liala big

DI CHI E' LA COLPA? - LIALA, LA DONNA RIMASTA INCASTRATA IERI NELLA FUSTELLATRICE, E' MORTA PER LE FERITE RIPORTATE DALLE LAME (UNO STRAZIO SIMILE A QUELLO DI LUANA D'ORAZIO) - LA MACCHINA ERA IN MODALITA' "MANUTENTIVA" E NON "LAVORATIVA": I SENSORI NON POTEVANO AVVIARE LO STOP AUTOMATICO IN CASO DI EMERGENZA - INOLTRE ERA SISTEMATA LONTANO DAGLI ALTRI MACCHINARI E NESSUNO AVREBBE ASSISTITO ALLA SCENA - LA CGIL: "NON SI E' TRATTATO DI UNA TRAGICA FATALITA'" - LA PROCURA INDAGA...

Andreina Baccaro per il Corriere della Sera

 

stabilimento bombonette a camposanto, modena

Ore 8 e 40 di ieri. Nel grosso capannone della Bombonette, azienda che produce scatole per gelati e pasticceria a Camposanto, 3.000 abitanti nella Bassa Modenese, echeggia un urlo che sgomenta chi lavora lì dentro. È quello di Laila El Harim, 40 anni, passaporto italiano e origini marocchine, madre di una bimba di quattro anni.

 

La donna, che ha cominciato il turno alle 5:50, è rimasta incastrata nella fustellatrice, uno strumento sagomatore che taglia vari materiali con estrema precisione. È morta per le conseguenze delle ferite provocate dalle lame dall'apparecchiatura. Che secondo fonti della Cgil modenese era stata acquistata da poco.

 

laila el harim

Impossibile per ora stabilire con esattezza quello che è successo. La fustellatrice sarebbe stata sistemata in un angolo lontano dagli altri macchinari e nessuno degli operai della Bombonette - dove gli addetti sono una settantina - avrebbe assistito direttamente alla scena.

 

La Procura di Modena ha aperto un'inchiesta affidata ai carabinieri del Reparto Provinciale che collaborano con gli ispettori dell'ufficio del Lavoro della Asl. Che hanno inviato una prima relazione al ministro del Lavoro Andrea Orlando. Il doppio blocco automatico della fustellatrice, si legge, «era azionabile solo manualmente e non automaticamente» e «ciò ha consentito un'operazione non sicura che ha cagionato la morte per schiacciamento».

 

stabilimento bombonette a camposanto, modena

Secondo fonti interne la macchina sarebbe stata accesa in «modalità manutentiva» e non «lavorativa», come invece avrebbe dovuto essere: ciò significa che i sensori non potevano avviare lo stop automatico in caso di emergenza. Tutte indicazioni, tra l'altro, scritte su post-it appiccicati all'apparecchiatura.

 

Laila è finita così sul vicino nastro trasportatore. Una morte che ricorda lo strazio di Luana D'Orazio, la 23enne che il 3 maggio morì a Prato dopo essere stata trascinata dentro un orditoio, il macchinario tessile utilizzato nella filatura. «Non si può morire così, al lavoro» scuote la testa ora Massimo Tassinari, segretario del comparto Cgil di questo angolo della Bassa che è tutto un susseguirsi di aziende agricole e piccole imprese ad alta specializzazione, dal biomedicale alla meccanica.

 

Quando lo hanno avvertito della tragedia, ha lasciato la vicina sede di Mirandola per correre a Camposanto. Racconta «che la postazione di Luana era lontana da quella dei colleghi. Penso sia stato difficile intuire, nonostante le sue urla, che occorreva precipitarsi verso il macchinario per premere il pulsante rosso dello spegnimento. Una cosa è certa: non si è trattato di una tragica fatalità».

 

stabilimento bombonette a camposanto, modena 2

Impossibile chiedere conferma alla Bombonette se davvero la fustellatrice fosse stata installata da poco e se per il suo utilizzo fosse stato necessario, magari, un periodo di addestramento. «I proprietari non vogliono rilasciare dichiarazioni» si limita a dire una voce femminile al centralino di quest' azienda fondata nel 1993 da Fiano Setti, un piccolo imprenditore di 85 anni che è sempre vissuto a Camposanto.

 

Laila, che viveva in Italia da circa vent' anni, era stata assunta alla Bombonette da pochi mesi, a tempo indeterminato, dopo che Setti, anche su Facebook, aveva messo in giro la ricerca «per due fustellatori con esperienza». «So che in breve tempo si era fatta apprezzare» racconta ancora il sindacalista della Cgil che ha parlato «con lavoratori sotto choc, distrutti dal dolore».

 

In serata si è affacciato per qualche istante all'ingresso dell'azienda anche Fiano Setti. Lo hanno visto piangere, abbracciato al figlio, mentre ripeteva che «è stato un incidente imprevedibile. Laila era solare, sebbene fosse qui da poco sembrava che ci fosse da sempre...».

 

Fiano Setti

Poi c'è anche il dolore nella vicina cittadina di Bastiglia, dove l'operaia si era stabilita da quattro anni con il suo compagno. «È un uomo distrutto che ancora non sa cosa dire alla figlia» spiega con un filo di voce la sindaca Francesca Silvestri che ha cercato di confortarlo.

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