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UNA DRAG QUEEN D'EGITTO – ANA MASREYA SEDUCE NEW YORK. PER ANNI HA FINTO DI ESSERE UN “MACHO” - SOLO DA UN ANNO HA DECISO DI “SPOGLIARSI” E COSTRUIRE UNO SPETTACOLO IN CUI MESCOLA NEFERTARI E LE REGINE ARABE CON LA SUA VOCAZIONE DI DRAG QUEEN: “HO CREDUTO PER MOLTO TEMPO CHE SAREI ANDATA ALL’INFERNO E CHE IL DIAVOLO FOSSE DENTRO DI ME…”

DAGONEWS

 

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Ana Masreya lavora di giorno in un’agenzia che scova talenti a Midtown East: ha poi solo due ore per trasformarsi e riprendersi in mano quella che sente essere la parte più vera di se stessa. Lei è una drag queen nata e cresciuta al Cairo che per anni ha nascosto al mondo la sua vera identità: ma adesso ha trovato il coraggio per esibirsi in uno spettacolo in cui mixa le sue origini egiziane con i lustrini e le paillettes.

 

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Sul palco, Ana, il cui nome da drag queen significa "Sono una donna egiziana" in arabo, indossa tacchi a spillo e ha sempre un asso nella manica sul palco. Le sue esibizioni stupiscono tutti e in pochi riescono a credere che lei si esibisca da solo un anno. Cresciuto al Cairo, dove le persone gay continuano a essere perseguitate, Ana, che si identifica come maschio e usa entrambi i pronomi maschili e femminili, viveva chiusa nella sua casa e si sforzava di essere un "macho" come tanti uomini intorno a lei.

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Questo le ha impedito di capire la sua sessualità. «Ho creduto per molto tempo che sarei andata all’inferno e che il diavolo fosse dentro di me», ha detto. Dopo essersi trasferita negli Stati Uniti per il college, Ana ha scoperto "RuPaul's Drag Race" e si è resa conto di aver trovato la sua vocazione . Ma c’è voluto tempo per salire sul palco e liberarsi dalla paranoia e dalla vergogna che si portava dentro.

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Quando alla fine ha fatto il suo debutto da drag queen nell'estate scorsa, si sentiva come un'estranea tra le altre “regine” che lavoravano a New York City. Ma alla fine è riuscita a costruire uno spettacolo incredibile, durante il quale mette in scena  un'esibizione «ispirata da un insieme completamente diverso di influenze culturali».

 

Ha immaginato una sorta di cabaret nordafricano e mediorientale che celebrasse la diversità e fondesse il suo amore per il mondo delle drag queen con il suo amore per la cultura egiziana e le regine e le principesse del mondo arabo. Quello che voleva era creare uno spettacolo in cui le persone come lei potessero sentirsi a proprio agio nella propria “pelle”. E così, ad aprile, è nato lo show e adesso per lei sono solo applausi.

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