mirandola rogo clandestino

CI MANCAVA IL CLANDESTINO "ZELIG" E PIROMANE CON 7 IDENTITA’ – PER IL ROGO ALLA SEDE DEI VIGILI DI MIRANDOLA CHE HA CAUSATO DUE MORTI, FERMATO UN MAGHREBINO IRREGOLARE, ANCORA SENZA UN NOME CERTO (“HA DATO 7 IDENTITA’ IN UN ANNO E MEZZO IN ITALIA”) – SALVINI TUONA (‘SI E’ FINTO MINORENNE. ALTRO CHE PORTI APERTI…”) E SI BECCA LE CRITICHE DEL M5S - IL SINDACO: “L’INCENDIO È L' OPERA DI UN MATTO” – VIDEO

 

1 - DÀ FUOCO A SEDE DEI VIGILI: 2 MORTI

Riccardo Bruno per il “Corriere della sera”

MIRANDOLA ROGO ARRESTO CLANDESTINO

 

La signora Marta, il marito Giuseppe e la badante ucraina Yaroslava temevano solo il terremoto, esattamente come il 20 maggio di sette anni fa. Si sentivano al sicuro nel loro appartamento nel centro di Mirandola, proprio sopra gli uffici della polizia municipale.

Un quarto d' ora prima delle tre di notte, un maghrebino irregolare, ancora senza un nome certo («Ha dato 7 alias in un anno e mezzo in Italia» spiegano gli investigatori), probabilmente appena maggiorenne, ha forzato il portone di legno della caserma a quell' ora deserta e ha dato fuoco a mobili e documenti.

 

Le fiamme hanno avvolto gli uffici, il fumo ha invaso i due piani superiori. Marta Goldoni, 86 anni, è morta asfissiata, come la sua badante Yaroslava Kryvoruchko, 74 anni. Il marito della donna è ricoverato in gravissime condizioni a Ravenna. Altri 19 inquilini, tra cui 6 bambini, dei nove appartamenti gestiti dal Comune sono rimasti intossicati, quattro sono in camera iperbarica.

 

MIRANDOLA ROGO ARRESTO CLANDESTINO

Davanti all' ingresso annerito del palazzo dove qualcuno ha lasciato quattro rose, ci si domanda perché. «È l' opera di un matto» scuote la testa il sindaco Maino Benatti. I carabinieri della compagnia di Carpi, coordinati dal procuratore di Modena Paolo Giovagnoli, ricostruiscono le ultime ore e la vita di questo ragazzo spuntato dal nulla qui nelle campagne a nord di Modena. Il 14 maggio è sicuramente a Roma, fermato vicino alla stazione Termini. Dice di essere algerino, per lui un provvedimento di espulsione.

Lunedì sera probabilmente scende alla stazione ferroviaria di Camposanto, è denutrito, ha freddo. La Croce blu lo accompagna al Pronto soccorso di Mirandola. È mezzanotte, i medici lo visitano, ha una lieve ipotermia, resta sotto osservazione. Dopo un' ora si strappa la flebo e si allontana. Fuori dall' ospedale c' è un incrocio con un cartello che indica «polizia municipale».

 

Chissà se lì ha maturato il suo piano. Si avvicina alla caserma, danneggia alcune auto, poi forza la porta, dà fuoco ed esce con tre cappelli dei vigili, uno in testa, un giubbotto antiproiettile, un telefonino di servizio, un pc e due coppe di tornei di calcetto. Mentre il palazzo va in fiamme, due donne perdono la vita, dalle finestre anziani e bambini gridano chiedendo ai pompieri di fare presto, lui vaga lì attorno. Viene fermato a centro metri di distanza.

MATTEO SALVINI LUIGI DI MAIO COME BUD SPENCER E TERENCE HILL

 

Su di lui pesano le accuse di furto aggravato, incendio e morte come conseguenza di altro reato. Durante l' interrogatorio non ha detto niente.

Ha invece parlato già dal mattino il ministro Matteo Salvini con un tweet: «Preso uno straniero, altro che porti aperti». Sollevando le critiche delle opposizioni e dei compagni di maggioranza del M5S: «È il fallimento suo e dei rimpatri». A Mirandola domenica si vota per il nuovo sindaco.

Quello uscente, che lascia dopo due mandati, ha chiesto un giorno di tregua elettorale.

All' ora di pranzo uno dei candidati aveva già convocato una conferenza stampa.

 

2 - IL PIROMANE CON SETTE IDENTITÀ TRA REATI E DECRETI D' ESPULSIONE

Elisabetta Rosaspina per il “Corriere della sera”

rogo mirandola

 

Sarebbe già tanto sapere come si chiama, da dove viene e quanti anni ha. Per scoprire poi perché abbia dato fuori di matto l' altra notte a Mirandola ci vorranno tempo e pazienza. L' incendiario dai sette alias è un giovanissimo clandestino le cui impronte digitali rispondono a diverse identità. Per esempio, Otman Boraia, nato in Marocco il 6 luglio del 2003. Era stato lui a dichiararsi marocchino, quando era finito l' anno scorso in un commissariato di Ventimiglia dove era stato accompagnato dopo che si era allontanato da un centro di accoglienza per minori. Ma si è detto anche tunisino e algerino, quando è incappato altre volte nelle maglie delle forze dell' ordine.

 

Dalla Liguria si è spostato nel Lazio. Con le generalità di Bouachra Salah è stato processato per violenza, resistenza e minaccia a pubblico ufficiale, lesioni personali aggravate e danneggiamento aggravato. Il Tribunale dei minori di Roma aveva disposto il suo collocamento in una comunità fino all' ottobre del 2018. Ma lui ha collezionato altre denunce, sempre a piede libero, per piccoli furti.

 

rogo mirandola

Otto giorni fa, a Roma, risultava maggiorenne ed algerino, quindi gli era stato consegnato un decreto di espulsione, cui il ragazzo aveva opposto una richiesta di protezione internazionale. La legge prevede che il provvedimento sia sospeso per lasciare il tempo al destinatario di formalizzare e motivare la sua richiesta. Per determinare la sua maggiore età era stato necessario un accertamento auxologico, perché il ragazzo cambiava con altrettanta facilità la sua data di nascita, scegliendola sempre un po' più recente di diciott' anni fa. Non gli è mai stato trovato un documento d' identità addosso e la sua prima apparizione sul suolo italiano è stata registrata quindici mesi fa.

 

mirandola rogo clandestino

Di questo ex minorenne dalla testa arruffata e lo sguardo spiritato per ora si può ricostruire soltanto un vago itinerario da Ventimiglia a Roma e da Roma verso Nord, su un treno tra Bologna e Verona, da cui è sceso o è stato fatto scendere l' altra sera poco dopo le 22, a Camposanto, una quindicina di chilometri da Mirandola. Si è ritrovato in una stazione che è poco più di uno scalo, senza biglietteria o sala d' aspetto: soltanto due binari che si incrociano su un viadotto in mezzo alla campagna. Qualcuno ha avuto compassione per lui e gli ha chiesto se stesse male. Il giovane Senza Nome sembrava sul punto di svenire.

 

«L' abbiamo visto arrivare verso le 22.30 accompagnato da un signore che deve essere di queste parti, perché sapeva dell' esistenza del nostro presidio» racconta uno dei volontari dell' Avpa di Camposanto, una casupola e un' ambulanza accampati ai piedi del ponte. «Era disidratato e in ipotermia. Aveva indosso soltanto una tuta, magro come uno stecchetto. Quando lo abbiamo toccato sembrava congelato. Era debole e, secondo noi, non mangiava da tempo. Ci è parso tranquillo, non rispondeva alle domande. Abbiamo allertato il 118 - continua un soccorritore - e ci siamo diretti all' ospedale di Mirandola. In ambulanza ha parlato pochissimo. Non capiva l' italiano e noi non capivamo lui. L' abbiamo lasciato al Pronto soccorso, il nostro compito era finito».

 

matteo salvini luigi di maio

Ed è lì che il clandestino senza identità ha avuto una nuova metamorfosi. La soluzione fisiologica che gli veniva iniettata per restituirgli energia ha fatto effetto rapidamente. Il ragazzo ha deciso di riprendere la sua fuga, si è strappato l' ago della flebo dal braccio e si è dileguato verso una città mai vista, dove non conosceva nessuno. Dove ha riconosciuto soltanto l' insegna e le auto della polizia municipale, trovando un bersaglio alla sua rabbia.

Ultimi Dagoreport

stefano benigni marina berlusconi antonio tajani

LA “SFI-DUCETTA” ALLA LEGGE ELETTORALE HA APERTO IL VASO DI PANDORA: IN FORZA ITALIA SIAMO ALLA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI! SI VOCIFERA CHE IL SEGRETARIO, ANTONIO TAJANI E STEFANO BENIGNI PASSASSERO FRA I BANCHI A DIRE AI DEPUTATI COME VOTARE. MA HANNO FALLITO: IL LORO OBIETTIVO ERA INFATTI FAR PASSARE L’EMENDAMENTO SULLE PREFERENZE, IN PARTICOLARE IL SUPERAMENTO DELLA REGOLA DEL 60/40 (L’ALTERNANZA DI GENERE) - L’EX MONARCHICO VORREBBE LIBERARSI DEI PARLAMENTARI STORICAMENTE LEGATI A SILVIO BERLUSCONI, E OGGI A MARINA – IL SEGRETARIO È CONVINTO CHE LA “CAVALIERA” NON METTERÀ BOCCA SULLE LISTE PERCHE' SI SAREBBE GIÀ STANCATA DEL "GIOCATTOLO” FORZA ITALIA...

naike rivelli

DAGOREPORT – ORA SÌ CHE TI RICONOSCIAMO, NAIKE! LA RIVELLI DEDICA UN ALTRO VIDEO COATTO A DAGOSPIA E FINALMENTE TORNA LA BURINELLA CHE ABBIAMO SEMPRE AMATO – DALLE LEZIONI SULL’INGOIO DELLE BANANE ALLA FOTO CON LA TESTA NEL CESSO FINO ALLA “VULVA ART” E ALLA MEGA-HIT “DEFAILLANCE”, ABBIAMO SEMPRE ADORATO LA NAIKE FUORI CONTROLLO, TRA AVVENTURE LESBO, FOTO IGNUDA E APPELLI PRO-GNOCCA – CARISSIMA NAIKE, ABBIAMO UN CONSIGLIO: LASCIA PERDERE I DISSING, GLI SCONTRI VERBALI, LE POLEMICHE. NON SONO PER TE. NON AFFATICARE LE SINAPSI, LASCIALE LIBERE DI SINTONIZZARSI CON L’UNIVERSO. SPALANCA I CHAKRA, CHISSÀ CHE L’ENERGIA COSMICA NON ENTRI A FARE UN SALUTO. NON PRENDERTI TROPPO SUL SERIO. NOI NON L’ABBIAMO MAI FATTO...

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…