erdogan f16

DIETRO IL CERCHIOBOTTISMO TATTICO DI ERDOGAN SU NATO E RUSSIA C’E’ UN CALCOLO POLITICO: TRA UN ANNO CI SARANNO LE ELEZIONI IN TURCHIA E IL GOVERNO ATTUALE NON VUOLE CORRERE IL RISCHIO DI ARRIVARE A QUELL’APPUNTAMENTO CON TROPPI FRONTI APERTI CONSIDERANDO ANCHE IL CALO DI CONSENSI PER L’ATTUALE PRESIDENTE. PER QUESTA RAGIONE IL SULTANO DI ANKARA GIOCHERÀ ANCORA SU PIÙ TAVOLI

Francesco De Palo per formiche.net

 

recep tayyip erdogan

Non ci sono Nato e Russia in cima ai pensieri del presidente turco, non perché il dossier ucraino o la partita degli F-16 siano poco appetibili, intendiamoci: semplicemente perché fra 12 mesi ci saranno le elezioni presidenziali e Recep Tayyip Erdogan (che oggi sentirà al telefono i presidenti ucraino e russo, Volodymyr Zelensky e Vladimir Putin) non vuole rischiare di arrivare alla vigilia delle urne con problemi alla voce Europa e Cremlino.

 

putin erdogan con la finta gelataia

Per questa ragione è verosimile immaginare che proseguirà sulla strada del cerchiobottismo tattico, tanto a est quanto a ovest, per provare a incassare quanto più possibile dall’uno e dall’altro. Ecco una mappa dei fronti aperti che Erdogan ha, sia all’interno che all’esterno.

 

La componente esterna

Erdogan sta bloccando l’espansione della Nato per includere Finlandia e Svezia in un momento chiave degli sforzi occidentali per affrontare la Russia e la sua invasione dell’Ucraina. Da un lato il leader turco afferma che i due Paesi non stanno proteggendo la sicurezza turca ospitando terroristi curdi, dall’altro la tendenza occidentale ad accontentare l’alleato sul Bosforo (con il no all’Estmed e il sì agli F-16) potrebbe portare in dote ulteriore tensione in quella macro aree e nelle altre ad essa connesse.

 

recep tayyip erdogan colloqui per la pace in ucraina

Una tesi, questa, sostenuta anche da Cengiz Atar, professore di scienze politiche all’Università di Atene, secondo cui le potenze occidentali stanno commettendo con Erdogan lo stesso errore fatto con Putin: “Le potenze occidentali ancora una volta trovano scuse per il presidente Recep Tayyip Erdogan, comprendendo le misteriose legittime preoccupazioni per la sicurezza della Turchia, che spesso equivalgono a una licenza di uccidere – ha vergato su Politico – Ma accontentandolo solo al fine di mantenere il paese all’interno della Nato, non riescono a capire che il leader turco non è così diverso dal presidente russo e che, ancora una volta, una politica di pacificazione semplicemente non funzionerà”.

 

Mediterraneo

Due i versanti di crisi acuta: Grecia e gas, che poi si intrecciano fisiologicamente. L’Ufficio turco di navigazione, idrografia e oceanografia ha annunciato rilievi idrografici vicino alle isole greche Lesbo, Skyros e Agios Efstratios da parte della nave da ricerca Çesme proprio mentre Atene sostiene che la Turchia non ha l’autorità per emettere avvisi di navigazione nell’area poiché va oltre la sua piattaforma continentale.

il presidente della turchia Recep Tayyip Erdogan

 

Ankara replica che la Grecia viola regolarmente gli accordi di Atene del 1988, che richiedono l’interruzione dell’attività militare nell’Egeo tra luglio e settembre per evitare danni turismo. Il ministro degli Esteri greco Nikos Dendias ha definito “estremi” i commenti dei funzionari turchi, mentre il parigrado turco lancia strali sul gas.

 

Come è noto il nuovo gasdotto Eastmed, che collegherebbe Israele al Salento per via delle nuove scoperte nella zona (Zohr, Leviathan, Glauko), è avversato dalla Turchia perché non ne beneficerebbe, dal momento che nessuna legge o trattato internazionale le dà accesso a quelle acque. Per questa ragione l’occidente sta tentennando.

 

La componente interna

recep tayyip erdogan colloqui per la pace in ucraina

Il competitor più accreditato di Erdogan alle prossime elezioni è stato arrestato poche settimane fa: Canan Kaftancioglu, leader dei progressisti e in grado di rappresentare l’alternativa rosa al potere decennale dell’attuale presidente è stata condannata a 5 anni di reclusione per aver insultato il presidente e lo stato durante una manifestazione pubblica. Coordinava a Istanbul il Partito popolare repubblicano (CHP) e nel 2019 è stata regista della vittoria del sindaco Imamoglu, primo volto non erdoganiano negli ultimi 25 anni.

 

I metodi di governo sempre più autoritari sono stati descritti nel nuovo libro di Dimitar Bechev, “La Turchia sotto Erdogan”, da cui emerge un presidente che non dovrebbe vedere in pericolo la propria rielezione, ma ciononostante una buona fetta di elettorato (soprattutto fra i più giovani) non è soddisfatta sia del piglio presidenziale alla voce libertà, sia dell’inflazione galoppante che sta zavorrando famiglie e imprese ben prima della guerra in Ucraina. Lo dimostrano i dati della lira turca e delle condizioni generali dell’economia del Paese.

 

erdogan negoziati tra russia e ucraina in turchia

Sempre alla voce libertà fanno specie le nove cancellazioni di concerti delle ultime settimane, apparentemente per motivazioni burocratiche, ma secondo alcuni analisti legati ancora una volta al rischio che la musica possa veicolare messaggi di libertà: a Kocaeli è stato cancellato lo spettacolo della cantante curda di fama internazionale Aynur Dogan a causa di un’ispezione che avrebbe rilevato irregolarità organizzative. Il duo folk dei fratelli Metin e Kemal Kahraman ha perso una data a Mus perché lo spettacolo è stato ritenuto inappropriato.

 

Stessa sorte anche per Stêrka Karwan, una band curda e per Niyazi Koyuncu, fratello del famoso cantante del Mar Nero Kaz?m Koyuncu, che “non condivide le opinioni e i valori delle istituzioni”.

 

ZELENSKY ERDOGAN PUTIN

Censura digitale

La Turchia è al 149° posto su 180 Paesi per libertà dei media, secondo il report redatto a maggio da Reporter senza frontiere (RSF). Sul punto si registra un’iniziativa parlamentare in stile russo per punire con la reclusione fino a tre anni per aver divulgato notizie false, ma senza specificare chi dovrà accertare la veridicità di un articolo, di un post sui social o di un servizio giornalistico.

 

Lo scorso dicembre Erdogan aveva epitetato i social media come una delle principali minacce alla democrazia. La nuova legge che prende il nome di “censura digitale” prevede pene detentive da uno a tre anni per chiunque diffonda pubblicamente informazioni false sulla sicurezza nazionale, l’ordine pubblico o la salute pubblica e che creino ansia, paura o panico tra la popolazione o disturbino la quiete pubblica.

 

putin erdogan gustano un cornetto

Secondo i promotori della legge il modello seguito è quello già in vigore in Usa o Germania, ma non si trovano affinità giuridiche nei due paesi, dove non è bloccato per nessuna ragione l’accesso ai social media. In Francia e negli Usa esiste un provvedimento che prende di mira la disinformazione elettorale ma niente a che vedere con la nuova legge turca.

ERDOGAN PUTIN

Ultimi Dagoreport

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...

giorgia meloni trump viviana mazza netanyahu

DAGOREPORT – PERCHÈ È PIÙ FACILE PARLARE CON L’UOMO PIÙ POTENTE (E DEMENTE) DEL MONDO CHE CON GIORGIA MELONI? - PORRE UNA DOMANDINA ALLA "PONTIERA IMMAGINARIA" DEI DUE MONDI È PRATICAMENTE IMPOSSIBILE, MENTRE CON TRUMP BASTA UNO SQUILLO O UN WHATSAPP E QUELLO…RISPONDE – L'INTERVISTA-SCOOP AL DEMENTE-IN-CAPO, CHE LIQUIDA COME UNA SGUATTERA DEL GUATEMALA LA PREMIER DELLA GARBATELLA, REA DI AVER RESPINTO L'INAUDITO ATTACCO A PAPA LEONE, NON E' FRUTTO DI CHISSA' QUALE STRATEGIA DI COMUNICAZIONE DELLA CASA BIANCA, MA SOLO DELLA DETERMINAZIONE GIORNALISTICA DELL'INVIATA DEL "CORRIERE", VIVIANA MAZZA, CHE L'HA TAMPINATO E SOLLECITATO AD APRIRE LE VALVOLE – E' PASSATO INVECE QUASI INOSSERVATO IL SILENZIO SPREZZANTE DI NETANYAHU VERSO MELONI CHE HA FINALMENTE TROVATO IL CORAGGIO DI SOSPENDERE IL PATTO DI DIFESA ITALIA-ISRAELE - TRA UN BOMBARDAMENTO E L'ALTRO DEL LIBANO, IL GOVERNO DI TEL AVIV HA DELEGATO UN FUNZIONARIO DI TERZO LIVELLO PER AVVERTIRE CHE “L’ITALIA HA MOLTO PIÙ BISOGNO DI NOI DI QUANTO NOI ABBIAMO BISOGNO DI LORO''...

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni pier silvio nicola porro paolo del debbio tommaso cerno

DAGOREPORT - MARINA BERLUSCONI NON È MICA SODDISFATTA: AVREBBE VOLUTO I SUOI FEDELISSIMI BERGAMINI E ROSSELLO COME CAPOGRUPPO, MA HA DOVUTO ACCETTARE UNA MEDIAZIONE CON IL LEADER DI FORZA ITALIA, NONCHE' MINISTRO DEGLI ESTERI E VICE PREMIER, ANTONIO TAJANI - LA CACCIATA DEL CONSUOCERO BARELLI, L'AMEBA CIOCIARO NON L'HA PRESA PER NIENTE BENE: AVREBBE INFATTI MINACCIATO ADDIRITTURA LE DIMISSIONI E CONSEGUENTE CADUTA DEL GOVERNO MELONI – AL CENTRO DELLA PARTITA TRA LA FAMIGLIA BERLUSCONI E QUELLO CHE RESTA DI TAJANI, C’È IL SACRO POTERE DI METTERE MANO ALLE LISTE DEI CANDIDATI ALLE POLITICHE 2027 – PIER SILVIO SUPPORTA LA SORELLA E CERCA DI “BONIFICARE” LA RETE(4) DEI MELONIANI DI MEDIASET GUIDATA DA MAURO CRIPPA (IN VIA DI USCITA), CHE HA IN PRIMA FILA PAOLO DEL DEBBIO E SOPRATTUTTO NICOLA PORRO (SALLUSTI SI E' INVECE RIAVVICINATO ALLA "FAMIGLIA") – RACCONTANO CHE IL VOLUBILE TOMMASINO CERNO-BYL SI E' COSI' BEN ACCLIMATATO A MILANO, ALLA DIREZIONE DE "IL GIORNALE", CHE PREFERISCA PIU' INTRATTENERSI CON I “DIAVOLETTI” DELLA BOLLENTE NIGHTLIFE ''A MISURA DUOMO'' CHE CON GLI EDITORI ANGELUCCI…

xi jinping donald trump iran cina

DAGOREPORT – LA CINA ENTRA IN GUERRA? L’ORDINE DI TRUMP DI BLOCCARE "QUALSIASI NAVE CHE TENTI DI ENTRARE O USCIRE DALLO STRETTO DI HORMUZ E DAI PORTI IRANIANI" NON POTEVA NON FAR INCAZZARE IL DRAGONE, PRINCIPALE ACQUIRENTE DI GREGGIO IRANIANO – SE NON VIENE REVOCATO IL BLOCCO, PECHINO MINACCIA DI FAR SALTARE L’ATTESO INCONTRO AL VERTICE CON XI JINPING, IN AGENDA A MAGGIO A PECHINO - DI PIU': IL DRAGONE SI SENTIRÀ AUTORIZZATO A RIBATTERE CON RAPPRESAGLIE POLITICHE CHE POTREBBERO TRASFORMARSI IN RITORSIONI MILITARI - L'ARABIA SAUDITA IMPLORA TRUMP DI FINIRLA DI FARE IL VASSALLO DI ISRAELE E DI TORNARE AL TAVOLO DEI NEGOZIATI CON L'IRAN. RIAD TEME CHE TEHERAN POSSA SCHIERARE I SUOI ALLEATI HOUTHI IN YEMEN PER BLOCCARE LO STRETTO DI BAB AL-MANDEB, UN'ARTERIA VITALE CHE TRASPORTA IL 10% DEL COMMERCIO GLOBALE TRA L'ASIA E I MERCATI EUROPEI ATTRAVERSO IL CANALE DI SUEZ, DETTA "PORTA DELLE LACRIME"…

meloni orban trump netanyahu papa leone

DAGOREPORT - REFERENDUM, GUERRA DEL GOLFO, ORBAN, PAPA LEONE: UNA BATOSTA DOPO L'ALTRA. IL BLUFF DEL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA È GIUNTO AL CAPOLINEA: MEJO PRENDERE LE DISTANZE DA TRUMP E NETANYAHU, DUE TIPINI CON GROSSI PROBLEMI DI SALUTE MENTALE, PRIMA DI ANDARE A FAR COMPAGNIA AI GIARDINETTI AL SUO AMICO ORBAN - SOLO L'EROSIONE DEI CONSENSI LE HA FATTO TROVARE IL CORAGGIO DI CONDANNARE,  DOPO UN TRAVAGLIO DI SETTE ORE, IL BLASFEMO ATTACCO DEL SUO "AMICO" DI WASHINGTON AL PONTIFICATO DI PAPA PREVOST (SUBITO BASTONATA DA TRUMP: "SU DI LEI MI SBAGLIAVO") - OGGI E' STATA COSTRETTA A PRENDERE LE DISTANZE DAL "BOMBARDIERE" NETANYAHU, ANNUNCIANDO LA SOSPENSIONE DEL RINNOVO DEL PATTO DI DIFESA CON ISRAELE (ARMI, TECNOLOGIA, INTELLIGENCE) – CHISSÀ SE IL RINCULO INTERNAZIONALE DELLA DUCETTA AZZOPPATA RIUSCIRA' ANCORA AD ABBINDOLARE GLI ITALIANI….

donald trump papa leone xiv marco rubio jd vance andrea riccardi

DAGOREPORT - È FINITA LA PRESIDENZA TRUMP, È INIZIATO IL PONTIFICATO DI LEONE! SI MUOVE LA “RETE” VATICANA LEGATA ALL’AMERICA LATINA PER “NEUTRALIZZARE” IL BIS-UNTO DEL SIGNORE - IL RUOLO DI MARCO RUBIO, CATTOLICO E FIGLIO DI ESULI CUBANI CHE, A DIFFERENZA DEL NEO-CONVERTITO JD VANCE CHE HA AGGIUNTO BENZINA AL DELIRIO BLASFEMO DI TRUMP ("IL PAPA SI ATTENGA AI VALORI MORALI"), È RIMASTO IN SILENZIO, IN ATTESA SULLA RIVA DEL FIUME DI VEDERE GALLEGGIARE A NOVEMBRE, ALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IL CIUFFO DEL TRUMPONE - IN CAMPO LA COMUNITA' DI SANT’EGIDIO CON LA SUA POTENTE RETE DI WELFARE E DIPLOMAZIA - IL PROSSIMO SCHIAFFO DI LEONE AL TRUMPISMO CRIMINALE: DOPO AVER DECLINATO L'INVITO A CELEBRARE IL 250° ANNIVERSARIO DELL'INDIPENDENZA AMERICANA ALLA CASA BIANCA, IL 4 LUGLIO DEL 2026 PREVOST VISITERÀ LAMPEDUSA. UN POSTO E UNA DATA DI SICURO NON SCELTI PER CASO...