san vittore carcere detenuti rivolta proteste

ALTRI TRE DETENUTI SONO MORTI PER OVERDOSE DURANTE LE RIVOLTE A RIETI – CONTINUANO LE PROTESTE E IL CAOS NELLE CARCERI ITALIANE PER IL CORONAVIRUS. SUL TETTO DI SAN VITTORE I CARCERATI METTONO LO STRISCIONE “INDULTO”. IL VERO MOTIVO DELLA PROTESTA NON SONO LE CONDIZIONI RIGIDE A CUI SONO SOTTOPOSTI, MAL’ASTINENZA. INFATTI ASSALTANO LE INFERMERIE A CACCIA DI METADONE – ANCORA RICERCATI 23 EVASI DA FOGGIA – VIDEO

MODENA, RIVOLTA NEL CARCERE
FOGGIA, DETENUTI EVADONO DAL CARCERE
MILANO, IL CARCERE DI SAN VITTORE DATO ALLE FIAMME DAI DETENUTI

1 – CORONAVIRUS, CARCERI IN RIVOLTA, ALTRI 3 DETENUTI MORTI A RIETI

Da www.ilfattoquotidiano.it

 

 

RIVOLTA AL CARCERE DI SAN VITTORE - DETENUTI SUL TETTO

Continuano le proteste nelle carceri: a Rieti tre detenuti sono morti dopo aver assunto farmaci rubati dall’infermeria. Ieri la sommossa è andata avanti per ore: cinquanta detenuti circa hanno saccheggiato l’infermeria e sono saliti sul tetto. Altri 8 sono stati trasportati in ospedale, di questi 3 sono attualmente ricoverati in terapia intensiva, mentre un altro detenuto, più grave, è stato trasferito in elicottero a Roma.

 

CARRI ARMATI A PALERMO PER SEDARE LA RIVOLTA AL CARCERE

Altre 7 persone erano già morte, dopo i disordini nel carcere di Modena: secondo le prime indagini, avevano assunto psicofarmaci rubati dal cassetto delle medicine dopo l’assalto all’infermeria del carcere. I quattro reclusi sono morti nelle carceri di Verona, Parma, Ascoli Piceno e Alessandria, dove erano stati trasferiti in seguito alla sommossa.

 

detenuti evadono dal carcere di foggia

Dopo i disordini di domenica e lunedì in 22 istituti in tutt’Italia, da Modena a Palermo, nella notte nuove rivolte si sono verificate a Siracusa, nel carcere di Cavadonna, dove settanta detenuti hanno dato alle fiamme le lenzuola e hanno danneggiato versi arredi. Ad Aversa, nel Casertano, durante il cambio di turno di mezzanotte, i detenuti hanno protestato rumorosamente sbattendo oggetti contro le inferriate e bruciando pezzi di carta nelle loro celle. I motivi, in tutti gli istituti, sono gli stessi: molti chiedono l’amnistia, lamentando la paura del contagio del coronavirus. Altri hanno protestato perché le misure varate dal governo per combattere l’emergenza comprendono anche una serie di restrizioni ai colloqui con i parenti.

detenuti evadono dal carcere di foggiala parente di un detenuto sulla macchina della polizia davanti a san vittore

 

A Foggia continuano le ricerche di 23 evasi: tra cui persone legate alla mafia garganica e un condannato per omicidio, Cristoforo Aghilar, il 36enne che il 28 ottobre scorso ha ucciso ad Orta Nova Filomena Bruno, 53 anni, mamma della sua ex fidanzata. Ieri, approfittando dei disordini, 77 detenuti sono riusciti a fuggire: 54 sono stati già catturati, tra cui due persone che hanno scelto di costituirsi. Al momento per tutti l’accusa è di evasione, e successivamente sarà analizzata la posizione di ogni singolo detenuto.

 

Situazione rientrata alla normalità a Melfi (Potenza) dove, dopo circa dieci ore di proteste, sono stati liberati i nove ostaggi – quattro agenti della polizia penitenziaria e cinque operatori sanitari – e i detenuti sono rientrati nelle sezioni. Situazione sotto controllo anche ad Alessandria.

 

detenuti evadono dal carcere di foggia 1

La situazione ha provocato reazioni da parte della politica: l’opposizione hanno auspicato l’intervento dell’esercito, mentre i renziani hanno chiesto al ministro della giustizia Alfonso Bonafede di riferire il Parlamento. L’informativa del guardasigilli è stata fissata per mercoledì 11 marzo alle ore 17. In serata, a leggere il bilancio del Dipartimento della amministrazione penitenziaria, in molti istituti la situazione non è ancora rientrata e i disordini sono ancora in corso.

RIVOLTA AL CARCERE DI SAN VITTORE - DETENUTI SUL TETTO

 

2 - CACCIA AL METADONE A MODENA "SEI MORTI PER OVERDOSE"

Franco Giubilei per “la Stampa”

 

Non si è ancora del tutto normalizzata la situazione nel carcere modenese di Sant' Anna, teatro domenica di una rivolta dal bilancio drammatico: sette detenuti sono morti, altri sei sono in gravi condizioni in terapia intensiva e l' intero primo piano dell' istituto - sede di uffici, infermeria, mensa e archivi con i documenti dei reclusi - è stato devastato.

 

gli effetti della rivolta al carcere di sant'anna a modena 7

Tre delle vittime sono decedute all' interno del carcere di Modena, le altre quattro durante o subito dopo i trasferimenti in altri penitenziari, attuati man mano che la ribellione veniva repressa dai reparti speciali: un detenuto è morto a Parma, uno ad Alessandria, uno a Verona durante il trasporto in pullman e il quarto ad Ascoli.

milano, rivolta dei detenuti al carcere di san vittore 1

 

Un quinto è in condizioni gravissime, sempre ad Ascoli, per le stesse cause che avrebbero provocato la morte di sei su sette reclusi (uno pare sia soffocato per il fumo sprigionato dagli incendi appiccati domenica pomeriggio, ndr): i carcerati hanno saccheggiato l' infermeria mettendo le mani sui farmaci, per poi assumere oppiacei e benzodiazepine. Sarebbero morti per overdose, ma bisognerà aspettare autopsie ed esami tossicologici per avere un quadro più chiaro. Pare che le vittime siano di origine straniera.

 

detenuti sul tetto a san vittore

La procura di Modena ha aperto due fascicoli, il primo per omicidio colposo sui tre decessi avvenuti a Sant' Anna, il secondo relativo all' assalto dei carcerati: i reati ipotizzati sono resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamento, violenza privata e tentata evasione. Davanti ai cancelli del carcere, che fino all' altro giorno ospitava quasi 550 persone su una capienza di 370, gli agenti ieri spiegavano ai familiari che qui a Sant' Anna non resterà nessuno, perché la struttura «non è più agibile».

gli effetti della rivolta al carcere di sant'anna a modena 3

 

Una quarantina sono stati portati ad Ascoli, altri venti a Campobasso. Un poliziotto, reduce da 24 ore di fuoco, racconta che «al primo piano è andato tutto distrutto, dalla mensa all' infermeria. Hanno anche bruciato tutte le matricole, per fortuna si sono salvati i Dna conservati all' interno». La rivolta si è scatenata quando si è sparsa la voce di un caso di coronavirus: il detenuto era in isolamento e poi è stato portato in ospedale, episodio che ha fatto salire alle stelle la tensione già alta per il divieto dei colloqui coi familiari.

 

DETENUTI SUL TETTO A SAN VITTORE

Nella sezione nuova dell' istituto ci sarebbero tuttora almeno 150 detenuti, ma non è chiaro se la situazione sia completamente risolta: «Non si sa che cosa hanno preso durante la rivolta, se si sono impossessati di coltelli o altro, dobbiamoverificare», aggiunge l' agente. La direttrice della casa circondariale, Maria Martone, spiega che «l' allarme è ridimensionato, la situazione di emergenza estrema di domenica è rientrata, ma lo stato di allerta c' è ancora. Ci sono settori danneggiati, stiamo accertando l' entità dei danni e l' agibilità della struttura».

 

milano, rivolta dei detenuti al carcere di san vittore 9

La conferma che il carcere potrebbe non essere del tutto sotto controllo viene dal presidente dell' Unione camera penale di Modena, ieri in visita nell' istituto: «Ci è stato detto che è stato recuperato il controllo sul 90% dei nodi strategici della struttura - riferisce Guido Sola -. L' istituto, a causa della distruzione dei servizi comuni, è indisponibile e tutti i detenuti dovranno essere trasferiti in blocco». L' incendio dell' ufficio matricole, coi dati dei reclusi in cenere, pone anche altri problemi: «Non è possibile avvertire direttamente i familiari, i contatti possono avvenire solo tramite i difensori».

il carcere di san vittore in fiamme

L' avvocato Sola aggiunge che Sant' Anna soffre di sovraffollamento alla stregua delle altre carceri italiane: «Sono tutte potenziali polveriere che col coronavirus e le limitazioni ai colloqui possono esplodere».

 

3 - SOVRAFFOLLAMENTO IN CELLA E DETENUTI IN ASTINENZA COSÌ ESPLODE LO STRESS

Francesco Grignetti per “la Stampa”

milano, rivolta dei detenuti al carcere di san vittore 4

 

Dice chi se intende, che il carcere vive «di un sottile equilibrio». Un bell' eufemismo per dire che in cella si regge allo stress della detenzione, alla mancanza di droghe (un terzo dei detenuti è tossicodipendente), alle malattie che dilagano, alla depressione, il tutto aggravato dal sovraffollamento, solo perché il detenuto in generale si arrangia. Ma quando nella vita quotidiana del carcere irrompe il coronavirus, e vengono ridotti al minimo i contatti con l' esterno, ecco che questo equilibrio va in frantumi. E subentra la rabbia se non il lucido tentativo di far saltare tutto.

milano, rivolta dei detenuti al carcere di san vittore 6

 

Può sembrare una reazione eccessiva, questa moltiplicazione di rivolte alla notizia che i contatti con i familiari saranno ridotti al minimo e sostituiti nel limite del possibile da contatti telefonici. «Premesso che non giustifico assolutamente le proteste violente - dice Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, associazione che cura i diritti dei detenuti - questa restrizione ha fatto da miccia per le tensioni crescenti nelle carceri italiane».

 

emergenza coronavirus proteste carcere poggioreale

Il problema è che il detenuto vive in una bolla. L' attesa per incontrare i parenti scandisce il suo tempo. Secondo regolamento, sono 8 colloqui al mese più quelli premio che il magistrato di sorveglianza elargisce quando c' è la buona condotta, più una telefonata di 10 minuti al mese. «Il detenuto incontra anche i volontari, va alla scuola interna, riceve assistenza legale. Se di colpo non vede più niente e magari non è stato informato a dovere, può subentrare la rabbia. Mettiamoci poi che c' è sicuramente chi soffia sul fuoco, quelli che non beneficiano più dei permessi e pensano di non avere nulla da perdere».

 

il carcere di san vittore in fiamme 2

C' è anche un non detto, in questa rivolta. E cioè che il blocco verso l' esterno di fatto trasforma la detenzione normale. Se si interrompe il flusso dall' esterno, ne va per quel che è autorizzato, ma soprattutto per quello che non lo è.

 

Un conto infatti è impedire l' arrivo della pasta al forno o della bistecca aggiuntiva (di cui è minuziosamente autorizzato il numero e il peso d' entrata ogni mese, per non permettere al detenuto ricco di disporre di merce di scambio nei confronti dei detenuti poveri), altro è bloccare l' ingresso delle droghe sintetiche o dei cellulari che entrano di straforo.

I rappresentanti della polizia penitenziaria negano che ciò possa accadere.

 

«Noi - dice Donato Capece, segretario del sindacato autonomo Sappe - facciamo i controlli e dentro i penitenziari non entra nulla di illegale». Ma sono i fatti a dire che più di qualcosa sfugge.

emergenza coronavirus proteste carcere poggioreale

 

Qualche tempo fa, nel carcere di Foggia arrivarono in massa a fare una perquisizione e sequestrarono telefonini e dosi di sostanza stupefacente. A Rebibbia, un agente di custodia si accorse che un detenuto stava bellamente telefonando dalla sua cella. A Napoli, in un reparto di Secondigliano dove c' erano 200 detenuti appartenenti alla criminalità organizzata, quando videro arrivare unità cinofile della polizia penitenziaria, dalle finestre volarono via tre telefonini più diverse dosi di hashish. E si potrebbe continuare a lungo.

emergenza coronavirus i parenti dei carcerati del sant'anna a mpdena

 

La vita quotidiana del carcere, insomma, scorre tranquilla anche perché non esiste affatto la decantata impermeabilità con l' esterno. Non per nulla le carceri sono differenziate tra circuito ad alta sicurezza per mafiosi e terroristi, e regime ordinario per tutti gli altri.

detenuti evadono dal carcere di foggia 7

Ma quando l' emergenza del contagio costringe l' amministrazione ad alzare un muro verso l' esterno, il contraccolpo è forte.

 

«Una stretta era necessaria - sostiene Capece - perché bisogna prevenire l' ingresso del virus nelle carceri. Immaginate che può succedere se i detenuti si ammalano in massa». Già che cosa può succedere? Che i detenuti saranno gli ultimi ad andare in ospedale, anche perché il personale di polizia penitenziaria è allo stremo, e le infermerie non sono in grado di assicurare cure sofisticate.

«Non si può giustificare il ricorso alla violenza, ma la paura dei detenuti va compresa - dice a sua volta Patrizio Gonnella - e poi, capite, se ha perso la testa chi è fuori, figuriamoci chi è dentro».

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