riccardo fuzio luca palamara

E FUZIO FU: "MI DIMETTO SUBITO. SI È DUBITATO DELLA MIA ONESTÀ" – IL PROCURATORE GENERALE DELLA CASSAZIONE LASCIA: “DOPO L' ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI È CAMBIATO IL CLIMA ALL'INTERNO DEL MIO UFFICIO. ORA SONO PIÙ LIBERO DI DIFENDERMI E DI CHIARIRE GLI EQUIVOCI SUI MIEI RECENTI RAPPORTI CON PALAMARA- IL MERCATO DELLE NOMINE TRA LE CORRENTI? NON MI SAREI MAI IMMAGINATO CHE…”

Liana Milella per la Repubblica

riccardo fuzio 1

 

«Qualcuno ha messo in dubbio la mia lealtà e onestà professionale, fino al punto di ipotizzare che avessi potuto celare le carte relative alle intercettazioni con Palamara. E questo era inaccettabile». Il procuratore generale della Cassazione Riccardo Fuzio lascia l' incarico. E a Repubblica spiega perché.

 

Prima le dimissioni congelate, oggi quelle definitive. Come mai?

«Dopo soli sei giorni dall' arrivo della notizia della mia iscrizione nel registro degli indagati di Perugia è saltato il presupposto per rimanere in ufficio fino al 20 novembre, come mi aveva chiesto il Csm. Mi faccio da parte perché solo così la titolarità dell' azione disciplinare passa legittimamente nelle mani del procuratore aggiunto».

 

Professionalmente cosa l' ha messa in crisi?

«Non credo che la mia professionalità di 42 anni possa essere oscurata da questa vicenda, che è ancora in via di chiarimento. E dico subito che giudico legittima e doverosa l' iscrizione di Perugia, ovviamente fatta salva la mia difesa in quella sede».

 

Si è sentito abbandonato dai suoi colleghi?

«Dopo l' iscrizione nel registro degli indagati è cambiato il clima all' interno del mio ufficio.L' incriminazione di un Pg è un fatto inedito nella storia della magistratura, e ciò avrebbe dovuto comportare un rinnovato sforzo di tenuta istituzionale, non nel mio interesse soggettivo, ma per la regolare prosecuzione dell' attività stessa dell' ufficio.

 

RICCARDO FUZIO SERGIO MATTARELLA

Questo purtroppo non è avvenuto, nonostante la lealtà di tutti i colleghi impegnati nel caso Palamara fino a quel momento avesse retto. Invece dopo, con condotte e atteggiamenti molteplici, ovviamente non di tutti, si è perfino posta in dubbio la mia onestà professionale fino a ipotizzare, da parte di alcuni, che avessi potuto celare le carte della mia conversazione con Palamara. Così assecondando anche le notizie non vere secondo cui non avrei firmato le azioni disciplinari nei confronti dei colleghi».

 

Si è sentito tradito?

«Non credo si debba parlare di tradimenti perché sappiamo quello che può vivere una procura in momenti così delicati. Ricordo di essere stato in servizio a Roma quando i colleghi di Milano, per il caso Squillante, hanno perquisito alcuni uffici della procura. Allora ho mantenuto una condotta lineare e trasparente per evitare ogni incomprensione e polemica. Anche oggi mi sarei aspettato meno allarmi e sospetti».

 

Si è dimesso per difendersi a Perugia dove le contestano la violazione del segreto?

«Ho compiuto un passo indietro anche per rispetto e lealtà verso i colleghi di Perugia e guadagnare la massima libertà nell' esercizio della mia difesa».

 

riccardo fuzio 2

Temeva un' azione disciplinare a sua volta?

«No, perché il contenuto della conversazione con Palamara era già a conoscenza del ministro della Giustizia, titolare con me del potere disciplinare. E perché non ho commesso nulla di male e sarò in condizione di chiarire gli equivoci sui miei recenti rapporti con Palamara».

 

Delle sue dimissioni definitive ha parlato con Mattarella?

«Desidero, per evidenti ragioni istituzionali, non coinvolgere la figura del capo dello Stato in questa vicenda. Né voglio trincerarmi dietro la sua autorevolezza e funzione».

L' incontro con Palamara, lei dice, sarebbe stato casuale. Lo avrebbe trovato sotto casa a sua insaputa.

 

Non poteva evitarlo?

«Questo sarà oggetto delle valutazioni del pm di Perugia, e quindi non devo, non posso e non desidero parlarne».

 

Ammette almeno di aver sbagliato a parlargli dell' inchiesta?

«Ribadisco che qualsiasi mia dichiarazione sarebbe gravemente inopportuna, ma colgo l' occasione per respingere l' ipotesi di un mio coinvolgimento nell' attività addebitata ai magistrati in sede disciplinare, ivi compreso Palamara».

 

RICCARDO FUZIO SERGIO MATTARELLA

Ma lei era amico di Palamara...

«Ho avuto e ho comprensione umana per la situazione in cui si trova. Posso immaginare quanto queste vicende lo colpiscano. Lo conosco bene essendo stato con lui fino a settembre 2018 nello stesso Csm».

 

Lei si era reso conto del mercato delle nomine tra le correnti?

«No, non mi sarei mai immaginato che potesse esistere il contesto che emerge dalle intercettazioni. E ho sempre pensato che le relazioni all' interno del Csm fossero improntate a onestà intellettuale.

Abbiamo contestato gli illeciti proprio per consentire che questo "mercato" venisse sottoposto al giudizio della sezione disciplinare».

 

riccardo fuzio

La sua militanza in Unicost è di vecchissima data. Come avete potuto accettare questo mercato?

«Ho sempre partecipato al dibattito dell' Anm e della mia corrente senza mai ricoprire cariche ma ispirandomi ai valori che troppo spesso vengono solo enunciati. Riconosco le difficoltà e le degenerazioni. Da componente del Csm negli anni 2010-2014 ho spinto per l' esame cronologico delle pratiche e sono stato contro i pacchetti di nomina blindati».

 

Capi delle procure decisi su input di esponenti politici. Una magistratura in ginocchio.

«Non è ammissibile che la scelta dei procuratori sia imposta dalla politica che si sostituisce al confronto trasparente tra laici e togati all' interno del Csm sulla base di rigidi profili di professionalità».

luca palamara 2008

 

Ammette che la magistratura si è inferta da sola un colpo durissimo sul piano della credibilità?

«Assolutamente sì. Lo spaccato delle relazioni pericolose tra componenti del Csm, altri magistrati ed esponenti politici determina una forte mancanza di fiducia e, di conseguenza, ha prodotto anche la "furia" verso la figura del Pg della Cassazione».

 

Cosa pensa dell' ipotesi del sorteggio di Bonafede?

«È uno dei sistemi che si erano ipotizzati. Al di là della sua costituzionalità o meno, credo che la ristrettezza del corpo elettorale abbia fatto raggiungere questo risultato per inerzia essendo falliti finora tutti gli altri sistemi».

riccardo fuzio e franco gabrielli

 

Ultimi Dagoreport

cnn fondo - ellison donald trump mark thompson jb pritzker

FLASH! – VENDUTA LA WARNER-DISCOVERY ALLA PARAMOUNT DI ELLISON, PER NON CADERE NELLE MANINE DI FORBICE DI DONALD TRUMP, L’85% DEI GIORNALISTI DELLA CNN SAREBBE PRONTO A USCIRE DAL GRUPPO E FONDARE UN’ALTRA EMITTENTE ALL-NEWS – I MILIARDI NECESSARI PER IL PROGETTO SAREBBERO PRONTI, FORNITI IN PARTE DAL GOVERNATORE DEMOCRATICO DELL’ILLINOIS, JB PRITZKER; CIO’ CHE ANCORA MANCA E’ CHI ASSUMERA’ LA GUIDA SUPREMA DELLA NUOVA NEWS MEDIA-COMPANY: IN POLE L’ATTUALE PRESIDENTE E CEO MARK THOMPSON….

porto di genova secolo xix silvia salis gianluigi aponte marco bucci michele brambilla

FLASH! – AVVISATE L’IRRITABILE GOVERNATORE DELLA LIGURIA, MARCO BUCCI, DI RASSEGNARSI: MICHELE BRAMBILLA RESTERÀ SEDUTO SULLA PRIMA POLTRONA DEL “SECOLO XIX”: PAROLA DELL’EDITORE ED ARMATORE DEI DUE MARI, GIANLUIGI APONTE – DOPO L’ERA SPINELLI-TOTI E LA NOMINA DI BUCCI ALLA PRESIDENZA DELLA REGIONE (GRAZIE ALL’INFLUENTE SINDACO DI IMPERIA, CLAUDIO SCAJOLA), IL PROGETTO DI APONTE DI TRASFORMARE IL PORTO DI GENOVA IN UN HUB PER IL SUO IMPERO DI NAVI SEMBRAVA ANDARE IN PORTO CON L’ACQUISIZIONE DEL “SECOLO XIX”, PER IL QUALE AVEVA SCELTO UN GIORNALISTA CONSERVATORE COME DIRETTORE, SICURO CHE SAREBBE ARRIVATO UN SINDACO DI DESTRA – ORA IL PIANO DI APONTE HA DUE PROBLEMI: UN SINDACO DI CENTROSINISTRA, SILVIA SALIS, E UN BRAMBILLA CHE NON AMA PORTARE IL TOVAGLIOLO SUL BRACCIO…

la stampa maurizio molinari alessandro de angelis luca ubaldeschi alberto leonardis

FLASH! – L’ACQUISIZIONE DE “LA STAMPA” DA PARTE DEL GRUPPO SAE DI ALBERTO LEONARDIS ALLE BATTUTE FINALI: IN CORSO LA NEGOZIAZIONE SUGLI ESUBERI E PRE-PENSIONAMENTI CON IL CDR DEL QUOTIDIANO TORINESE – PER LA DIREZIONE, SAREBBE IN POLE LUCA UBALDESCHI, GIÀ VICE DIRETTORE DE “LA STAMPA” ED EX DIRETTORE DEL “SECOLO XIX” (MA SI PARLA ANCHE DI GIUSEPPE DE BELLIS DI SKY TG24), CON MAURIZIO MOLINARI COME SUPERVISORE EDITORIALE; UNICA CERTEZZA, ALESSANDRO DE ANGELIS ALLA VICEDIREZIONE – IL CAPITOLO “REPUBBLICA” SI CHIUDERÀ LA SETTIMANA SUCCESSIVA AL VOTO DEL 23 MARZO SUL REFERENDUM DELLA GIUSTIZIA…

isola di kharg trump netanyahu hegseth rubio vance

DAGOREPORT – IL MONDO È SULL'ORLO DEL PRECIPIZIO: QUEI DUE GENI DEL MALE NETANYAHU E PETE HEGSETH VOGLIONO SPINGERE TRUMP A BOMBARDARE L'ISOLOTTO DI KHARG, NELLO STRETTO DI HORMUZ, DOVE PASSA IL 90% DEL PETROLIO IRANIANO – SAREBBE UN COLPO FATALE PER L'ECONOMIA DELLA CINA, PRINCIPALE ACQUIRENTE DEL GREGGIO DEGLI AYATOLLAH: IN CASO DI ATTACCO, PECHINO NON POTREBBE NON REAGIRE, SCHIERANDO IL SUO ENORME ARSENALE A FIANCO DI TEHERAN (FINORA XI JINPING HA FORNITO COMPONENTI PER MISSILI, SOLDI E INTELLIGENCE) – SPACCATURA TOTALE ALLA CASA BIANCA SULL'ATTACCO: TRUMP È IN STATO CONFUSIONALE SULLA POSSIBILE OFFENSIVA SULLO STRETTO DI HORMUZ, IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO, FA LA SOLITA COLOMBA, MENTRE JD VANCE E' AFFETTO DA MUTISMO, IN QUANTO VOLTO DELL’ISOLAZIONISMO “MAGA”, IL VICEPRESIDENTE È CONTRARIO ALLE GUERRE TRUMPIANE - NUOVO ATTACCO DEI PASDARAN IN IRAQ: COLPITA UNA BASE BRITANNICA CON UNO SCIAME DI DRONI...

leonardo maria del vecchio milleri marisa del vecchio

DAGOREPORT - MENTRE LEONARDINO VA OLTRE LUXOTTICA E LANCIA IL GIN SHIRABI (IN MEMORIA DELLA ''GINTONERIA'' DI LACERENZA?), SI ACCAVALLANO LE VOCI SU FRANCESCO MILLERI – IL SISTEMA NERVOSO DEL CEO DI DELFIN PARE CHE NON ABBIA PER NULLA GRADITO DI ESSERE ISCRITTO NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI IN COMPAGNIA DI CALTAGIRONE E LOVAGLIO PER “CONCERTO OCCULTO” PER LA SCALATA DI MPS A MEDIOBANCA - E SI RACCONTA CHE CON GLI AMICI FIDATI SI SFOGHI DICENDO CHE ASPETTERÀ ANCORA UN ANNO: O LEONARDINO PORTERÀ A CASA LE QUOTE DEI FRATELLI LUCA E PAOLA E ARRIVARE A QUEL 37,5% CHE GLI PERMETTERÀ DI GESTIRE L’HOLDING (E FINALMENTE INTASCARE LA SUA QUOTA DI TESTAMENTO), OPPURE MOLLERÀ GLI OTTO LITIGIOSI EREDI AL LORO DESTINO E IMBOCCHERÀ LA PORTA DI USCITA…

iran donald trump benjamin netanyahu petrolio

DAGOREPORT – LA NOTIZIA PIÙ IMPORTANTE DELLE ULTIME ORE È QUELLA PUBBLICATA DA “CNBC”: L’IRAN, ALLA FACCIA DI TRUMP E NETANYAHU, STA CONTINUANDO A ESPORTARE PETROLIO TRAMITE LO STRETTO DI HORMUZ, CHE HA MINATO E BLOCCATO ALLE NAVI STRANIERE. TEHERAN HA VENDUTO 11,7 MILIONI DI BARILI DI GREGGIO ALLA CINA DALL’INIZIO DEL CONFLITTO – L’EUROPA VALUTA DI ALLEGGERIRE LE REGOLE CONTRO IL GAS RUSSO: PER GARANTIRE SCORTE SUFFICIENTI E SICUREZZA ENERGETICA PER L’INVERNO, L’UNIONE EUROPEA NON VERIFICHERÀ SE IL GAS NATURALE LIQUIDO VENDUTO DA TERZI PROVENGA DA MOSCA….