baby gang

FURTI, RISSE E SPACCIO: VIAGGIO NELLE BABY GANG CHE TERRORIZZANO IL NORD ITALIA, DA TORINO A MILANO - PROVENIENTI DAI QUARTIERI POPOLARI, DOVE ETNIE E NAZIONALITÀ SI MISCHIANO, LE BANDE DEI PISCHELLI SCIMMIOTTANO I RAPPER DEI GHETTO AMERICANI O DELLE BANLIEUE FRANCESI – LA PSICOLOGA: “QUESTI RAGAZZI SI VEDONO IN UN FUTURO PROSSIMO NELLA STESSA SITUAZIONE CHE VIVONO OGGI. NON VEDONO PROSPETTIVE, QUINDI ESORCIZZANO LE LORO PAURE CON LA FORZA…”

rissa baby gang nichelino

Lodovico Poletto per "la Stampa"

 

I primi usavano lo spray urticante per creare il caos. E nel caos rubare tutto quel che potevano. Ma ancora non li chiamavano baby gang. Gli ultimi fanno rapine in centro città, senza neanche provare a nascondere il viso. Organizzano risse. Maxi risse. Si muovono in branchi. Senza capi né regole. Dalla gang entri ed esci come e quando vuoi. «Bande fluide» le chiama chi se ne intende. Un giorno ci sei, il giorno dopo vai con altri a fare danni altrove. 

 

baby gang in brianza 6

I primi hanno fatto due morti e mille feriti cinque anni fa. Era giugno. C'era la finale di Champions League tra Real Madrid e Juventus proiettata su un maxi schermo nella piazza-salotto di Torino. La piazza San Carlo dei bar storici, delle banche, del passeggio. Spararono il gas e la gente fuggì, calpestando tappeti di vetri, cadendo, sfregiandosi. È perdendo la vita. Da allora è accaduto di tutto. Accade di tutto. 

baby gang

 

Eccola qui la Torino criminale che ha messo da parte le bande che sparavano in mezzo alla strada in guerre di camorra e mafia, ha accantonato come pezzi d'antiquariato i grandi rapinatori che assaltavano i furgoni portavalori con il kalashnikov in braccio e quelli che organizzavano i rapimenti. Le «baby gang» sono l'ultima emergenza criminale. Le «bande fluide» che ritrovi ovunque: a far rapine in centro, oppure la notte di capodanno a Milano a molestare e violentare le ragazze. 

baby gang

 

«Un fenomeno nato dal disagio sociale. Dall'esclusione. Dalla difficoltà di integrazione» dicono a Barriera di Milano, ex quartiere operaio diventato il simbolo di quanto sia complicata la strada verso l'inclusione e l'integrazione tra nuovi e vecchi torinesi. Case popolari e famiglie di ogni etnia. Corso Giulio Cesare come spina dorsale: in 500 metri trovi negozi gestiti da persone di almeno 30 nazionalità. Lì dietro, nelle strade traverse, sono nate e cresciute le prime baby gang. Il collante era musica. 

 

baby gang

Chi la faceva cantava - e ballava - il disagio. Imitava oppure clonava i trapper delle banlieue francesi più che quelli del Bronx. Insomma era più periferia e lungomare di Nizza che deserti metropolitani newyorchesi. C'era e c'è più francese come lingua comune in queste bande, più bambarà come lingua che unisce che spanglish. Al massimo trovi l'italiano mescolato all'arabo: una lingua nuova che ancora non è stata battezzata con un nome. 

 

baby gang

Ecco, bisogna partire da quel giorno in piazza San Carlo per parlare di baby gang. Allora erano ragazzini figli di gente arrivata dal Maghreb a caccia di soldi. Bisogna guardare a quella storia e poi fiondarsi al primo autunno di pandemia, quando le baby gang - da qualcosa di impalpabile, più intuito che dimostrato - diventano un fenomeno che puoi toccare la notte in cui assaltano il centro durante una manifestazione anti lockdown. 

 

baby gang

Ne arrestano una trentina, dai 15 ai 27 anni. Quella notte è stata la banlieue che è entrata in centro a Torino ed è andata a prendersi ciò che non può permettersi di comprare nei negozi. È la prima volta che - apertamente - si parla di nuove forme di criminalità minorile. Piccoli spacciatori di periferia che diventano altro. Hanno storie tutte uguali. Padri in galera oppure spariti. Sfratti in arrivo. Il lavoro che non c'è. 

 

E madri che fanno fatica a mettere insieme il pranzo con la cena lavando gli scalini dei palazzi del centro. E loro, i ribelli di seconda generazione, sono lì nel mezzo con il profilo Instagram zeppo di foto con la merce rubata. Che fanno i bulli e cantano con la musica sparata a tutto volume. «È un problema di criminalità, ma prima di tutto sociale. Vanno date risposte per evitare derive» diceva allora Luca Deri, presidente della Circoscrizione 7 di Torino. 

baby gang

 

Ma intanto le gang erano già formate. E poi si sono clonate anche in altre periferie. E nei Comuni della cintura. Dalle botte ai luna park, alle spedizioni punitive come quella di quasi 200 ragazzi che si affrontano a Nichelino il passo è breve. Sabato scorso in piazza c'erano da una parte le baby gang locali e dall'altra c'erano «quelli di Barriera» arrivati in massa con gli autobus della Gtt per vendicare un amico picchiato. 

 

baby gang

Baby gang che si muovono sulle note del trap torinese: «L'aroma del sangue che ho in bocca, le prime botte, le armi. E frate...». Per carità, questa è soltanto musica che prova a farsi strada. Ma tante volte diventa bandiera per la rivalsa. La forza del branco. Anzi dei branchi. «In un certo tipo di affermazioni emerge con chiarezza quella che chiamo "la sindrome dello specchietto retrovisore". 

 

baby gang

Questi ragazzi si vedono in un futuro prossimo nella stessa situazione che vivono oggi. Non vedono prospettive, quindi esorcizzano le loro paure con la forza: il senso è prendersi qualcosa che loro credono inarrivabile» commenta nelle pagine di cronaca di questo giornale Georgia Zara, docente del dipartimento di Psicologia dell'università di Torino. Che parla di «delinquenza fisiologica». Ma mai di allarme sociale. 

 

Eppure adesso le baby gang fanno paura. Più degli scippatori. Più degli spacciatori. Sono l'emergenza con la «E» maiuscola. In centro attorno alla zona dell'Università, vanno a caccia di ragazzini. Gli portano via tutto ciò che ha valore. Telefonini, ovvio. E poi giubbotti felpe firmate. Soldi. Ne hanno arrestati quattro o cinque, ma è poca roba. Uno va in galera e tre ne arrivano. 

BABY GANG 1

 

Sono maghrebini, per lo più. Parlano italiano. Abitano in zona Barriera. Baby gang fotocopia. Figlie - ideali - degli assaltatori del centro di un anno fa. Allora ne avevano presi una trentina. Ma quella notte in via Roma a saccheggiare erano molti, ma molti di più.

Ultimi Dagoreport

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - MPS, LA PARTITA È PIÙ APERTA CHE MAI - A MILANO SUSSURRANO UN’IPOTESI CHE AI PIÙ PARE PIUTTOSTO AZZARDATA: UN IMBUFALITO LOVAGLIO STAREBBE LAVORANDO PER PRESENTARE UNA SUA LISTA - I FONDI NON APPREZZEREBBERO POI L’ECCESSIVA “IMPRONTA” DI CALTAGIRONE SU FABRIZIO PALERMO, CHE POTREBBE ESSERE SUPERATO DA VIVALDI COME AD - NEMMENO LA CONFERMA DI MAIONE È COSÌ SCONTATA. E SI RAFFORZA L’IPOTESI, CALDEGGIATA DA MILLERI, DI CORRADO PASSERA COME PRESIDENTE - LOVAGLIO MOLTO INCAZZATO ANCHE CON GIORGETTI…

lovaglio meloni maione caltagirone mps mediobanca caltagirone

DAGOREPORT – POVERO LOVAGLIO, USATO E GETTATO VIA COME UN KLEENEX USATO. CHE FARÀ ORA L’AD DI MPS, (GIUSTAMENTE) FUORI DI SÉ DALLA RABBIA DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA LISTA PER IL VERTICE DEL “MONTE”, NONOSTANTE ABBIA PORTATO A TERMINE CON SUCCESSO IL RISANAMENTO DI MPS E IL RISIKO MEDIOBANCA ED OGGI SCARICATO A MO’ DI CAPRONE ESPIATORIO? IL “LOVAGLIO SCARICATO” È IMBUFALITO IN PRIMIS CON CALTAGIRONE, CHE GLI PREFERIREBBE COME CEO FABRIZIO PALERMO, MA ANCHE CON GLI “ANTIPATIZZANTI” SENESI ALLA SUA RICONFERMA: NICOLA MAIONE, PRESIDENTE DI MPS, E DOMENICO LOMBARDI, PRESIDENTE DEL COMITATO NOMINE – È UNA MOSSA INEVITABILE (AGLI ATTI DELLA PROCURA C'È L'INTERCETTAZIONE BOMBA CON "CALTA" IN CUI SI DANNO DI GOMITO: "MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE?"; "IL VERO INGEGNERE È STATO LEI"), MA RISCHIOSISSIMA: COSA USCIRÀ DALLA BOCCUCCIA DI UN INCAZZATISSIMO LOVAGLIO QUANDO SI RITROVERÀ SOTTO TORCHIO DA PARTE DEI PM DELLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGANO SUL “CONCERTONE”? AH, SAPERLO….

crosetto meloni mantovano mattarella caravelli

DAGOREPORT - SUL CAOS DEL VIAGGIO DI CROSETTO A DUBAI, SOLO TRE QUESTIONI SONO CERTE: LA PRIMA È CHE NON SI DIMETTERÀ DA MINISTRO, PENA LA CADUTA DEL GOVERNO (CROSETTO HA INCASSATO ANCHE LA SOLIDARIETÀ DI MATTARELLA, CHE OGGI L’HA RICEVUTO AL QUIRINALE) – LA SECONDA È LA GRAVE IDIOSINCRASIA DELLO “SHREK” DI CUNEO PER LA SCORTA: COME A DUBAI, ANCHE QUANDO È A ROMA VA SPESSO IN GIRO DA SOLO. LA TERZA, LA PIÙ “SENSIBILE”, RIGUARDA LA NOSTRA INTELLIGENCE: GLI 007 DELL’AISE, INVECE DI TRASTULLARSI CON GLI SPYWARE E ASPETTARE DI ESSERE AVVISATI DA CIA E MOSSAD, AVREBBERO DOVUTO AVVERTIRE CROSETTO, E GLI ALTRI TURISTI ITALIANI NEGLI EMIRATI, CONSIGLIANDO DI NON SVACANZARE TRA I GRATTACIELI DI DUBAI. E INVECE NISBA: SUL SITO DELLA FARNESINA, NON ERANO SEGNALATI RISCHI...

giorgia meloni trump iran

DAGOREPORT – GLI ITALIANI NON SOPPORTANO PIÙ IL BULLISMO DI TRUMP E SONO TERRORIZZATI DALLE POSSIBILI RIPERCUSSIONI DELLA GUERRA NEL GOLFO, TRA AUMENTO DELL’ENERGIA E L’ALLARGAMENTO DEL CONFLITTO. QUESTA INSOFFERENZA PUÒ FARE MALE A GIORGIA MELONI, CHE DI TRUMP È LA CHEERLEADER NUMERO UNO IN EUROPA, GIÀ CON IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO – LA DUCETTA SOGNAVA UNA CAMPAGNA ELETTORALE NON POLITICIZZATA, MA NORDIO E MANTOVANO HANNO SBRACATO TRA “MERCATO DELLE VACCHE”, “SISTEMA PARA-MAFIOSO”, “CATTOLICI CHE VOTANO SÌ”. ORA È COSTRETTA A METTERCI LA FACCIA, MA CON MODERAZIONE: UN SOLO COMIZIO, IL 12 MARZO, AL TEATRO PARENTI DI MILANO…