ilda boccassini giancarlo caselli

BOCCASSINI MEMORIES - NEL LIBRO "LA STANZA NUMERO 30" LA GUSTOSA PRESA IN GIRO DELLA VANITÀ DI GIANCARLO CASELLI CHE, IN TRASFERTA NEGLI USA PER INTERROGARE UN MAFIOSO, CHIEDE ALLA SCORTA FBI DI FERMARSI DAVANTI A UN SUPERMERCATO PER COMPRARE LA LACCA PER I CAPELLI - IL GIUDIZIO SEVERO PER LE "NON SCELTE" DEL PROCURATORE DI MILANO FRANCESCO GRECO; LA CRITICA A NICOLA GRATTERI ("SI VANTAVA SULLA CONOSCENZA DELLA 'NDRANGHETA, CREAVA TENSIONI") - IL DIMENTICATO ED ESPLOSIVO VERBALE DEL PENTITO SALVATORE CANCEMI: "UNA COSA È CERTA E CORRISPONDE AL CENTO PER CENTO A VERITÀ: RIINA ERA IN CONTATTO CON DELL'UTRI E QUINDI CON SILVIO BERLUSCONI"

Paolo Colonnello per “La Stampa”

 

ILDA BOCCASSINI LA STANZA NUMERO 30

Terminate le 343 pagine di queste «cronache di una vita» di Ilda Boccassini, raccontate dall'ex magistrato con una sincerità al limite dell'autolesionismo, viene da chiedersi: perché? Perché questa donna, ormai settantenne, invece di essere ringraziata per aver catturato gli assassini del giudice più amato dagli italiani, ogni volta che parla o che scrive, suscita scandalo?

 

Perché, invece di essere portata in giro per le scuole a spiegare quanto sia difficile e impervia la strada della legalità, viene insultata e presa in giro per le sue intemperanze o per quel candore quasi adolescenziale con cui rivela, «giovane e flessuosa», di essersi innamorata di Giovanni Falcone?

 

UNA GIOVANE ILDA BOCCASSINI

L'ultima bordata, è arrivata proprio dalla sorella di Falcone, Maria, che ieri su La Sicilia, ha scritto: «Sembra si sia smarrito ormai qualunque senso del pudore e del rispetto prima di tutto dei propri sentimenti (che si sostiene essere stati autentici), poi della vita e della sfera intima di persone che, purtroppo, non ci sono più, non possono più esprimersi su episodi veri o presunti che siano e che - ne sono certa - avrebbero vissuto questa violazione del privato come un'offesa profonda...».

 

GIANCARLO CASELLI

L'unica risposta possibile al putiferio sollevato da Ilda la rossa è che Boccassini, anche adesso, rimane una donna fuori dagli schemi, lontana dal potere politico e dallo stesso potere giudiziario cui è appartenuta, e che ha sempre ferocemente criticato. Per capirlo bisogna leggerlo fino in fondo questo libro, La stanza numero 30 (ed. Feltrinelli), che la racconta nel ruolo, unico e irripetibile, avuto nella lotta al crimine in Italia. Un ruolo scomodo, privo di compromessi, ma non di umanità e talvolta di una sensibilità esasperata, ben distante dall'immagine pubblica di donna dura e spietata.

ilda boccassini

 

Tutto ciò nonostante alcune omissioni (chi fu a far vedere al giornalista D'Avanzo in anteprima i verbali del boss pentito che parlava di Berlusconi mettendo così a rischio un'indagine delicatissima? Ilda lo sa, ma non lo scrive) o denunce tardive, tipo quella sull'indebita pressione dell'ex capo della polizia De Gennaro per farla desistere sempre da un'inchiesta su Berlusconi.

 

francesco greco

Stare vicino alla donna che ha sgominato le cosche più feroci e insidiose, a Milano come a Palermo, che ha rivelato lo squallore prostituivo di certe «cene eleganti», così come la corruzione dei magistrati della capitale (caso Squillante), non è mai stato semplice per nessuno.

 

Perché Ilda non è mai stata capace di fare sconti nemmeno a sé stessa: «Non nego di aver contribuito a dare di me un'immagine pubblica che so diversa da quella reale - scrive a pagina 106 -. Insomma, per difendermi ho indossato una maschera che con il tempo è diventata la mia faccia, ho lasciato che si ricamasse sul mio essere una donna severa, poca incline ai sentimenti, tutta codice e tintinnio di manette. Sgradevole? Forse, a volte».

 

nicola gratteri 4

Critiche e gustose prese in giro della vanità altrui (la descrizione di Giancarlo Caselli, in trasferta negli Usa per interrogare un mafioso, che chiede alla scorta Fbi di fermarsi davanti a un supermercato per comprare la lacca per i capelli è strepitosa) e della propria (dal parrucchiere ai tailleur scelti per partecipare ai processi), non mancano. C'è il giudizio severo per le «non scelte» del procuratore di Milano Francesco Greco; e la critica dura al procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri («Si vantava sulla conoscenza della 'ndrangheta, creava tensioni»).

giovanni brusca

 

Ma in realtà è il racconto inedito delle sue paure, della solitudine, delle tecniche investigative, degli incontri con boss mafiosi come Buscetta o Cangemi, a colpire. C'è il fastidio per l'esibizione mediatica della giustizia, come avvenne per la cattura di Giovanni Brusca, il boss della strage di Capaci. «Le scene di giubilo a volto coperto e con i mitra fra le mani evocavano gli Stati totalitari, dove non c'è spazio per giustizia e legalità».

Claudio Scajola con la figlia e moglie

 

Pagine che scorrono veloci e raccontano in definitiva la storia il più delle volte dolorosa di una donna che, come tante altre, ha sofferto sulla propria pelle l'impegno professionale che ha anteposto, dilaniandosi, alla famiglia; e che ha pagato duramente, in termini di carriera, essere stata brava e coraggiosa. Poco amata dai colleghi, invisa al mainstream giornalistico, detestata apertamente dal Potere, che tentò di delegittimarla in ogni modo fino a toglierle la scorta, decisione caldeggiata dall'allora ministro degli Interni Claudio Scajola (governo Berlusconi).

GHERARDO COLOMBO

 

Boccassini, come un altro suo illustre collega, Gherardo Colombo, ha «il vizio della memoria», con cui ricorda, ad esempio il dimenticato ed esplosivo verbale del boss pentito Salvatore Cangemi: «Una cosa è certa - dice il pentito - e corrisponde al cento per cento a verità: Riina era in contatto con Dell'Utri e quindi con Silvio Berlusconi» che versava ai "cortonesi" 200 milioni di lire all'anno in contanti.

 

No, non è stato semplice combattere la mafia stragista indossando non di rado tacchi a spillo e orecchini, circostanza intollerabile per gli ayatollah di Cosa Nostra e la loro becera cultura maschilista. «Nonostante la mia esperienza, negli ultimi 30 anni nessun Parlamento ha mai chiesto la mia consulenza». L'amarezza è sconfinata ma la voglia di riprendersi la vita, anche. «L'isolamento, la profonda incertezza del domani, la paura di morire, hanno sprigionato in me una smisurata voglia di vivere». E' il karma di chi ha imparato a risorgere. -

Salvatore Cancemi

 

Ultimi Dagoreport

gian piero cutillo mariani lorenzo giovanbattista fazzolari

DAGOREPORT - ALLACCIATE LE CINTURE DOMANI IN BORSA: PER LA NOMINA DEL NUOVO AD DI LEONARDO È ANCORA TUTTO IN ARIA - LA PARTITA NON È AFFATTO CHIUSA: IL TUTTOFARE GIOVANBATTISTA FAZZOLARI, IN VERSIONE CACCIATORE DI TESTE, HA VOLUTO VEDERE LORENZO MARIANI, AD DI MDBA ITALIA, GIÀ CANDIDATO CEO DI CROSETTO NEL 2023. SU UNA COSA "FAZZO" E MARIANI SONO GIÀ D’ACCORDO: SPIANARE L’ATTUALE GRUPPO DIRIGENTE DI CINGOLANI - GIAN PIERO CUTILLO, MANAGING DIRECTOR DELLA DIVISIONE ELICOTTERI DI LEONARDO, IL CUI NOME AVEVA PRESO QUOTA NEL POMERIGGIO, È CONSIDERATO TROPPO VICINO A GIORGETTI E CROSETTO...

matteo piantedosi claudia conte

DAGOREPORT - CLAUDIA CONTE HA CREATO UNO "SCHEMA PONZI" DELL'AUTOREVOLEZZA: ACCUMULARE INCARICHI E VISIBILITA' PER OTTENERNE SEMPRE PIU' - LA 34ENNE CIOCIARA E' GIORNALISTA PUBBLICISTA: CON QUALE TESTATA HA COLLABORATO PER ISCRIVERSI ALL'ORDINE? CHE FINE HANNO FATTO I SUOI VECCHI ARTICOLI? - GRAZIE AL TITOLO, HA INANELLATO OSPITATE, MODERAZIONI DI CONVEGNI E INCARICHI E IL "SISTEMA" DEI MEDIA, NELL'INDIFFERENZA DEI GIORNALONI (CHE, A DIFFERENZA DI DAGOSPIA, NON SI SONO NEANCHE CHIESTI CHI FOSSE), HA TRASFORMATO L'EX "RAGAZZA CINEMA OK" IN UN'OPINIONISTA AUTOREVOLE (PENSA CHE COJONI)

buffon gravina gattuso

DAGOREPORT - LA FIGC? NON SERVE A UN CAZZO! IL PRESIDENTE DIMISSIONARIO GABRIELE GRAVINA CERTIFICA L’IMPOTENZA DELLA FEDERAZIONE CHE HA GUIDATO PER 8 ANNI – NELLA "RELAZIONE SULLO STATO DI SALUTE DEL CALCIO ITALIANO", CONFERMA L'IMPOSSIBILITA' DI AGIRE: DALLA VALORIZZAZIONE DEI VIVAI AL TANTO EVOCATO NUMERO MINIMO DI ITALIANI IN SQUADRA, LA FIGC NON HA POTERI - GRAVINA FA CAPIRE CHE LE RIFORME VENGONO BLOCCATE DA UN FIREWALL DI NORME E VETI INCROCIATI, DALLA MANCANZA DI UNITÀ TRA LE VARIE COMPONENTI (COME IL PROGETTO DI RIFORMA DEI CAMPIONATI DI SERIE A, B, C E D, “ALLO STATO INATTUABILE”) - SU STADI E SETTORI GIOVANILI, GRAVINA SCARICA LA PATATA BOLLENTE AL PARLAMENTO E AL GOVERNO CON LE SOLITE RICHIESTE DI DETASSAZIONI, AGEVOLAZIONI FISCALI, CREDITI DI IMPOSTA E FINANZIAMENTI - MA SE L’UNICA COSA CHE SA FARE IL CALCIO ITALIANO È CHIEDERE SOLDI ALLO STATO, CHE SENSO HA TENERE IN PIEDI IL CARROZZONE DELLA FEDERCALCIO?

paolo mereghetti alessandro giuli marco giusti giulio regeni documentario

DAGOREPORT- “AVEVO UN SOLO MODO PER DIRE CHE NON ERO D’ACCORDO. ANDARMENE...”, SCRIVE EROICAMENTE PAOLO MEREGHETTI SUL ‘’CORRIERE DELLA SERA’’, E MARCO GIUSTI LO UCCELLA: ''SE NON FOSSE SCOPPIATO IL BUBBONE SUL FINANZIAMENTO NEGATO AL DOCU-FILM SU GIULIO REGENI, IL CRITICO CINEMATOGRAFICO DEL PRIMO QUOTIDIANO ITALIANO SI SAREBBE DIMESSO DALLA COMMISSIONE DEL MINISTERO DELLA CULTURA, IN MANO ALL'EGEMONIA CULTURAL GIULI-VA DELL'ARMATA BRANCA-MELONI? - ECCO: TE LO DOVREMMO CHIEDERE NOI PERCHÉ (CAZZO!) HAI ACCETTATO DI ANDARE ALLA CORTE DI SANGIULIANO E GIULI, COMPENSATO CON 20 MILA EURO ALL’ANNO? E DOPO QUASI DUE ANNI DI "EIA EIA BACCALA'" SVEGLIARSI E ARRIVARE ALLA CONCLUSIONE CHE ERA UNA SCELTA SBAGLIATA? E PER FINANZIARE POI QUALE CAPOLAVORO? E INFINE ACCORGERSI CHE IL CONTRIBUTO NEGATO AL DOCU-FILM SULL'ASSASSINIO DI REGENI, VIENE INVECE ELARGITO AD ALTRI DOCUMENTARI COME ‘’ALFREDO, IL RE DELLE FETTUCCINE’’…

giuseppe conte pd nazareno

DAGOREPORT – TRA UNA "SORA GIORGIA" DIVENTATA DI COLPO "SÒLA GIORGIA" PER UN ELETTORATO CON LE TASCHE SEMPRE PIÙ VUOTE E UNA "SINISTR-ELLY" SEMPRE PIÙ IN MODALITA' SFOLLA-CONSENSO, IL CIUFFO DI GIUSEPPE CONTE NON RISCHIA PIÙ DI AMMOSCIARSI - ANZI, C'E' CHI SCOMMETTE CHE L'EX ''AVVOCATO DEL POPOLO'' PUNTI A UN IMMAGINIFICO COLPO GROSSO: IN CASO DI VITTORIA  ALLE PRIMARIE APERTE DEL CAMPOLARGO PER SFIDARE NEL 2027 LA MELONA AZZOPPATA, SI VOCIFERA CHE PEPPINIELLO SAREBBE PRONTO A PROPORRE UNA FUSIONE TRA PD E M5S PER DAR VITA A UN "PARTITO PROGRESSISTA" - UNA SORTA DI RIEDIZIONE, MA DA SINISTRA, DELL'ACCOPPIATA DS-MARGHERITA (2007) - UN FANTASCENARIO CHE NON DISPIACEREBBE ALLA FRONDA ANTI-ELLY DEL PD (IDEOLOGO BETTINI) NE' AGLI EX GRILLINI ORMAI "CONTIZZATI" CON POCHETTE...