sandro gozi

GOZI E LA CONSULENZA SUPERCAZZOLA - NEL DECRETO DI ARCHIVIAZIONE SULLE PRESUNTE PRESTAZIONI FANTASMA A SAN MARINO DELL’EX MINISTRO, I MAGISTRATI SOTTOLINEANO COME CI SIANO ALCUNI PUNTI DA CHIARIRE - COME AD ESEMPIO I 10MILA EURO AL MESE OTTENUTI PER RICEVERE “SUPPORTO” DALLA BANCA CENTRALE DI SAN MARINO, ANZICHÉ FORNIRLO IN QUALITA’ DI CONSULENTE - PRATICAMENTE PRENDEVA SOLDI FACENDO POCO O NULLA: “NULLA A CHE VEDERE CON L’ASSISTENZA TECNICA, STRATEGICA E NEGOZIALE PREVISTA DAL CONTRATTO”

Giorgio Gandola per “la Verità”

 

sandro gozi foto di bacco (1)

Farsi pagare per ricevere una consulenza anziché fornirla è una magia da fuoriclasse del ramo, peraltro in linea con il prestigio di Sandro Gozi. Il paradosso è contenuto nel decreto di archiviazione del caso San Marino, vicenda giudiziaria legata a presunte prestazioni fantasma e finita su un binario morto perché la magistratura della piccola repubblica non è riuscita a dimostrare condotte penalmente rilevanti da parte del poliedrico politico prodiano, veltroniano, Ignazio mariniano, renziano, macroniano, muscatiano (nel senso del premier di Malta), da sempre impegnato in un interminabile Erasmus all'estero.

 

sandro gozi matteo renzi chris cardona

Nel fascicolo archiviato, come messaggi in bottiglia lanciati da un'isola deserta, galleggiano però considerazioni curiose degli inquirenti. Per esempio che «la pretesa consulenza ad ampio spettro non ebbe alcuna estrinsecazione concreta. Il consulente ricevette (e non fornì) indicazioni, valutazioni strategiche, relazioni e documenti». Bello sapere che esiste un mondo al contrario, dove Gozi incassava una parcella di 10.000 euro al mese per avere supporto dal cliente invece che offrirlo.

 

La storia è semplice e ruota attorno all'inchiesta della magistratura sammarinese partita da un esposto che denunciava una consulenza fantasma di 220.000 euro a beneficio di Gozi da parte della Bcsm (la banca centrale di San Marino); il motivo doveva essere «l'adeguamento normativo per armonizzare i rapporti con Unione europea e istituzioni estere». Sotto inchiesta era finita (poi archiviata) anche la presidente dell'istituto Catia Tomasetti, 56 anni, di Rimini.

 

Famiglia storicamente di sinistra (il padre è stato il tesoriere del Pci della città), ha costruito la sua carriera nelle aziende e nella finanza. Avvocato del ramo finanziario nello studio Bonelli Erede, prima di guidare la banca centrale di San Marino è stata presidente di Acea e consulente di Terna. Dopo due anni di indagini, il Commissario della legge ha ritenuto che non emergesse alcuna condotta rilevante a loro carico, ma in tempi di reputation anche i comportamenti hanno il loro peso, soprattutto politico.

SANDRO GOZI CON GIORGIO ALMIRANTE E I RAGAZZI DEL FRONTE DELLA GIOVENTU

 

Così il sito d'informazione di San Marino, Libertas, è andato a spulciare il decreto di archiviazione e ha scoperto dettagli interessanti. Emerge dalle carte che il gran visir di Matteo Renzi si era proposto tempo addietro all'allora segretario di Stato alle Finanze, Simone Celli, come consulente strategico del governo per il negoziato sull'Accordo di associazione con la Ue.

 

La proposta fu bocciata da segretario agli Esteri Nicola Renzi che «non ritenne opportuna una consulenza di un ex esponente del governo italiano», quindi da tutto l'esecutivo del principato. Gozi ha ottenuto comunque una consulenza definita ad ampio spettro, di sicuro impressionista nella concretizzazione. Come scrive Libertas - L'informazione di San Marino dopo aver letto il decreto d'archiviazione, «fu anzi la struttura di Bcsm ad elaborare gli interventi e a predisporre i documenti che Gozi riceveva nell'imminenza di un appuntamento e che poi esponeva come se fossero stati da lui elaborati».

 

SANDRO GOZI

E ancora: «Gozi telefonava alla struttura di Banca Centrale con una certa frequenza per chiedere aggiornamenti sullo stadio della trattativa e, in generale, per informarsi su tutto ciò che Banca Centrale stesse facendo. Chiedeva di avere aggiornamenti e che gli fossero inoltrati i documenti che Banca Centrale aveva ricevuto dalla segreteria Affari Esteri». Insomma, secondo gli investigatori le dritte a pagamento se le faceva dare lui. Sapendo che l'interessato poliglotta coglie al volo: toujours perdrix.Sandro Gozi è un politico eclettico, romagnolo doc, 52 anni passati dentro i palazzi dell'amministrazione, soprattutto europea.

 

Bruxelles non ha segreti per lui, uomo d'apparato della casta globalista dai tempi di Romano Prodi presidente della Commissione, poi discepolo di ogni leader della sinistra riformista, sottosegretario agli Affari europei con Renzi e Gentiloni. Tutto questo prima dello sbarco in Francia, folgorato sulla via di Emmanuel Macron. Egualmente affezionato della Leopolda, quando il senatore di Scandicci ha fondato Italia viva, si è tuffato e adesso nuota senza far rumore.

 

RENZI MACRON GOZI

Le consulenze sono il suo forte, non solo a San Marino. L'anno scorso ha suscitato polemiche un incarico ottenuto dall'ex premier maltese Joseph Muscat sulla gestione dei flussi migratori, al centro di un'inchiesta di Le Monde e di The Times of Malta. Non è passata sotto silenzio neppure la scelta di proporsi come consulente per gli Affari europei all'ex premier francese Eduard Philippe, con automatica accusa di tradimento dell'Italia. Cosa incomprensibile per lui, grand commis di Bruxelles per il quale gli Stati nazionali sono un cascame del '900.

 

Ora sul monte Titano la partita giudiziaria è chiusa, ma il passaggio di Gozi a livello politico-diplomatico non deve aver lasciato ricordi indelebili. «Non dava la sensazione di conoscere la situazione sammarinese in relazione ai rapporti tra San Marino e l'Unione europea. Non aveva contezza del problema relativo, ad esempio, al recepimento delle direttive e dei regolamenti comunitari. Sicuramente era più propenso alle pubbliche relazioni».

SANDRO GOZI CONSULENZE A SAN MARINO

 

Alcune frasi del provvedimento di archiviazione riportate dal sito Libertas - L'informazione di San Marino, mostrano una leggiadra ferocia. Il giudice sottolinea come fosse la Banca Centrale a fornire indicazioni, ragguagli, relazioni e documenti sui quali Gozi «esprimeva sintetiche valutazioni». E conclude con un giudizio negativo dell'apporto dell'abbronzato consulente planetario: «Appare indubitabile che l'incarico di consulenza sia rimasto inattuato». Ma la bocciatura professionale non è reato.

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