clienti arrabbiati

IL CLIENTE NON HA SEMPRE RAGIONE – IL COVID HA SCARDINATO UNO DEI DIKTAT DEL COMMERCIO: I LAVORATORI SI SONO ROTTI LE PALLE DI INCASSARE MAZZATE DA CONSUMATORI CHE SCARICANO LE LORO FRUSTRAZIONI SU DI LORO - NEGLI USA SI SONO IMPENNATI I CASI DI “BURNOUT” E SOLO AD AGOSTO 4,3 MILIONI DI AMERICANI HANNO LASCIATO L'IMPIEGO. MANCANO CUOCHI, POLIZIOTTI E INSEGNANTI E INFERMIERI E I “DATORI DI LIVORE”…

Massimo Gaggi per il "Corriere della Sera"

 

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In ambulatorio un cartello invita il pubblico a indossare la mascherina e a essere cortesi col personale. Comprensibile con tanti no vax arrabbiati in giro. Ma anche al ristorante e al bar, qui in America, spuntano messaggi simili: non prendetevela coi camerieri se il servizio è più lento. Le riviste dedicate alla gestione del personale come Human Resource Executive sono piene di racconti di dipendenti dei settori più diversi andati via per burnout : esauriti, esasperati. In era Covid il malessere dei lavoratori cresce a ritmi esponenziali.

 

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I dati ufficiali lo confermano: solo ad agosto 4,3 milioni di americani hanno lasciato l'impiego per cercare altro o per ritiro anticipato: il 2,9% della forza-lavoro. Cambiano le cose anche in cielo: niente più steward accomodanti coi passeggeri prepotenti: chi si comporta male all'arrivo è atteso dalla polizia. E le compagnie aeree, un tempo fedeli al motto «il cliente ha sempre ragione» ora solidarizzano con gli equipaggi: sono anche loro a corto di personale, soprattutto piloti.

 

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È diventato difficile sostituire non solo infermieri e insegnanti che si sentono troppo esposti: mancano cuochi, poliziotti per sostituire quelli che se ne vanno stufi di essere considerati nemici dei cittadini, autisti di camion. Per sostituire quelli dei bus scolastici il governatore del Massachusetts ha chiesto aiuto alla Guardia Nazionale. Altrove si sono mobilitati i genitori degli alunni: guidano loro a turno.

 

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Paure da Covid e sussidi, si dice, hanno dato più potere ai dipendenti rispetto al datore di lavoro, ma non è solo questo. II consumatore, da oltre vent' anni vero sovrano di un'economia frictionless nel quale a comandare è la domanda rispetto a chi deve cercare clienti per la sua offerta sovrabbondante di beni e servizi, si arrabbia ora che tutto non fila tutto più liscio come prima.

 

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L'equazione si è invertita: paga di più per un servizio peggiore. Mentre i produttori spendono di più, oltre che per l'infarto delle catene logistiche che abbiamo illustrato ieri, anche per l'esigenza di accontentare (con aumenti e migliori condizioni di lavoro) dipendenti che altrimenti se ne vanno. Si diceva che dipendesse dai generosi sussidi del governo, ma anche laddove sono finiti da tempo, il trend non è cambiato granché. Ora si aspetta la fine dell'effetto Covid. Forse, però, si delinea a un vero cambio di paradigma.

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