garko signorini morra tarallo

IL CORTOCIRCUITO DELL’“ARES GATE” SPIEGATO DA MARIO ADINOLFI: “C’È UN PRODUTTORE GAY, ALBERTO TARALLO, IL CUI COMPAGNO SI SUICIDA. AL GRANDE FRATELLO C’È CHI PARLA DI ISTIGAZIONE AL SUICIDIO, LO APPELLA COME LUCIFERO E APRE IL VASO DI PANDORA DI ATTORI GAY CON RELAZIONI ETERO DI COPERTURA VEICOLATE DA “CHI”, DIRETTO DAL GAY CHE CONDUCE IL GF. TUTTO NORMALE?”

mario adinolfi

Federico Boni per https://www.gay.it/

 

Il cosiddetto Ares Gate è nato e apparentemente morto all’interno del Grande Fratello Vip. La scorsa settimana Adua Del Vesco e Massimiliano Morra, ex volti dei film e fiction Ares, società di produzione recentemente fallita che per 20 anni ha sfornato prodotti Mediaset, hanno scatenato un putiferio, parlando di una sorta di “setta” gestita da un certo “Lucifero”, che ha creato non pochi problemi ad entrambi. Apriti cielo.

 

ALBERTO TARALLO DA MASSIMO GILETTI -4

Sui social è esploso questo Ares Gate che riguarderebbe proprio la società gestita dal produttore Alberto Tarallo, storico compagno di Teodosio Losito, sceneggiatore suicidatosi nel 2016, con Mediaset che ha immediatamente messo a tacere qualsiasi illazione, silenziando non solo Adua e Massimiliano ma anche le altre trasmissioni che avevano iniziato a parlarne. Anche Gabriel Garko, con il suo coming out di venerdì scorso, ha fatto intendere di misteriosi personaggi che l’avrebbero costretto a fingersi eterosessuale per 20 anni, costruendo false storie d’amore ad uso e consumo dei tabloid. Garko, neanche a dirlo, è una creatura della Ares, così come Eva Grimaldi, che non ha ancora proferito parola sull’argomento.

ALBERTO TARALLO TEODOSIO LOSITO

 

In questo intrigo che lentamente sta prendendo sempre più forma si inserisce questa mattina Mario Adinolfi, che volteggia come uno sciacallo su qualsiasi argomento che possa riguardare la comunità LGBT, solo e soltanto per avventarsi senza vergogna alcuna sentenziando con la propria solita delicatezza.

 

“C’è un produttore gay il cui compagno si suicida. Al Grande Fratello c’è chi parla di istigazione al suicidio, lo appella come Lucifero e apre il vaso di Pandora di attori gay con relazioni etero di copertura veicolate da Chi, diretto dal gay che conduce il GF. Tutto normale?”

 

gabriel garko sembra imma battaglia

Questo si è domandato il leader del Popolo della Famiglia, che ha ovviamente riannodato i fili dell’intera vicenda, arrivando a conclusione per lui blindate e puntualmente orrendamente veicolate. Neanche fosse Jessica Fletcher. Un grande classico, per un uomo che vive unicamente per gettare odio e immondizia sul mondo LGBT nazionale.

 

Nel dubbio Manuela Arcuri, altro storico volto Ares, ha oggi stroncato qualsiasi illazione nei confronti del produttore Tarallo, intervistata da Giuseppe Candela per Dagospia.

 

francesco testi adua del vesco massimiliano morra

“Sono stata in silenzio perché volevo capire fino a che punto arrivasse questa follia. Non ho mai sentito in vita mia tante falsità come in questi giorni. Una setta? Hanno detto cose pesantissime. Le ripeto, sono senza parole. Per quindici anni ho lavorato con Tarallo e non ho visto queste cose. Guardi io ho solo visto tanta generosità di Alberto Tarallo. Un grandissimo produttore che ha creato attori totalmente sconosciuti che venivano dal nulla. Li ha creati, formati, gli ha dato un nome e li ha fatti lavorare. Ma dai Lucifero, io sono allibita. Sono una sua grande amica perché nella vita sono una donna riconoscente, anche se non lavoriamo più insieme perché non produce più.

 

ADUA DEL VESCO

Questa bellissima collaborazione purtroppo è finita, perché le cose finiscono una mica può reagire così male? Quello tra Alberto e Teo (Teodosio Losito, ndr, suicidatosi nel 2019) era un grande amore, era un’unione totale nella vita e nel lavoro. Una fusione di due persone che portavano avanti il loro lavoro con amore.

 

Teodosio per Alberto era intoccabile. Difendo Alberto, non si fa così. Non si gioca con la vita delle persone. Mi sembra più di una gogna. Qui non parliamo di un matrimonio inventato, qua si gioca con la vita della gente. Parliamo di un grande produttore, di una tragedia che è successa un anno e mezzo fa, una cosa delicatissima. Al funerale di Teodosio c’erano tutti. Piangevano, capisce. Sembra un film”.

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