in corea del sud controlli anche drive in coronavirus

FACCIAMO COME LA COREA DEL SUD – COME MAI NEL PAESE ASIATICO CI SONO STATI SOLO 66 MORTI SU 7889 CONTAGI? SEMPLICE, FANNO TAMPONI A TAPPETO, TRACCIANO I CONTAGIATI CON IL GPS E USANO L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE – IL RISCHIO È CHE FINITO IL LOCKDOWN SI POSSA ESSERE PUNTO E A CAPO. MA NOI SIAMO PIÙ VICINI AL MODELLO WUHAN CHE A QUELLO DI SEUL… – I DATI A CONFRONTO

 

 

1 – TAMPONI A TAPPETO E TECNOLOGIA L’ITALIA SEGUE IL MODELLO COREA

Francesco Malfetano per “il Messaggero”

 

sanificazione in corea del sud

«Basta avere solo 4 casi isolati di contagio da Covid-19, anche in parti diverse di un territorio, per ricominciare da capo». A sostenerlo è un paper realizzato da alcuni studiosi inglesi e pubblicato ieri su Lancet, tra le più autorevoli riviste scientifiche al mondo. «Ciò suggerisce che correremo un rischio fortissimo non appena abbasseremo la guardia dopo questo lockdown scolapasta. Per questo dovremmo iniziare a pensare anche una strategia diversa, come quella utilizzata in Corea del Sud dove dopo l'esplosione iniziale la curva dei contagi ha iniziato a flettere. Finora sono morti 66 pazienti su 7889» contro i 1016 decessi italiani a fronte di 15113 contagi. Ad utilizzare lo studio come esempio per spiegare la situazione in cui l'Italia potrebbe ritrovarsi, è invece Fabio Sabatini, professore di politica economica della Sapienza Università di Roma che, giustamente, sottolinea di «non essere un virologo» ma solo «uno che ha visto dati e informazioni».

in corea del sud tutti con le mascherine

 

In pratica per Sabatini, che fa ampio riferimento a una conferenza stampa sul caso coreano tenuta dall'Oms, c'è il rischio che «se non si tracciano i contagiati e la loro rete di contatti al fine di isolarli e curarli» o «se non intervengono nuovi fattori esogeni a rallentare l'epidemia come il caldo o una mutazione del virus» questa possa ripartire. Un'ipotesi che invece le autorità di Seul avrebbero scongiurato puntando su informazione aperta, partecipazione pubblica e test a tappeto.

in corea del sud controlli anche drive in

 

L'ANALISI

Tre pilastri «da cui possiamo imparare molto» ha spiegato il docente nel post su Facebook a cui ieri ha affidato una prima analisi del fenomeno. Anzitutto «le informazioni sono trasmesse continuamente attraverso conferenze stampa e comunicati dettagliati (molto diversi dai nostri stringati bollettini di guerra)». Una trasparenza che rassicura le persone e le rende più cooperative.

paziente sospetto a daegu, corea del sud

 

In secondo luogo il Korean Center for Disease Control (Kcdc), che ha guidato le operazioni fin dall'inizio dell'emergenza con i contagi della setta Shincheonji, «ha organizzato un formidabile sistema di raccolta di informazioni geolocalizzate per il tracciamento dei contatti dei contagiati». Hanno cioè sottoposto prima a test gli oltre 200mila membri della setta, poi quelli delle persone che avevano avuto a che fare con loro (ci sono collegamenti tra il 65% degli infetti) e infine di chiunque avesse sintomi. Non solo, nel mentre hanno invitato «i potenziali contagiati e i viaggiatori che entrano nel Paese» a scaricare «una app per riportare volontariamente ogni giorno eventuali sintomi e la propria posizione». In questo modo applicazioni come CoronaMap e Corona 100m hanno assunto un ruolo determinante, permettendo agli utenti di non frequentare aree pericolose.

disinfestazione nella metro di seul

 

I RISULTATI

Un sistema che ha dato «risultati eccellenti - continua - Il tasso di letalità è ora dello 0,7% (in Lombardia ha superato l'8%)». Se però il meccanismo ha funzionato è stato anche grazie al terzo pilastro della strategia e cioè ai test «mirati, rapidi e precoci» effettuati dal Kcdc. Sfruttando l'esperienza maturata con Sars e Mers (2003 e 2005) e le stazioni drive thru - check point in cui, senza scendere dall'auto, l'automobilista viene testato e riceve una risposta in dieci minuti - hanno raggiunto un ritmo di 20mila tamponi al giorno.

 

disinfestazione a daegu, in corea del sud, di fronte alla chiesa del gesu' shincheonji

In Italia ovviamente la situazione ora è diversa («sfuggita alla possibilità di controllo precoce») e il lockdown che darà risultati tra due settimane è «necessario» ma affiancare il sistema coreano al nostro potrebbe permettere di «conseguire risultati definitivi». Peraltro «sappiamo che la tecnologia per questi sistemi di tracciamento ce l'abbiamo già» conclude Sabatini.

 

LA PRIVACY

Probabilmente con la geolocalizzazione si aprirebbe una questione legata alla privacy ma se davvero i rischi sono quelli paventati dal paper inglese bisognerebbe almeno iniziare a parlarne.

test anche ai guidatori

 

2 – PIU’ TEST E NUOVA STRETTA SUI DIVIETI

Claudia Guasco per “il Messaggero”

 

Sono due le armi principali per sconfiggere il Covid-19. «Il distanziamento sociale. E va bene, questo l'abbiamo fatto. Ma se non tracciamo i contatti, quando mai fermiamo l'epidemia?». Il professor Massimo Galli, primario infettivologo del Sacco di Milano, ragiona da scienziato e affronta il virus con pragmatismo: il picco del contagio dipenderà dall'efficacia delle misure di contenimento, afferma, e «la politica del tampone solo a pazienti sintomatici potrebbe rivelarsi insufficiente».

 

Intanto però sono state varare disposizioni più stringenti in materia di mobilità e di stop alle attività. Le ritiene sufficienti, professore?

il leader della setta chiesa di gesu' shincheonji, lee man hee

«Credo si debba specificare meglio ciò che si è iniziato a fare, c'è un po' di confusione nelle indicazioni e sarebbe necessaria maggiore chiarezza a livello di articolazioni locali: quali vengono ritenute attività indispensabili tali da giustificare gli spostamenti? Inviterei chi di dovere a precisarlo alla svelta, in questo momento abbiamo bisogno di chiarezza e di unità. Le indicazioni generali vanno bene. La chiusura dei negozi, di bar e ristoranti è decisamente importante, ma la definizione delle attività che possono essere continuate va subito specificata».

 

grafico logaritmico curva contagi coronavirus

C'è qualcosa che, a suo avviso, non è stato ancora fatto ed è urgente?

«Due, in particolare, sono gli ambiti che dovrebbero essere implementati. Il fronte degli ospedali, che è sotto pressione rischia di sprofondare in una grave crisi. L'altro, fondamentale, riguarda la battaglia del virus sul territorio: dobbiamo contenere davvero l'epidemia, non possiamo pensare che gli ospedali possano farsi carico dei malati che arrivano. Questo aspetto va valutato con attenzione e bisogna agire con incisività».

moon jae in

 

Tracciando il maggior numero di contatti possibile.

«Uno studio, pubblicato il 28 febbraio sulla rivista The Lancet, rileva che considerando un tasso netto di riproduzione del 2.5, l'isolamento dell'80% delle persone che sono entrate in contatto con un paziente affetto da coronavirus permetterebbe di controllare il 90% dei focolai. Un altro parametro fondamentale è il tempo che intercorre tra insorgenza dei sintomi e isolamento: pur con l'isolamento dell'80% dei contatti, in questo modello matematico la probabilità di controllare il focolaio scende dall'89% al 31% se la quarantena avviene in ritardo, cioè circa otto giorni dopo i primi sintomi. Non solo. Il tasso netto di riproduzione del virus è tra 2 e 3 e secondo il modello sarebbe necessario rintracciare più del 70% dei contatti dei pazienti per controllare il focolaio».

personale sanitario scorta un malato di coronavirus a cheongdo, corea del sud

 

Lo stiamo facendo?

«Non abbastanza e la cartina di tornasole è il numero dei morti: 6,6%, più alto rispetto all'attuale 4,5% di Huan. Bisogna risalire a tutti coloro che sono stati in contatto con le persone malate, metterli in quarantena, seguire la comparsa o meno dei sintomi dell'infezione. L'impressione è che vere indagini epidemiologiche su tutti i contatti reali dei malati non vengano fatte. Certo non è facile, sia chiaro, la mia non è una critica. Non punto il dito contro nessuno, dico solo che per fare ciò è importante mobilitare di più la medicina territoriale, il ruolo dei medici di famiglia, sviluppare programmi di telemedicina dedicati ai pazienti in isolamento a casa. Il distanziamento sociale è fondamentale, ma il tracciamento è importante per uscirne prima».

coronavirus corea del sud

 

Gli ultimi dati mostrano un ulteriore aumento di malati e decessi. Siamo ancora lontani dal picco?

«I numeri prevedibilmente in progresso sono l'espressione di un'espansione dell'epidemia in termini di contagi già avvenuta. Poiché vengono forniti solo i dati dei pazienti sintomatici, e non sappiamo quanti asintomatici siano ancora in giro, considerato il trend di crescita al picco non siamo ancora arrivati»

coronavirus corea del sud tamponi a tutticorea del sud coronaviruscorea del sud coronaviruscorea del sud coronavirus

 

disinfettante sparato nell'aeroporto di incheon, in corea del sud

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