giuseppe montella e maria luisa cattaneo

CARAMBA, CHE SCANDALO! - AZZERATI I VERTICI DELL'ARMA A PIACENZA DOPO L’INCHIESTA SULLA CASERMA “LEVANTE” - I PUSHER HANNO AMMESSO: “SPACCIAVAMO PER CONTE DI GIUSEPPE MONTELLA” - I TRAFFICI REGISTRATI NELLE INTERCETTAZIONI: “ABBIAMO VENDUTO VENTI CHILI DI DROGA ADESSO IN CITTÀ CI STIAMO SOLO NOI…” - MONTELLA RACCONTA AL FIGLIO UNDICENNE DEL PESTAGGIO DI “UN NEGRO CHE SCAPPAVA…”

1 - PIACENZA, AZZERATI I VERTICI DELL'ARMA I PUSHER: «SPACCIAVAMO PER MONTELLA»

Cesare Giuzzi e Giuseppe Guastella per il “Corriere della Sera”

 

giuseppe montella

Nuovi episodi di violenze ed altra droga aggravano la posizione dell'appuntato Giuseppe Montella. I primi interrogatori dell'inchiesta sulla caserma Levante dei carabinieri di Piacenza confermano e irrobustiscono le accuse alla base dell'arresto di sei militari e di una decina di spacciatori loro complici, mentre il Comando generale azzera i vertici di quello provinciale.

 

A fare le prime ammissioni sono stati i pusher complici della banda di via Caccialupo che hanno ammesso al Gip Luca Milani, che li ha interrogati nel carcere di Cremona alla presenza dei pm Matteo Centini e Antonio Colonna, di aver spacciato hashish e marijuana per conto di Montella, diventando anche suoi informatori.

i carabinieri di piacenza

 

Hanno rivelato altri arresti illegali in cui il militare avrebbe picchiato i pusher e si sarebbe appropriato della droga, girandola ai «galoppini» che spacciavano per lui nella piazza di Piacenza, che per anni è stata nelle mani di un gruppo di carabinieri senza scrupoli, stando alle accuse della Procura guidata da Grazia Pradella. Interrogati, ma nel carcere di Piacenza, anche i primi due dei carabinieri arrestati per reati gravissimi che vanno dalla tortura ad arresti illegali per guadagnare l'approvazione dei superiori, dal peculato al traffico di droga che hanno portato al sequestro dell'intera caserma.

 

le auto e le moto di proprieta' del carabiniere giuseppe montella

 Entrambi scaricano su Montella. L'appuntato Angelo Esposito, difeso dall'avvocato Pierpaolo Rivello, ha rigettato ogni responsabilità. «Ha detto di aver partecipato alle operazioni dirette da Montella, ma di non aver mai saputo delle attività illegali. Non è mai stato presente a violenze». L'avvocato descrive un «uomo distrutto» che è «crollato» psicologicamente piangendo di fronte ai pm. Esposito ha anche detto ai magistrati che, se si fosse arricchito, non vivrebbe in «un alloggio di servizio».

 

Il carabiniere Daniele Spagnolo, invece, ha ammesso la sua presenza in alcuni episodi contestati, sostenendo di non aver mai fatto nulla di illegale. «Facevo quello che mi dicevano senza sapere cosa c'era a monte», ha dichiarato assistito dall'avvocato Francesca Beoni. Oggi sarà la volta di altri tre carabinieri, tra cui lo stesso Montella.

 

Da lunedì il colonnello Paolo Abrate, che da comandante del Gruppo Milano ha coordinato l'intervento per il sequestro del bus di bambini a San Donato, sostituirà il colonnello Stefano Savo alla guida del comando provinciale. Cambiano anche i vertici degli uffici investigativi: il tenente colonnello Alfredo Beveroni e il maggiore Lorenzo Provenzano guideranno Reparto operativo e Nucleo investigativo.

 

giuseppe montella

Un provvedimento che «ha lo scopo di consentire il sereno e regolare svolgimento del lavoro del comando, come ha convenuto il colonnello Savo - dicono al comando generale, dove è stato convocato ieri da Nistri - condividendo, con senso di responsabilità, la necessità di un avvicendamento per non pregiudicare ulteriormente i rapporti tra la cittadinanza e l'Arma». Nel 2018 la Levante ottenne una menzione particolare dalla Legione «per il ragguardevole impegno operativo».

 

2 - «ABBIAMO VENDUTO VENTI CHILI DI DROGA ADESSO IN CITTÀ CI STIAMO SOLO NOI»

Cesare Giuzzi e Giuseppe Guastella per il “Corriere della Sera”

 

giuseppe montella con la fidanzata

«Noi dobbiamo viaggiare a numero uno, i numeri due li lasciamo agli altri, adesso a Piacenza poi stiamo solo noi... perché a Piacenza non ce n'è più nessuno». L'appuntato Peppe Montella è euforico. È in macchina con il socio Daniele Giardino e l'amico Tiziano Gherardi che su Facebook si fa chiamare con un soprannome piuttosto esplicito «Mezzo kg». Gherardi è uno degli spacciatori più attivi della piazza piacentina. Non a caso, ancora prima della confessione del pusher-pentito che farà partire l'inchiesta, è proprio lavorando su di lui che gli investigatori del Nucleo di polizia tributaria delle Fiamme gialle iniziano a sospettare delle amicizie dell'appuntato della caserma Levante.

 

la ducati di giuseppe montella

I due parlano di droga, di soldi, degli ultimi affari: «Noi ieri abbiamo venduto venti chili». Le amicizie di Giuseppe Montella non sono segrete. Il profilo social del carabiniere lo testimonia. Nessuno però tra i superiori ha mai segnalato quegli strani rapporti tra pusher e carabiniere.

 

«Tali frequentazioni apparivano, fin da subito, in evidente contrasto con lo status rivestito e l'attività svolta all'interno della stazione Carabinieri di Piacenza Levante - ricostruiscono gli investigatori - soprattutto considerato il coinvolgimento di Giardino e Gherardi in attività di traffico e spaccio di sostanze stupefacenti anche volte all'approvvigionamento della piazza piacentina». Montella è un carabiniere dalla doppia vita, ugualmente «delinquente» come lo definiscono i magistrati che vive in una sorta di «film poliziesco anni '70» ma dove «i soprusi e le percosse non sono una finzione scenica».

giuseppe montella

 

Da un lato abusa della sua divisa per «estorcere confessioni» a presunti spacciatori, picchia selvaggiamente i sospettati, organizza festini nella caserma di via Caccialupo. Dall'altro organizza traffici di droga, ne cura il trasporto insieme alla compagna Maria Luisa Cattaneo (ai domiciliari) e si spinge fino nell'hinterland milanese insieme a Giardino per acquistare partite di marijuana dai calabresi. Il Montella narcos si occupa di attività di «bonifica dei caselli autostradali» e «di scorta a tutela del trasporto di stupefacenti».

giuseppe montella

 

Per gli inquirenti coordinati dal procuratore Grazia Pradella e dai pm Antonio Colonna e Matteo Centini, il 36enne sfrutta così «la sua posizione all'interno dell'Arma» per verificare l'eventuale presenza di controlli o pattuglie lungo il tragitto» e per reperire «informazioni sulle indagini». Come quando i fratelli Giardino vedono un posto di blocco al casello Piacenza sud. Sul furgone hanno tre chili di marijuana. Montella chiama un amico finanziere (indagato) che lavora nel nucleo cinofili e lo informa che non si tratta di un semplice «pattuglione» ma di un controllo mirato. Montella racconta al figlio undicenne del pestaggio di «un neg... che scappava».

 

carabinieri piacenza

Alla moglie illustra i risultati del traffico di droga. E insieme a un collega fa «la spesa» durante il turno di servizio. «L'immagine dell'Arma per l'ennesima volta ne esce danneggiata se solo si immagina quale opinione possa farsi nel vedere, in un momento delicato e di controlli nella contingenza dell'epidemia da Covid 19, due carabinieri a bordo di una pattuglia con i colori di istituto che sostanzialmente "cazzeggiano" occupandosi degli affari propri - scrivono i pm chiedendo gli arresti al gip-, quali ritirare latticini e un libro: una tracotanza fastidiosa».

 

carabinieri piacenza e pusher

Dopo gli arresti sono iniziate le verifiche sull'attività della squadra di via Caccialupo: «Tutti gli arresti da fine gennaio in poi sono stati eseguiti tacendo che venivano promossi da sedicenti informatori, risultati essere, complici, o meglio, galoppini dell'appuntato Montella» e «rappresentando accertamenti sul territorio in realtà inesistenti». Ma soprattutto «macchiati indelebilmente da violenze e percosse inferte a coloro che erano nelle mani dei rappresenti dello Stato».

Ultimi Dagoreport

meloni trump

DAGOREPORT - CHISSÀ, MAGARI LO SCONCIO GOLPE TRUMPIANO IN VENEZUELA, CON LA CATTURA DI MADURO E DECINE DI MORTI, HA SPEDITO GIORGIA MELONI IN UNO STADIO DI TALE PIACERE DA PERDERE IL CONTROLLO DEI NEURONI, INCIAMPANDO IN DUE MADORNALI GAFFE, CHE NESSUN MEDIA HA SOTTOLINEATO - PRESO IL MOSCHETTO, CALZATO L’ELMETTO, LA “CHICA CALIENTE” (COPY SANTIAGO ABASCAL) HA PROCLAMATO LA TESI DI ‘’UN INTERVENTO LEGITTIMO DI NATURA DIFENSIVA CONTRO IL NARCOTRAFFICO’’ - BENE, SIETE CURIOSI DI SAPERE CHI L’HA SMENTITA? LO STESSO TRUMP! “D’ORA IN AVANTI SAREMO FORTEMENTE COINVOLTI NELLA GESTIONE DEL PETROLIO DEL VENEZUELA” - MA NON È FINITA: LA STAGIONATA RAGAZZA PON-PON DEL TRUMPISMO SENZA LIMITISMO HA SPROLOQUIATO PURE DI UNA “AZIONE MILITARE ESTERNA”. A SMENTIRLA È ARRIVATO QUESTA VOLTA IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO: "NON SIAMO IN GUERRA…" - VIDEO

khamenei maduro putin xi jinping

DAGOREPORT – IL 2025 È STATO UN ANNO DI MERDA PER L’IRAN, MA IL 2026 POTREBBE ESSERE PEGGIO: IL BLITZ IN VENEZUELA E L’ARRESTO DI MADURO SONO UNA BRUTTISSIMA NOTIZIA PER KHAMENEI, CHE TEME DI FARE LA FINE DEL “COLLEGA” DITTATORE. AD AGGRAVARE LA SITUAZIONE CI SONO LE PROTESTE DILAGATE IN TUTTO IL PAESE – LA PERDITA DELL’ALLEATO DI CARACAS È UN PESO ANCHE NELL’EQUILIBRIO DEI RAPPORTI CON PUTIN E XI JINPING: LA COOPERAZIONE CON MADURO RAFFORZAVA IL POTERE NEGOZIALE DI TEHERAN CON RUSSIA E CINA. ORA TEHERAN È SOLA E PIÙ DIPENDENTE DA INTERLOCUTORI CHE LA USANO (PUTIN PER I DRONI, XI PER IL PETROLIO) MA NON HANNO INTERESSE A SOSTENERLA PIÙ DEL MINIMO NECESSARIO – IL POSSIBILE ARRIVO DI UN “BONAPARTE” IMMAGINATO DAGLI ANALISTI: NON SAREBBE UN LIBERATORE, MA SOLO L’ENNESIMO AUTOCRATE…

trump putin xi jinping

DAGOREPORT - QUANTO GODONO PUTIN E XI JINPING PER L’ATTACCO AMERICANO AL VENEZUELA! – L’UNILATERALISMO MUSCOLARE DI TRUMP E’ LA MIGLIORE LEGITTIMAZIONE PER LE AMBIZIONI, PRESENTI E FUTURE, DI RUSSIA E CINA – E INFATTI IL "NEW YORK TIMES" CRITICA L'ASSALTO A MADURO:"E' POCO SAGGIO" - SE WASHINGTON BOMBARDA CARACAS, IN VIOLAZIONE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE, CHI ANDRA’ A ROMPERE I COJONI A XI JINPING SE DOMANI DOVESSE INVADERE TAIWAN? E QUANTO GODE PUTIN NEL VEDERE L’OCCIDENTE BALBETTARE DAVANTI ALLE BOMBE DI WASHINGTON, NON COSI’ LONTANE DA QUELLE CHE MOSCA SGANCIA SULL’UCRAINA? – LA PREVISIONE BY RUVINETTI: NELL’INCONTRO IN ALASKA, TRUMP E PUTIN SI SONO SPARTITI IL MONDO, IN UNA SORTA DI “YALTA A MANO ARMATA” (L’UCRAINA A TE, IL VENEZUELA A ME)

zampolli corona trump meloni salvini

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA E LA PRECIPITOSA CADUTA DI PAOLO ZAMPOLLI: DA TRUMP A CORONA... - LA FORTUNA DEL MASCELLUTO IMMOBILIARISTA ITALOAMERICANO SAREBBE FINITA IL GIORNO IN CUI È SBARCATO A VILLA TAVERNA IL RUDE TILMAN FERTITTA. IL MILIONARIO INCORONATO AMBASCIATORE HA FATTO SUBITO PRESENTE ALL’EX MANAGER DI MODELLE CHI ERA IL SOLO PLENIPOTENZIARIO DI TRUMP IN ITALIA – SE SALVINI HA VOLUTO INCONTRARLO, LA ‘GIORGIA DEI DUE MONDI’ NON HA DI CERTO BISOGNO DI RICORRERE ALLE ARTI DIPLOMATICHE DI ZAMPOLLI: A MELONI BASTA ALZARE LA CORNETTA DEL TELEFONO E CHIAMARE DIRETTAMENTE IL TRUMPONE – PER FORTUNA CHE C’È FABRIZIO CORONA  ANCORA IN CIRCOLAZIONE A SPARAR CAZZATE: ZAMPOLLI LO AVREBBE CHIAMATO DALLA CASA BIANCA DURANTE L’INTERROGATORIO SU SIGNORINI IN PROCURA: "MI CERCA TRUMP, A GENNAIO CE NE ANDIAMO LÌ E LA MELONI MUTA". PER AGGIUNGERE POI, IN MANIERA ALLUSIVA: "LA MOGLIE DI TRUMP, MELANIA, MI CONOSCE MOLTO BENE..."

giorgia meloni giovanbattista fazzolari sergio mattarella

DAGOREPORT – COME MAI NEGLI ULTIMI TEMPI È DIVAMPATO UN AMOUR FOU DI MELONI E FAZZOLARI PER MATTARELLA? LE LODI DELLA STATISTA DELLA SGARBATELLA PER IL DISCORSO DI FINE ANNO VENGONO INFIOCCHETTATE (“UN GRANDE CHE CI UNIFICA”) DAL “GENIO” DI PALAZZO CHIGI – DAL PREMIERATO ALLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE, NON SI CONTANO I MOTIVI DI ASPRO ATTRITO TRA L'ARMATA BRANCA-MELONI E IL COLLE. MA, ALLA FINE, MELONI E FAZZOLARI SI SONO RESI CONTO CHE LA POPOLARITÀ CHE INCONTRA SERGIONE È TALE CHE È MASOCHISTICO SCHIERARSI CONTRO – ESSI’: LA GIORGIA E IL GIOVANBATTISTA SONO SCALTRI NELLA GESTIONE DEL POTERE. QUANDO SI TROVANO DAVANTI A UN OSTACOLO DURO DA SUPERARE, RICORRONO AL SAGGIO DEMOCRISTIANESIMO ANDREOTTIANO: IL NEMICO NON SI COMBATTE MA SI COMPRA O SI SEDUCE...

dagospia 25 anni

DAGOSPIA, 25 ANNI A FIL DI RETE - “UNA MATTINA DEL 22 MAGGIO 2000, ALL’ALBA DEL NUOVO SECOLO, SI È AFFACCIATO SUI COMPUTER QUESTO SITO SANTO E DANNATO - FINALMENTE LIBERO DA PADRONI E PADRINI, TRA MASSACRO E PROFANO, SENZA OGNI CONFORMISMO, HAI POTUTO RAGGIUNGERE IL NIRVANA DIGITALE CON LA TITOLAZIONE, BEFFARDA, IRRIDENTE A VOLTE SFACCIATA AL LIMITE DELLA TRASH. ADDIO AL “POLITICHESE”, ALLA RETORICA DEL PALAZZO VOLUTAMENTE INCOMPRENSIBILE MA ANCORA DI MODA NEGLI EX GIORNALONI - “ET VOILÀ”, OSSERVAVA IL VENERATO MAESTRO, EDMONDO BERSELLI: “IL SITO SI TRASFORMA IN UN NETWORK DOVE NEL GIOCO DURO FINISCONO MANAGER, BANCHIERI, DIRETTORI DI GIORNALI. SBOCCIANO I POTERI MARCI. D’INCANTO TUTTI I PROTAGONISTI DELLA NOSTRA SOCIETÀ CONTEMPORANEA ESISTONO IN QUANTO FIGURINE DI DAGOSPIA. UN GIOCO DI PRESTIGIO…”