il duro lavoro degli autisti atac  roma

AUTISTI FURBETTI, ATAC-ATEVI AL CAZZO – L’AZIENDA DEI TRASPORTI PUBBLICI DELLA CAPITALE SI E’ STANCATA DEI NUMEROSI AUTISTI CHE ALZANO BANDIERA BIANCA A CAUSA DI PRESUNTI DOLORI LOMBARI DOVUTI ALLE BUCHE E HA DECISO DI METTERE SOTTO CONTRATTO UNA DITTA PER MISURARE LA PORTATA DEGLI SCOSSONI SUBITI DAI CONDUCENTI AL POSTO DI GUIDA E I DECIBEL PRODOTTI DA BUCHE E SAMPIETRINI (ALTRI SOLDI BUTTATI)

Lorenzo D’Albergo per www.repubblica.it

 

il duro lavoro degli autisti atac

Uno dà la colpa alle buche, l’altro ai sedili scomodi, un terzo ai turni troppo lunghi. Tutti, sventolando il certificato medico, dichiarano di avere mal di schiena.

 

Poi c’è Atac, stanca di trovarsi con una media di 20 autisti al mese intenzionati ad alzare bandiera bianca e a chiedere di abbandonare le cabine di guida in favore di mansioni meno usuranti. Per prendere in contropiede chi marcia su lombalgie e dolori intercostali, facendo la tara tra vere indisposizioni e malattie immaginarie, la municipalizzata dei trasporti schiererà un team di specialisti.

 

MAL DI SCHIENA

L’azienda di via Prenestina, dove la gestione del personale è sempre una missione straordinariamente complessa, spenderà 77.900 euro per mettere sotto contratto una ditta per misurare la portata degli scossoni subiti dai conducenti al posto di guida e i decibel prodotti da buche e sampietrini. Le rilevazioni interesseranno 26 linee bus.

 

Ma ce n’è anche per i macchinisti della metro B e l’eccesso di vibrazioni che lamentano in cabina, nonché per gli operai di 17 tra officine, rimesse e depositi che a loro volta accusano problemi di udito. Allora sotto con fonometri e accelerometri triassali. Marchingegni da Ghostbusters. O meglio, da acchiappa-furbetti.

 

atac

Per quanto riguarda i torpedoni, i rilevatori annoteranno età, pesa e altezza dell’autista. E poi marca e modello della vettura, tipo di sedile e le caratteristiche del manto stradale nell’intervallo percorso a bordo dell’autobus. Dati che verranno inseriti nella relazione finale, un dossier che Atac conta di avere entro 30 giorni dall’inizio delle misurazioni e di utilizzare per tutelarsi davanti ai conducenti che di volta in volta si autodichiarano improvvisamente inidonei alla guida.

 

il duro lavoro degli autisti atac 1

Una minoranza rispetto a un esercito che conta 5.757 autisti, certo. Ma, specie sotto concordato, la partecipata del Campidoglio non può permettersi di perdere nemmeno un chilometro. O di soccombere in aula, visto che negli ultimi anni la causa al tribunale del lavoro per ottenere indennità di invalidità per presunti infortuni al volante sono aumentate esponenzialmente. Contenziosi a parte, l’azienda vuole togliere ogni alibi a chi rema contro il raggiungimento degli obiettivi fissati dal piano di salvataggio.

 

Fino a questo momento c’è stata la massima comprensione e rispetto per le richieste dei dipendenti. Tanto per dire, sulla flotta di minibus diesel che copre alcune delle tratte del centro storico sono stati cambiati tutti i sedili per far contente le schiene degli autisti. Una modifica che è costata alcune decine di migliaia di euro, ma ha evitato grane sindacali. Noie che, però, continuano a riproporsi e di cui i vertici della municipalizzata sono stufi.

autista atac

 

L’ultimo caso è quello di un autista che, senza neppur essersi messo al volante dei nuovi mezzi ibridi presentati venerdì alla presenza della sindaca Virginia Raggi, ha preso carta e penna e ha scritto al ministero dei Trasporti per lamentarsi della scarsa visibilità garantita dal posto di guida dei torpedoni a marchio Mercedes. Apriti cielo: Atac, che ha letto la nota con una certa dose di disappunto, è pronta a tirare in ballo non solo l’ufficio legale ma pure i progettisti della casa tedesca.

 

La risposta si preannuncia durissima. Puntuale come la relazione tecnica sulle vibrazioni e sulle emissioni sonore per cui l’azienda — paradossale, ma vero — pur essendo in crisi è stata costretta ad aprire il portafogli.

Ultimi Dagoreport

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…

giorgia meloni ignazio la russa matteo salvini antonio tajani

DAGOREPORT – LE REGIONALI SONO ANDATE A FINIRE COME NON VOLEVA, SALTELLANDO FUNICULÌ-FUNICULÀ, GIORGIA MELONI: LA "STATISTA DELLA SGARBATELLA", CHE RISCHIA DI NON TORNARE A PALAZZO CHIGI TRA DUE ANNI, ACCELERA SULLA DOPPIETTA PREMIERATO-LEGGE ELETTORALE, MA NON TUTTO FILA LISCIO A PALAZZO CHIGI: SALVINI E TAJANI SPUTERANNO SANGUE PUR DI OPPORSI ALL’INDICAZIONE DEL NOME DEL PREMIER SULLA SCHEDA ELETTORALE, CHE FINIREBBE PER CANNIBALIZZARLI - LA LEGA È CONTRARISSIMA ANCHE AL PREMIO DI MAGGIORANZA ALLA COALIZIONE (CON LA SOGLIA AL 40%, LA LEGA DIVENTEREBBE SACRIFICABILE) – ALTRA ROGNA: IGNAZIO LA RUSSA SCENDE IN CAMPO IN MODALITÀ SCASSA-MELONI: HA RINFOCOLATO LA POLEMICA SU GAROFANI E SE NE FOTTE DEI DIKTAT DELLA DUCETTA (FIDANZA SINDACO DI MILANO? NO, MEJO LUPI; PRANDINI GOVERNATORE DELLA LOMBARDIA? NO, QUELLA È ROBA MIA)

francesco de tommasi marcello viola daniela santanche ignazio leonardo apache la russa davide lacerenza pazzali

DAGOREPORT - CHE FINE HANNO FATTO LE INCHIESTE MILANESI SULLA SANTANCHE', SUL VISPO FIGLIO DI LA RUSSA, SUL BORDELLO DELLA "GINTONERIA" AFFOLLATA DI POLITICI, IMPRENDITORI E MAGISTRATI, OPPURE SULL'OSCURA VENDITA DELLA QUOTA DI MPS DA PARTE DEL GOVERNO A CALTAGIRONE E COMPAGNI? - A TALI ESPLOSIVE INDAGINI, LE CUI SENTENZE DI CONDANNA AVREBBERO AVUTO UN IMMEDIATO E DEVASTANTE RIMBALZO NEI PALAZZI DEL POTERE ROMANO, ORA SI AGGIUNGE IL CASO DEL PM FRANCESCO DE TOMMASI, BOCCIATO DAL CONSIGLIO GIUDIZIARIO MILANESE PER “DIFETTO DEL PREREQUISITO DELL’EQUILIBRIO” NELL’INDAGINE SUL CASO DI ALESSIA PIFFERI – MA GUARDA IL CASO! DE TOMMASI È IL PM DELL’INCHIESTA SUI DOSSIERAGGI DELL’AGENZIA EQUALIZE DI ENRICO PAZZALI, DELICATISSIMA ANCHE PER I RAPPORTI DI PAZZALI CON VERTICI GDF, DIRIGENTI DEL PALAZZO DI GIUSTIZIA MILANESE E 007 DI ROMA - SE IL CSM SPOSASSE IL PARERE NEGATIVO DEL CONSIGLIO GIUDIZIARIO, LA CARRIERA DEL PM SAREBBE FINITA E LE SUE INDAGINI SUGLI SPIONI FINIREBBERO NEL CESTINO - LA PROCURA DI MILANO RETTA DA MARCELLO VIOLA, CON L'ARRIVO DELL'ARMATA BRANCA-MELONI, E' DIVENTATA IL NUOVO ''PORTO DELLE NEBBIE''?