gaia servadio

ESSERE GAIA SERVADIO: “BISOGNA SFIDARE A DUELLO IL MONDO POLITICALLY CORRECT, LA BUROCRAZIA PURITANA: È PICCOLA BORGHESIA CHE FINGE DI ESSERE ILLUMINATA” - LA SCRITTRICE E GIORNALISTA MORTA A 83 ANNI DETESTAVA IL PERBENISMO, LA PSICANALISI, IL CIBO BIOLOGICO, L'IPOCRISIA DEGLI INGLESI - PRESE LA TESSERA DEL PCI. SEGUÌ SUL CAMPO LA GUERRA DEI SEI GIORNI IN ISRAELE; INTERVISTÒ I PIÙ TEMIBILI MAFIOSI PER LA STAMPA INGLESE; STUDIÒ IL RUSSO E ANDÒ A STALINGRADO A RENDERE OMAGGIO AL SACRIFICIO DELL'ARMATA ROSSA. SI SPOSÒ DUE VOLTE E…

Livia Manera per il “Corriere della Sera”

gaia servadio William Mostyn-Owen

 

Detestava il perbenismo, la psicanalisi, la political correctness, il cibo biologico, Woody Allen, la supponenza, la «cafonaggine» del Ring di Vienna e l'ipocrisia degli inglesi. Amava la lingua dei francesi, l'eleganza dei siciliani, la mondanità, la sapienza, l'autoironia e tutto ciò che è Medio Oriente. Gaia Servadio, che si è spenta ieri in una clinica romana, è stata una delle più vulcaniche e affascinanti scrittrici e giornaliste italiane.

 

gaia servadio 3

E non solo perché nei suoi ottantatré anni ha pubblicato più di trenta libri tra romanzi, saggi e biografie, e una quantità di articoli e reportage in italiano e in inglese, per il Corriere della Sera , Il Mondo di Pannunzio, il Times o l'Observer . Ma perché la sua curiosità era un treno lanciato a tutta velocità verso i traguardi dell'avventura e della conoscenza. «Purtroppo a volte faccio delle sciocchezze per la fretta.

 

boris johnson e allegra mostyn owen

Ma almeno le cose faccio», diceva. Stare al passo con la sua produzione non era impresa per i deboli di cuore. Solo negli ultimi sette anni ha pubblicato cinque libri: dall'autobiografia Raccogliamo le vele (Feltrinelli 2014), alla saga Giudei (Bompiani 2021), ispirata alla propria famiglia. «Sono figlia della guerra», diceva. Quando parlava dell'infanzia, ricordava «la povertà indecente» degli anni passati a nascondersi, i cappottini fatti per lei e la sorella Pucci con le fodere delle poltrone, gli amici di Padova che si vergognavano della loro ebraicità, la morte e le macerie di fronte alle quali sua madre ripeteva «bambine, non guardate», e la nonna e la bisnonna uccise ad Auschwitz. A 15 anni era andata a studiare arte a Londra e non aveva perso tempo.

gaia servadio con i figli allegra e owen

 

Con la sua vivacità, la sua bellezza e certi spaghetti con le zucchine, si fece amici che le aprirono molte porte. Eppure, ammetteva, «dopo la prima cotta per l'Inghilterra, dietro la vernice del fair-play scoprivi l'ipocrisia, muffe di corruzione, bitumate di silenzio». E tuttavia da quel Paese si sentiva «tutelata».

 

Anche se per la Brexit aveva solo indignazione. Nel 1967 pubblicò con Feltrinelli un romanzo osé - Tanto gentile e tanto onesta - che diventò un bestseller internazionale. Prese la tessera del Pci. Seguì sul campo la guerra dei Sei Giorni in Israele; intervistò i più temibili mafiosi per la stampa inglese; studiò il russo e andò a Stalingrado a rendere omaggio al sacrificio dell'Armata Rossa.

 

gaia servadio 2

Si sposò due volte: la prima con l'elegante, colto e ricchissimo storico dell'arte Willy Mostyn-Owen, il cui padre si era raccomandato che «poteva sposare chi voleva, purché non fosse straniera, comunista o ebrea»; la seconda con un cugino del primo marito, il più amabile dei gentiluomini gallesi, Hugh Myddelton Biddulph. I due figli maschi, Owen e Orlando, le hanno dato cinque nipoti che adorava. La figlia Allegra, erede della sua bellezza, è stata la prima moglie di Boris Johnson.

 

gaia servadio

Come Gaia Servadio riuscisse a scrivere tanto, e nel frattempo a imbandire la tavola della sua casa di Belgravia per «il meglio di Londra», era un mistero. Forse, di nuovo, la chiave era la fretta e uno spavaldo disinteresse per il perfezionismo; una cucina-sala da pranzo assai caotica; una conversazione brillante; molto vino e molta allegria. Da quel salotto sono passati Bernardo Bertolucci e Claudio Abbado, Eric Hobsbawm e Al Alvarez, Denis Mack Smith e Antonia Fraser, Isaiah Berlin e Vittorio e Camilla Adami, Inge Feltrinelli e John Pope-Hennessy.

 

«Lo strano mestiere che mi ero scelta mi aveva portato a infilarmi in situazioni che a volte mi trasformavano la vita». In quelle «terre incognite» nacque l'amicizia con Mary McCarthy, Claire Bloom e Philip Roth, Francis Bacon e Jonathan Kent. Gli amori furono molti. Poi, come mi confessò in un'intervista «questa cosa degli innamoramenti se dio vuole si è spenta. Che seccatura. Perché essere innamorati rende insicuri, vorresti essere più bella, più giovane, una fatica».

 

allegra mostyn owen e boris johnson

E diceva: «Bisogna sfidare a duello il mondo politically correct, la burocrazia puritana: è piccola borghesia che finge di essere illuminata». Poi se la prendeva con un'altra delle sue bestie nere, e chiamava la psicanalisi la penitenza della borghesia. E così facendo tradiva il segreto di quella sua forza straordinaria: guardare sempre avanti e non fermare mai il treno.

Roth e gaia servadiogaia servadiogaia servadio e gianni agnelli gaia servadio lawrence olivier x GAIA SERVADIO gaia servadioGAIA SERVADIO gaia servadiogaia servadioGAIA SERVADIO gaia servadio gaia servadio

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte giorgia meloni rocco casalino

DAGOREPORT - QUESTA VOLTA, ROCCO CASALINO HA RAGIONE: ELLY SCHLEIN SULLA QUESTIONE ATREJU “HA SBAGLIATO TUTTO” - LA GRUPPETTARA DEL NAZARENO, CHIEDENDO UN FACCIA A FACCIA CON GIORGIA MELONI, HA DIMOSTRATO DI ESSERE ANCORA UNA VOLTA UN’ABUSIVA DELLA POLITICA. HA SERVITO SUL PIATTO D’ARGENTO ALLA DUCETTA L’OCCASIONE DI FREGARLA, INVITANDO ANCHE GIUSEPPE CONTE PER UN “THREESOME” IN CUI LA PREMIER AVREBBE SPADRONEGGIATO – IN UN CONFRONTO A TRE, CON ELLY E PEPPINIELLO CHE SI SFANCULANO SULLA POLITICA INTERNAZIONALE, DAL RIARMO ALL’UCRAINA, E FANNO A GARA A CHI SPARA LA “PUTINATA” O LA “GAZATA” PIÙ GROSSA, LA DUCETTA AVREBBE VINTO A MANI BASSE – QUEL FURBACCHIONE DI CONTE NON SI TIRA INDIETRO: NONOSTANTE LA DEM SI SIA SFILATA, LUI CONFERMA LA SUA PRESENZA AL DIBATTITO: "MI DISPIACE DEL FORFAIT DI ELLY, PER ME È IMPORTANTE CHE CI SIA UN CONFRONTO E POTEVAMO FARLO ANCHE INSIEME. POTEVAMO INCALZARE LA PREMIER..."

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…