il macellaio steevens kissouna aggredito a parigi dai vegani

CI MANCAVANO SOLO GLI “AVENGERS” DEL CONTROFILETTO - A PARIGI UN GRUPPO DI NAZI-VEGANI FA IRRUZIONE IN UNA MACELLERIE E ROMPE UNA COSTOLA AL NEGOZIANTE: “HO VOLUTO DIFENDERE ALMENO LA MIA VETRINA. MI SONO MESSO DAVANTI E UNO DI LORO MI HA RIFILATO UN CAZZOTTO. NOI NON SIAMO DEGLI ASSASSINI…”

Leonardo Martinelli per “la Stampa”

 

IL MACELLAIO STEEVENS KISSOUNA AGGREDITO A PARIGI DAI VEGANI

Poco prima aveva dovuto chiudere: erano passati i gilet gialli. Era sabato pomeriggio, qui al mercato chiuso di Saint-Quentin, un palazzo ottocentesco, mattoni rosati e ferro battuto, vicino alla gare de l' Est, una delle principali stazioni ferroviarie di Parigi. «Poi era ritornata la calma e stavo lavorando su alcuni pezzi di carne», ricorda Steevens Kissouna, macellaio, con lo stand all' entrata del mercato. Erano le quattro e mezzo. «Ho sentito un liquido che mi colava addosso: mi sono messo le mani sulla testa e le ho guardate. Era vernice rossa, come il sangue».

VEGANI ATTACCANO UNA MACELLERIA A PARIGI

 

Davanti a lui una quindicina di militanti vegani antispecisti, i più arrabbiati, che non fanno differenza tra quella umana e le altre specie animali. Gridavano slogan minacciosi e hanno imbrattato di quel liquido rosso fuoco tutto il bancone di Steevens, che ha 33 anni, è originario della Guadalupa e tratta solo carne bio. «Ho voluto difendere almeno la mia vetrina. Mi sono messo davanti e uno di loro mi ha rifilato un cazzotto. Ho una costola rotta». Il medico che l' ha visitato gli ha chiesto di rimanere a riposo per una settimana.

Lui si dice «abbattuto», ma ieri mattina ha già voluto riaprire il negozio, anche se di carne ce n' era poca, le sue riserve sporcate dalla vernice e buttate via.

 

IL MACELLAIO STEEVENS KISSOUNA AGGREDITO A PARIGI DAI VEGANI

È arrivato come sempre, alle cinque di mattina. A chi gli chiede se avesse ricevuto delle minacce sulla rete, lui risponde così: «Io passo la mia vita con un coltello in mano, mica ho il tempo di andare sui social network». Finisce alle otto di sera «e ho una moglie e due bimbi piccoli che mi aspettano a casa».

 

È stata una cliente, che ha assistito alla scena, ad aver twittato delle foto, lui non voleva, anche se ora ci tiene «a ringraziare i miei colleghi del mercato e la clientela che sono venuti ad aiutarmi. Alla fine siamo riusciti a metterli in fuga».

 

Ieri mattina, prima delle nove, al suo bancone si è presentato un uomo dalla corporatura massiccia. Gli ha detto: «Sono figlio di allevatori. Lei ha tutta la mia solidarietà». Era Didier Guillaume, socialista per una vita e poi passato dalla parte dei macronisti, oggi ministro dell' Agricoltura. «Ognuno ha il diritto di mangiare quello che vuole - ha aggiunto -, ma le regole della Repubblica vanno rispettate. E noi le faremo rispettare».

 

IL MACELLAIO STEEVENS KISSOUNA AGGREDITO A PARIGI DAI VEGANI

Un mese fa il tribunale di Lilla ha condannato con la mano pesante due giovani all' origine di diverse degradazioni in ristoranti e macellerie nel Nord del Paese: 10 e 6 mesi di carcere, senza la condizionale (in prigione ci andranno davvero). Un altro gruppo di militanti antispecisti è sotto processo per avere incendiato un macello nella regione di Parigi. Ma così, nella capitale, in piena città, un raid del genere non si era mai visto.

Sabato scorso Steevens, acciaccato, non si è dato per vinto.

 

Ha camminato intorno al mercato e ha riconosciuto uno degli aggressori (proprio quello che lo aveva picchiato), sulla ventina, al fianco di una donna più vecchia. Ha chiamato uno dei commercianti di Saint-Quentin. Li hanno seguiti per due chilometri, fino a rue Saint-Denis. Poi hanno avvertito la polizia. I due sono stati fermati e ieri sera erano ancora in stato d' arresto.

 

IL MACELLAIO STEEVENS KISSOUNA AGGREDITO A PARIGI DAI VEGANI

Quando qualcuno sottolinea che per di più Steevens «è un produttore bio», il macellaio s'arrabbia: «Gli altri mica sono degli assassini». Lui ha iniziato a 14 anni nelle Antille. A 18 è venuto a Parigi e «a un certo momento ho lavorato nella filiera biologica e ho capito che lì gli animali venivano trattati bene e macellati con rispetto». Quasi ogni giorno chiama i suoi fornitori, allevatori della zona di Angers, nella valle della Loira, gente appassionata. «Pure loro non ci possono credere».

Ultimi Dagoreport

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)

marina pier silvio berlusconi paolo del debbio giorgia meloni

FLASH – HA FATTO MOLTO RUMORE IL SILENZIO DI MEDIASET SUL CASO DEL DEBBIO: DAL BISCIONE HANNO LASCIATO CHE FOSSE IL CONDUTTORE, CARO A GIORGIA MELONI, A SMENTIRE I RETROSCENA SUL SUO ADDIO A RETE4 – IL MOTIVO? SEMBRA CHE A COLOGNO NON ABBIANO VOLUTO REPLICARE PERCHÉ AVREBBERO DECISO DI TAGLIARE LA TESTA AL TORO. NON ESSENDOCI UN CONTRATTO DA NON RINNOVARE (DEL DEBBIO È UN DIPENDENTE A TEMPO INDETERMINATO), AL MASSIMO C'È DA ATTENDERE LA PENSIONE - E INTANTO BIANCA BERLINGUER NON CI PENSA PROPRIO A SCUSARSI CON CARLO NORDIO PER LE PAROLE DI SIGFRIDO RANUCCI…

putin orban zelensky

DAGOREPORT – A PUTIN È BASTATO PERDERE IL CAVALLO DI TROIA IN UE, VIKTOR ORBAN, PER VEDER CROLLARE LE SUE CERTEZZE: L’UCRAINA È NEL MOMENTO MIGLIORE DA QUATTRO ANNI A QUESTA PARTE ED È IN GRADO DI COLPIRE LA RUSSIA QUANDO E COME VUOLE – LA PARATA DIMESSA DEL 9 MAGGIO È LA PROVA CHE “MAD VLAD” VIVE A CHIAPPE STRETTE: CON LO SBLOCCO DEI 90 MILIARDI EUROPEI A KIEV (CHE ORBAN BLOCCAVA) E LA FORMIDABILE INDUSTRIA MILITARE UCRAINA, ORA È LA RUSSIA A ESSERE IN GROSSA DIFFICOLTÀ – IL “TROLLAGGIO” DI ZELENSKY, LA NOMINA FARLOCCA DI SCHROEDER (DIPENDENTE DEL CREMLINO) COME NEGOZIATORE E IL DISIMPEGNO DI TRUMP CHE ORMAI NON È PIÙ DECISIVO: GLI USA FORNISCONO SOLO AIUTI DI INTELLIGENCE, MA POSSONO ESSERE SOSTITUITI DAGLI 007 EUROPEI (SOPRATTUTTO BRITANNICI)

donald trump benjamin netanyahu attacchi iran

DAGOREPORT - IL PIÙ GRANDE OSTACOLO ALLA PACE IN MEDIO ORIENTE È BENJAMIN NETANYAHU -  TRUMP ERA PRONTO A CHIUDERE L’ACCORDO CON L’IRAN: AVEVA DATO IL SUO VIA LIBERA ALL’INVIATO STEVE WITKOFF PER METTERE UNA PAROLA FINE AL NEGOZIATO CON IL REGIME DI TEHERAN. A QUEL PUNTO, S’È MESSO DI TRAVERSO IL SOLITO “BIBI”: “LA GUERRA NON È FINITA, C’È ANCORA L’URANIO DA PORTARE VIA” - IL TYCOON E IL SUO ALLEATO ISRAELIANO HANNO UN “PROBLEMA” ELETTORALE: A OTTOBRE SI VOTA IN ISRAELE E A NOVEMBRE NEGLI USA PER LE MIDTERM. MA GLI OBIETTIVI SONO OPPOSTI: NETANYAHU PER VINCERE HA BISOGNO DELLA GUERRA PERMANENTE, TRUMP DELLA PACE A TUTTI I COSTI

claudia conte matteo piantedosi giorgia meloni

FLASH! – CHI AVRÀ SUGGERITO AL MINISTRO DELL’INTERNO MATTEO PIANTEDOSI DI QUERELARE DAGOSPIA PROPRIO QUANDO I GIORNALONI DE’ NOANTRI SI ERANO GIÀ DIMENTICATI DELLA SUA AMANTE CLAUDIA CONTE? - QUELLO CHE È CERTO È CHE NE' I VERTICI DEL VIMINALE NE' LA ''FIAMMA MAGICA'' ERANO A CONOSCENZA DELL’INTEMERATA DEL MINISTRO INNAMORATO VERSO DAGOSPIA - E, A QUANTO PARE, A ‘’PA-FAZZO’’ CHIGI, GIÀ ALLE PRESE CON MILLE ROGNE (EUFEMISMO), LA MOSSA DI PIANTEDOSI NON È STATA ACCOLTA PER NIENTE BENE…