la fila per il cibo dei nuovi poveri

LA BOMBA SOCIALE DEI NUOVI POVERI - DA GENOVA A VICENZA, SI ALLUNGANO LE FILE FUORI DALLE MENSE DELLA CARITAS: CI SONO PADRI DI FAMIGLIA, COLF, AVVOCATI, RISTORATORI, EX BANCARI - SECONDO VOLONTARI E ASSOCIAZIONI "IL VIRUS HA AZZERATO TUTTI I RISPARMI E ORA RISCHIAMO UNA GUERRA QUANDO VERRÀ TOLTO IL BLOCCO DEI LICENZIAMENTI" - LA STORIA DELL'ANZIANO SPAVENTATO CHE RUBAVA IL PANE AL SUPERMERCATO DI MILANO...

Niccolò Zancan per “La Stampa

 

consegne alle mense dei poveri

Chi c'è, oggi, a ritirare il sacchetto con dentro un piatto di pasta al sugo? C'è un avvocato penalista con le scarpe inglesi comprate nove anni fa, quando tutti gli pronosticavano una carriera brillante. C'è un ingegnere marittimo di 54 anni che si è rotto un ginocchio, così da tempo non può più imbarcarsi per fare ispezioni. C'è una badante polacca, si chiama Eva: «Ho lavorato 25 anni per voi. Sempre in nero. Quando è scoppiato la pandemia ho spedito 9 mila euro a casa. E adesso guardami qui». C'è un'estetista con un mutuo insormontabile: «Le donne fanno la ceretta a casa. Ho dovuto chiudere».

 

in fila per il pasto quotidiano

Poi un ex bancario, che si trascina dietro un trolley rosso: «Dopo 22 anni da impiegato alla Bnl, mi sono bruciato la vita facendo trading online». Ecco una pensionata da 490 euro al mese, e dietro di lei un padre di famiglia che non può più contare sulla pensione dei suoi genitori perché sono entrambi morti di Covid: «Senza quel sostegno non stiamo in piedi». Un decoratore con la partita Iva. Un migrante della Costa d'Avorio. Un padre separato. Una donna che parla da sola e maledice qualcuno.

 

i pacchi delle mense della caritas

Davanti alla mensa cittadina di Genova, quella gestita dalla Caritas con la Comunità di Sant'Egidio in piazza Santa Sabina, oggi ci sono anche due fidanzati di vent'anni. Lei tira per la mano lui, e lui ogni volta che si avvicina a tutta quella gente in coda, la strattona via: «Andiamocene! Non voglio stare qui».

 

Invece, un altro ragazzo di nome Luis aspetta paziente il suo turno. Ha origini peruviane, ma è in Italia da quando era bambino. Adesso ha 26 anni, è iscritto al terzo anno della Facoltà di Lingue e porta sulle spalle lo zaino di Deliveroo. «Studiando riesco a fare poche consegne. Divido i soldi con mia madre e prendo il pranzo qui».

 

in fila alla mensa dei poveri

Il pranzo, per la verità, è anche la cena. Un solo pacco al giorno: pasta, carne, pane, un'arancia. Consegna dalle 16 alle 19. «Erano in media 450 sacchetti al giorno, adesso siamo a 900», dice il condirettore della Caritas di Genova Franco Catani.

 

«C'è un aumento esponenziale della povertà. Rispetto alla crisi del 2008, questa sembra avere punte più alte. Perché incrociamo storie che un tempo sarebbero state impensabili. Ristoratori che hanno investito tutto prima della pandemia, baristi che non riescono a pagare le rate. Molte persone sono andate sotto perché non hanno ricevuto la cassa integrazione o l'hanno ricevuta troppo tardi».

le mense della caritas

 

La metà di questi poveri non si era mai rivolta prima alla Caritas. Al centro d'ascolto c'è la signora Lucia Foglino: «Sono lavoratori fra 40 e 50 anni. Sentiamo spesso dire questa frase: "Ero in prova". Hanno contratti a termine, subappalti. Impieghi a chiamata. Molti ce la facevano perché arrotondavano con altri lavoretti. E così è emerso il peso del lavoro nero nella nostra economia».

 

In coda ci sono anche altri studenti universitari. Il Nord sta soffrendo. In Piemonte il 6,1% delle famiglie ha dovuto chiedere il reddito di cittadinanza, il dato più alto del settentrione. Secondo i dati di Eurostat, il 4,2% dei piemontesi vive in condizioni di «grave deprivazione materiale». Anche a Torino i pacchi di sostegno alimentare distribuiti dal Comune sono passati da 17 mila a 28 mila in questi primi mesi del 2021. E tutti hanno visto la coda infinita di persone in attesa di prendere del cibo davanti alla sede di «Pane Quotidiano» a Milano. Una coda che fa il giro dell'isolato.

 

lunghe file a milano fuori dalla mensa dei poveri

«Le persone stanno aumentando. Temiamo quello che potrebbe succedere nei prossimi mesi, quando verrà tolto il blocco dei licenziamenti». Luigi Rossi è il vicepresidente di questa associazione che da più di cent'anni distribuisce cibo a chi ha fame: «Negli ultimi mesi arrivano più italiani. Segno che i risparmi stanno finendo. Uomini di mezza età che ormai, purtroppo, sono andati oltre alla rabbia e al risentimento. Uomini rassegnati, vinti dallo sconforto. L'impatto psicologico di questi mesi è devastante, dalle conseguenze ancora incalcolabili. Vediamo persone che non hanno più la forza di reagire. È molto difficile tornare in sella quando si arriva a questo tipo disperazione».

 

le file per le mense dei poveri

Persino a Como, una delle città più ricche d'Italia, ci sono delle avvisaglie. «In coda per del cibo ora si trovano persone con problemi estremamente diversi», spiega Alessio Cantalupi della Caritas. «Migranti usciti dal percorso di protezione, accanto agli alcolisti, ai senza tetto, a persone che non avevano mai visto prima. Italiani di mezza età, che hanno perso il lavoro quando non erano lontani dalla pensione. È questa differenza di bisogni a preoccuparmi. C'è tensione. Dobbiamo evitare che scoppi una guerra fra poveri».

 

la fila per il cibo dei nuovi poveri

Anche a Vicenza, nel profondo Veneto, sono in aumento le richieste d'aiuto. «Padri di famiglia, uomini sui 45 anni che vogliono da mangiare ma ancora di più ci chiedono di aiutarli a trovare un lavoro», dice don Enrico Pagliarin. I dati della Confindustria della città: «Reggono e tirano le imprese che hanno saputo puntare sulle esportazioni, soffrono le poche altre. In particolare il settore orafo e quello dell'abbigliamento di lusso».

 

i nuovi poveri del virus

Così tutti guardano al caso del marchio «Pal Zileri», una storica azienda tessile con 400 operai acquistata sette anni fa da un fondo del Qatar. Il Covid è stata l'ultima mazzata. «La produzione non è più sostenibile», hanno già fatto sapere i proprietari. Cosa succederà appena verrà revocato il blocco dei licenziamenti? Chi sta fuori capisce bene l'aria che tira. Per esempio, il direttore della filiale del Carrefour di corso Lodi a Milano. Quando si è trovato davanti un uomo anziano e spaventato che aveva rubato del pane, ha pagato di tasca sua e l'ha lasciato andare: «Se hai fame, la prossima volta vieni da me».

Ultimi Dagoreport

valter lavitola sigfrido ranucci

DAGOREPORT - SE NON CADONO SULLA FIGA, CADONO SULLA VANITÀ (AL LIMITE DELLA MEGALOMANIA) – A FREGARE RANUCCI È STATO IL SUO EGO. È VERO CHE IL GIP DI ROMA ESCLUDE CATEGORICAMENTE QUALSIASI COINVOLGIMENTO DI SIGFRIDO NELL’ATTENTATO. MA NELL’ORDINANZA CHE HA DISPOSTO IL CARCERE PER LAVITOLA, IL GIUDICE SCRIVE CHIARAMENTE CHE IL GIORNALISTA ERA, SE NON TENTATO, SICURAMENTE LUSINGATO DAL PROGETTO POLITICO DI VALTERINO, CON MIELI E CAPPELLINI COME ADVISOR – QUANDO IL FACCENDIERE GLI GIRA IL FAMIGERATO SONDAGGIO SUI POSSIBILI LEADER DEL "CAMPO LARGO", CHIEDENDOGLI UN’OPINIONE, RANUCCI RISPONDE: “L HO VISTO MA VA INTEGRATO". E DOPO QUALCHE GIORNO MODIFICA LA BOZZA – PERCHÉ LAVITOLA, PRIMA DI ESSERE ARRESTATO, HA RIPETUTO: “SE L’ATTENTATO L’HA FATTO GOMES, VUOL DIRE CHE L’HO FATTO FARE IO, E SE L’HO FATTO FARE IO, VUOL DIRE CHE L’HO FATTO D’ACCORDO CON SIGFRIDO”? – NEI GIORNI SUCCESSIVI ALLA PERQUISIZIONE, INTERCETTATO, LAVITOLA SI LASCIA ANDARE ANCHE A UN'ALTRA FRASE: “MA COME CAZZO NON FANNO AD ARRESTARMI QUESTI?”

paolo mieli lavitola ranucci cappellini

DAGOREPORT - SUL CASINO RANUCCI, DI RESPONSABILITÀ PENALI NON SAPPIAMO E NON POSSIAMO DIRE. MA C’È UNA DOMANDA CHE I GIORNALONI EVITANO ACCURATAMENTE DI FARE: PERCHÉ UN BI-DIRETTORE DEL "CORRIERE", PAOLO MIELI, E UN VICE-DIRETTORE DI "REPUBBLICA", STEFANO CAPPELLINI, SI SONO MESSI A FARE, COME DOPOLAVORO, I ''CONSIGLIERI-ADVISOR'' DI UN SONDAGGIO MESSO SU DA UN MILLANTATORE PREGIUDICATO COME LAVITOLA? - SEMPLICE SMANIA DA “KINGMAKER”? SOLITA ROMANELLA DEL "CI CONOSCIAMO TUTTI?" - SULL'EX GALEOTTO LAVITOLA, CONDANNATO PER DUE VOLTE PER TENTATA ESTORSIONE, I NOSTRI "EROI" NON POSSONO CADERE DAL PERO - DALLE FITTE CHAT LAVITOLA-MIELI-CAPPELLINI, LA COLLABORAZIONE È EFFETTIVA, NON LIMITATA A SUGGERIMENTI O CHIACCHIERE DA BAR - A UN CERTO PUNTO, IL “VALTER CARISSIMO” (BY MIELI) SEMBRA UN EDITORE CHE DA' ORDINI AI SUOI DIPENDENTI IN RITARDO SULLA CONSEGNA DEL LAVORO - (CHISSA' A "REPUBBLICA" COME AVRANNO PRESO IL "GIRO DI VALTER" DEL DIRETTORE CAPPELLINI..) 

ursula von der leyen giorgia meloni friedrich merz pedro sanchez emmanuel macron ceuta

DAGOREPORT – SPLASH! GIORGIA, T’HANNO RIMASTO SOLA: DOPO TRUMP, ORA RISCHIA UN "VAFFA" ANCHE DALL'EUROPA - DEI 22 PAESI UE CHE HANNO FIRMATO LA LETTERA SU SCHENGEN PROPOSTA DALLA PREMIER DELLA GARBATELLA, NESSUNO È ANDATO OLTRE CHIUDENDO I CONFINI - IL PRIMO COLPO FATALE SULLA MELONI "SCHENGENATA" E' ARRIVATO DALL"AMICO MERZ", CHE IERI HA ANNUNCIATO CHE LA GERMANIA RISPEDIRA' IN ITALIA I MIGRANTI SBARCATI SULLE NOSTRE COSTE - IL COLPO DEL KO È ATTESO NELLE PROSSIME ORE: L'INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELL'ESECUTIVO EUROPEO, URSULA VON DER LEYEN, PER CHIUDERE L'INSOSTENIBILE CORRIDA ITALIA-SPAGNA - DAVANTI AL "MURO DI BERLINO", ALLA DUCETTA NON RESTA ALTRO CHE RINCULARE, MAGARI SPARANDO QUALCHE SUPERCAZZOLA PER NON PERDERE LA FACCIA. ALTRIMENTI, RISCHIA L'ISOLAMENTO POLITICO TOTALE: OLTRE ALLA FRANCIA DI MACRON E ALLA SPAGNA DI SANCHEZ, SI RITROVERA' CONTRO ANCHE LA GERMANIA DI MERZ - L'ATTACCO A SANCHEZ, OLTRE A CAVALCARE LA DILAGANTE ONDATA DELLE DESTRE SOVRANISTE (VANNACCI IN PRIMIS), SAREBBE STATO SUGGERITO ALLA PREMIER DE' NOANTRI DAL LEADER DI VOX, L'AMATO SANTIAGO ABASCAL...

carlo deodato intelligenza artificiale cristiano ceresani sebastiano dondi davide de lungo

DAGOREPORT - L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE? LA SOLITA SCUSA PER FAR LAVORARE I SOLITI, E FAR GIRARE L’ECONOMIA DELLA ROMANELLA POTENTONA! – TRA I DOCENTI DEL CORSO DI INTELLIGENZA ARTIFICIALE PER I DIPENDENTI DI PALAZZO CHIGI CI SONO MOLTI VOLTI NOTI DEI PALAZZI ROMANI: FUNZIONARI, DIRIGENTI, EX CAPI DI GABINETTO GIÀ STRAPAGATI DA CAMERE E GOVERNO. NON POTEVANO IMBASTIRE UNA LEZIONCINA INTERNA A PIAZZA COLONNA? PERCHÉ HANNO DOVUTO FARE UN GIRO IMMENSO, RICORRENDO ALL’ACCADEMIA TRECCANI, CON PUZZA DI SOFFRITTO D’INTERESSI? SARÀ MICA CHE L’OPERAZIONE SERVE A DISTRIBUIRE QUALCHE ALTRA MANCETTA AGLI AMICI? AH, NON SAPERLO!

tajani meloni salvini

DAGOREPORT – CHE SUCCEDERA' ALLA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE QUANDO VERRA' RIPRESENTATA ALLA CAMERA, CON IL TERRIBILE VOTO SEGRETO, ALL'INIZIO DI SETTEMBRE? - SE LA LEGA E' SCOPPIATA, FORZA ITALIA E' ALLO SBANDO, CON SALVINI E TAJANI CHE NON CONTROLLANO PIÙ I LORO PARLAMENTARI, ANCHE GIORGIA MELONI HA QUALCHE PROBLEMUCCIO: ALL'INTERNO DEL SUO PARTITO UN COACERVO DI SERPI E' PRONTA A MORDERLA SE NON SARANNO RICANDIDATI ALLE POLITICHE DEL 2027 – IL BOOM DI FDI DEL 2022 FU TALMENTE INASPETTATO CHE ARRIVARONO IN PARLAMENTO TANTI TIZI E TROPPI CAIETTI UN PO’ IMPROVVISATI O INADEGUATI O SEMPLICEMENTE FANCAZZISTI, CHE SANNO BENISSIMO CHE SARANNO SPAZZATI VIA DALLA RAMAZZA DELLA DUCETTA. E NON VEDONO L’ORA DI CONSUMARE LA VENDETTA…