gianni agnelli

COSA NASCONDE IL SILENZIO FIN QUI SCESO ATTORNO AL CENTENARIO DI GIANNI AGNELLI? - UN MESTO FRANCOBOLLO CELEBRERÀ UNO DEI GRANDI EVASORI FISCALI E PLAYBOY DEL '900 ITALIANO CHE MISE ALLA PORTA VALLETTA, SUBÌ LA SUDDITANZA DI CUCCIA E IL POTERE POLITICO DI ROMITI (L'ESTROMISSIONE DALLA FIAT DEL FRATELLO UMBERTO) E CHE FU NOMINATO SENATORE A VITA NEL 1991 DA COSSIGA, PER PRESERVARLO DALLA TANGENTOPOLI CHE VERRÀ - MENTRE LA FAMIGLIA CONTINUA A LOTTARE PER L’EREDITA, MANDATE AL MACERO DAGLI EREDI ALMENO SEI BIOGRAFIE, TRA LE ULTIME UNA AD OPERA DELLO STORICO GIORDANO BRUNO GUERRI

foto di gianni agnelli

Tina A. Commotrix per Dagospia

 

Cosa nasconde il silenzio fin qui sceso attorno al centenario di Gianni Agnelli che cadrà il prossimo dodici marzo? Già. La ricorrenza “metafora inutile", per dirla con le parole alte del poeta Borges, "che convoca un attimo che muore e un altro che sorge”.

 

Jackie Kennedy, Suni e Gianni Agnelli, Benno Graziani, Stas Razdwill

L’Avvocato era nato a Torino nel 1921, lo stesso anno del partito comunista a Livorno. “Una magnifica coincidenza per due esistenze, quella del Pci e di Gianni Agnelli”, ha fatto rilevare “il Foglio” nel tentativo di assottigliare la nebbia fatta calare dai suoi eredi su uno dei grandi protagonisti del Novecento italiano.  

 

ljuba rizzoli e gianni agnelli

Chi altri se no? Dunque, si celebra il comunismo seppellito sotto il muro di Berlino, e nelle librerie, annota il quotidiano fondato da Giuliano Ferrara, è tutto un germogliare di opere (s)consacrate al secolo “rosso”, ma non trovi nemmeno una biografia aggiornata dell’Avvocato, genere che lui del resto detestava.

 

“A quanto mi risulta sono almeno sei le biografie prima autorizzate e poi misteriosamente respinte al mittente dagli eredi dell’Avvocato; tra le ultime una ad opera dello storico Giordano Bruno Guerri”, fa rilevare un agente letterario milanese. Così, soltanto un francobollo emesso dalle nostre Poste alla fine rievocherà il Signore della Fiat. E non soltanto.

 

gianni agnelli e heidi von salvisberg-1967

“Gianni possedeva l’allure e la verve di un sovrano settecentesco vivacissimo, e di un banchiere cosmopolita e seducente - benché non producesse macchine chic”, è il ritratto che ne fa il sublime Alberto Arbasino. E lo scrittore di “Fratelli d’Italia” si chiedeva pure come mai l’Avvocato, “acuto amante dell’arte non applicava mai lo stesso occhio anche nelle macchine Fiat in qualche fase d’insofferenza per il look impiegatizio nei prodotti di serie e di massa”.

 

E se Gianni era un signore del Rinascimento a quali pittori (biografi) affidare allora, si saranno chiesti gli eredi dell’Avvocato, la trasfigurazione del Lingotto (ex fabbrica Fiat) in una superba cappella Sistina sconsacrata? Lì dove si può ammirare la splendida pinacoteca di Gianni e Marella Agnelli “sfregiata” ai piani bassi dai salumi appesi nelle vetrine di Eataly.

 

GIANNI AGNELLI IN COPERTINA SU IL MALE - ANDREA PAZIENZA - 1979

E quante censure avrebbero subito gli autori dell’opera visiva una volta disseminata dai volti delle amanti e delle prodezze sessuali di Gianni: le Cristine, le Heidi, le Pamele, le Anite, le Jacqueline, le Dalile … che rappresentano la faccia irriferibile di una saga familiare mondana e tragica.

 

“Quanti flashback. All’alba della Dolce vita, Gianulasch era ammiratissimo al Club 84 perché l’unico a tenere una bottiglia di whisky al tavolino” (Arbasino). “Ognuno è playboy. Tutti ci provano, alcuni ci riescono”, confessò il nostro.

 

Certo, aggiunse, a mo’ di riparazione “Si può fare tutto, ma la famiglia non si può lasciare. La lunga e spensierata giovinezza dell’Avvocato avra termine alla vigilia dei cinquant’anni quando a uno sbigottito Valletta annuncia: “Penso che in Fiat ci sia bisogno di aria nuova…”.

GIANNI AGNELLI E HENRY KISSINGER

 

E il vecchio professor Vittorio che sta ai vertici dell’azienda dal 1928 chiede: “E secondo lei chi potrebbe realizzare questo progetto?”. La replica di Gianni è una fucilata al suo cuore e al suoi orgoglio sabaudo ferito: ”Penso spetti me”.

 

Henry Kissinger, ex sottosegretario alla Casa Bianca, che di Agnelli è stato amico e consigliere prezioso ne rievoca “il suo fascino, entrato nella leggenda (…) era un uomo divertente con una intensa devozione per l’arte, all’appassionato tifo calcistico per la Juventus…Politica e diplomazia lo affascinavano (…) e poi si godeva la vita”.

 

Nel suo volume “Dinastie” (Garzanti) su fortune e sfortune delle grandi aziende famigliari, lo storico David S. Landes coglie una specificità nel casato Agnelli: “La Fiat non è una ditta a conduzione famigliare uguale a tutte le altre, è l’incarnazione stessa del capitalismo italiano del Novecento”.

 

Un capitalismo, sostiene James Arnold autore della Bbc “molto politico e bizantino”.

Gianni Agnelli con Marella

Con Gianni nel ruolo del mediatore nella Fiat degli anni Ottanta stretto nella morsa tra le pretese dinastiche della famiglia (Umberto Agnelli), il potere politico di (Romiti) e il potere finanziario (Cuccia).

 

umberto gianni agnelli

“Di fronte allo gnomo di Mediobanca - annota Car Reich biografo del potente banchiere di Lazard, Andrè Meyer per anni cooptato nel board Fiat (1956-1966) -, Gianni è sempre rimasto uno scolaretto”. E nel suo libro “Agnelli l’irresistibile”, l’autrice Marie-France Pochna torna sulla sudditanza psicologica di Gianni nei confronti di Cuccia: “Davanti al patron di Mediobanca persino Agnelli perdeva il suo consueto senso dell’umorismo”.

Enrico Cuccia Cesare Romiti

 

Ma dopo il “golpe bianco” del 1993 con il presidente di Mediobanca che spezza la linea di successione tra Gianni e Umberto sfruttando le solite difficoltà della Fiat, l’Avvocato paragonò Cuccia al boss mafioso Totò Riina (Ezio Mauro), e nel giorno dell’addio di Romiti si prese cura di andare a controllare di persona se la stanza di Cesare, l’usurpatore romano, fosse vuota.

 

cesare romiti con gianni agnelli nel 1989

Torino, allora, orfana dell’Avvocato che sembra aver dissipato la sua storia insieme al suo “piacere di vivere temperato d’ironia, d’intelligenza chiarificatrice e razionale” del primo dopoguerra (Italo Calvino). La città che l’aveva visto nascere ma che in realtà non amava più di tanto.

 

Agnelli non si considerava il suo Re: “La mia appartenenza è nella Val Chiusone, che si estende tra Pinerolo e Sestriere (…) quelle sono le terre dove mi trovo a casa. Torino è la città dove siamo andati a lavorare”.

JOHN ELKANN E GIANNI AGNELLI

 

E la regola del silenzio (complice) sul centenario dimenticato viene religiosamente osservata sia ai piani alti dell’ex Fiat, (oggi Fca-Peugeot-Stellanis con sede ad Amsterdam) sia nelle istituzioni locali. Da palazzo Madama, non filtrano indiscrezioni sul come onorare Agnelli, nominato senatore a vita nel 1991 dall’allora capo dello Stato, Francesco Cossiga, anche per tenerlo lontano dai possibili guai giudiziari della Tangentopoli che verrà.

 

“Ij fieuj a son come ij dij dla man: a nasso da l’istess pare e da l’istessa mare ma a i na j’è nen un midem”, fa osservare a Dagospia, con un detto piemontese, una delle ultime madamin della Torino d’antan dopo la morte a 103 anni della regina dei salotti sabaudi Marida Recchi.

 

Con chiaro riferimento agli eredi litigiosi di Gianni e Mariella, dilaniatisi sulla multimiliardaria eredità e, forse, anche sul come (e se) rievocare l’Avvocato. I figli sono come le dita della mano: nascono dallo stesso padre e dalla stessa madre, ma non ve n’è uno uguale all’altro…

TESTAMENTO DI GIANNI AGNELLI

 

“A l’è mei n’amis che des parent”, insiste la   nostra confidente. “Dopo la morte di Marella nel 2003 i ragazzi tanto amati dalla nonna sono ancora in lotta per le spoglie di famiglia. Soldi, case, quadri, mobili nonostante Gianni avesse redatto di suo pugno il testamento”, prosegue non senza velare la sua indignazione.

 

“Lo sa che nessuna delle volontà di Gianni è stata onorata? Si sussurra che la casa di famiglia a Villar Perosa sia disabitata. Yaki Elkan se ne starebbe costruendo una nuova sopra Villa Frescot con il contributo dell’architetto-darkmetal Peter Marino. Il guardaroba firmato Caraceni dell’Avvocato è finito strapazzato nel guardaroba di Lapo…E sembra ci sia una guerra di carte bollate anche per il rifugio di Marrakesh che Marella voleva lasciare alla nipote Ginevra…”.

 

A diciotto anni dalla morte dell’Avvocato, la madamin, che dà voce alla “sua” Torino industriale, operaia, letteraria e degli intellettuali antifascisti, ahimè scomparsa insieme alle spoglie dell’Avvocato, conclude soave: “Ma forse è un bene che non si celebri Gianni. Lui odiava le feste comandate in famiglia e i compleanni. Se non ricordo male l’ultimo genetliaco mondano è stato per i suoi settant’anni da Chex Maxim a Parigi”.

 

zorro agnelli

Ma i ricordi, ammoniva il poeta Apollinaire, assomigliano ai “corni di caccia il cui brusio muore nel vento”. Forse qui a Torino il peso dell’oblio sceso sul secolo breve dell’Avvocato appare in modo più forte e sentito. “Elegante, perbene. Dietro quella facciata austera c’è una prorompente vitalità, un cuore pulsante creativo e frizzante che ne fa una città unica e diversa dal resto d’Italia”, scriveva il “Wall Street Journal” nell’era d’oro di Gianni.

 

Gianni Agnelli jacqueline Kennedy

“Il declino della città è iniziato ben prima della scomparsa di Agnelli e celebrarlo oggi sarebbe il pretesto per l’ennesima apologia del Signore della Fiat”, osserva un ex redattore della “Stampa”.

 

Per far subito rilevare ironico: “Perciò dobbiamo dire grazie all’iniziativa filatelica delle Poste che gli dedicherà un francobollo. Ma anche questa notiziola è stata pubblicata dalla Repubblica degli Elkann soltanto sulle pagine locali e non nell’edizione nazionale. Curioso no?”. Del resto e a proposito del centenario “sospeso” dell’Avvocato, il sommo Epicuro asseriva: “Quando viviamo la morte non c’è, quando c’è lei non ci siamo noi”.

lapo e john elkann camera ardente gianni agnelli

gianni agnelli e il nonnopalmiro togliatti gianni agnelli agnelli edoardo gianniCESARE ROMITI - MARIO MONTI - GIANNI AGNELLIde benedetti gianni e umberto agnelli gianni agnellide benedetti gianni agnelli gianni agnelli costa azzurra '50Berlusconi gianni agnelliUmberto Gianni agnelli mieliBerlusconi gianni agnelliPAMELA HARRIMAN GIANNI AGNELLIagnelli. gianni agnelli in barca con kennedyagnelli gianni agnelli nudo e heidiGianni Agnelli by Warhol gianni agnelli jackie kennedygianni agnelli cesare romiti ciriaco de mitagianni agnelli e cesare romiti nel 1998 in tribuna durante roma fiorentinagianni agnelli cesare romiti gianni agnelli giulio andreottigianni agnelli sul trono gianni agnelli valletta mosca 1966margherita agnelli e gianni agnelli

gianni agnelli e figli

 

 

Schifano in casa di Gianni Agnelligianni agnelliGianni Agnelli 05

 

Gianni Agnelli

 

trapattoni gianni agnelliagnelli il documentario hbo 2Gianni Agnelli con De Benedetti umberto gianni agnelligianni agnelli by helmut newton 1MARELLA GIANNI AGNELLIgianni e susanna agnelliFRANCESCA VACCA AGUSTA E GIANNI AGNELLIGIANNI AGNELLI E FIDEL CASTRO gianni agnelli by helmut newtonGIANNI AGNELLI SULLA NEVE agnelli il documentario hbo 9gianni agnelli fiat virginia agnelli con leopardo al guinzaglioGIANNI AGNELLI AL FORTEGIANNI AGNELLI DURANTE ESERCITAZIONE NATOgianni agnelligianni agnelligianni agnellimaifredi gianni agnellipanagiotis taki theodoracopulos con gianni agnelliMARELLA GIANNI AGNELLIlapo elkann gianni agnelligianni agnelli

gianni agnelli in barca

 

GIANNI AGNELLI E GIANLUIGI GABETTIcarlo scognamiglio gianni agnelli vittorio merlonigianni agnelligianni agnelli giovanni nasi adriano olivettimoggi gianni agnellimargherita agnelli e gianni agnelligianni susanna agnelliGianni Agnellibob krieger gianni agnelligianni agnelli brooks brothers umberto e gianni agnelli con cesare romitiromiti e gianni agnellimargherita agnelli e gianni agnelli 1Schifano in casa di Gianni AgnelliGianni Agnelli con Edoardo Jackie Kennedy - Susanna Agnelli - Benno Graziani - Stas Radziwill - Gianni Agnelligianni agnelli jas gawronski ljuba rizzoli e gianni agnelli

 

Ultimi Dagoreport

stefano benigni marina berlusconi antonio tajani

LA “SFI-DUCETTA” ALLA LEGGE ELETTORALE HA APERTO IL VASO DI PANDORA: IN FORZA ITALIA SIAMO ALLA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI! SI VOCIFERA CHE IL SEGRETARIO, ANTONIO TAJANI E STEFANO BENIGNI PASSASSERO FRA I BANCHI A DIRE AI DEPUTATI COME VOTARE. MA HANNO FALLITO: IL LORO OBIETTIVO ERA INFATTI FAR PASSARE L’EMENDAMENTO SULLE PREFERENZE, IN PARTICOLARE IL SUPERAMENTO DELLA REGOLA DEL 60/40 (L’ALTERNANZA DI GENERE) - L’EX MONARCHICO VORREBBE LIBERARSI DEI PARLAMENTARI STORICAMENTE LEGATI A SILVIO BERLUSCONI, E OGGI A MARINA – IL SEGRETARIO È CONVINTO CHE LA “CAVALIERA” NON METTERÀ BOCCA SULLE LISTE PERCHE' SI SAREBBE GIÀ STANCATA DEL "GIOCATTOLO” FORZA ITALIA...

naike rivelli

DAGOREPORT – ORA SÌ CHE TI RICONOSCIAMO, NAIKE! LA RIVELLI DEDICA UN ALTRO VIDEO COATTO A DAGOSPIA E FINALMENTE TORNA LA BURINELLA CHE ABBIAMO SEMPRE AMATO – DALLE LEZIONI SULL’INGOIO DELLE BANANE ALLA FOTO CON LA TESTA NEL CESSO FINO ALLA “VULVA ART” E ALLA MEGA-HIT “DEFAILLANCE”, ABBIAMO SEMPRE ADORATO LA NAIKE FUORI CONTROLLO, TRA AVVENTURE LESBO, FOTO IGNUDA E APPELLI PRO-GNOCCA – CARISSIMA NAIKE, ABBIAMO UN CONSIGLIO: LASCIA PERDERE I DISSING, GLI SCONTRI VERBALI, LE POLEMICHE. NON SONO PER TE. NON AFFATICARE LE SINAPSI, LASCIALE LIBERE DI SINTONIZZARSI CON L’UNIVERSO. SPALANCA I CHAKRA, CHISSÀ CHE L’ENERGIA COSMICA NON ENTRI A FARE UN SALUTO. NON PRENDERTI TROPPO SUL SERIO. NOI NON L’ABBIAMO MAI FATTO...

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…