SIETE FELICI PERCHÉ IL VOSTRO ALBERGO VI OFFRE UNA CONNESSIONE WIFI ALLA QUALE ACCEDERE INSERENDO SOLO IL NUMERO DELLA STANZA? BRAVI FESSI, INIZIATE A PREGARE CHE UN HACKER NON ABBIA PUNTATO IL VOSTRO HOTEL – PER FACILITARE LA VITA DEGLI OSPITI, ADOTTANO SISTEMI DI ACCESSO FACILI DA PENETRARE: BASTANO POCHI PASSAGGI PER AVERE INFORMAZIONI ANCHE SULLE CARTE DI CREDITO – IL CONSIGLIO PER DIFENDERSI È…

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Francesco Malfetano per “il Messaggero”

 

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Luglio 2019. Tempo di vacanze. Dopo un viaggio estenuante spesso fatto di ritardi e problemi con le valigie sempre troppo grandi, si arriva finalmente in hotel. Magari all'estero. Magari in un Paese dove i costi del roaming internazionale sono proibitivi. Questo vorrebbe dire rinunciare alla quotidianità fatta di post su Facebook e storie su Instagram.

 

E probabilmente, a saldi appena iniziati, anche a qualche acquisto da fare subito sul web. Non se ne parla nemmeno. Così - quasi sul piede di guerra - si va verso la reception dell'albergo preparandosi a chiedere: «È possibile avere la password del wi-fi?».

 

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A quel punto, 9 volte su 10, la simpatica addetta della reception dirà di cercare sul proprio smartphone la rete dell'hotel e inserire il proprio numero di stanza e una password standard. Il gioco è fatto: internet è di nuovo a portata di mano.

 

IL CONTO

Non resta che iniziare a postare sui social, inviare qualche e-mail o comprare quella t-shirt tanto carina alla metà del prezzo. Il conto però, questa volta rischia di essere molto più salato. Accedere alle reti degli alberghi o a connessioni libere, e soprattutto utilizzarle per fare acquisti può essere davvero pericoloso.

 

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Gli hotel infatti sono diventati uno dei punti di accesso preferiti dagli hacker perché, nel loro tentativo costante di far sentire gli ospiti a proprio agio e quindi anticiparne le necessità, si affidano a sistemi di accesso particolarmente facili da penetrare. A dimostrarlo ci ha pensato una squadra di white hat hacker, vale a dire degli hacker buoni, assoldati dal magazine statunitense Bloomberg Businessweek.

 

L'ESPERIMENTO

Una volta preso possesso della propria stanza in un albergo non specificato, il gruppo di esperti informatici ha connesso un computer portatile alla smart tv presente in camera.

 

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Da lì, in tutta tranquillità e con pochi semplici passaggi, sono riusciti ad accedere al Pms, vale a dire al sistema gestionale alberghiero utilizzato dalla struttura. Così facendo gli hacker hanno ottenuto le informazioni sulle carte di credito utilizzate su quella rete e, volendo, anche l'accesso alle caselle e-mail e ai social network a cui si sono connessi gli ospiti.

 

IL VALORE

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Dati che, se si fosse trattato di veri truffatori, avrebbero avuto un certo valore: una singola carta di credito con un limite abbastanza elevato ad esempio, può essere rivenduta sul dark web a circa 20 euro; le informazioni per accedere a un profilo su Facebook invece, a poco più di 3 euro.

 

Nonostante i rischi legati all'utilizzo poco accorto di queste reti, così come di quelle pubbliche, siano ormai noti, ancora l'89% degli italiani mette a rischio le proprie informazioni (secondo una ricerca condotta nel 2018 da Norton by Symantec).

 

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La consapevolezza da parte degli utenti di questa lotta tra hacker e turisti infatti è davvero minima. Eppure da qualche anno a segnalare violazioni di questo genere sono stati non solo piccoli alberghi non troppo attenti alla cybersicurezza, ma anche i grandi attori del settore come Hilton, InterContinental e Hyatt.

 

LA DIFESA

Hotel e catene infatti hanno denunciato a più riprese questi cyber attacchi noti come invisibili, perché impossibili da verificare in loco - se non dagli estratti conto degli ospiti. Un modo per difendersi e godersi le ferie in serenità però esiste, ed è anche piuttosto semplice: basta utilizzare un software Vpn, ovvero un Virtual Private Network.

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Vale a dire una app per dispositivi mobili (o anche un classico programmino per computer portatili) che crea una specie di tunnel sicuro per i nostri dati. Una volta attivata una connessione Vpn infatti, non importa a quale Wi-Fi ci si connetta o quali informazioni si condividano, semplicemente il traffico generato non può più essere spiato da nessuno.

 

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L'unico inconveniente è che la maggioranza di queste applicazioni, nonostante offrano periodi di prova solitamente di 3 o 7 giorni, sono a pagamento. Spendere tra i 9 e i 12 euro per navigare sul web con serenità durante le ferie però, potrebbe essere decisamente un buon investimento.

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