george pell angelo becciu

BECCIU VOLEVA FARGLI LA PELL - DAL VATICANO SAREBBERO PARTITI, VERSO L’AUSTRALIA, BONIFICI PER 2 MILIONI DI EURO - QUEI SOLDI SERVIVANO A FORAGGIARE ASSOCIAZIONI E TESTIMONI CON L’OBIETTIVO DI COLPIRE IL CARDINALE GEORGE PELL SOTTO PROCESSO PER PEDOFILIA…

Tommaso Montesano per “Libero quotidiano”

 

papa francesco riceve george pell 1

Quattro giorni fa, il quotidiano The Australian ha rivelato che a cavallo tra il 2017 e il 2018 circa 700mila euro furono trasferiti dal Vaticano in Australia per finanziare gli accusatori del cardinale australiano George Pell. Quel cardinale, accusato di pedofilia - nello specifico, di aver molestato negli anni '90 due adolescenti di 13 anni a Melbourne - e poi assolto in appello dall'Alta corte australiana il 7 aprile 2020 dopo aver trascorso più di un anno in prigione.

 

Adesso, sempre stando alle rivelazioni del quotidiano australiano, si scopre che la cifra destinata a influenzare il procedimento a carico del cardinale sarebbe stata ben più alta: due milioni di dollari. Una vicenda da inquadrare all'interno delle tensioni nella Curia vaticana. Curia terremotata, a settembre, dalle dimissioni del cardinale Giovanni Angelo Becciu dalla Congregazione delle cause dei Santi.

giovanni angelo becciu

 

Ma Becciu, tra il 2011 e il 2018, periodo nel quale espolode il "caso Pell", era sostituto per gli Affari generali della Segreteria di Stato. Quella Segretaria di Stato - secondo la stampa australiana che cita fonti investigative locali - regista degli spostamenti di denaro verso l'Australia in vista del processo a carico di Pell.

 

LOTTA INTESTINA

Sullo sfondo l'ostilità di Becciu nei confronti di Pell, all'epoca delle accuse di pedofilia prefetto della Segreteria vaticana per l'economia. Come ricostruito sul proprio blog dal giornalista - ed ex vaticanista del Tg1- Aldo Maria Valli, nel 2016 inizia nella Curia vaticana lo scontro tra i due cardinali. Origine del contrasto, la decisione del porporato australiano di disporre l'audit - una valutazione indipendente - delle finanze vaticane.

 

george pell

Mossa avversata dal cardinale italiano, attualmente indagato dal promotore di giustizia vaticano per peculato, che infatti neutralizza la decisione di Pell. Il primo invio di denaro, come riportato dai media australiani, risale al febbraio del 2017. Importo: 415mila dollari. Poco dopo, la polizia locale conclude la sua "istruttoria" al termine della quale nei confronti di Pell scatta l'accusa di violenza sessuale sui minori. Un secondo pagamento, presumibilmente di circa 280mila dollari, avviene a maggio, vale a dire un mese prima della formalizzazione delle incriminazioni a carico del cardinale australiano.

 

giovanni angelo becciu papa francesco bergoglio

A quel punto Pell - che si dichiara innocente - lascia Roma e torna in patria per affrontare il processo. Gli ultimi due trasferimenti di denaro - per un totale di 1,3 milioni di dollari - sarebbero stati effettuati dalla Segreteria di Stato vaticana nel dicembre 2017 e nel giugno 2018. Il successivo 11 dicembre, Pell è dichiarato colpevole dalla giuria della County Court dello Stato di Victoria e condannato a una pena detentiva di sei anni di reclusione. Sentenza, come ricordato, poi cancellata dalla Corte suprema dell'Australia dopo la richiesta di revisione del processo di appello presentata dal cardinale Pell il 13 novembre 2019.

 

INDAGINE FINANZIARIA

GEORGE PELL

La ricostruzione dei media australiani si basa sul lavoro dell'ente di controllo sui reati finanziari, Austrac, che avrebbe inviato segnalazioni sia alla polizia federale che a quella dello Stato di Victoria. In particolare, Austrac ha confermato che grandi somme di denaro sarebbero state trasferite «da fonti vaticane a persona o persone in Australia». D'altro canto, la polizia australiana - citata dall'Associated Press - ha negato di indagare su movimenti di denaro Vaticano-Australia. E il cardinale Becciu ha ribadito di «non aver mai interferito in alcun modo» sulla vicenda processuale di Pell.

Ultimi Dagoreport

daniela santanche giorgia meloni giorgio mottola

DAGOREPORT - COME MAI LA FU “GIORGIA DEI DUE MONDI” HA DECISO LA “DESANTANCHEIZZAZIONE” DEL GOVERNO SOLO ADESSO, PUR AVENDO AVUTO A DISPOSIZIONE PIÙ DI TRE ANNI DI CASINI GIUDIZIARI PER METTERLA ALLA PORTA? - NON È CHE ALL’INDOMANI DELLA DISFATTA, MAGARI LEGGENDO UN POST SU FACEBOOK DI “REPORT” (‘’I SOLDI DELLA SOCIETA’ INDAGATA PER MAFIA A DANIELA SANTANCHE’ E LE OMBRE SUI “SALVATORI” DI VISIBILIA’’), LA PREMIER E IL SUO ENTOURAGE DI PALAZZO CHIGI HANNO SENTITO ODOR DI BRUCIATO E PRESO LA PALLA AL BALZO PER BUTTARE FUORI L’INSOSTENIBILE MINISTRO DEL TURISMO? GIÀ IL GIORNO DELLA SCONFITTA, IL RICHELIEU DI PALAZZO CHIGI, FAZZOLARI, AVEVA MESSO IN CONTO LA POSSIBILE REAZIONE DI UNA MAGISTRATURA RINGALLUZZITA DALLA VITTORIA, PREANNUNCIANDO CHE “L’AZIONE (DELLE TOGHE) POTREBBE DIVENTARE PIÙ INVASIVA" - E OGGI, LA PROCURA DI ROMA HA RICICCIATO IL CASO SOGEI CON PERQUISIZIONI AL MINISTERO DELLA DIFESA E IN UNA SERIE DI SOCIETÀ PUBBLICHE TRA CUI TERNA, RETE FERROVIARIA ITALIANA, POLO STRATEGICO NAZIONALE... - VIDEO DI GIORGIO MOTTOLA

radio deejay theodore kyriakou linus albertino

FLASH – THEO KYRIAKOU NON HA SCELTO A CASO DI ANDARE A MILANO PER IL DEBUTTO DA EDITORE DI “REPUBBLICA”: NEGLI STORICI STUDI DI VIA MASSENA C’È LA SEDE OPERATIVA DELLE RADIO DEL GRUPPO GEDI, CHE SONO L’UNICO ASSET CHE INTERESSA AL MAGNATE GRECO – QUEL VOLPONE DI KYRIAKOU, PIÙ FURBO DI ELKANN, HA DATO UNO ZUCCHERINO ALLA REDAZIONE DI “REP”, INCONTRANDO I GIORNALISTI E PROMETTENDO INVESTIMENTI. MA IL SUO VERO OBIETTIVO ERA IL FACCIA A FACCIA CON LINUS (DIRETTORE EDITORIALE DEL POLO RADIOFONICO): LA PRIORITÀ È METTERE A PUNTO UN PIANO PER DARE UNA RINFRESCATA A RADIO CAPITAL E RENDERE PIÙ COMMERCIALE LA DISCOTECARA “M2O”, DI CUI È DIRETTORE ARTISTICO ALBERTINO (FRATELLO DI LINUS)

netanyahu bin salman donald trump ghalibaf iran xi jinping

DAGOREPORT – TRUMP HA DETTO UNA MEZZA VERITÀ NEL SOLITO MARE DI STRONZATE: UN NEGOZIATO CON L’IRAN C’È ED È BEN AVVIATO. IL GUAIO È CHE DOVEVA RIMANERE SEGRETO, COME SEMPRE QUANDO CI SONO TRATTATIVE COSÌ DELICATE – IL RUOLO DEL MEDIATORE SPETTA AL PAKISTAN, POTENZA NUCLEARE IN OTTIMI RAPPORTI CON L’ARABIA SAUDITA DI BIN SALMAN (CHE VUOLE ANNIENTARE IL REGIME IRANIANO) – IL TYCOON È PRONTO A SPEDIRE IL VICE JD VANCE: SAREBBE UN MESSAGGIO ALLA BASE CONTRARIA ALLA GUERRA (VANCE È UN’ISOLAZIONISTA) – NETANYAHU HA ABBASSATO LE PENNE DOPO CHE I MISSILI BALISTICI DEGLI AYATOLLAH HANNO BUCATO L’IRON DOME E SONO ARRIVATI A UN PASSO DALL’IMPIANTO NUCLEARE DI DIMONA, SU INDICAZIONE DELL’INTELLIGENCE CINESE …

putin trump orban zelensky droni ucraina

DAGOREPORT – IL MONDO È CONCENTRATO SULLE BOMBE DI TRUMP E NETANYAHU IN IRAN E SI È DIMENTICATO DEI POVERI UCRAINI: IERI PUTIN HA LANCIATO MILLE DRONI SU TUTTO IL PAESE, GLI USA CONTINUANO CON IL LORO PRESSING SU KIEV PER LA RESA E IL PRESTITO DA 90 MILIARDI DALL'UNIONE EUROPEA È BLOCCATO PER IL VETO DI ORBAN (IL 12 APRILE SI VOTA A BUDAPEST E FINO A QUEL GIORNO NON SE NE PARLA) – ZELENSKY SI SBATTE COME UN MOULINEX PER FAR CAPIRE AL TYCOON CHE IL FRONTE È UNICO (RUSSIA E IRAN SONO ALLEATI) MA QUELLO NON CI SENTE – L’ESERCITO UCRAINO IN QUATTRO ANNI DI GUERRA È DIVENTATO UNO DEI PIÙ AVANZATI AL MONDO: È L’UNICO CHE SA COME ABBATTERE I DRONI IRANIANI, E STA ADDESTRANDO I PAESI DEL GOLFO...

giorgia meloni tajani nordio salvini delmastro bartolozzi conte schlein santanche la russa

DAGOREPORT - LA CADUTA DEI MELONI NEL VOTO (A PERDERE) - DOPO UNA SCONFITTA, PER UN LEADER SI APRONO DUE STRADE: O SI DIMETTE O RAFFORZA LA SUA LEADERSHIP - MELONI HA SCELTO DI RESTARE INCOLLATA ALLA POLTRONA DI PALAZZO CHIGI, MA ANZICHÉ GUARDARSI ALLO SPECCHIO E AMMETTERE L’ARROGANTE BULIMIA DI POTERE DOMESTICO E IL VASSALLAGGIO ESTERO-TRUMPIANO, HA DECISO DI FAR PIAZZA PULITA DEGLI INDAGATI BARTOLOZZI, DELMASTRO, SANTANCHE’ - E METTENDO AL MURO LA PANTERATA MINISTRA DEL TURISMO, IL BERSAGLIO NON PUÒ ESCLUDERE IL VOLTO MEFISTOFELICO DEL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA, NONCHE' BOSS DELLA PRIMA REGIONE ITALIANA PER PIL, IL SICULO-LOMBARDO LA RUSSA (CHI SCEGLIERÀ NEL ’27 IL CANDIDATO A SINDACO DI MILANO, ‘GNAZIO O GIORGIA?) - AL TEMPO STESSO, IL VOTO DI LUNEDÌ FA RIALZARE LA CRESTA AI DUE GALLETTI DEL “CAMPOLARGO”, SCHLEIN E CONTE, CHE S’ILLUDONO CHE I “NO” INCASSATI AL REFERENDUM SI POSSANO TRASFERIRE IN BLOCCO SUL CENTROSINISTRA - MA IL DRAMMA È UN ALTRO: 'STA ELLY CON ESKIMO È IN POSSESSO DELLE CAPACITÀ DI FARE LA PREMIER? E COME VIENE PERCEPITA DALL’OPINIONE PUBBLICA UNA CHE GRIDA SLOGAN CICLOSTILATI NEGLI ANNI ’70 INVECE DI PROPORRE L’IDEA DI UN “PAESE NORMALE”?