asinara

CRONACHE DALL’ISOLA DELL’ASINARA - GIAN ANTONIO STELLA: “NON SOLO DEVOTI ALL’AMBIENTALISMO O SEGUACI DI GRETA MA SEMPLICI AMANTI DEL BELLO PAGHEREBBERO ORO PER POTERCI ANDARE PIÙ SPESSO - L’ASINARA È RICCA NON SOLO SOTTO IL PROFILO NATURALISTICO, MA PIÙ ANCORA DI STORIE. COME QUELLA DI GIOVANNI FALCONE E PAOLO BORSELLINO CHE, PER PREPARARE IL MAXI-PROCESSO DI PALERMO, FURONO COSTRETTI NEL 1985 A PASSARE UN MESE LÌ - STORIE PIÙ RECENTI, COME QUELLA DELL’”ISOLA DEI CASSINTEGRATI”, NATA QUANDO…”

Gian Antonio Stella per www.corriere.it

 

GIAN ANTONIO STELLA

Niente ombrelloni, niente sedie a sdraio, niente biondone in micro bikini né tavolini col mojito ghiacciato, beach-volley, musica sparata, pedalò ed esercizi total body: «Ma che c’annamo a fa’?», si sarà chiesto anche quest’estate qualche discotecaro finito per sbaglio sul traghetto da Porto Torres al porticciolo di Cala Reale e sfinito dall’attesa del traghetto di ritorno. 

 

Non bastasse, i più ignari, del tutto digiuni di essere in un Parco Nazionale istituito venticinque anni fa, saran basiti davanti all’ultima scoperta: in gran parte delle acque meravigliose dell’isola, circondata da 118 chilometri di coste, non solo non si può sfrecciare con l’acquascooter ma neppure fare il bagno. «Manco un Papeete?». Manco.

 

isola dell asinara 9

L’inarrivabile Paola Cortellesi, innamorata della spiaggia di Coccia di Morto, non ci andrebbe manco pagata. Altri, non solo devoti all’ambientalismo o seguaci di Greta ma semplici amanti del bello, pagherebbero oro per poterci andare più spesso. Ma certo che ci sono spiagge, e che spiagge! Gabriela Scanu, che del Parco è commissaria straordinaria, spiega che da Cala d’Arena a Cala Sabina, da Cala Sant’Andrea ad altre ancora «sono un incanto: farci il bagno è meraviglioso. Ed è possibile, basta seguire le regole. Che sono quelle, appunto, di un parco. Non degli stabilimenti balneari». 

 

isola dell asinara 10

Un parco e una riserva marina dove, riassume Stefano Bionda, il veterinario che va e viene da Sassari, «ci sono almeno 2.000 capre, 300 asini, 118 cavalli liberi, 700 bellissimi mufloni ma anche, purtroppo, un numero spropositato di cinghiali e peggio ancora di ibridi di maiali e cinghiali. Che causano danni gravissimi». Dura da spiegare, agli animalisti...

isola dell asinara 8

 

L’ISOLA DI ERCOLE

«Quest’estate sta andando benissimo e saremo intorno ai centomila visitatori», sorride soddisfatto Vittorio Gazale, il direttore del Parco. Pochissimi, diranno gli sviluppisti del turismo balneare che teorizzano da anni l’«aggiornamento» della legge sulla tutela delle coste promossa dall’allora governatore Renato Soru. Perché rinunciare a nuovi villaggi, villini, villette, condomini e ipermercati? Resta memorabile uno spot di una manciata di anni fa che sventolava l’offerta sulle dune di Badesi di case «davvero sulla spiaggia» a 115.000 euro. Il costo di un bilocale sul litorale laziale. «In posti così sono soldi spesi bene!».

 

isola dell asinara 2

Anche l’Asinara, che nei tempi antichi veniva chiamata «l’isola di Ercole» («Narra la leggenda», spiegò lo scrittore Pino Cacucci, «che Ercole afferrò l’estrema propaggine settentrionale della Sardegna e la staccò dalla penisola della Nurra. E la strinse così forte nel pugno da assottigliarne la parte centrale, lasciandole impresse tre profonde insenature dove le possenti dita l’avevano strangolata») ha rischiato di fare quella fine. Un giorno saltò fuori, nella scia della Costa Smeralda, perfino l’ipotesi di un delirante mega-progetto che comprendeva la costruzione di un casinò.

 

isola dell asinara 7

 E già c’era chi sognava fantastilioni di miliardi. Tutte cose che facevano inorridire Indro Montanelli già nel 1958, quando sparò a zero su un nuovo albergo «che si erge in una delle più stupende baie del mondo, mezzo spiaggia e mezzo scoglio, i fianchi rinserrati fra picchi dolomitici che strapiombano sul mare rossi come ferite aperte e trivellati di grotte dalle acque fosforescenti. Quando ci arrivai, mi mozzò il fiato per lo sgomento. Non è un albergo. È un aeroporto. Un frigorifero. Un impianto per esperimenti atomici. A chi diavolo poteva essere saltato in testa un simile mostro?».

 

isola dell asinara 1

Certo è che quei «pochissimi» turisti rispetto a isole più piccole ma stracolme, spiega Gazale, sono una scelta precisa: «Non vogliamo superare il tetto di un migliaio di visitatori al giorno. Non ce lo possiamo permettere». E snocciola le email di larga parte dei visitatori entusiasti di essersi fatti scorrazzare in giro per i percorsi dell’Asinara nel cuore di una natura rimasta intatta: «Per favore, va bene così, non vogliamo gli ingorghi anche qui. Grazie». 

 

isola dell asinara 6

Subito al di là dell’Isola Piana, a Stintino, dove gli antichi abitanti dell’Asinara, i pastori di origine locale e i pescatori originari di Camogli o Ponza, furono deportati nel 1885 per fare di tutta l’isola un penitenziario e una Stazione Sanitaria, La Pelosa (esaltata da TripAdvisor come «la più bella spiaggia del mondo») sta lì a ricordare i danni di certe orde turistiche. Dopo crescenti accuse degli ambientalisti («troppa sabbia rubata, troppi rifiuti, troppa plastica») è tornata al numero chiuso. Non è una questione di diritto di tutti d’andare dappertutto, ma di decoro.

 

LE NOZZE DI CUTOLO

carcere dell asinara 2

Una scelta obbligata. Come quella del Parco dell’Asinara di offrire ai visitatori mille alternative: dalle escursioni a piedi sui sentieri interni con guide esclusive ai percorsi in pulmino dentro una natura rimasta intatta o tornata anzi sempre più selvaggia dopo la chiusura del carcere che ospitò i detenuti più pericolosi d’Italia, da Totò Riina al camorrista Raffaele Cutolo che nella piccola cappella del penitenziario si sposò con Immacolata (rimasta tale pure dopo: «Che m’hanno sposata fare se non posso consumare?»), o ancora con escursioni in fuoristrada, noleggio di biciclette o anche auto elettriche e canoe... Tutto, purché questi turisti non pretendano di colonizzare l’isola. 

 

carcere asinara

La stessa Simona Latte, della Locanda del Parco Asinara a Cala d’Oliva, l’unico (piccolo) albergo per dodici ospiti aperto nel 2018 (la sola alternativa è l’ostello assai spartano con 70 letti nell’ex caserma) riconosce che sì, certo, l’isola deve conservare la sua dimensione estranea al turismo invasivo: «Ma lo Stato, la Regione, le soprintendenze dovrebbero aprire spazi alle possibilità di offrire molto di più. Mostrando i luoghi di tante storie...».

 

paolo borsellino, claudio lo curto e giovanni falcone all asinara nel 1985

E questo è il punto: l’Asinara è ricca non solo sotto il profilo naturalistico, ma più ancora di storie, storie, storie... Come quella di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino che, per preparare il maxi-processo di Palermo, furono costretti nel 1985 a passare un mese lì, sull’isola proibita, rinchiusi nella famosa Casa Rossa di Cala d’Oliva in cui un mese fa è tornato per la prima volta Manfredi Borsellino, legatissimo all’allora ispettore carcerario Gianmaria Deriu che vigilava su di lui e tutta la famiglia: «Ricordo d’avere trascorso quasi un mese in una sorta di paradiso terrestre e di essermi sentito protetto come poche volte nella vita».

 

l isola dei cassintegrati 3

E poi storie più recenti, come quella dell’«Isola dei cassintegrati», nata quando nel febbraio 2010 un gruppo di operai rimasti senza lavoro a Porto Torres, sulla scia del successo televisivo de L’Isola dei famosi, andò ad occupare il carcere da anni abbandonato per denunciare l’ingiustizia che avevano subito. Un’idea straordinaria, che bucò lo schermo al punto che lo stesso Giorgio Napolitano invitò i «ribelli» in Quirinale per capire le loro ragioni. 

 

l isola dei cassintegrati 2

Quattordici mesi di occupazione, racconta Tino Tellini, senza lieto fine: «Non si ricordano di noi neanche le guide che portano i turisti a guardare, da fuori, il carcere». E ancora storie più lontane, come quella che a 91 anni racconta l’ultimo guardiano del faro, Gianfranco Massidda, che per trent’anni visse a punta Scorno «isolato nell’isola» (potevano allontanarsi solo un mese l’anno) con la moglie e la figlia Marina: «Mi ricordo come fosse ieri il giorno del 1937 in cui mio padre Guglielmo, che faceva il telegrafista, mi spiegò chi fosse quella misteriosa signora nera che con due bambini e un gruppetto di altri neri viveva nelle tre “pagode”, così le chiamavano, dietro la Stazione Sanitaria. Era la figlia maggiore dell’imperatore d’Etiopia Hailé Selassié. Una donna bellissima. Malinconica. Gedeon, il più piccolo dei bambini ai quali portavo qualche caramella, morì lì. Tifo o colera, non so...». 

isola dell asinara 5

 

Si chiamava Romanework, la principessa, in etiope «Melagrana d’oro». Aveva perso suo marito, un ufficiale del Negus, in guerra e Mussolini aveva ordinato che la mandassero lì all’Asinara al confino. Per poi farla trasferire in un convento di Torino. Dove fu cancellata perfino da morta: niente rimpatrio della salma, niente cremazione, niente nome sulla tomba.

 

SOLDATI E MIGRANTI

Non meno tragica, anni prima, era stata la sorte dei soldati austro-ungheresi rimasti prigionieri nell’autunno 1915 nel cuore dei Balcani dopo la dichiarazione di guerra dell’Austria alla Serbia e trasferiti dall’Albania per volontà delle potenze dell’Intesa (Regno Unito, Francia, Serbia e Russia più in seguito Italia e Stati Uniti) all’Asinara. Totale dei deportati sull’isola: 23.379.

isola dell asinara 4

 

 Un ammasso spaventoso, scriverà la storica Eugenia Tognotti: «Ben presto, quelle che gli antichi medici chiamavano “malattie castrensi” (dissenteria, tifo, ecc.) perché diffuse tra gli eserciti, cominciarono a decimare il cencioso contingente dei prigionieri, tormentati dalla vista dei corpi martoriati dei morti e dalle grida dei morenti. Ma ancora più grave era la malattia della fame, che — scriverà in seguito un ufficiale, Guido Scano, allora giovanissimo sottotenente in servizio all’Asinara — “aveva abbruttito quegli esseri umani sino a farli diventare cannibali”». I morti, alla fine, furono 4.574. Li ricordano un ossario e una piccola cappella.

isola dell asinara 3

 

Non un capitello, una lapide, una targa, ricordano invece un’altra strage dimenticata. Quella di tanti emigranti italiani che, respinti dal Brasile, dall’Argentina, dai Paesi dove sognavano di vivere perché decimati da epidemie scoppiate a bordo delle navi, furono portati all’Asinara per una quarantena prima del rimpatrio alle contrade d’origine. La testimonianza che più toglie il fiato è quella di Cesare Malavasi che, tornato a Modena, scrisse «L’odissea del piroscafo Remo, ovvero il disastroso viaggio di 1.500 emigranti respinti dal Brasile». 

 

Dove raccontò anche di quella quarantena da incubo sull’isola: «Le fosse erano scavate nel vivo sasso, col mezzo delle mine. Quivi erasi saputo da tempo che 4 vapori con un 7.000 persone a bordo, e che avevano delle malattie infettive, sarebbero venuti a fare quarantena; e forse per questo eransi preparate 6 fosse colla profondità di metri 3 circa nelle quali venivano buttati cadaveri» finché non fossero state riempite fino all’orlo. 

carcere asinara (1)

 

Arrivati a Napoli dopo sessantacinque giorni d’agonia, i superstiti furono invitati dagli armatori a rifondere le spese del viaggio... Poi condonate con ipocrita «generosità»... Ecco, questo potrebbe essere l’obiettivo dell’Asinara. Diventare, in una terra dura già così bastonata nei secoli, l’«Isola delle storie». Dove ricostruire un rapporto migliore, almeno lì, tra la natura e gli uomini.

Ultimi Dagoreport

tilman fertitta yacht boardwalk

FERTITTA, CARO CI COSTI! – L’AMBASCIATORE DI TRUMP IN ITALIA CONTINUA IL SUO GIRO DEL MEDITERRANEO IN YACHT, CHE COSTEREBBE ALLO STATO ITALIANO LA SOMMETTA DI 115MILA EURO AL GIORNO, PER SCORTA E SICUREZZA, PER UN TOTALE DI OLTRE 5 MILIONI (IL TOUR INIZIATO IL 13 GIUGNO A CIVITAVECCHIA SI CONCLUDERA’ IN SARDEGNA A META’ AGOSTO) – NELLE SCORSE SETTIMANE IL FIGLIO DELL'AMBASCIATORE, PATRICK FERTITTA, AVREBBE INIZIATO A STUDIARE IL "DOSSIER LAZIO" IN VISTA DI UNA PROPOSTA DI ACQUISIZIONE DEL CLUB DI LOTITO - L'EMISSARIO DI TRUMP, TEXANO CON ANTENATI SICILIANI, È TRA I BUSINESSMEN PIÙ RICCHI D'AMERICA: 11 MILIARDI DI PATRIMONIO, CONTROLLA UN COLOSSO DELLA RISTORAZIONE E CASINÒ, È PROPRIETARIO DEGLI HOUSTON ROCKETS, FRANCHIGIA DI BASKET NBA, ACQUISITI PER 2,2 MILIARDI....

sara soldati leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - A LEONARDINO DEL VECCHIO NON BASTAVANO GLI INFINITI SCAZZI FAMILIARI, NÉ IL RINVIO A GIUDIZIO PER IL DOSSIERAGGIO DEI CYBER-SPIONI DI ‘’EQUALIZE’’. ORA, PER LA SERIE “ANCHE I RICCHI PIANGONO”, SI RITROVA SULLA CAPOCCIA UNA QUERELA PER ‘’VIOLENZA PRIVATA’’ E UNA DENUNCIA PER ‘’SOTTRAZIONE DI MINORE’’, PRESENTATA DALLA MODELLA E INFLUENCER SARA SOLDATI, MADRE DI BIANCA, LA BAMBINA DI UN ANNO NATA DALLA LORO RELAZIONE - MALGRADO UN DOVIZIOSO ASSEGNO MENSILE (50MILA EURO?) ALLA SOLDATI, CHE LA TRISTE ISTORIA SAREBBE FINITA A PESCI IN FACCIA ERA FACILMENTE PREVEDIBILE, ALMENO DA UN MESE, DA QUANDO LEONARDINO GLI AVEVA BLOCCATO LE CARTE DI CREDITO - ESSENDO LE DISGRAZIE COME LE CILIEGIE, UNA TIRA L’ALTRA, IL LEGALE DELLA MODELLA E’ L’IMMANCABILE ANNAMARIA BERNARDINI DE PACE, UN “MASTINO CON LA TOGA” CHE DI SICURO FARÀ VEDERE I SORCI VERDI A LEONARDINO…

roberto vannacci giorgia meloni

DAGOREPORT - L’ESPLOSIVA DISCESA IN CAMPO DI ROBERTO VANNACCI STA FOTTENDO L’ARMATA BRANCA-MELONI – SENZA FUTURO NAZIONALE, IL CENTRODESTRA NON SOLO RISCHIA DI PERDERE PALAZZO CHIGI MA DEVE DIRE ADDIO AL SOGNO DI ESPUGNARE ROMA E MILANO ALLE COMUNALI DELLA PRIMAVERA 2027 - I DATI DEGLI ULTIMI SONDAGGI RISERVATI REGISTRANO QUANTO VANNACCI STIA PRENDENDO PIEDE, A SPESE DI FDI, A MILANO (7/8%) E A ROMA (6,8%) – SENTITA PUZZA DI SCONFITTA, LA RUSSA, DA QUEL POLITICO SCALTRO ED ESPERTO CHE È, HA SCARICATO LUPI E BALILLA, MOLLANDO LA PATATA BOLLENTE DELLA SCELTA DEL CANDIDATO NELLE MANINE DELLE SORELLE MELONI – A ROMA LA SCELTA DELLO SFIDANTE DI GUALTIERI SARÀ SVELATA SOLO ALL’INDOMANI DEL RITIRO DELL’INDIGESTA AUTO-CANDIDATURA DI FABIO RAMPELLI. L’ARDUO INCARICO DI FAR TORNARE SUI SUOI PASSI L’INGOMBRANTE EX TUTOR DI GRAN PARTE DEI MELONIANI OGGI AL POTERE, È STATO AFFIDATO A FRANCESCO LOLLOBRIGIDA, TORNATO IN GRAN SPOLVERO…

giorgia meloni marina berlusconi antonio tajani

DAGOREPORT – A PALAZZO CHIGI ALEGGIA DAVVERO UN CLIMA DA FINE IMPERO - AL VERTICE DI MARTEDÌ SCORSO IL NERVOSISMO DI GIORGIA MELONI HA SUPERATO LA SOGLIA DI GUARDIA, ACCUSANDO PESANTEMENTE SALVINI E TAJANI DI “TRADIMENTO” SULLE PREFERENZE (SE L’EMENDAMENTO VENISSE BOCCIATO ANCHE AL SENATO, LA “SFI-DUCETTA” DELLA CAMERA DIVENTEREBBE UNA CATASTROFICA "SFI-DUCIONA") - IL LEGHISTA HA SUBITO SMOLLATO LA PATATONA BOLLENTE SU FORZA ITALIA. L’EX MONARCHICO DI FERENTINO, FINO A IERI FEDELE ‘’CAMERIERE’’ DELLA DUCETTA, HA RIFILATO IL SOLITO BLA BLA DI SUPERCAZZOLE CON SCAPPELLAMENTO AI “VALORI DEL BERLUSCONISMO DA DIFENDERE'' – LA VERITÀ È CHE NÉ SALVINI NÉ TAJANI RIESCONO A CONTROLLARE I LORO PARLAMENTARI, AL PUNTO CHE LA MELONI, DISPERATA, AVREBBE CHIAMATO MARINA BERLUSCONI - LIQUIDATA DALLA ''CAVALIERA'' CON “NON HO AUTORITÀ SULLE SCELTE DEL PARTITO”, “IO SO’ GIORGIA” AVREBBE CHIUSO CON UN MINACCIOSO: “ME LO RICORDERÒ…”

ministero della giustizia giusi bartolozzi

FLASH – LA “ZARINA” È SEMPRE DI CASA A VIA ARENULA! PARE CHE QUESTA MATTINA GIUSI BARTOLOZZI, EX CAPO DI GABINETTO DI CARLO NORDIO, GIUBILATA DA MELONI DOPO LA SCONFITTA AL REFERENDUM, SIA TORNATA A FAR VISITA AI SUOI EX COLLEGHI AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA. E NON SAREBBE LA PRIMA VOLTA, NELLE ULTIME SETTIMANE – LA BARTOLOZZI, A QUANTO SPIFFERANO GLI “ADDETTI AI LIVORI”, SI SAREBBE INTRATTENUTA CON IL VICE-CAPO DI GABINETTO DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, VITTORINO CORASANITI, E CON LA RESPONSABILE DEL DIPARTIMENTO DELL’ORGANIZZAZIONE GIUDIZIARIA, LINA DI DOMENICO. DI COSA DOVEVANO PARLARE I DUE FUNZIONARI CON L'EX CAPETTA DI VIA ARENULA?