CRONACA VERA – UN BIDELLO DICE IN GIRO CHE IL SUO COLLEGA È GAY, LUI LO SCOPRE, LO CORCA DI BOTTE E IL GIUDICE LO ASSOLVE PER “TENUITÀ DEL FATTO” – LA STORIA ARRIVA DAL LICEO SCIENTIFICO TULLIO LEVI CIVITA IN CAMPANIA: QUANDO HA SCOPERTO QUELLO CHE DICEVA DI LUI IL SUO COLLEGA L’UOMO È ENTRATO A SCUOLA, GLI HA URLATO "VIENI QUI, MA NON TI VERGOGNI?". E POI...

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Andrea Ossino per "la Repubblica"

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Ha aggredito il collega che gli dava del gay ed è stato assolto "per tenuità del fatto". Eppure i 30 giorni di prognosi certificati dai medici per un paio di contusioni al volto e qualche ferita non sembravano cosa da poco, sicuramente non per il collaboratore scolastico malmenato nell'aprile del 2016, tra i corridoi del liceo scientifico Tullio Levi Civita. 

 

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Per questo il pm Mario Pesci aveva sollecitato una condanna nei confronti dell'aggressore, F.C.. Tuttavia per il giudice è una faccenda bagattellare, un'aggressione "tenue". Da qui l'assoluzione dell'imputato. I fatti risalgono a cinque anni fa, quando F. C., "collaboratore scolastico in servizio presso il liceo scientifico statale Tullio Levi Civita", si legge negli atti, è venuto a sapere che il collega si dilettava parlando dei suoi orientamenti sessuali con il personale della scuola superiore, dalle parti di via Prenestina. Vero o meno, C. S. andava in giro dicendo che il collega era gay. 

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F. C., sessantaquattrenne napoletano residente a Roma, deve aver vissuto la faccenda come un affronto intollerabile. Così il 2 aprile del 2016 è arrivato a scuola "in evidente stato di agitazione", racconta una testimone. L'imputato ha percorso ogni corridoio e a un certo punto si è accorto che il collega stava lavorando al quarto piano. "Vieni qua", ha urlato richiamando l'attenzione di alunni, professori e collaboratori dell'istituto scolastico. 

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Poi ha iniziato a correre ed arrivato davanti al rivale. "Ma non ti vergogni?", ha domandato ricevendo uno spintone dalla vittima, che aveva capito cosa sarebbe accaduto dopo qualche istante. F.C. infatti ha "colpito con pugni al volto e al torace il collega di lavoro determinandone la caduta" e lesioni " giudicate guaribili in 30 giorni". Evidentemente troppo pochi, secondo il giudice che ha assolto il sessantaquattrenne "per tenuità del fatto".

 

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