consiglio di stato

ECCO CHI COMANDA IN ITALIA - ARRIVA "POTERE ASSOLUTO", IL NUOVO LIBRO DI SERGIO RIZZO SUI CENTO MAGISTRATI "CHE COMANDANO IN ITALIA" - IL LIBRO RIVELA L'OVVIO, CIOE' CHE A DECIDERE SUL SERIO NEL NOSTRO PAESE NON SONO NÉ I POLITICI NÉ I PUBBLICI MINISTERI MA QUEI DOTTI "MANDARINI", TOTALMENTE AUTOREFERENZIALI, CHE SCRIVONO LE LEGGI E DECRETANO COME APPLICARLE - SONO QUELLI CHE POSSONO CAMBIARE CON UNA SENTENZA IL DESTINO DI INTERI SETTORI DELL'ECONOMIA, FAR DECADERE UN PRESIDENTE DI REGIONE O ANNULLARE LA NOMINA DI UN PROCURATORE...

Goffredo Buccini per il "Corriere della Sera"

 

SERGIO RIZZO 19

Il fantasma di Attilio Brunialti non ha mai smesso, in fondo, di turbare i sonni dei suoi successori. Con la sua aura di astuzia e competenza, certo, qualità principali anche delle generazioni di consiglieri dopo di lui: le stesse doti che lo portarono a dirimere magistralmente, nel lontano 1907 (ancora in tempi di Non expedit e mangiapreti), una questione esplosiva sui crocefissi, da rimuovere o meno nelle scuole, grazie a un memorabile «escamotage evasivo» (il crocefisso, come la lavagna, «è suppellettile essenziale» in aula); ma anche col suo fardello di spregiudicatezza, che lo trascinò nel 1913 sotto accusa davanti ai suoi colleghi, per arbitrati opachi.

 

SERGIO RIZZO - POTERE ASSOLUTO

La medesima spregiudicatezza che, nella sua ultima fatica saggistica, Sergio Rizzo pare attribuire a una parte non proprio minore di chi riempie oggi (e ha riempito in tempi recenti) le stanze ovattate di Palazzo Spada, nella Roma antica del rione Regola. Un edificio cinquecentesco ignoto a tanti, eppure sede di un vero gnommero di poteri e sottopoteri incrociati in modo quasi mai illegale ma spesso e volentieri incestuoso, tra coincidenze di controllori e controllati, generose prebende e dorate remunerazioni: il Consiglio di Stato, organo decisivo nella risoluzione dei rapporti, talora assai conflittuali, tra Stato, amministrazioni pubbliche e privati.

 

Potere Assoluto, in uscita per Solferino in questi giorni, mette così a fuoco (e sul fuoco, nel senso di... graticola) « i cento magistrati che comandano in Italia »: e, comandando davvero, lontano dai riflettori della pubblica vanità, sono dunque spesso sconosciuti, tranne che agli addetti ai lavori. Rizzo ce li svela nella loro umanissima natura.

 

palazzo spada

A quindici anni da La Casta che, scritto con Gian Antonio Stella, gli valse la notorietà (denunciando come certa politica caricaturale fosse diventata oligarchia insaziabile) e, forse non casualmente, nel trentennale di Mani pulite, ci racconta come chi decide sul serio nel Belpaese non siano né i politici né i pubblici ministeri, tanto spesso in conflitto tra loro, ma quei dotti mandarini che alla politica sono assai prossimi e rappresentano «la scheggia più autoreferenziale della magistratura».

 

Quelli che scrivono leggi e decretano come applicarle. Hanno «in mano i ministeri», «che i ministri gli danno volentieri in gestione chiamandoli a fare i capi di gabinetto» grazie agli «incarichi fuori ruolo». Quelli che possono cambiare con una sentenza il destino di interi settori dell'economia nazionale, far decadere un presidente di Regione, annullare la nomina di un procuratore. Che arbitrano lucrosi arbitrati. E governano persino l'insopprimibile passione italica del calcio, tramite incarichi nelle corti federali. «Il Consiglio di Stato», sostiene Rizzo, «è il nocciolo duro del potere».

 

magistrati

Intendiamoci: in sé non c'è nulla di esecrabile nell'essere un fuoriclasse della dottrina e nello scalare, perciò, più in fretta i gradini che conducono a uno status di grand commis e perfino di riserva della Repubblica. E sarebbe puerile descrivere un ganglio essenziale dello Stato come una compatta consorteria di colendissimi furbacchioni.

 

Dunque, si tratta di capire e distinguere. Più ancora che in altri saggi di denuncia, Rizzo pare affrontare qui la questione soprattutto in termini di inopportunità e cortocircuito del potere: «La giustizia italiana ha un problema grande come una casa e fa finta di non vederlo... L'autoreferenzialità, è questo il problema, ha infettato in profondità tutte le magistrature mortificando l'efficienza e il merito. Con il paradosso che è la degenerazione di un principio sano, quello della separazione dei poteri e dell'autonomia dei magistrati».

 

CONSIGLIO DI STATO PALAZZO SPADA

E i più autoreferenziali di tutti (anche grazie al loro «Csm» ad hoc, il Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa) ci appaiono qui gli illustri inquilini di Palazzo Spada. Nel sostenerlo, Rizzo concede come di consueto pochissimo alla seduzione narrativa e offre invece al lettore tanta sostanza di cifre, sentenze e circostanze che, se pazientemente seguite, disegnano un ordito di grande efficacia. Senza rinunciare a qualche target maggiore, s' intende.

 

Come nel caso di Franco Frattini, già enfant prodige di lunghissimo corso della politica nazionale, fresco presidente del Consiglio di Stato e soprattutto fresco «quirinabile» caduto nella settimana rovente della rielezione di Mattarella soprattutto a causa di qualche vecchia dichiarazione russofila (piuttosto improvvida se riletta in costanza di crisi dell'Ucraina).

 

franco frattini

Rizzo ne viviseziona carriera, promozioni e arbitrati, ponendo in questione il criterio stesso di anzianità alla base della progressione di ruolo: «Dei trentatré anni e mezzo trascorsi dal giuramento come consigliere di Stato () ne ha passati decisamente più della metà in aspettativa, a fare politica».

 

E che politica: già celebrato ispiratore di quella «pistola caricata a salve» che fu nel 2004 la legge sul conflitto d'interessi così sensibile per Berlusconi, il nostro ottiene «la promozione in magistratura» (nel 2009, a presidente di sezione del Consiglio di Stato), mentre ne è fuori, essendo deputato del Popolo della Libertà e ministro degli Esteri nell'ultimo governo del Cavaliere. Con buona pace «per la separazione dei poteri».

magistrati

 

Non si pensi tuttavia che tanta attenzione sul dottor Sottile del berlusconismo sia dettata da malanimo. Sarà opportuno rammentare che Frattini sconta a Palazzo Spada il successo (che, come sempre predica Berlusconi, attira «invidia sociale», spesso tra colleghi e ricorrenti) e la notorietà, in una confraternita di potenti quasi sempre senza volto. Ma Rizzo è bipartisan, ne ha per tutti e per tante tristi vicende della nostra Italia.

 

LUCA PALAMARA

Dallo scandalo della P2, coi suoi diciotto magistrati irretiti da Gelli (di cui uno del Consiglio di Stato), alle più recenti imprese dell'avvocato Amara (pietra dello scandalo di innumerevoli fascicoli giudiziari); dalle cene di qualche giureconsulto rampante con l'immancabile Luca Palamara e col lobbista Fabrizio Centofanti, alle relazioni pericolose tra il penale e l'inopportuno che s' infilano nella carne viva di Palazzo Spada, fino (poteva mancare?) alla gara Consip che è una specie di sacro Graal dei trafficanti d'influenze italici.

 

magistrati

Poiché non tutto può essere indignazione, non manca un sorriso triste, infine, di fronte all'impresa da maratoneta di quel consigliere che corre la Roma-Ostia in un'ora e quaranta poco dopo aver proposto causa di servizio per un'ernia del disco provocata, a suo dire, «dall'aver sollevato pesanti fascicoli processuali». Fra tanti scranni occupati da terga autorevoli, uno strapuntino per Totò non poteva mancare.

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