata portando intere sacche del Paese a finire sotto il controllo delle milizie filo sciite.

 

Washington, ha spiegato Biden, non invierà truppe. Il coinvolgimento del Pentagono avverrà nel sistema di monitoraggio, possibile che il personale che lavorerà all’implementazione dell’accordo su lunga durata sia stanziato nelle ambasciate dei due Paesi.

 

raid israeliani in libano

Uno dei nodi che solo all’ultimo avrebbe trovato composizione è legato al diritto all’autodifesa. Israele avrebbe voluto una sorta di addendum, una lettera ad hoc, che riconoscesse la possibilità di agire manu militari in caso di violazioni e intrusioni sul proprio territorio. Le fonti di Washington non hanno confermato limitandosi a dire che c’è un «accordo siglato dalle parti» e che il diritto all’autodifesa vale ovviamente «anche per il Libano».

 

Non ci sono stati contatti diretti fra emissari Usa ed Hezbollah, «l’impegno preso dal governo libanese si applica a Hezbollah», ha spiegato la fonte Usa precisando: «Siamo consapevoli che i libanesi sono in contatto con Hezbollah e l’Iran».

 

Nel suo discorso Biden ha esteso la portata dell’intesa all’altro fronte caldo – il conflitto a Gaza – e al futuro della regione. Sul primo aspetto l’idea dell’Amministrazione è che ora Hamas è rimasta senza l’aggancio con Hezbollah e sia più isolata.

 

droni - hezbollah

«Oggi Hamas ha capito che non esiste più il supporto alla sua causa», spiega la fonte. Tesi che Jon Finer, vice di Jake Sullivan al Consiglio per la Sicurezza nazionale, ha esplicitato alla CNN in serata: la tregua potrebbe creare opportunità a Gaza. Biden ha chiesto nuovamente il rilascio degli ostaggi.

 

Sulla struttura regionale, infine, la Casa Bianca intende rilanciare il dialogo con i sauditi e creare quella che Biden chiama «la normalizzazione del Medio Oriente» attorno all’asse Gerusalemme-Riad e con la creazione di uno Stato palestinese. […]

 

2. “ACCORDO DI TRANSIZIONE È INTERESSE DI TRUMP CHE REGGA FINO A GENNAIO”

Estratto dell’articolo di Paolo Mastrolilli per “la Repubblica”

https://www.repubblica.it/esteri/2024/11/27/news/aaron_david_miller_negoziatore_accordo_tregua_libano-423740543/

 

Aaron David Miller

Aaron David Miller, che per ventiquattro anni ha negoziato tra arabi e israeliani a nome del dipartimento di Stato, invita alla prudenza: «Dobbiamo essere realisti: l’accordo per la tregua in Libano non è una trasformazione del paradigma, ma una transazione. La tenuta di lungo termine dipenderà dall’applicazione, che sarà difficile».

 

Cosa pensa dell’intesa?

«È un risultato significativo, ma vulnerabile. La rivalità tra Israele ed Hezbollah resta, così come l’intenzione dell’Iran di ricostruire la sua principale milizia alleata. Se reggerà oltre i sessanta giorni dell’applicazione dipenderà da fattori complicati, come lo schieramento delle forze armate libanesi a sud del fiume Litani, il rilancio della missione Onu Unifil, la lettera che dà allo Stato ebraico margine di manovra per rispondere ad eventuali violazioni. Netanyahu dovrà chiedere prima il permesso agli Usa? Io penso che agirà come crede, e continuerà a colpire Hezbollah a nord del Litani».

 

DONALD TRUMP BENJAMIN NETANYAHU

Da quale chiave dipendono successo o fallimento?

«Le parti hanno fretta. Hezbollah in questa fase potrebbe pensare che un accordo sia meglio di nulla, mentre l’esercito israeliano è sotto forte pressione su due fronti e ci sono 70.000 cittadini sfollati da oltre un anno. A differenza di Gaza, poi, questa intesa pone meno problemi a Netanyahu, perché non ci sono prigionieri da liberare o l’Autorità palestinese da coinvolgere».

 

[...]

 

DONALD TRUMP E JOE BIDEN NELLO STUDIO OVALE DELLA CASA BIANCA

Che impatto avrà la transizione tra Biden e Trump?

«Dipende da chi prenderà in carico l’esecuzione della tregua nella nuova amministrazione, perché richiederà molta cura e lavoro. I sessanta giorni però scadranno quando Trump sarà già alla Casa Bianca, e quindi un eventuale fallimento avverrebbe sotto la sua responsabilità».

 

L’accordo aiuta la strategia di Trump per il Medio Oriente?

«L’obiettivo centrale della sua amministrazione sarà allargare gli Accordi di Abramo all’Arabia Saudita, per ottenere la normalizzazione dei rapporti con Israele. È molto difficile, perché richiederà concessioni da Netanyahu allo scopo di riprendere il processo per dare una prospettiva ai palestinesi, ma questo sarà il focus di Trump».

DONALD TRUMP E JOE BIDEN NELLO STUDIO OVALE DELLA CASA BIANCA. DONALD TRUMP E BENJAMIN NETANYAHU A MAR-A-LAGO

Ultimi Dagoreport

fabrizio corona pier silvio berlusconi giampaolo rossi

FLASH – TENETEVI FORTE: ORA INIZIA UNA VERA GUERRA TRA MEDIASET E RAI! – NON SOLO GLI UFFICI LEGALI DELLA FAMIGLIA BERLUSCONI STANNO RIVEDENDO, FOTOGRAMMA PER FOTOGRAMMA, L’OSPITATA DI FABRIZIO CORONA A “LO STATO DELLE COSE”, ORA PIER SILVIO BERLUSCONI HA DECISO CHE LA RAI LA PAGHERA’ DURAMENTE PER TUTTO LO SPAZIO CONCESSO AI DELIRI DI “FURBIZIO” (CHE E’ STATO ACCOLTO IN PASSATO A “BELVE”, A “CIAO MASCHIO”, A “DOMENICA IN” E PIU’ RECENTEMENTE DA GILETTI ED E’ STATO VIDEOCHIAMATA DA FIORELLO A “LA PENNICANZA”) – LA VENDETTA DI “PIER DUDI” SI CONSUMERA’ NELLA SETTIMANA DI SANREMO, VERA CASSAFORTE DELLE CASSE RAI: CONTROPROGRAMMAZIONE AGGRESSIVA DA PARTE DI MEDIASET E, NEL SABATO DEL FESTIVAL, POTREBBE ANDARE IN ONDA MARIA DE FILIPPI - DALLA RAI SI CERCA UN ACCOMODAMENTO: LA SETTIMANA PROSSIMA, MASSIMO GILETTI DOVREBBE ANDARE IN ONDA CON UNA PUNTATA "RIPARATRICE" DOPO AVER DATO SPAZIO ALLE ESONDAZIONI DI CORONA...

john elkann andrea agnelli ardoino devasini juventus

FLASH – VOCI DA TORINO: JOHN ELKANN POTREBBE PRENDERE IN CONSIDERAZIONE L’IDEA DI VENDERE LA JUVENTUS PER UNA CIFRA VICINA AI 2 MILIARDI DI EURO (DEVASINI E ARDOINO, I DUE PAPERONI A CAPO DI TETHER, IL COLOSSO DELLE STABLECOIN, AVEVANO OFFERTO 1 MILIARDO) - NEL CASO IN CUI L’AFFARE ANDASSE IN PORTO E I DUE CRIPTO-RICCONI RIUSCISSERO A PAPPARSI LA SOCIETA’, ANDREA AGNELLI POTREBBE ENTRARE NEL CAPITALE CON UNA PICCOLA QUOTA E AIUTARE NELLA GESTIONE DELLA SQUADRA: SAREBBE IL LINK CON LA FAMIGLIA AGNELLI E CON IL PASSATO "GOBBO”…

matteo salvini tedofori milano cortina

A PROPOSITO DI… SALVINI – IL CAPOSTAZIONE DELLA LEGA È ARRIVATO PUNTUALE NEL DIRE LA SUA SUI TEDOFORI DI MILANO CORTINA. UN CASO CHE HA PRESO “A CUORE” - PER LA CARNEVALATA ORGANIZZATA DA MALAGÒ, LO SPONSOR HA REALIZZATO ALTRETTANTE TUTE TERMICHE, BEN PRESTO FINITE IN VENDITA PER MIGLIAIA DI EURO NEI SITI DI “SECONDA MANO”. SE LA MORALE SPESSO NON URTASSE LE COSCIENZE, VERREBBE DA CHIEDERE AL MINISTRO SALVINI CON IL “CUORE IN MANO” SE QUELLE TUTE TERMICHE DATE AI TEDOFORI NON AVREBBERO POTUTO SALVARE LA VITA DEL VIGILANTE MORTO DAL FREDDO IN UN CANTIERE OLIMPICO A CORTINA…

donald trump free iran

DAGOREPORT – CHE CE FAMO CON KHAMENEI? TRUMP MINACCIA TEHERAN MA L’INIZIATIVA MILITARE SI ALLONTANA: GLI ALLEATI ARABI DEGLI USA (ARABIA SAUDITA E QATAR) SONO CONTRARI AL BOMBARDAMENTO E LE PORTAEREI AMERICANE SONO LONTANE DAL MEDIO ORIENTE – PIÙ PROBABILE, PER ORA, CHE GLI “AIUTI” PROMESSI DA WASHINGTON SIANO ATTACCHI CYBER E SABOTAGGI ENERGETICI, IN GRADO DI INDEBOLIRE IL REGIME DI KHAMENEI – IL PIANO “PSYOPS” DI GUERRA PSICOLOGICA, LE MOSSE SUL CAMPO DI CIA E MOSSAD E LA DURA REALTÀ: BUTTATO GIÙ KHAMENEI, NON C’È UN'OPPOSIZIONE PRONTA A PRENDERE IL POTERE O UNA FIGURA FANTOCCIO (COME IN VENEZUELA) PER LA SUCCESSIONE -RIMUOVERE L'AYATOLLAH PROVOCHEREBBE PIÙ INSTABILITÀ. E TANTI SALUTI AL FIGLIO DELLO SCIÀ, REZA PAHLAVI, E AI MANIFESTANTI CHE INVOCANO LIBERTÀ E VENGONO TRUCIDATI DAL REGIME - VIDEO

gio scotti

COME MAI LA BELLISSIMA GIO SCOTTI, MODELLA E INFLUENCER ITALIANA DI 19 ANNI, È DIVENTATA SUO MALGRADO UN’ICONA DELL’ALT-RIGHT AMERICANA? – LA RAGAZZA, CHE HA QUASI 3 MILIONI DI FOLLOWER SUI SOCIAL E A QUANTO PARE NON HA MAI ESPRESSO PUBBLICAMENTE OPINIONI POLITICHE, GRAZIE ALL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE, È STATA PRESA IN PRESTITO DA SUPREMATISTI, “INCEL” E “GROYPERS” COME SIMBOLO DELLA BELLEZZA “ARIANA” E OCCIDENTALE - A SUA INSAPUTA, LA RAGAZZA E' DIVENTATA STRUMENTO DI UNA "GUERRA CULTURALE" CHE DIFFONDE IDEE ESTREMISTE E INQUINA IL DIBATTITO FOMENTANDO ODIO