aldo cazzullo mussolini capobanda

IL DUCE IMMAGINARIO E QUELLO REALE, SPIETATO FIN DA SUBITO – UN ESTRATTO DAL NUOVO LIBRO DI ALDO CAZZULLO “MUSSOLINI IL CAPOBANDA” – “C’È LA MAGGIORANZA DEGLI ITALIANI CHE CREDE, O A CUI PIACE CREDERE, IN UNA STORIA CONSOLATORIA, AUTOASSOLUTORIA: FINO AL 1938 MUSSOLINI LE AVEVA AZZECCATE TUTTE; E TUTTI GLI ITALIANI ERANO FASCISTI. IN REALTÀ, NON È ANDATA COSÌ…” – “È TEMPO DI RACCONTARE, E DIMOSTRARE, CHE MUSSOLINI ERA DIVERSO DALL'IDEA CHE CE NE SIAMO FATTI. CHE DEL FASCISMO NOI ITALIANI DOVREMMO VERGOGNARCI”

Estratto di “Mussolini il capobanda”, di Aldo Cazzullo (ed. Mondadori), pubblicato dal “Corriere della Sera”

 

mussolini il capobanda aldo cazzullo mondadori

Cent' anni fa, in questi stessi giorni, la nostra patria cadeva nelle mani di una banda di delinquenti, guidata da un uomo spietato e cattivo. Un uomo capace di tutto; persino di far chiudere e morire in manicomio il proprio figlio, e la donna che l'aveva messo al mondo.

 

Oggi in Italia ci sono gli estimatori di Mussolini: pochi, ma non pochissimi. Troppi. Poi ci sono gli antifascisti convinti: molti, ma non moltissimi. E poi c'è la maggioranza. Che crede, o a cui piace credere, in una storia immaginaria, consolatoria, autoassolutoria.

 

La storia più o meno è questa: fino al 1938 Benito Mussolini le aveva azzeccate tutte; e tutti gli italiani erano fascisti. Certo, il Duce aveva avuto la mano pesante con gli oppositori; ma insomma quando ci vuole ci vuole; in fondo non ha ammazzato nessuno, o quasi. Amante delle arti e delle donne, bonificatore di paludi, demolitore di anticaglie e costruttore di nuovi quartieri: un capo pieno di virtù. Peccato solo la sbandata per Hitler, le leggi razziali, la guerra fatta per raccogliere «qualche migliaia di morti» ed essere ammessi al tavolo della pace.

 

mussolini

Peccato, davvero. In realtà, non è andata così. E non solo perché i tedeschi avrebbero fatto volentieri a meno del nostro ingresso in guerra: sapevano di doverci sostenere su ogni fronte, come poi hanno fatto - dall'Africa alla Grecia - perdendo tempo, risorse e uomini preziosi. E non solo perché la frase sulle «migliaia di morti» tradisce una volgarità d'animo e un cinismo rivoltanti.

 

La guerra non fu un incidente di percorso o un errore tattico. La guerra era insita nel fascismo e nella testa di Mussolini fin dal primo giorno. Il fascismo nasce con la guerra e muore (purtroppo non del tutto) con la guerra.

 

aldo cazzullo

L'idea della violenza come levatrice della storia, della guerra come modo di imporre una nazione su un'altra, e una razza sull'altra, accompagna il fascismo dalla sua nascita alla sua morte (apparente). Il germe del fascismo è già negli spaventosi massacri della Prima guerra mondiale - «trincerocrazia!» ringhia il Duce -, e nei torbidi dei primi anni del dopoguerra, segnati dagli scioperi rossi e dalla durissima reazione nera.

 

gennaro sangiuliano giorgia meloni aldo cazzullo foto di bacco

Mussolini prende il potere con la violenza, a prezzo di centinaia di vittime, e lo mantiene con la forza. Commette crimini contro altri popoli: reprime la rivolta della Libia chiudendo donne e bambini nei campi di concentramento (40 mila morti); fa sterminare gli etiopi con il gas; fa bombardare paesi inermi in Spagna; poi ordina le sciagurate aggressioni alla Francia, alla Grecia, alla Russia, regolarmente terminate con disastrose sconfitte; non per colpa dei nostri soldati, ma dell'impreparazione, dell'insipienza, della miseria morale del regime che a parole aveva preparato la guerra per vent' anni, e poi aveva mandato centinaia di migliaia di italiani a congelare e a morire senza indumenti adatti, armi, viveri, financo scarpe. Anche questo è stato un crimine del Duce. Contro il suo stesso popolo.

Non solo.

mussolini istituto luce

 

Nel 1938, lo «statista» Mussolini e i suoi uomini avevano già provocato la morte di tutti i principali esponenti dell'opposizione: Giacomo Matteotti, Piero Gobetti, don Giovanni Minzoni, Giovanni Amendola - aggredito cento contro uno -, Carlo e Nello Rosselli. Avevano bastonato un prete, don Luigi Sturzo.

 

Avevano aggredito un santo, Piergiorgio Frassati. Avevano incarcerato uno statista vero, Alcide De Gasperi. Nessuno di loro era comunista. Anche se tra le vittime va ovviamente ricordato Antonio Gramsci, che si spense in clinica dopo tredici anni passati nelle carceri del regime, senza aver mai commesso un gesto violento, senza alcuna colpa che non fossero le sue idee.

 

aldo cazzullo saluta giorgia meloni foto di bacco (2)

Poi, certo, il fascismo non spuntò dal nulla. Lo stesso Gobetti lo definì «l'autobiografia della nazione». Seppe approfittare con spregiudicatezza del clima di paura creato dal «biennio rosso», seguito al trauma della Grande Guerra e alla rivoluzione bolscevica in Russia.

 

Molti liberali e molti cattolici si illusero di poterlo usare contro la sinistra, senza rendersi conto del mostro che avevano contribuito a rafforzare.

 

Certo, il fascismo ebbe anche consenso, in particolare negli anni segnati dalla conquista dell'Etiopia. Ma c'è un altro mito da sfatare. Non è vero che gli italiani sono stati tutti fascisti. È solo un'altra sciocchezza autoassolutoria.

 

ciano, ribbentrop, hitler, mussolini

È sempre difficile misurare il grado di consenso a una dittatura; quando non hai alternative, quando non voti se non per finta, quando devi prendere la tessera del partito per lavorare, quando devi fare attenzione a non parlare male del dittatore se no ti aspettano sotto casa e ti sfasciano la testa, ti umiliano davanti ai tuoi figli, ti tolgono casa, libertà, lavoro. Organizzare un'opposizione era quasi impossibile, pena il carcere, il confino, l'esilio. Anche per questo il numero degli antifascisti militanti fu ovviamente ridotto, pur se prezioso e significativo.

 

Ma se gli italiani fossero davvero stati tutti fascisti, che motivo c'era di mantenere una polizia politica e i tribunali speciali? Che ragione c'era di imporre un clima plumbeo e soffocante, di perseguitare gli omosessuali o chiunque venisse percepito come «diverso», di costringere gli italiani al rituale un po' retorico un po' ridicolo del sabato fascista? Senza dimenticare quel che subirono le donne, considerate «fattrici» e sottomesse agli uomini: non tutti ricordano che alle italiane fu di fatto proibito di lavorare fuori casa, rendersi indipendenti, decidere del proprio destino.

 

aldo cazzullo foto di bacco

La bonifica dell'Agro Pontino - iniziata prima del regime e terminata dopo -, la costruzione di qualche bella casa dell'architetto Terragni, ripagano gli italiani della vita agra che è stata loro imposta per oltre vent' anni, compresi tre anni di guerra mondiale e due di guerra civile? Per dirla con lo scrittore Carlo Fruttero: «I fascisti erano brutti. Tutti neri come corvi, i fez, i teschi, i manganelli, i pugnali, le brutalità. Orrendi». Neanche Carlo Fruttero era comunista, anzi. Era torinese, però; e a Torino la vendetta fascista fu particolarmente crudele.

 

Dopo la marcia su Roma, dopo aver preso il potere, gli squadristi sistemarono i conti con i quartieri e con le città che avevano loro resistito. Per prima cosa assaltarono San Lorenzo, presero i popolani che avevano tentato di fermarli e li scaraventarono giù dal balcone di casa: ci furono morti, decine di lavoratori rimasero paralizzati, con la spina dorsale spezzata.

 

adolf hitler e benito mussolini al vertice del brennero 18 marzo 1940

Poi devastarono i quartieri popolari di Torino, uccisero quattordici operai, forse più, legarono il segretario della Camera del Lavoro a un camion e lo trascinarono per le strade. Scene da Far West. Da delinquenti in senso tecnico. Il tutto sapendo di avere le spalle coperte dal regime che avevano instaurato. Si può immaginare qualcosa di più vigliacco, di più odioso? Purtroppo, si può.

 

La razzia del ghetto di Roma fu opera dei nazisti. Ma ad andare a prendere gli ebrei di Venezia casa per casa - i bambini all'asilo, i vecchi negli istituti - furono fascisti italiani. Era la notte tra il 5 e il 6 dicembre 1943. Oltre trecento non sono mai tornati dai campi di sterminio, dove morirono più di ottomila ebrei italiani.

 

adolf hitler e benito mussolini a firenze

Del resto, fu lo stesso Mussolini a dirlo, in Parlamento: «Se il fascismo non è stato altro che una banda a delinquere, io sono il capo di questa banda a delinquere». Certo, lo diceva provocatoriamente. Ma come delinquenti si erano comportati i fascisti, fin dagli esordi. E come tali si comporteranno, con il coltello dalla parte del manico, fino al 25 aprile 1945.

 

«Capobanda» fu definito Mussolini dopo il delitto Matteotti dal socialista Filippo Turati, che lo conosceva bene. «Capobanda» lo definì vent' anni dopo il gerarca Giuseppe Bottai, che lo conosceva benissimo.

 

Si sente dire: i nazisti erano peggio. È vero. I nazisti erano una banda di criminali. Si riproponevano apertamente di eliminare il popolo ebraico, di sopprimere zingari e omosessuali, di uccidere i bambini down; e quando andarono al potere lo fecero. I pochi neonazisti, i tanti filofascisti, i tantissimi italiani che del nazifascismo hanno un'opinione indulgente non hanno forse mai sentito parlare di von Galen, che denunciò la strage dei bambini «non sani» che il regime stava perpetrando nella stessa Germania, e rischiò di finire impiccato.

 

marcia su roma

Von Galen non era comunista. Si chiamava Clemens August Ioseph Pius Emanuel, era figlio del conte Ferdinand Heribert Ludwig von Galen e di una contessa. Di mestiere faceva il vescovo di Muenster, e la denuncia la fece dal pulpito della meravigliosa cattedrale romanico-gotica. La reazione dei nazisti fu furiosa, qualcuno invocò la forca.

 

Fu Goebbels a far notare che impiccare un vescovo non era una buona idea. (E comunque, quando Sophia Scholl e altri studenti cattolici dell'università di Monaco furono sorpresi a distribuire volantini antinazisti, vennero arrestati, torturati e decapitati). Il caso - ma forse non il caso - volle che tra i più accaniti resistenti alla barbarie nazista ci fosse un generale francese, Charles de Gaulle.

marcia su roma

 

La persona che amava di più al mondo, sua figlia Anne, era affetta dalla sindrome di Down. Morì a vent' anni, tra le braccia dei genitori. Allora de Gaulle e la moglie Yvonne fondarono un istituto dove venissero accolti e seguiti i bambini che i nazisti sopprimevano. È utile ricordarlo; perché la scelta tra il nazifascismo e la democrazia non è una scelta tra destra e sinistra, ma tra civiltà e barbarie.

 

marcia su roma.

Con quei criminali tedeschi, e con il loro capo, i delinquenti italiani si allearono. Mussolini e i suoi accoliti copiarono da loro le odiose leggi contro gli ebrei (dopo aver già introdotto leggi razziste in Africa). Seguirono i nazisti in una serie di guerre di aggressione, condotte con l'eliminazione fisica dei prigionieri, dalla Jugoslavia alla Russia, e con la caccia sistematica agli ebrei, compresi i bambini e i neonati (ma a volte difesi dai nostri soldati, ad esempio in Francia). E rimasero loro fedeli sino all'ultimo giorno, quando l'Italia e la Germania erano diventati campi di battaglia, cosparsi da centinaia di migliaia di morti innocenti.

 

marcia su roma

Purtroppo, noi italiani ci siamo autoassolti da tutto questo. Dall'avere inventato un'idea - il fascismo - esportata in tutto il mondo, che ovunque sia andata al potere, anche dopo la Seconda guerra mondiale, ha significato carcere, polizia politica, soppressione degli oppositori, razzismo, xenofobia, predominio dell'uomo sulla donna.

 

Per dimenticarlo, per far finta che non sia andata così, ci siamo inventati una storia a nostra misura. Ci siamo immaginati un Duce lungimirante, virile, onesto, severo ma giusto, seduttore ma buon padre di famiglia, duro ma generoso. Uno «con due palle così».

 

Mussolini - marcia su Roma

È tempo di raccontare, e dimostrare, che Benito Mussolini era diverso dall'idea che ce ne siamo fatti. Che del fascismo noi italiani dovremmo vergognarci. Ma che per fortuna non tutti gli italiani sono stati fascisti. E che l'antifascismo non è «una cosa di sinistra»; è una cosa di tutti, è un valore in cui ogni italiano dovrebbe riconoscersi.

marcia su roma benito mussolini marcia su romamarcia su roma

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