giordano bruno guerri

COCA, SESSO E D’ANNUNZIO: TUTTI I PECCATI DI GIORDANO BRUNO GUERRI – LO STORICO E PRESIDENTE DELLA FONDAZIONE VITTORIALE RICORDA LA SUA FREQUENTAZIONE CON LA POLVERE BIANCA (FINITA NEL 2003): “LA COCAINA È DIVENTATA UN’ABITUDINE CON LA TV. AVEVO IL TERRORE DELLA LUCINA ROSSA CHE DÀ IL VIA ALLA DIRETTA. L’HO USATA ANCHE COME PROPELLENTE SESSUALE” – “UNA VOLTA MI VENNE L’IDEA DI FARE ENTRARE I CANI ANTIDROGA NEGLI STUDI TELEVISIVI, MI SERVIVA PER UN SERVIZIO SUL TEMA. I CANI IMPAZZIRONO, CORRENDO DI QUA E DI LÀ” – LA PASSIONE PER LE DONNE: “NE HO AVUTE CENTINAIA, POI È ARRIVATA MIA MOGLIE CHE MI HA TIRATO FUORI DA UNA VITA DI BAGORDI E DEPRESSIONE” – “LA DESTRA AL POTERE NON MI HA OFFERTO NULLA. IO MINISTRO DELLA CULTURA? NON SONO ORGANICO...”

Estratto dell’articolo di Concetto Vecchio per “la Repubblica”

 

Giordano Bruno Guerri

Giordano Bruno Guerri, 73 anni, dove andrà in vacanza?

«Sono in partenza per Londra, con i miei due figli, Nicola Giordano, 18 anni, e Pietro Tancredi, 13 anni. Il nostro primo viaggio senza la mamma. Avventura da scapoli. Tre Guerri che si potranno concedere dei disordini».

 

Li ha fatti tardi.

«E sono contento così, perché prima non ero pronto».

 

Giordano Bruno Guerri con la moglie Paola Veneto

Cosa fa sua moglie?

«Paola Veneto, barese, è fotografa e autrice, cura festival di poesia. Vive con i ragazzi a Lanzarote, in Spagna».

 

[…]

 

E lei vive qui nella dimora del Vate al Vittoriale?

«A Villa Mirabella, dove D’Annunzio faceva alloggiare la moglie, Maria Hardouin, mentre teneva in casa le amanti: una circostanza che mi è sempre piaciuta».

 

Lei aveva fama di viveur. Ha avuto tante donne?

«Centinaia».

 

Perché è poi capitolato?

giordano bruno guerri

«Mia moglie mi telefonò per propormi un’intervista, decidemmo di farla a casa mia e visto l’aura che mi circondava pensò bene di farsi scortare da un amico».

 

Che anno era?

«Il 2005. Io avevo cinquantacinque anni, lei ventinove. Voleva parlare di Pasolini».

 

Lei che c’entra con Pasolini?

«Nulla. Infatti sulle prime le avevo detto di no, che non ne avevo voglia. Quel giorno diluviava su Roma. Paola entrò in casa mia bagnata fradicia, biondissima. Rimasi fulminato».

 

giordano bruno guerri al vittoriale

La corteggiò subito?

«Sì, la invitai a cena, da Tonino, una trattoria in via del Governo Vecchio. E poi, siccome amava il cinema, provai a portarla alla Casa del cinema, a vedere un film giapponese.

Volevo fare colpo. “Guarda che è un cartone animato”, mi gelò».

 

Lei era già il Guerri, storico affermato, uomo tv, intellettuale di successo.

«Ma a lei piacque il modo con cui coccolavo il cane, colse un lato affettuoso, protettivo. Paola ha saputo tirare fuori il meglio di me, togliendomi dalla depressione, dalla scontentezza».

 

giordano bruno guerri foto di bacco

Era in crisi?

«Passavo le giornate a letto. Una vita di bagordi, a palazzo Taverna, in via di Monte Giordano, la mia dimora di allora, con i portieri agghindati con le polpe, come nel Settecento».

 

La Roma godona?

«Ogni tanto c’è qualcuno che mi chiede: “Ti ricordi quella festa?” Non ricordo niente invece».

 

Faceva uso di droghe?

«La cocaina la prima volta l’ho provata a New York, è diventata un’abitudine con la tv. Avevo il terrore della lucina rossa che dà il via alla diretta: conducevo Italia mia benché. Gli incubi mi svegliavano di notte».

 

giordano bruno guerri

Ne circolava molta in tv?

«Una volta mi venne l’idea di fare entrare i cani antidroga negli studi, mi serviva per un servizio sul tema. I cani impazzirono, correndo di qua e di là».

 

Quando ha smesso?

«Nel 2003».

 

Oggi come guarda alla dipendenza?

«Come a uno spreco, di energie, tempo, soldi. Non ho esagerato, niente cose da ricovero, ma l’ho usata anche come propellente sessuale».

 

Ne aveva bisogno?

«No. Ma dava i fuochi di artificio».

 

giordano bruno guerri

Lei passa per una delle intelligenze della destra al potere.

«Non direi proprio. Infatti non mi hanno mai offerto nulla in questi due anni».

 

Non è un conservatore?

«Io sono per una destra radicale e libertaria e antifascista che oggi è minoritaria».

 

Giorgia Meloni prosegue verso un’altra direzione.

«Ma se potesse si libererebbe della parte più nostalgica. È molto meno conservatrice del suo partito».

 

Non è troppo indulgente?

GIORGIA MELONI E LA FIAMMA DI FDI - BY CARLI

«No, perché penso che alla fine lo farà: certi processi in politica non sono immediati».

 

Si parlava di lei come ministro della cultura.

«Non sono organico, su troppe cose mi sarei trovato in disaccordo».

 

Come si definirebbe?

«Su aborto, eutanasia, droghe leggere, utero in affitto sono in sintonia con la sinistra, sulla difesa dell’individuo sto con la destra. Radicale inclassificabile».

 

Per chi ha votato alle ultime Europee?

«Per Forza Italia».

 

[…]

 

GIORDANO BRUNO GUERRI 1

Lei ha ancora un grande seguito.

«In crescita. A ottobre esco con una biografia intima su Mussolini, per Rizzoli. Me l’avevano chiesto in tanti, per anni, e a tutti avevo detto di no».

 

Cosa si può dire di nuovo sul Duce?

«Che c’è differenza tra mussolinismo e fascismo. Gli italiani erano mussoliniani, non fascisti. Un libro che non piacerà né alla destra né alla sinistra».

 

Però lei, a sinistra, passa per revisionista sul fascismo.

«Il revisionismo è la base di qualsiasi base culturale, e anche nella scienza: se i medici non lo fossero stati non ci sarebbe mai stata la pennicillina».

 

Cosa pensa dei giovani che inneggiano al Ventennio?

«Nessuno di loro andrebbe volentieri in guerra o sarebbe felice di vivere in uno Stato etico. Non sono fascisti, ma mussoliniani. Hanno il culto della personalità, che è tipico delle dittature».

 

Scioglierebbe CasaPound?

«Se intendono ricostruire il partito fascista sì. Intanto li farei sloggiare dalle sedi che occupano abusivamente».

 

Giordano Bruno Guerri

Il Vittoriale, la casa di D’Annunzio, con lei presidente è diventato un grande teatro culturale.

«Facciamo concerti, dibattiti, teatro. Biagio Antonacci ha rinunciato all’Arena di Verona per fare dieci concerti nel nostro anfiteatro a settembre».

 

Che ricordi ha del libro con il brigatista pentito Patrizio Peci?

«Leonardo Mondadori l’aveva proposto a Biagi e Bocca, ma dissero di no. Peci era il primo della lista, i suoi ex compagni lo volevano fare fuori come avevano fatto col fratello».

 

Perché accettò?

«Era una storia potente. Ci vedemmo a Milano, ogni volta in un posto diverso. Una volta registrammo a casa mia, un poliziotto della scorta lasciò la pistola sul comodino e andò in bagno, Peci la prese e se la mise dietro la schiena».

 

E lei?

«Io fui percorso da un brivido gelido. Poi il poliziotto tornò e disse: “Ridammi quell’arnese”. “No, non te lo do”, insisteva Peci. Giocavano».

giordano bruno guerri

 

Lo sente ancora?

«Ogni tanto si fa vivo, chiama sempre da un numero diverso, recita ancora a fare il ricercato».

 

E cosa le dice?

«Guerri, abbiamo messo la testa a posto?».

giordano bruno guerri e vasco rossi al vittoriale 1GIORGIA MELONI CON IL SIMBOLO DI FRATELLI D'ITALIAGiordano Bruno Guerrigiordano bruno guerri d annunzio covergiordano bruno guerrigiordano bruno guerri e vasco rossi al vittoriale 4

Ultimi Dagoreport

gualtieri rocca metropolitan zingaretti carocci

DAGOREPORT - QUELLO CHE CAROCCI NON DICE! CI SONO PASSAGGI SOTTACIUTI, OMISSIONI E CLAMOROSI “NON DETTI” NEGLI AFFONDI DI VALERIO CAROCCI SULLA QUESTIONE DELLA RICONVERSIONE DELL’EX CINEMA METROPOLITAN, CHIUSO DAL 2010, CHE DIVENTERÀ UN'ATTIVITÀ COMMERCIALE. QUELLA CHE VIENE DESCRITTA PIGRAMENTE COME “UNA SPECULAZIONE”, PREVEDE IL MANTENIMENTO DI UNA SALA DA 100 POSTI, IL RECUPERO DI DUE CINEMA STORICI COME "L'AIRONE" E "L'APOLLO" E GARANTISCE 60 NUOVI POSTI DI LAVORO - ALLA FACCIA DELL’IDEOLOGIA, QUI SI PARLA DI CREARE LAVORO, RIQUALIFICARE AREE DEL CENTRO STORICO, TEMI CHE IL “PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, ORA CHE SI CANDIDA A UN RUOLO POLITICO SFIDANDO GUALTIERI, DOVREBBE AVERE A CUORE - VA INOLTRE RICORDATO CHE…

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- LA DUCETTA È NEI GUAI. VANNACCI STA RISVEGLIANDO L'ANIMA FASCISTA DI UN PEZZO D'ITALIA, A PARTIRE DAGLI ELETTORI DI FRATELLI D’ITALIA CHE SI SENTONO TRADITI DAL CENTRISMO DELLA MELONI PREMIER - CON LA LEGA AL 5% E FORZA ITALIA AL 7%, NEI PALAZZI ROMANI SONO TANTI CHE DANNO PER CERTO, O QUASI PROBABILE, CHE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE FINIRÀ NEL CESTINO - MELONI NON HA PERÒ ALTRA SCELTA CHE INTESTARDIRSI PER FAR PASSARE LO “STABILICUM”: CON IL SISTEMA ELETTORALE VIGENTE, LA BATOSTA SAREBBE NON PROBABILE MA CERTA - CHE FARE: PORTE APERTE ALLA “VERA DESTRA” DI VANNACCI PER NON PERDERE LA CUCCAGNA DI PALAZZO CHIGI? - INTANTO, UN INGRESSO NELLA MAGGIORANZA DI FUTURO NAZIONALE NON CONVIENE AL GENERALE. MA IL PIÙ GROSSO OSTACOLO PER MELONI SI CHIAMA…

riccardo chiaberge luciano canfora donald trump

AVANTI POPOLO, ALLA RISCOSSA! – RICCARDO CHIABERGE: “HA RAGIONE TRUMP, LO SPETTRO DEL COMUNISMO TORNA AD AGGIRARSI IN TUTTO IL MONDO. È A BARI CHE SI RINTANA IL GRANDE VECCHIO, LA GUIDA SUPREMA DI QUESTA BIECA CONSORTERIA IDEOLOGICA: IL PROFESSOR LUCIANO CANFORA. NEL SUO NUOVO LIBRO, ‘COMUNISMO. UN’ALTRA STORIA’, L’INSIGNE FILOLOGO ASSICURA CHE IL MOVIMENTO FONDATO DA MARX E LENIN È PIÙ VIVO CHE MAI, E STA RINASCENDO SU SCALA MONDIALE COME REAZIONE ALL’IMPERIALISMO. SI CAPISCE L’ALLARME DI DONALD: URGE ORDINANZA RESTRITTIVA CONTRO IL PROFESSORE. UN NUOVO FRONTE CHE TROVA NEL COMPAGNO PUTIN IL SUO LEADER NATURALE….“

giorgia meloni donald trump

DAGOREPORT - CON QUALE FACCIA GIORGIA MELONI SI PRESENTERÀ AL SUMMIT NATO DI ANKARA? CHE FARÀ AL COSPETTO DEL TRUMPONE CHE L’HA SBERTUCCIATA CON UN TERRIBILE “MEME”, CHE È IL LIVELLO PIÙ BASSO DI PERCULAMENTO SOCIAL, COSA MAI SUCCESSA PRIMA CON ALTRI LEADER DI GOVERNO EUROPEI? - UN “MEME” CHE VUOLE DIRE “STAI LONTANO DA ME”, “NON SEI PIÙ UNA MIA FAN”, QUINDI NON CI PROVARE AD AVVICINARTI PER UNA FOTO ACCANTO AL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI - SE NEL BREVE LO SCAZZO CON IL CALIGOLA POTREBBE ANCHE AIUTARLA NEI SONDAGGI, SULL’ALTRO PIATTO DELLA BILANCIA, L’ITALIA BASTONATA DA TRUMP VIENE PERCEPITA IN MANIERA COSÌ IRRILEVANTE CHE CI SI PUÒ ANCHE PERMETTERE QUESTO BULLISMO SOCIAL, CON MELONI TRASFORMATA IN PUNCHING-BALL DA PALESTRA - DAL MOMENTO CHE TRUMP TRADUCE IL RAPPORTO DI AMICIZIA IN “TU FAI QUELLO CHE TI DICO IO”, DA QUI AL VOTO, L'EX "GIORGIA DEI DUE MONDI" PUÒ PERMETTERSI MESI DI INSULTI E POLEMICHE CON IL PRESIDENTE DEGLI USA?

alfredo mantovano

DAGOREPORT - ALLA MALCONCIA MELONI NON BASTAVA L'''EMINENZA NERA'' FAZZOLARI: DIAMO IL BENVENUTO ALL'"EMINENZA BIANCA", ALFREDO MANTOVANO - IL PIO SOTTOSEGRETARIO DI PALAZZO CHIGI È STATO SILENTE PER DUE ANNI E MEZZO, POI IMPROVVISAMENTE HA APERTO LE VALVOLE: SABATO È ARRIVATO PERFINO A MINIMIZZARE IL VIAGGIO DI PAPA LEONE A LAMPEDUSA (MELONI CI E' ANDATA PRIMA!) – L'EX MAGISTRATO HA RITROVATO LA FAVELLA QUANDO E' FINITO SOTTO SCHIAFFO DELL'ARMATA BRANCA-MELONI PER LA DISASTROSA GESTIONE DEL CASO ALMASRI, SEGUITA DALLA PRIMA E PESANTISSIMA BATOSTA SUL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, DI CUI MANTOVANO ERA L’ARCHITETTO – IL SOTTOSEGRETARIO ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO È RIUSCITO A ENTRARE IN ROTTA DI COLLISIONE CON TUTTI: DAL VATICANO AL QUIRINALE, FINO AL  DEEP STATE (CORTE DEI CONTI) - E QUANDO ARRIVA IL MOMENTO DELLA REGIA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, MANTOVANO RIESCE A SCAZZARSI CON CROSETTO, SALVINI, PIANTEDOSI, ABODI, GIULI...

elly schlein giuseppe conte matteo renzi alessandro onorato silvia salis

DAGOREPORT – CON L'ARMATA BRANCA-MELONI TRAVOLTA DAL BOMBASTICO VANNACCI E DA MILLE PROBLEMI IRRISOLTI, CONTINUA L'IRRESPONSABILE TAFAZZISMO DELL'OPPOSIZIONE - LA DISFIDA TRA SCHLEIN E CONTE PER CHI SARÀ IL CANDIDATO PREMIER ALLE POLITICHE 2027: CHE FARE? PRIMARIE ''SECCHE'' O CON BALLOTTAGGIO? - RIPIENA COME UN BIGNÉ DI AMBIZIONE, ELLY SA BENISSIMO CHE SOLO VINCENDO LE PRIMARIE HA LA GARANZIA DI POTER UN DÌ TRASLOCARE A PALAZZO CHIGI. ALTRIMENTI, UNA VOLTA APERTO IL TAVOLO CON I LEADER DEL CAMPOLARGO, FINIREBBE SUBITO MESSA DA PARTE COME PREMIER, A FAVORE DI UNA PERSONALITÀ CON CAPACITÀ DI GOVERNO - RINGALLUZZITA DA FRANCESCO BOCCIA E DAL SUO CIRCOLETTO DEL NAZARENO (I VARI BONAFONI, TARUFFI, BRAGA, FURFARO), ELLY NON SI RENDE CONTO DI POTER VANTARE, COME SUA UNICA ESPERIENZA POLITICA, IL RUOLO DI ‘’ASSESSORE CON DELEGHE AL WELFARE E AL COORDINAMENTO DI UN NUOVO PATTO PER IL CLIMA’’ DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA: UN PO' POCO PER OCCUPARSI DELLA GOVERNANCE DI UN PAESE ALLA FRUTTA - A FAVORE DI ELLY: L'ALLEANZA CON M5S E LA NECESSITA' DI DAR VITA ALLA ''TERZA GAMBA'' CENTRISTA - IL CASO SALIS - RENZI, "IL MALE NECESSARIO" PER MANDARE A CASA I MELONI MARCI...