draghi bonomi landini

COME METTERE PIU’ SOLDI NELLE TASCHE DEGLI ITALIANI? TAGLIO DEL CUNEO FISCALE, RINNOVO DEI CONTRATTI, SALARIO MINIMO - IL PRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA CARLO BONOMI HA CHIESTO UNA SFORBICIATA CHOC DA 16 MILIARDI DI EURO SU TASSE E CONTRIBUTI CHE PESANO SUL LAVORO PER I REDDITI SOTTO I 35 MILA EURO – LA CGIL CHIEDE CHE IL TAGLIO VADA TUTTO A FAVORE DEI LAVORATORI- IL M5S INVOCA IL SALARIO MINIMO (9 € LORDI) MA CI SONO LE RESISTENZE DEL CENTRODESTRA E DEI SINDACATI...

Paolo Baroni per “La Stampa”

 

MARIO DRAGHI

Lo scoglio più grosso, ammesso che tra governo, sindacati e imprese alla fine si trovi un accordo, è quello delle risorse: senza arrivare ai 16 miliardi di euro che chiede Confindustria la sola questione del taglio del cuneo fiscale è destinata ad impegnare una notevole quantità di soldi.

 

E non può essere altrimenti perché con una inflazione che viaggia sopra l’8% un intervento del genere non può che essere strutturale e, soprattutto, importante. «Non ci serve un bonus una tantum da 200 euro, chi lavora a bisogno di 200 euro in più tutti i mesi», ha avvisato Maurizio Landini della Cgil evocando una nuova stagione di tensioni sociali.

 

Draghi, anticipando la scorsa settimana l’intenzione di convocare le parti sociali, ha già messo in chiaro che la questione del taglio del cuneo fiscale andrà collegata alla prossima legge di bilancio. Anche perché, sempre entro fine anno, andranno defi ite altre partite di non poco rilievo come l’attuazione della riforma del fisco e l’ennesimo ritocco alla riforma delle pensioni. Inutile dire che non ci saranno soldi sufficienti per tutto.

 

BONOMI LANDINI

Quando martedì alle 11 il premier incontrerà imprese e sindacati a Palazzo Chigi si troverà di fronte ad una lista infinita di richieste, coi sindacati in particolare che chiedono interventi strutturali in difesa del potere di acquisto di lavoratori e pensionati messi alle corde dal caro energia e dall’aumento generalizzato dei prezzi, e quindi il taglio del cuneo fiscale, sgravi per agevolare il rinnovo dei contratti ed interventi per contrastare la piaga del lavoro povero, compreso un taglio a tutte le forme più precarie di lavoro.

 

Poi ci saranno le richieste di Confindustria e quelle delle altre associazioni a loro volta alle prese con l’inflazione galoppante, l’imminente aumento dei tassi ed un probabile rischio recessione. Per cui non sarà facile trovare una quadra.

 

2 - LA RICHIESTA DI BONOMI UNO CHOC DA 16 MILIARDI

Da “La Stampa”

 

MARIO DRAGHI

Sul taglio del cuneo fiscale tutte le forze politiche sono sostanzialmente d'accordo. Lo stesso vale per imprese e sindacati, anche se poi le loro ricette divergono. Il presidente di Confindustria Carlo Bonomi ha chiesto da tempo un provvedimento «choc», ovvero un taglio da 16 miliardi di euro su tasse e contributi che pesano sul lavoro per tutti i redditi sotto i 35 mila euro «in modo da garantire una mensilità in più all'anno (qualcosa come 1.240 euro) per tutta la vita lavorativa».

 

A suo parere questa sarebbe l'unica soluzione da percorrere per «mettere più soldi nelle tasche degli italiani» perché risorse per aumentare i salari le imprese in questa fase non ne hanno. I sindacati non solo contestano questo approccio ma, a partire dalla Cgil, chiedono che il taglio vada tutto a favore dei lavoratori «perché le imprese in questi due anni hanno già beneficiato di ben 170 miliardi di sostegni pubblici».

 

andrea orlando al ristorante

Il piano di Confindustria invece prevede di ripartire i vantaggi per due terzi ai lavoratori e per un terzo alle imprese, finanziando il tutto con un bel taglio alla spesa pubblica. I sindacati invece chiedono di tassare al 100% gli extra-profitti a tutte le imprese, non solo a quelle energetiche. Il governo si prepara al confronto ma, come ha già spiegato Draghi, la sede naturale per definire questa partita è la prossima legge di bilancio, il che esclude ogni possibile anticipo del taglio già nell'ultimo trimestre dell'anno.

 

3 - INTESE COLLETTIVE AL PALO SEI MILIONI DA RINNOVARE

Da “La Stampa”

 

SCIOPERO LANDINI

I contratti da rinnovare non riguardano i 6,8 milioni di lavoratori rilevati dall'Istat a maggio e di cui tutti parlano - perché nel frattempo sono andati in porto accordi pesanti come quello delle industrie del comparto chimico-farmaceutico (210 mila occupati) e soprattutto in ambito pubblico quello della Sanità (545 mila addetti) - ma si resta comunque abbondantemente sopra quota 6 milioni, in larga parte addetti del terziario e dipendenti pubblici. Per questa ragione Confindustria si chiama fuori dalla partita, quanto ai sindacati per favorire i rinnovi le confederazioni propongono al governo di detassare gli aumenti.

 

A parte questo però, Cgil, Cisl e Uil da mesi stanno conducendo una battaglia anche sulle modalità di rinnovo dei contratti contestando il meccanismo di calcolo legato all'Ipca, ovvero all'indice dei prezzi al consumo armonizzato che terrebbe solo in minima parte conto dei forti rialzi dell'energia importata dall'estero.

carlo bonomi mezzora in piu 3

 

Per Landini questo meccanismo di calcolo «che risale ai tempi in cui l'inflazione non esisteva ,va cambiato perché altrimenti si finirebbe per programmare la riduzione dei salari reali». Inutile dire che invece Confindustria è contraria a cambiare, mentre il governo finora non si è espresso. La perdita di potere di acquisto è però un dato di fatto: stando all'Istat quest' anno i salari cresceranno solo dello 0,8% a fronte di un'inflazione che il governo stima al 6,8%

 

4 - I 5S: NOVE EURO ALL'ORA DUBBI DI CGIL, CISL E UIL

Da “La Stampa”

 

MARIO DRAGHI

Il lavoro povero è il terzo corno dell'emergenza salari. La risposta che arriva dalla politica (in Italia come a Bruxelles) si chiama, come è noto, salario minimo: se si prendono a riferimento i 9 euro lordi proposti dai 5 Stelle col loro progetto di legge da tempo all'esame del Senato significa intervenire su una platea di 4,5 milioni di lavoratori, in larga parte lavoratori domestici che per oltre il 90% hanno retribuzioni orarie inferiori a questa soglia.

 

La maggioranza di governo però è divisa visto che Lega e Forza Italia sono contrarie. Anche Cgil, Cisl e Uil guardano con sospetto ad una soluzione del genere perché priverebbe i lavoratori di tutti i diritti legati ai contratti (indennità varie, ferie, malattie, previdenza e sanità integrativa) ed inoltre rischierebbe di scardinare l'attuale assetto di relazioni sindacali.

 

Per questo vedono i sindacati di buon occhio la mediazione avanzata dal ministro del Lavoro Orlando che, in attesa della direttiva europea e di una maggioranza di governo in futuro magari più omogenea, ha proposto di adottare come base per tutti il trattamento economico complessivo (Tec) dei principali contratti dei vari settori, ben più ricco dei semplici 9 euro. Per procedere su questa strada occorrerebbe però misurare l'effettiva rappresentatività di sindacati e associazioni di imprese, su cui (manco a dirlo) le parti dopo anni di tira e molla non hanno ancora trovato un'intesa

GIUSEPPE CONTE BEPPE GRILLO

Ultimi Dagoreport

sallusti cerno

FLASH! - ALLA NOTIZIA DELLA NOMINA DI ALESSANDRO SALLUSTI A DIRETTORE DI “LIBERO”, TOMMASO CERNO HA INIZIATO A SMANIARE: E’ ANDATO IN CRISI DI ATTENZIONI – PER OSCURARE IL RITORNO DI SALLUSTI, E RIMETTERE SE STESSO AL CENTRO DEL VILLAGGIO, QUELLA REGINA PAZZA DI CERNO HA DATO DISPOSIZIONI ALLA REDAZIONE DI "SCHIERARE" DOMANI IN PRIMA PAGINA TUTTE LE FIRME PIU’ IMPORTANTI DE "IL GIORNALE" – STRANO, PER UN DIRETTORE CHE IN REDAZIONE SI VEDE POCO E HA VIA VIA OSCURATO GLI EDITORIALI ALTRUI LASCIANDO SPAZIO SOLO A SE STESSO…

giorgia meloni carlo calenda

FLASH! - CARI FRATELLINI D’ITALIA, SMETTETELA DI CORTEGGIARE CARLETTO CALENDA: CON L’ARMATA BRANCA-MELONI, NON ANDRÀ MAI E POI MAI - CALENDA CI HA INVIATO LA SEGUENTE PRECISAZIONE: “CARO DAGO, NON HO NESSUNA INTENZIONE DI CANDIDARMI A FARE IL SINDACO DI ROMA. NON HO MAI AVUTO CONTATTI CON LA DESTRA A QUESTO PROPOSITO E SE ME LO CHIEDESSERO RISPONDEREI “NO GRAZIE”. IL LAVORO IN CUI SONO TOTALMENTE IMPEGNATO È GUIDARE AZIONE ALLE PROSSIME ELEZIONI POLITICHE” – COME SI DICE ALLA GARBATELLA: “ 'A GIO', SE VEDEMO…”

il messaggero francesco gaetano caltagirone giorgia meloni villa galleria borghese crosetto

FLASH! – DOPO LA BATOSTA BANCARIA DI MPS, L’IDILLIACO RAPPORTO TRA I FRATELLI DI MELONI E CALTAGIRONE MINACCIA DI INCRINARSI? - SBIRCIANDO “IL MESSAGGERO” DI OGGI SPICCANO DUE ARTICOLI CHE NON AVRANNO FATTO ALCUN PIACERE ALLA FIAMMA MAGICA – IL PRIMO È ADDIRITTURA UNO SCOOP, ESSENDO L’UNICO GIORNALE A RIVELARE UNA “LITE FURIBONDA A PALAZZO CHIGI” TRA LA DUCETTA E CROSETTO (CHE HA SMENTITO) – IL SECONDO È UNA PAGINATA DEDICATA ALL’AMPLIAMENTO DELLA GALLERIA BORGHESE, CARO A CALTA-RUTELLI-CHICCOTESTA, CHE IL “TIMES” DI LONDRA, IN COMPAGNIA DI FDI (FABIO RAMPELLI), HA DEFINITO “BLASFEMO”…

manfredi lefebvre d'ovidio dovidio aponte, palenzona bisignani porro scaroni cimbri costamagna brachetti peretti, caltagirone nagel jes staley nicole junkerman stella li mara carfagna

ALTA SOCIETÀ, BASSA MAREA - NON AVENDO UN CAZZO DA FARE (O MOLTI AFFARI DA CONCLUDERE), 700 PERSONAGGI ILLUSTRI SONO SALITI A BORDO DELLA "CRYSTAL SYMPHONY" PER LA ZUPPA DI NOZZE DELL’ARMATORE ITALO-MONEGASCO MANFREDI LEFEBVRE D'OVIDIO – 5-GIORNI-5 DI UN’INDICIBILE CROCIERA DA CIVITAVECCHIA A MALTA CHE HA VISTO LA PARTECIPAZIONE DI APONTE, PALENZONA, BISIGNANI, NICOLA PORRO, SCARONI, CIMBRI, COSTAMAGNA, BRACHETTI PERETTI, BERNABÈ, PASSERA, DOMPÉ, MARA CARFAGNA, MARCO CARRAI; CILIEGINA SULLA TORTA: LA GLACIALE STRETTA DI MANO TRA CALTAGIRONE E NAGEL - PIÙ PICCANTE LA PRESENZA A BORDO DI DUE PERSONAGGI CHE HANNO AVUTO A CHE FARE CON JEFFREY EPSTEIN: L'EX CEO DEL COLOSSO BANCARIO BRITANNICO "BARCLAYS", JAMES STALEY, CHE GESTIVA PERSONALMENTE IL PATRIMONIO MULTIMILIONARIO DEL FINANZIERE PORCONE. E LA SPLENDIDA NICOLE JUNKERMAN, NONCHÉ CONTESSA BRACHETTI PERETTI, CHE PER 20 LUNGHI ANNI E' STATA AMICA DEL DEFUNTO DEPRAVATO...

rocco basilico - nicoletta zampillo - leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - FERMI TUTTI! COLPO DI SCENA NELLA TRIBOLATISSIMA “SUCCESSION” DEGLI EREDI DEL VECCHIO – DAGOSPIA PUÒ RIVELARE CHE NICOLETTA ZAMPILLO, VEDOVA DEL VECCHIO, CON UNA LETTERA AL BOARD DI DELFIN, HA DECISO DI DISCONOSCERE LA CESSIONE DEL 12,5% DELLE QUOTE DELLA HOLDING AL FIGLIO ROCCO BASILICO, AVUTO DAL MATRIMONIO COL BANCHIERE PAOLO BASILICO, APPOGGIANDO L’ALTRO FIGLIO LEONARDO, AVUTO DALLE SUCCESSIVE NOZZE COL PATRIARCA DI LUXOTTICA: “L’ATTO È STATO DA ME STIPULATO A SOLI TRE GIORNI DALLA MORTE DEL MIO COMPIANTO MARITO, ERA UN MOMENTO NEL QUALE, ANCORA DEVASTATA DAL DOLORE, NON ERO IN GRADO DI VALUTARE LA PORTATA E LE CONSEGUENZE” – LA MOSSA DELLA ZAMPILLO ARRIVA DOPO CHE ROCCO BASILICO HA FATTO RICORSO ALLA CORTE DEL LUSSEMBURGO PER BLOCCARE L’OPERAZIONE CON CUI LEONARDINO HA OTTENUTO L’OK PER PRENDERSI IL 25% DELLE QUOTE DI DELFIN DAI FRATELLI LUCA E PAOLA – NELLA LETTERA LA ZAMPILLO AGGIUNGE: “CON L’AUSILIO DEI MIEI CONSULENTI HO APPRESO CHE LA VALIDITÀ GIURIDICA DI QUELL’ATTO È FORTEMENTE DUBBIA…”